La ragazza magra fece una riverenza nervosa, ma Lucilde era sempre nervosa. «Delana Sedai? Stamattina è arrivata una donna e Anaiya Sedai ha detto che dovrei portarla da te? Si chiama Halima Saranov? Dice di conoscerti?»
Delana aprì la bocca per dire che non aveva mai sentito parlare di Halima Saranov e una donna apparve sulla soglia. Delana la fissò pur non volendo. Era magra e rigogliosa allo stesso tempo, aveva addosso abiti da cavallo di colore grigio scuro con una scollatura scandalosa, lunghi capelli neri e lucidi incorniciavano un viso dagli occhi verdi che probabilmente lasciava ogni uomo a bocca aperta. Ovviamente non erano ciò che Delana fissava. La donna aveva le mani distese lungo i fianchi, con i pollici stretti tra l’indice e il medio. Delana non si era mai aspettata di vedere quel segnale da una donna che portasse lo scialle, e quella Halima Saranov non poteva nemmeno incanalare. Era abbastanza vicina per esserne sicura.
«Sì,» disse Delana «mi ricordo di lei. Lasciaci, Lucilde. E, bambina, cerca di ricordare che non tutte le frasi sono domande.» Lucilde fece una riverenza tanto rapida e profonda che quasi cadde a terra. In circostanze differenti Delana avrebbe sospirato; non era mai riuscita a comportarsi nel modo corretto con le novizie, anche se non capiva perché.
Quasi prima che la novizia lasciasse la stanza, Halima si abbandonò sulla sedia che aveva usato Siuan, senza una parola di invito ad accomodarsi. Prese una delle tazze, accavallò le gambe e sorseggiò, osservando Delana, che la fissava a sua volta molto severa. «Chi credi di essere, donna? Per quanto ritieni che la tua posizione sia elevata, nessuno è superiore a un’Aes Sedai. Dove hai imparato quel segnale?» Forse per la prima volta in vita sua, quello sguardo severo non servì a nulla.
Halima sorrise, deridendola. «Pensi davvero che i segreti delle... diciamo Ajah più scure, siano tanto segreti? E anche con la tua posizione elevata, sai molto bene che se un mendicante facesse il segnale giusto, dovresti solo obbedire. Io ero compagna di viaggio di Cabriana Mecandes, una Sorella Azzurra. Sfortunatamente Cabriana è morta cadendo da cavallo e il suo Custode ha rifiutato di alzarsi e mangiare dopo quel momento. È morto anche lui.» Halima sorrise, come se stesse cercando di chiedere a Delana se ancora la seguiva. «Io e Cabriana abbiamo parlato molto prima che morisse e mi ha spiegato di Salidar. Mi ha anche raccontato una serie di cose che ha scoperto in merito ai piani della Torre Bianca su di voi. E sul Drago Rinato.» Un altro sorriso, un lampo di denti bianchi, quindi la donna riprese a sorseggiare e osservare.
Delana non era mai stata una donna dalla resa facile. Aveva minacciato re costringendoli alla pace quando volevano la guerra, trascinato regine per la collottola per firmare dei trattati. Era vero che avrebbe obbedito a quell’ipotetico mendicante se avesse fatto i segnali giusti e detto le cose appropriate, ma le mani di Halima l’avevano identificata come appartenente all’Ajah Nera, cosa che ovviamente non era vera. Forse pensava che fosse solo il modo di farsi riconoscere da lei e forse voleva mostrare di essere al corrente di conoscenze vietate. A Delana non piaceva Halima. «Immagino che dovrei fare in modo che il Consiglio accetti le tue informazioni» disse scontrosa. «Non dovrebbe essere un problema, se dimostrerai che conoscevi Cabriana abbastanza bene da sostenere la tua storia. In questo non posso aiutarti; non l’ho mai vista più di una volta. Suppongo che non sia possibile che la donna appaia all’improvviso per rovinare la tua storia.»
«No davvero.» Di nuovo quel sorriso derisorio. «E potrei raccontare la vita di Cabriana. So cose che anche lei aveva dimenticato.»
Delana annuì. Uccidere una Sorella era sempre qualcosa da rimpiangere, ma ciò che andava fatto, andava fatto. «Allora non ci sono problemi. Il Consiglio ti riceverà come ospite e io posso fare in modo che ascoltino.»
«Ospite non è esattamente ciò che avevo in mente. Qualcosa di più permanente, direi. La tua segretaria, o meglio, una tua amica. Devo accertarmi che il tuo Consiglio sia ben guidato. Oltre la storia della notizia di Cabriana, di tanto in tanto avrò istruzioni per te.»
«Adesso devi starmi a sentire! Io...»
Halima la interruppe alzando la voce. «Mi è stato detto di farti un nome. Un nome che uso di tanto in tanto. Aran’gar.»
Delana si sedette. Quel nome le era stato annunciato nei suoi sogni. Per la prima volta da anni, Delana Mosalaine ebbe paura.
31
Cera rossa
Il rumore degli zoccoli del castrone nero fu assorbito dal frastuono di Amador, mentre Eamon Valda cavalcava lentamente nelle strade affollate. Il sudore gli grondava da ogni poro, peggiorato dalla presenza del pettorale e della cotta di maglia, che brillavano malgrado lo strato di polvere e il mantello bianco candido aperto sui fianchi del cavallo, ma per quanto lui vi prestava attenzione, avrebbe potuto essere una bella giornata di primavera. Fece del suo meglio per ignorare la gente sporca, anche i bambini, con le espressioni perdute e gli abiti consumati dal viaggio. Anche lì. Anche lì.
Per una volta in vita sua, le grandi pareti di pietra della Fortezza della Luce, con le sue torri e le bandiere, inespugnabile bastione della verità e della giustizia, non gli risollevarono lo spirito. Smontando da cavallo nel cortile principale, lanciò le redini a un Figlio ringhiando delle istruzioni per la cura dell’animale; l’uomo sapeva cosa fare, ma Valda voleva prendersela con qualcuno. Alcuni uomini con i mantelli bianchi andavano avanti e indietro, mostrando una grande carica di energia malgrado il caldo. Sperava che fosse qualcosa di più che una messa in scena.
Il giovane Dain Bornhald arrivò di corsa, premendosi il pugno sul torace in segno di saluto. «Che la Luce ti illumini, mio lord Capitano. La cavalcata da Tar Valon è stata buona?» Aveva gli occhi iniettati di sangue e odorava di acquavite. Non c’erano scuse valide per bere durante il giorno.
«Almeno sii veloce» gridò Valda, togliendosi i guanti e infilandoli dietro al cinturone.
Non era l’acquavite, anche se se ne sarebbe ricordato in futuro. Il viaggio era stato rapido, considerata la distanza. Voleva offrire alla legione una notte in città come ricompensa, una volta che avessero finito di allestire l’accampamento. Un viaggio rapido, ma disapprovava gli ordini che lo avevano richiamato proprio quando un intervento energico avrebbe potuto conquistare la Torre ormai invalida e seppellire le streghe sotto una montagna di macerie. Una cavalcata indimenticabile: ogni giorno aveva portato brutte notizie. Al’Thor a Caemlyn, era irrilevante se fosse un falso Drago o il vero; poteva incanalare, e ogni uomo capace di farlo doveva essere un Amico delle Tenebre. Gli spregevoli fautori del Drago in Altara. Quel cosiddetto Profeta e la sua marmaglia nel Ghealdan e nella stessa Amadicia.
Lui era riuscito a uccidere qualcuno tra quella gentaglia, anche se era difficile combattere persone che si dileguavano facilmente, che potevano confondersi in quel torrente maledetto di profughi e peggio, di vagabondi scervellati che sembravano credere che al’Thor avesse sovvertito l’ordine. Aveva comunque trovato una soluzione, anche se non del tutto soddisfacente. Le strade percorse dalla legione erano sporche e i corvi mangiavano fino a scoppiare. Se non era possibile distinguere la spazzatura del Profeta da quella dei profughi, be’, allora avrebbe dovuto uccidere tutti quelli che gli intralciavano il cammino. Gli innocenti dovevano rimanere a casa, al loro posto, il Creatore li avrebbe protetti. Per quanto lo riguardava, i vagabondi erano uvetta da aggiungere alla torta.
«Ho sentito dire in città che Morgase si trova qui» disse. Non lo credeva — tutte le altre chiacchiere ad Andor erano state su chi avesse ucciso Morgase — quindi fu stupito di vedere Dain annuire.
La sorpresa divenne disgusto quando il giovane uomo balbettò degli appartamenti di Morgase e della sua battuta di caccia, di come veniva trattata bene e di quanto fosse certo che avrebbe firmato un trattato con i Figli da un giorno all’altro. Valda divenne apertamente minaccioso. Non poteva aspettarsi di meglio da Niall. L’uomo ai suoi tempi era stato uno dei soldati migliori, un grande capitano, ma adesso era vecchio e rammollito. Valda se n’era accorto non appena gli ordini avevano raggiunto Tar Valon. Niall avrebbe dovuto muoversi contro Tear con tutte le forze non appena aveva saputo di al’Thor. Avrebbe riunito tutti gli uomini di cui aveva bisogno durante la marcia. Le nazioni si sarebbero radunate al richiamo dei Figli contro un falso Drago. Allora lo avrebbero fatto. Adesso al’Thor era a Caemlyn, abbastanza forte da spaventare un uomo dal cuore debole. Ma Morgase c’era. Se l’avessero data a lui avrebbe firmato quel trattato fin dal primo giorno, purché qualcuno le guidasse la mano con la penna. Per la Luce, le avrebbe insegnato a saltare a comando. Se recalcitrava nel voler fare ritorno a Caemlyn con i Figli, l’avrebbe legata per i polsi a un palo. Sarebbe stata la bandiera che avrebbe guidato l’avanzata in Andor.