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L’uomo si mosse con tale velocità che dissipò quasi l’apatia di un attimo prima. In pochi momenti fece prendere al suo segretario rinsecchito una lunga pergamena già compilata e anche una copia del sigillo di Andor che nemmeno Morgase avrebbe distinto dall’originale.

Pur non potendo certo scegliere, Morgase lesse i termini. Non erano diversi da quanto si era aspettata. Niall avrebbe guidato i Manti Bianchi alla riconquista del torno, ma c’era un prezzo, anche se non era definito in quel modo. Mille Manti Bianchi alloggiati a Caemlyn, con le loro leggi e al di sopra di quelle Andorane, a tempo indeterminato. Manti Bianchi allo stesso livello delle guardie della regina in tutta Andor, per sempre. Ci avrebbe impiegato una vita a disfare la firma di quel giorno, e forse sarebbe servita anche quella di Elayne, ma l’alternativa era al’Thor con il trono del Leone come trofeo. Se mai vi si fosse seduta di nuovo una donna, sarebbe stata Elenia o Naean o una di quella stirpe, nella veste di fantocci di al’Thor. Quello o Elayne come fantoccio; davvero non riusciva a fidarsi della Torre.

Firmò in modo ben leggibile e impresse il sigillo nella cera rossa che il segretario di Niall aveva fatto gocciolare in fondo al foglio. Il Leone di Andor circondato dalla Corona di Rose. Era la prima regina ad accettare soldati stranieri sul terreno andorano.

«Quando...» Dirlo era più facile di quanto si fosse immaginata. «Quando partiranno le tue legioni?»

Niall esitò guardando il tavolo. Non c’era altro se non penna e inchiostro, un contenitore con la sabbia e un pezzo di cera appena bruciato, come se avesse da poco scritto una lettera. Terminò di firmare a sua volta e mise il proprio sigillo, un sole raggiato impresso nella cera color oro, quindi diede la pergamena al suo segretario. «Metti questo documento in camera mia, Balwer. Temo di non potermi muovere rapidamente come speravo, Morgase. Ci sono degli sviluppi che devo tenere’ in considerazione. Nulla di cui tu debba preoccuparti. Solo una questione su come muoversi in aree che non sono collegate con Andor. Mi auguro che prenderai questo periodo aggiuntivo come un’occasione per goderti la mia compagnia.» Balwer si inchinò cerimoniosamente, ma era quasi sicura che guardasse Niall sorpreso. Anche lei era rimasta quasi a bocca aperta. Le aveva fatto pressioni su pressioni e adesso aveva altre faccende a cui pensare? Balwer corse via come se avesse paura che Morgase potesse riprendersi il trattato e strapparlo, ma era l’ultima cosa che lei aveva in mente di fare. Se non altro non avrebbero impiccato altre persone. Del resto si sarebbe occupata quando avesse potuto. Un passo alla volta. La sua resistenza caparbia era fallita, ma adesso aveva di nuovo tempo, un regalo inaspettato da non sprecare. Il piacere della sua compagnia?

Morgase sorrise. «Sembra che mi sia stato tolto un peso dalle spalle. Dimmi, giochi a dama?»

«Dicono che sia un bravo giocatore.» Il sorriso che le rivolse fu dapprincipio sorpreso, quindi divertito.

Morgase arrossì ma riuscì a non mostrare la rabbia che provava. Forse sarebbe stato meglio se avesse creduto di averla spezzata. Nessuno osservava da vicino un’avversaria spezzata, o la teneva in alta considerazione. Se si fosse mossa con cautela, forse avrebbe potuto recuperare quanto aveva concesso prima che i soldati lasciassero l’Amadicia. Aveva avuto un bravo insegnante nel Gioco delle Casate.

«Cercherò di essere al tuo livello, se hai voglia di giocare.» Lei era molto brava, forse anche eccellente, ma avrebbe perso, anche se non tanto male da farlo annoiare. Odiava perdere.

Asunawa era preoccupato e tamburellava con le dita sul bracciolo della sedia. Sopra la testa, il pastorale era lavorato con lacca rosso brillante su un disco bianco impresso nello schienale della sedia. «La strega è stata presa alla sprovvista» mormorò.

Saren rispose come se fosse un’accusa. «Alcune persone reagiscono in questo modo davanti alle impiccagioni. Gli Amici delle Tenebre li abbiamo catturati ieri; mi è stato detto che stavano cantando degli inni all’Ombra quando Trom ha sfondato la porta. Ho controllato, ma nessuno ha pensato di chiedere se fossero in qualche modo collegati a lei.» Almeno non cambiò posizione; rimase eretto e fermo come dovevano fare i componenti della Mano della Luce.

Asunawa accettò la spiegazione con un cenno della mano. Era chiaro che non ci fossero collegamenti, oltre al fatto che lei era una strega e quelli erano Amici delle Tenebre. Dopotutto la strega era nella Fortezza della Luce, ma lui era comunque preoccupato.

«Niall mi ha mandato a prenderla come se fossi un cane» si lamentò Saren. «Ho quasi vomitato dovendole stare tanto vicino. Avrei voluto strozzarla.»

Asunawa non rispose; lo aveva a malapena sentito. Era chiaro che Niall odiasse la Mano. La maggior parte degli uomini odiava ciò che temeva. No, adesso era concentrato su Morgase. Quindi non era debole. Aveva parato bene gli attacchi di Niall; la maggior parte delle persone avrebbe ceduto non appena dentro la Fortezza. Avrebbe rovinato alcuni dei suoi piani se si fosse rivelata debole. Asunawa aveva in mente ogni minimo dettaglio, ogni giorno del processo, con ambasciatori da ogni nazione che ne avesse ancora uno disponibile, fino alla drammatica confessione, estorta con tale maestria che nessuno avrebbe mai avuto nulla da ridire, e poi le cerimonie che avrebbero accompagnato la sua esecuzione. Per lei sarebbe stato eretto un patibolo speciale, da conservare per celebrare l’evento.

«Speriamo che continui a resistere a Niall» disse, con un sorriso che qualcuno avrebbe trovato sereno e pio. Neanche la pazienza di Niall poteva durare per sempre; alla fine avrebbe dovuto consegnare quella donna alla mano della giustizia.

32

Convocata con urgenza

Agli occhi di Egwene, la visita di Rand a Cairhien sembrava uno di quei grandiosi fuochi d’artificio degli Illuminatori, di cui aveva sempre sentito parlare ma che non aveva mai visto, quelli che esplodevano su tutta la città. L’eco sembrava riverberare senza fine.

Naturalmente non si avvicinò di nuovo al palazzo, ma le Sapienti andavano ogni giorno alla ricerca di trappole lasciate con saidar e le raccontavano quanto accadeva. I nobili si guardavano in tralice, Tarenesi e Cairhienesi. Berelain sembrava essersi nascosta, rifiutando di vedere chiunque a meno che proprio non dovesse; Rhuarc era costretto a farle svolgere i doveri che trascurava, con scarsi risultati. Sembrava essere il solo che non avesse subito alcuna conseguenza in tutto il palazzo. Anche i servitori sobbalzavano se qualcuno li guardava, anche se forse era solo dovuto al fatto di avere le Sapienti che li interrogavano.

All’accampamento la situazione non era migliore, almeno fra le Sapienti. Il resto degli Aiel erano come Rhuarc, calmi e stabili. Il loro comportamento rendeva la volubilità delle Sapienti anche più tesa al confronto, sempre che ce ne fosse bisogno. Amys e Sorilea ritornavano furiose dai loro incontri con Rand. Non spiegavano perché, non quando Egwene poteva sentire, ma le sensazioni emanavano dalle Sapienti veloci come il pensiero, fino a quando tutte loro si agitavano come gatti furiosi pronti ad artigliare ogni cosa in movimento. Le apprendiste camminavano in punta di piedi e parlavano a bassa voce, ma venivano comunque rimproverate per cose che di solito nessuno avrebbe notato e punite per azioni che di solito richiedevano solo un rimprovero.

La comparsa nell’accampamento delle Sapienti Shaido non fa di aiuto. Therava ed Emerys erano Sapienti; la terza era Sevanna, che se ne andava in giro dandosi delle arie, con la blusa slacciata e una scollatura che faceva concorrenza a quella di Berelain, senza notare la polvere. Therava ed Emerys avevano detto che Sevanna era una Sapiente e, anche se Sorilea aveva protestato, non ebbero altra scelta che accettarla come tale. Egwene era sicura che stessero spiando, ma Amys la guardò male quando lo fece presente. Protette dalle usanze, avevano libero accesso alle tende, benvenute per tutte le Sapienti — anche Sorilea — come se fossero care amiche o sorelle prime. Eppure quella presenza rendeva tutte nervose. In particolar modo Egwene. Quella gatta furba di Sevanna sapeva chi fosse lei e non nascondeva la gioia di mandare ‘l’apprendista bassa’ a prenderle l’acqua o a fare simili servizi alla minima opportunità. Sevanna l’osservava, pareva studiarla. Faceva venire in mente a Egwene qualcuno che studiasse una gallina, chiedendosi come cucinarla una volta rubata. Peggio ancora, le Sapienti non volevano dirle di cosa parlavano; erano affari delle Sapienti e non delle apprendiste. Quale che fosse il motivo della presenza delle Shaido, l’umore delle altre Sapienti la interessava. Egwene aveva visto Sevanna sorridere più di una volta, quando pensava che nessuno la vedesse, mentre guardava Amys, Malindhe o Cassio, che camminavano nervose mentre le parlavano e si aggiustavano lo scialle senza rendersene conto. Ovviamente nessuna dava ascolto a Egwene. Troppi commenti sulle donne Shaido alla fine le fecero ottenere una giornata trascorsa a scavare una buca, ‘abbastanza profonda da starvi in piedi senza essere vista’, e quando ne fu uscita, tutta sporca e sudata, dovette riempirla di nuovo, con Sevanna che la osservava.