Due giorni dopo che Rand era andato via, Aeron e qualche altra Sapiente convinsero tre Fanciulle a entrare di nascosto nel palazzo di Arilyn durante la notte, per vedere se potevano scoprire qualcosa, e quello rese la situazione peggiore. Le tre riuscirono a evitare le guardie di Gawyn, anche se con più difficoltà di quanto si aspettassero, ma le Aes Sedai erano un’altra faccenda. Mentre stavano ancora arrampicandosi sui tetti per scendere nell’attico, furono avvolte dal Potere e tirate dentro. Fortunatamente Coiren e le altre credevano che fossero andate a rubare, anche se le Fanciulle non la ritennero una gran fortuna. Furono scaraventate in strada, talmente livide che quasi non riuscivano a camminare e ancora faticavano a respirare una volta raggiunto l’accampamento. Le altre Sapienti fecero a turno per rimproverare Aeron e le sue amiche, di solito in privato, anche se Sorilea sembrava voler fare una questione di principio di riprenderle davanti al maggior numero possibile di persone. Sevanna e le sue amiche ridevano apertamente quando vedevano Aeron o una delle Fanciulle e parlavano fra di loro ad alta voce, per farsi sentire, su cosa avrebbero fatto le Aes Sedai quando l’avessero scoperto. Anche Sorilea le guardava in tralice per quello, ma nessuna diceva nulla e Aeron e le altre cominciarono a camminare in punta di piedi come le apprendiste, le quali cercavano di nascondersi quando non stavano svolgendo un compito o assistendo a una lezione. I caratteri più taglienti divennero lame di rasoio.
Tranne per la buca, Egwene riuscì a evitare il peggio, ma solo perché si era tenuta molto alla larga dalle tende, soprattutto per evitare Sevanna, prima che decidesse di impartire una lezione a quella donna. Non aveva dubbi su come sarebbe andata a finire; Sevanna era stata accettata come Sapiente, nonostante quanto si dimostrassero scontente quando non era in giro. Amys e Bair probabilmente avrebbero lasciato che fosse la Shaido a decidere la punizione per lei. Se non altro, tenersi alla larga non era troppo difficile. Era un’apprendista, ma solo Sorilea faceva lo sforzo di insegnarle le migliaia di cose che una Sapiente doveva sapere. Fino a quando Amys e Bair non le diedero il permesso di ritornare nel tel’aran’rhiod, le giornate e le serate erano state tutte sue, quando riusciva a sfuggire Surandha e il resto per lavare i piatti, raccogliere il letame per il fuoco e cose simili.
Non capiva perché le giornate trascorressero tanto lentamente; pensava che fosse il fatto di dover aspettare Amys e Bair. Gawyn andava a L’uomo alto ogni mattina. Egwene si abituò ai sorrisi allusivi della locandiera, anche se una volta o due pensò di prenderla a calci. Forse tre volte, non di più. Quelle ore volavano. Non appena sedeva sulle ginocchia di Gawyn era il momento di alzarsi e andare via. Ora non la spaventava più. Non l’aveva mai davvero spaventata, ma adesso era più piacevole. Se a volte pensava a cose che non doveva pensare, se quei pensieri la facevano arrossire, be’, lui le carezzava sempre il viso quando arrossiva e pronunciava il suo nome in un modo tale che avrebbe potuto trascorrere l’intera vita ascoltandolo. Parlava sempre meno di quanto accadeva con le Aes Sedai, ma non le importava.
Erano le altre ore che si trascinavano come se arrancassero nel fango. C’era talmente poco da fare che pensava sarebbe esplosa per la frustrazione. Le Sapienti che tenevano d’occhio il palazzo di Arilyn avevano detto di non aver visto altre Aes Sedai. Scelte fra quelle che potevano incanalare, le osservatrici sostenevano che le Aes Sedai ancora lavorassero il Potere, giorno e notte senza interruzione, ma Egwene non osava avvicinarsi e, se lo avesse fatto, non avrebbe potuto dire cosa stessero facendo senza vedere i flussi. Se le Sapienti fossero state meno mordaci, forse avrebbe tentato di trascorrere più tempo a leggere nella tenda, ma la sola volta che aveva toccato un libro non di notte e alla luce della lampada, Bair aveva borbottato qualcosa sulle ragazze che sprecavano la giornata senza fare nulla, quindi Egwene aveva mormorato di aver dimenticato qualcosa e usciva dalla tenda prima che trovassero qualcosa di utile da farle fare. Alcuni momenti di conversazione con un’altra apprendista potevano essere altrettanto pericolosi. Una volta che si era fermata a parlare con Surandha, mentre si nascondeva all’ombra proiettata da una tenda di qualche Cane di Pietra, le aveva fatto guadagnare un pomeriggio a fare il bucato, quando Sorilea le aveva scoperte. Sarebbe anche stata contenta dei compiti, tanto per avere qualcosa da fare, ma Sorilea aveva esaminato il bucato steso nella tenda per evitare la polvere onnipresente, quindi aveva tirato su con il naso e ordinato loro di rifare tutto da capo. Lo aveva fatto per due volte! Sevanna aveva osservato parte di quella scena.
Quando si trovava in città Egwene si guardava sempre alle spalle, e il terzo giorno si diresse ai moli con la stessa cautela di un topo che stesse rubando qualcosa a un gatto. Un tipo rugoso con una barchetta si passò una mano fra i capelli radi e chiese un marco d’argento per portarla all’imbarcazione del Popolo del Mare. Tutto era caro, ma quella richiesta era addirittura ridicola. Lo fissò torva, gli disse che poteva farlo per un centesimo d’argento — che era comunque troppo — e sperò che la contrattazione non le avrebbe prosciugato tutti i beni. Non aveva molto. Tutti saltavano e sobbalzavano davanti agli Aiel, ma quando trattavano, dimenticavano cadin’sore e lance e combattevano come leoni. L’uomo aprì la bocca sdentata, la richiuse, la osservò, quindi mormorò e, con sua sorpresa, le disse che gli stava togliendo il pane di bocca.
«Sali» borbottò. «Sali. Non posso perdere l’intera giornata per una miseria. Intimidire un uomo. Rubargli il pane.» Proseguì in questo modo anche dopo aver cominciato a remare, portando la barchetta nelle vaste acque dell’Alguenya.
Egwene non sapeva se Rand avesse incontrato quella Maestra delle Onde, ma sperava di sì. Secondo Elayne, il Drago Rinato era il Coramoor del Popolo del Mare, il Prescelto, e avrebbe dovuto fare solo un cenno per vederli correre al suo cospetto. Egwene sperava che non avrebbero strisciato ai suoi piedi. Rand ne vedeva fin troppi pronti a farlo. Ma non era stato lui a spingerla su quella barca. Elayne aveva incontrato alcuni degli Atha’an Miere, aveva viaggiato su una delle loro imbarcazioni e le aveva detto che le Cercavento del Popolo del Mare potevano incanalare. Qualcuna di loro, forse la maggior parte. Quello era un segreto che gli Atha’an Miere custodivano gelosamente, ma la Cercavento sul battello di Elayne aveva condiviso le sue conoscenze, una volta che quel segreto era stato scoperto. Le Cercavento del Popolo del Mare conoscevano il tempo atmosferico. Elayne le aveva detto che ne sapevano più delle Aes Sedai. Le aveva raccontato che la Cercavento sulla sua imbarcazione aveva creato dei flussi enormi per far nascere dei venti favorevoli. Egwene non sapeva quanto ci fosse di vero e quanto invece fosse solo entusiasmo, ma imparare qualcosa sul clima sarebbe stato sicuramente meglio che girarsi i pollici e chiedersi se essere presa da Nesune potesse essere un sollievo a confronto delle Sapienti e Sevanna. Con quanto sapeva adesso non avrebbe fatto piovere se il cielo fosse stato tutto nero a eccezione dei fulmini. Al momento il sole ardeva in un cielo terso e il calore tremava sopra l’acqua scura. Se non altro la polvere non arrivava fino al fiume.