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La settima notte si preparò con cura per il letto, indossò una camicia da notte pulita e si spazzolò i capelli fino a farli risplendere. Tutto inutile per quanto riguardava il tel’aran’rhiod, ma l’aiutava a non pensare allo stomaco sottosopra. Quella notte ci sarebbero state le Aes Sedai ad attenderla nel Cuore della Pietra, non Nynaeve o Elayne. Non ci sarebbe stata differenza se non... la spazzola con il dorso d’avorio si immobilizzò a metà movimento. A meno che una delle Aes Sedai non avesse rivelato che lei era un’Ammessa. Perché non ci aveva pensato prima? Luce, quanto avrebbe voluto parlare con Nynaeve ed Elayne. Il problema era che non riusciva a vedere quale vantaggio ne avrebbe tratto, ed era certa che quel sogno degli oggetti infranti significava che qualcosa sarebbe andata male se avesse parlato con loro.

Si mordicchiò un labbro chiedendosi se non fosse il caso di andare da Amys e dirle che non si sentiva bene. Nulla di serio, solo mal di stomaco, ma non credeva che avrebbe potuto visitare il mondo dei sogni quella sera. Avrebbe di nuovo iniziato le lezioni dopo la visita, ma... sarebbe stata un’altra bugia, e un modo codardo di esordire. Non si sarebbe comportata da codarda. Nessuna era coraggiosa allo stesso modo, ma la codardia era spregevole. Qualunque cosa fosse accaduta quella sera, avrebbe dovuto affrontarla, ed era tutto.

Ripose la spazzola con fermezza, spense la lampada e s’infilò nel pagliericcio. Era talmente stanca che prendere sonno non fu un problema, anche se, in caso di necessità, sapeva come addormentarsi in ogni circostanza e a qualsiasi ora, o entrare in una leggera catalessi da dove poteva introdursi nel Mondo dei Sogni e parlare comunque — borbottare — con qualcuno accanto al suo corpo. Poco prima di addormentarsi si accorse di qualcosa di sorprendente. Non aveva più mal di stomaco.

Si trovò in piedi in una grande sala con il soffitto a volta, piena di spesse colonne di granito. Il Cuore della Pietra, nella Pietra di Tear. Lampade dorate pendevano dal soffitto. Spente, ma c’era comunque luce, proveniente da ovunque e da nessuna parte. Amys e Bair erano già sul posto, non diverse da come le erano apparse quella mattina, con la sola differenza che tutti i braccialetti e le collane brillavano più dell’oro vero. Parlavano sommessamente e sembravano irritate. Egwene sentiva qualche parola di tanto in tanto, ma una su due era ‘Rand al’Thor’.

Di colpo si accorse di indossare l’abito bianco con le bande colorate delle Ammesse e lo cambiò subito in un abbigliamento identico a quello delle Sapienti, senza i gioielli. Non credeva che le altre due donne lo avessero notato, o che avrebbero capito il significato di quel vestito, nel caso l’avessero visto. C’erano momenti in cui arrendersi faceva perdere meno ji e guadagnare meno toh rispetto alle alternative, ma nessun Aiel lo avrebbe preso in considerazione senza nemmeno provare a combattere.

«Sono di nuovo in ritardo» osservò seccata Amys, camminando avanti e indietro nello spazio aperto sotto la grande cupola. Infilata nel pavimento di pietra c’era quella che sembrava una spada di cristallo, la Callandor delle Profezie, un sa’angreal maschile, uno dei più potenti mai creati. Rand lo aveva piantato lì per ricordare ai Tarenesi la sua presenza e non c’era modo che questi potessero dimenticare, ma Amys la guardò appena. Per altri la spada che non è una spada rappresentava il simbolo del Drago Rinato; per lei era solo un problema degli abitanti delle terre bagnate. «Almeno potremo sperare che non facciano finta di sapere tutto loro. L’ultima volta si sono comportate molto meglio.»

Lo sbuffo di Bair avrebbe fatto battere le palpebre a Sorilea. «Non miglioreranno mai. Sarebbe il minimo se si presentassero dove e quando avevano promesso...» s’interruppe quando sette donne apparvero improvvisamente dall’altro lato di Callandor.

Egwene le riconobbe, inclusa la giovane con quegli occhi azzurri e determinati che aveva già visto nel tel’aran’rhiod. Chi era? Amys e Bair avevano parlato delle altre — di solito con toni acidi — ma mai di questa in particolare. Portava lo scialle con le frange azzurre come tutte le altre. Gli abiti delle donne cambiavano colore e taglio da un istante all’atro, ma gli scialli non cambiavano mai.

Gli occhi delle Aes Sedai si concentrarono subito su Egwene. Le Sapienti sembrava non esistessero.

«Egwene al’Vere,» disse Sheriam formalmente «sei convocata davanti al Consiglio della Torre.» Gli occhi verdi a mandorla brillavano colmi di diverse emozioni. Lo stomaco di Egwene si strinse; sapevano che si era fatta passare per Sorella.

«Non chiedere il motivo della convocazione» proseguì Carlinya dietro a Sheriam, e la voce gelida rese la formalità delle parole anche più dura. «Tu devi rispondere alle domande, non porle.» Per qualche motivo si era accorciata i capelli; era il tipo di dettaglio irrilevante che occupava la mente di Egwene; sicuramente in quel momento non voleva pensare al significato di tutto ciò. Le frasi di circostanza proseguirono a un ritmo regolare. Amys e Bair si aggiustarono lo scialle con le sopracciglia aggrottate, l’irritazione che incominciava a trasformarsi in preoccupazione.

«Non ritardare la tua venuta.» Egwene aveva sempre pensato che Anaiya fosse gentile, ma quella donna dal viso paffuto parlava in tono fermo come Carlinya, non molto più calorosa nelle sue formalità. «Devi obbedire con solerzia.»

Le tre parlarono simultaneamente. «Fai bene a temere la convocazione del Consiglio. Farai bene a obbedire con fretta e umiltà, senza chiedere. Sei convocata a inginocchiarti davanti al Consiglio della Torre e accettare il suo giudizio.»

Egwene controllò il respiro, e almeno riuscì a non ansimare. Qual era la punizione per ciò che aveva fatto? Sospettava che non sarebbe stata molto leggera, non quando era preceduta da tutta quella cerimonia. La fissavano tutte. Egwene cercò di leggere qualcosa sui volti di quelle Aes Sedai. Sei mostravano solo la serenità tipica delle Sorelle, con forse un leggero accenno di intensità. La giovane Azzurra aveva la calma fredda di chi era stata Aes Sedai per molti anni, ma non poteva fare a meno di nascondere un leggero sorriso soddisfatto.

Sembrava che stessero aspettando qualcosa. «Verrò il prima possibile» rispose Egwene. Aveva lo stomaco sotto i piedi, ma riuscì a tenere salda la voce. Nessuna codardia. Sarebbe stata Aes Sedai. Se dopo tutto ciò glielo avessero permesso. «Non so quanto potrò andare veloce. È un viaggio lungo e non so con esattezza dove si trovi Salidar. So solo che si trova da qualche parte nei pressi del fiume Eldar.»

Sheriam scambiò delle occhiate con le altre. L’abito andava dalla seta azzurro chiaro al grigio scuro, con la gonna divisa. «Siamo sicure che c’è un sistema per rendere il viaggio veloce. Con l’aiuto delle Sapienti. Siuan è certa che non ci vorrà più di un giorno o due se entri fisicamente nel tel’aran’rhiod...»

«No» scattò Bair mentre Amys diceva: «Non le insegneremo una cosa simile. Era una tecnica usata per scopi malvagi e chiunque provi a usarla perde parte di sé.»

«Non ne puoi essere sicura,» rispose con pazienza Beonin «visto che nessuna di voi ci ha mai provato. Ma se ne sapete qualcosa dovete anche conoscerne la tecnica. Forse riusciremo a dedurre ciò che non sapete.» Il tono di voce paziente era proprio quello sbagliato. Amys si tolse lo scialle e si alzò, anche più rigida del solito. Bair si mise le mani sui fianchi facendo un ghigno tremendo. In un istante ci sarebbe stata una di quelle esplosioni alle quali avevano accennato le Sapienti. Avrebbero dato a quelle Aes Sedai qualche lezione su ciò che poteva essere fatto nel tel’aran’rhiod, mostrando loro quanto poco ne sapessero. Le Aes Sedai erano calme, molto sicure. Gli scialli resistevano, ma gli abiti lampeggiavano veloci quasi quanto il cuore di Egwene. Solo quello della giovane Azzurra sembrava vagamente stabile, essendo cambiato solo una volta durante quel lungo silenzio.