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«Lo è» rispose Mat. «Adesso vai a letto. Questo non è un posto adatto ai ragazzi.»

Olver se ne andò borbottando, ma solo fino alla tenda più vicina. Mat lo vide nascondersi con la coda dell’occhio; il volto riapparve osservando tutto da dietro l’angolo.

Mat lo lasciò in pace, anche se, dopo aver osservato con attenzione il volto di Rand, si chiese se quello fosse il posto adatto agli uomini adulti, non solo ai ragazzi. Con quel volto avrebbe potuto martellare i chiodi in un muro, ma qualche emozione si dibatteva per emergere, eccitazione o forse impazienza; negli occhi di Rand brillava una luce febbricitante. Aveva una grande pergamena arrotolata stretta in una mano, mentre con l’altra carezzava inconsciamente l’elsa della spada. La fibbia con il Drago risplendeva alla luce del fuoco; a volte brillava anche la testa di uno dei Draghi che gli spuntava dalla manica.

Quando lo raggiunse, Rand non perse tempo in saluti. «Ho bisogno di parlarti. Da solo. Ho bisogno che tu faccia qualcosa.» La notte era nera come la pece e Rand aveva addosso una giubba verde ricamata con il collo alto, ma non sudava, nemmeno una goccia.

Daerid, Talmanes e Nalesean si trovavano a qualche passo di distanza, indossavano diverse combinazioni di abiti, e osservavano. Mat fece loro cenno di aspettare, quindi indicò con il capo verso la sua tenda. Seguendo Rand all’interno, toccò il medaglione con la testa della volpe attraverso la camicia. Non aveva nulla di cui preoccuparsi. Se non altro, lo sperava.

Rand aveva detto da solo, ma evidentemente Aviendha non riteneva che la cosa la riguardasse. Rimaneva sempre a due passi di distanza da lui; niente di più e niente di meno. Più che altro guardava Rand con espressione illeggibile, ma di tanto in tanto lanciava delle occhiate a Mat, aggrottando le sopracciglia e guardandolo dall’alto in basso. Rand non le prestò attenzione e, malgrado l’evidente fretta di un attimo prima, adesso non ne mostrava affatto. Si guardò intorno nella tenda, anche se Mat si chiese a disagio cosa vedesse. Non c’era molto da osservare. Olver aveva acceso le lampade sul tavolo pieghevole. Anche le sedie erano pieghevoli, come il lavabo e la branda. Tutto era laccato in nero, con degli accenni di doratura. Se un uomo aveva del denaro, tanto valeva che lo spendesse. Le fessure che gli Aiel avevano fatto nella tenda erano state cucite con cura, ma erano ancora visibili.

Il silenzio fece incuriosire Mat. «Cosa succede, Rand? Spero che tu non abbia deciso di cambiare il piano a questo punto.» Nessuna risposta, solo uno sguardo, come se Rand si fosse appena ricordato che anche lui era lì. Rendeva Mat nervoso. Qualunque cosa Daerid e il resto della Banda pensassero, lui lavorava sodo per evitare i combattimenti. A volte però essere ta’veren operava contro la sua fortuna; almeno per come la vedeva lui. Pensava che Rand avesse qualcosa a che vedere con tutto ciò. Rand era il ta’veren più forte, al punto tale che a volte Mat si sentiva quasi trainare fisicamente. Quando c’era di mezzo Rand, lui non si sarebbe sorpreso di ritrovarsi nel mezzo di una battaglia, anche se fosse rimasto a dormire in un fienile. «Qualche altro giorno e sarò a Tear. Il traghetto trasporterà la Banda oltre il fiume e dopo pochi giorni ci uniremo a Weiramon, è maledettamente tardi per...»

«Voglio portare Elayne a... Caemlyn» lo interruppe Rand. «Voglio vederla al sicuro a Caemlyn, qualsiasi cosa accada. Non lasciare il suo fianco fino a quando non sarà sul trono del Leone.» Aviendha si schiarì la gola. «Sì» disse Rand. Per qualche motivo, la sua voce divenne fredda e dura come l’espressione del viso. Ma in fondo, aveva bisogno di motivi particolari, se stava impazzendo? «Aviendha verrà con te. Penso che sia meglio.»

«Tu pensi che sia meglio?» ripeté la donna indignata. «Se non mi fossi svegliata al momento giusto, non avrei mai scoperto che l’avevi trovata. Tu non mi mandi da nessuna parte, Rand al’Thor. Devo parlare con Elayne per miei... motivi personali.»

«Sono molto contento che tu abbia trovato Elayne» osservò Mat circospetto. Se fosse stato al posto di Rand, avrebbe lasciato la donna dove si trovava. Luce, persino Aviendha era meglio! Almeno le Aiel non se ne andavano in giro con il naso per aria e nemmeno pensavano che dovevi saltare solo perché lo dicevano loro. Certo, alcuni dei loro giochi erano rozzi e avevano l’abitudine di cercare di ucciderti di tanto in tanto. «Non capisco perché tu abbia bisogno di me. Salta in uno dei tuoi passaggi, dalle un bacio, prendila fra le braccia e poi torna indietro.» Aviendha lo fissò oltraggiata; sembrava avesse suggerito che baciasse lei.

Rand srotolò la pergamena sul, tavolo, usando le lampade per tenere stesi i bordi. «Si trova qui.» Era una mappa, uno schizzo del fiume Eldar e forse di altri cinquanta chilometri da entrambi i lati. Vi era stata disegnata una freccia con l’inchiostro blu, a indicare una foresta. Vicino alla freccia era scritto ‘Salidar’. Rand mise il dito sul lato orientale della mappa. «Qui c’è una grande radura. Puoi vedere che il villaggio più vicino si trova a circa venti chilometri a nord. Aprirò un passaggio nella radura per te e la tua Banda.»

Mat riuscì a trasformare una smorfia in un sorriso. «Senti, se devo essere io, perché non da solo? Apri il passaggio a Salidar, le passo un cavallo e...» E cosa? Rand avrebbe aperto un passaggio da Salidar a Caemlyn? Era una lunga cavalcata dall’Eldar a Caemlyn. Un viaggio molto lungo, con solo una nobile con la puzza sotto il naso e un’Aiel come compagnia.

«La Banda, Mat» scattò Rand. «Tu e tutta la Banda!» Respirò a fondo e il tono della voce divenne più calmo. Il volto non perse rigidità, anche se gli occhi erano febbricitanti. Mat era quasi convinto che fosse malato o in preda al dolore. «Ci sono delle Aes Sedai a Salidar, Mat. Non so quante; ho sentito dire che sono centinaia e non sarei sorpreso se fossero almeno cinquanta. Da come parlano della Torre, intera e pura, dubito che ne vedrai di più. Voglio farti arrivare con il passaggio a due o tre giorni di distanza, in modo che sappiano che stai andando lì. Non ha senso prenderle di sorpresa — potrebbero pensare che si tratti di un attacco dei Manti Bianchi. Si sono ribellate a Elaida e probabilmente sono talmente spaventate che dovrai solo torreggiare leggermente su di loro e dire che Elayne deve essere incoronata a Caemlyn per convincerle a lasciarla andare. Se credi di poterti fidare di loro, offri la tua protezione. E la mia; in teoria dovrebbero essere dalla mia parte e ormai potrebbero addirittura essere contente di avere la mia protezione. Quindi scorterai Elayne — e tutte le Aes Sedai che la vogliono accompagnare — proprio in mezzo ad Altara e Murandy fino a Caemlyn. Mostra le mie bandiere, annuncia cosa stai facendo. Non credo che questi due regni creeranno problemi, fino a quando resterai in movimento. Se trovi dei fautori del Drago lungo il percorso, falli venire con te. Probabilmente si trasformeranno in banditi se non gli mettiamo presto un laccio al collo — ho già sentito diverse voci — ma tu li attirerai con le mie bandiere.» Rand sorrise di colpo, ma quel sorriso non gli raggiunse gli occhi. «Quanti uccelli si possono prendere con una pietra, Mat? Cavalca attraverso Murandy e Altara con seimila uomini e portati appresso i fautori del Drago: in questo modo probabilmente conquisterò entrambe le nazioni.»

La richiesta presentava tali implicazioni da far innervosire Mat al punto che non gli importava più se a Rand facessero male dieci denti e se avesse entrambi gli stivali pieni di foglie di cardo. Far credere alle Aes Sedai che voleva attaccarle? Assolutamente no. Doveva intimidirne cinquanta? Le Aes Sedai non lo spaventavano, forse nemmeno cinque o sei assieme, ma cinquanta? Toccò il medaglione con la testa di volpe sotto la camicia prima ancora di rendersene conto. Forse presto avrebbe scoperto quanto era fortunato. Per quanto riguardava cavalcare in Altara e Murandy, adesso capiva. Ogni nobile che possedesse le terre che lui avrebbe attraversato si sarebbe impettito come un gallo da combattimento e avrebbe cercato di beccarlo non appena avesse voltato le spalle. Se fosse intervenuta quella follia ta’veren, probabilmente avrebbe trovato qualche lord o lady con un esercito pronto ad affrontarlo.