Mat fece un altro tentativo. «Rand, non credi che tutto questo potrebbe attirare l’attenzione di Sammael a nord? Tu vuoi che guardi a est. È il motivo per cui mi trovo qui, ricordi? Per farlo guardare da questa parte.»
Rand scosse il capo. «Tutto ciò che vedrà è una scorta d’onore verso Caemlyn per la regina di Andor, sempre che lo scopra prima che raggiungiate la città. Quanto ci metti a prepararti?»
Mat aprì la bocca, ma poi si arrese. Non gli avrebbe fatto cambiare idea. «Due ore.» La Banda avrebbe potuto essere pronta in minor tempo, ma lui non aveva fretta e l’ultima cosa che voleva era che la Banda pensasse a un attacco.
«Bene. Io ho bisogno di un’ora.» Per cosa, non lo disse. «Rimani vicino a Elayne, Mat. Proteggila. Voglio dire che tutto questo non avrebbe senso se non raggiungesse Caemlyn viva per essere incoronata.» Rand pensava davvero che Mat non fosse al corrente di lui ed Elayne che si sbaciucchiavano in ogni angolo della Pietra, l’ultima volta che erano rimasti assieme?
«La tratterò come una sorella.» Le sue sorelle avevano fatto del loro meglio per rendergli la vita impossibile. Be’, si aspettava lo stesso da Elayne, solo in modo diverso. Forse Aviendha sarebbe stata leggermente meglio. «Non la perderò di vista fino a quando la depositerò nel palazzo reale di Caemlyn.» E se cerca di fare la signora altezzosa con me una volta di troppo, la prendo a calci!
Rand annuì. «Questo mi fa venire in mente qualcosa. Bodewhin si trova a Caemlyn. Con Verin, Alanna e qualche altra ragazza dei Fiumi Gemelli. Verranno addestrate come Aes Sedai. Non sono certo di dove lo faranno; sicuramente non permetterò loro di andare alla Torre, visto come stanno le cose. Forse se ne occuperanno le Aes Sedai che torneranno con te.»
Mat rimase a bocca aperta. Sua sorella Aes Sedai? Bode, che andava sempre a fare la spia alla madre ogni volta che lui faceva qualcosa di divertente?
«Un’altra cosa» proseguì Rand. «Forse potresti incontrare anche Egwene a Salidar. Credo che abbiano scoperto che si faceva passare per Aes Sedai. Fai quanto puoi per tirarla fuori di lì. Dille che la riporterò dalle Sapienti il prima possibile. Probabilmente verrà molto volentieri con te. Forse no; sai quanto è testarda. La cosa più importante è Elayne. Ricorda, non lasciarla da sola fino a quando non raggiungerete Caemlyn.»
«Lo prometto» mormorò Mat. Come faceva, per la Luce, Egwene a trovarsi da qualche parte lungo l’Eldar? Era certo che fosse a Cairhien quando aveva lasciato Maerone. A meno che non avesse imparato il trucco di Rand per fare i passaggi. In quel caso avrebbe potuto tornare indietro in ogni momento. O saltare a Caemlyn e aprirsi un passaggio per lui e la Banda. «Non preoccuparti per Egwene. La tirerò fuori da qualsiasi rogna in cui si sia cacciata, malgrado la sua ostinazione.» Non sarebbe stata la prima volta che le avrebbe tolto le castagne dal fuoco prima che si bruciasse. Molto probabilmente non l’avrebbe ringraziato nemmeno stavolta. Bode sarebbe diventata Aes Sedai? Sangue e maledette ceneri!
«Bene» fu la risposta di Rand. «Bene.» Ma fissava con attenzione la mappa. Distolse gli occhi e, per un attimo, Mat pensò che stesse per dire qualcosa ad Aviendha. Invece si allontanò bruscamente da lei. «Con Elayne dovrebbe esserci anche Thom Merrilin.» Rand estrasse una lettera di tasca, piegata e sigillata. «Consegnagli questa.» Infilò la lettera fra le mani di Mat e lasciò la tenda mestamente.
Aviendha fece un passo per seguirlo, sollevò una mano, pronta a parlare. Improvvisamente serrò la bocca, mise entrambe le mani sulla gonna e chiuse gli occhi. Quindi il vento soffiava da quella direzione, vero? E voleva parlare con Elayne. Come aveva fatto Rand a infilarsi in un tale imbroglio? Sapeva sempre cosa fare con le donne, come anche Perrin.
Non era comunque un problema suo. Fece girare la lettera fra le mani. Il nome di Thom era scritto con grafia femminile. Il sigillo non lo riconosceva, un albero rigoglioso sormontato da una corona. Quale nobildonna voleva scrivere a un vecchio rugoso come Thom? Nemmeno quello lo riguardava. Lanciò la lettera sul tavolo e prese la pipa di tasca. «Olver,» disse caricando la pipa «chiedi a Talmanes, Nalesean e Daerid di venire da me.» Da fuori la tenda si sentì un gridolino stridulo, quindi: «Sì, Mat», seguito dal rumore di piedi in corsa.
Aviendha lo guardò, le braccia conserte e l’espressione ferma.
Mat l’anticipò. «Fino a quando viaggerai con la Banda sarai ai miei ordini. Non voglio problemi e mi aspetto di non averne.» Se la donna gli avesse causato il minimo fastidio, l’avrebbe consegnata a Elayne legata come un salame dietro la sella, anche se fossero serviti dieci uomini per farlo.
«So come seguire, condottiero.» Sottolineò l’ultima parola tirando su con il naso. «Ma dovresti sapere che non tutte le donne sono rammollite come le abitanti delle terre bagnate. Prova a mettere una donna su un cavallo quando non vuole e potresti ritrovarti con un pugnale fra le costole.»
A Mat cadde quasi di mano la pipa. Sapeva che le Aes Sedai non potevano leggere nel pensiero — se avessero potuto la sua pelle avrebbe penzolato appesa a una parete della Torre Bianca da parecchio tempo — ma forse le Sapienti aiel... Ma certo che no. È solo uno dei trucchi delle donne, si disse. Se si fosse concentrato avrebbe capito come aveva fatto, solo che non gli importava di scoprirlo.
Si schiarì la gola e s’infilò la pipa spenta fra i denti, quindi si piegò a studiare la mappa. La Banda probabilmente avrebbe coperto la distanza fra la radura e Salidar in un giorno, se avesse fatto pressione, anche su quel territorio boscoso, ma lui voleva impiegarci due o forse tre giorni. Dare alle Aes Sedai ampio preavviso; non le voleva più spaventate di quel che erano. Un’Aes Sedai spaventata era quasi una contraddizione. Anche con il medaglione non era impaziente di scoprire cosa potesse fare un’Aes Sedai spaventata.
Avvertì gli occhi di Aviendha sulla nuca e sentì anche il rumore di qualcosa che scivolava. La donna era seduta a gambe incrociate, appoggiata contro la parete della tenda, e stava affilando la lama del pugnale da cintura mentre l’osservava.
Quando Nalesean entrò con Daerid e Talmanes, Mat li accolse con: «Andremo a fare il solletico a qualche Aes Sedai, a soccorrere un mulo e a mettere una ragazza con la puzza sotto il naso sul trono del Leone. Oh, sì. Aviendha. Non guardatela storto o cercherà di aprirvi la gola, tagliandosi probabilmente la sua per errore.» La donna rise come se Mat avesse fatto la battuta più divertente del mondo, ma non smise comunque di affilare il pugnale.
Per un istante Egwene non capì perché il dolore avesse smesso di aumentare. Quindi si alzò dal tappeto della sua tenda singhiozzando e tremando. Voleva soffiarsi il naso. Non sapeva da quanto tempo stesse piangendo; sapeva solo di sentirsi in fiamme dai fianchi fin dietro le ginocchia. Rimanere ferma in piedi era difficile. La sottoveste che pensava l’avrebbe protetta leggermente, gliel’avevano tolta da tempo. Le lacrime le scivolavano sul viso e se ne stava in piedi, nuda e frignante.
Sorilea, Amys e Bair la guardavano solenni e non erano le sole, anche se le altre erano sedute sui cuscini o sdraiate, mentre parlavano sorseggiando il tè servito da un gai’shain. Una donna, grazie alla Luce. Erano tutte donne. Apprendiste delle Sapienti e donne alle quali Egwene aveva detto di essere Aes Sedai. Era contenta che non contasse il fatto di averlo solo fatto credere; a quello non sarebbe sopravvissuta! Veniva punita perché aveva detto una bugia, ma c’erano state delle sorprese. Cosain, una donna magra e bionda dei Miagoma Solco della Dorsale, aveva detto che Egwene non aveva un toh nei suoi confronti ma che sarebbe rimasta solo per il tè, come anche Estair. Aeron, d’altro canto, sembrava la volesse tagliare a metà, e Surandha...
Egwene cercò di schiarirsi gli occhi dalle lacrime e lanciò un’occhiata a Surandha. Sedeva con tre Sapienti, chiacchierava e di tanto in tanto guardava in direzione di Egwene. Lei non aveva avuto alcuna pietà. Non che le altre avessero avuto la mano leggera. La cintura che Egwene aveva trovato in una delle sue ceste era sottile e morbida, ma molto larga, e quelle donne avevano tutte braccia forti. Una mezza dozzina di colpi da ognuna facevano davvero male.