Выбрать главу

Egwene non si era mai vergognata tanto in vita sua. Non per essere nuda, con il viso rosso e in lacrime come una bambina. Be’, i singhiozzi erano una parte. Nemmeno il fatto che le altre avessero assistito alla punizione, quando non facevano a turno per frustarla. Si vergognava della sua reazione. Una bambina aiel sarebbe stata più stoica, anche se una bambina non avrebbe mai dovuto affrontare una cosa simile.

«È finita?» Quella voce rotta e tremante era davvero la sua? Quelle donne avrebbero riso a crepapelle se avessero saputo quanto le era risultato difficile trovare il coraggio.

«Solo tu conosci il valore del tuo onore» rispose Amys atona. Aveva la cinghia in mano, usava la fibbia come impugnatura. Il mormorio della conversazione cessò.

Egwene sospirò fra i singhiozzi. Tutto quello che doveva fare era dire che era finita, e tutto si sarebbe concluso. Avrebbe potuto dirlo dopo il primo colpo. Avrebbe potuto...

Fece una smorfia e s’inginocchiò, distendendosi sul tappeto. Con le mani raggiunse le caviglie di Bair per reggersi. Stavolta avrebbe fatto ricorso al suo coraggio. Stavolta non avrebbe gridato. Stavolta non avrebbe scalciato, non si sarebbe mossa, o... la cinghia non l’aveva colpita. Sollevò il capo, batté le palpebre e le guardò. «Cosa state aspettando?» La voce era ancora tremula, ma adesso anche leggermente arrabbiata. Farla aspettare oltre che punirla? «Stanotte devo affrontare un viaggio, nel caso lo aveste dimenticato. Muovetevi.»

Amys lanciò la cintura vicino alla testa di Egwene. «Questa donna non ha un toh nei miei confronti.»

«Questa donna non ha un toh nei miei confronti.» Era la voce di Bair.

«Questa donna non ha un toh nei miei confronti.» La voce di Sorilea. La donna si piegò e scostò i capelli bagnati dal viso di Egwene. «Sapevo che in fondo al cuore eri Aiel. Non essere troppo orgogliosa adesso, ragazza. Hai soddisfatto il tuo toh. Alzati prima che pensino che ti stai dando delle arie.»

A quel punto l’aiutarono, abbracciandola, asciugandole le lacrime e porgendole un fazzoletto per soffiarsi il naso. Le altre Aiel si riunirono, ognuna annunciando che quella donna non aveva un toh nei loro confronti prima di aggiungere i propri abbracci e sorrisi. Furono questi ultimi il colpo maggiore. Surandha le sorrise come sempre. Era chiaro. Il toh non esisteva più una volta soddisfatto; qualunque cosa si fosse guadagnata, sembrava non l’avesse mai commessa. La parte di Egwene che non era rimasta invischiata nel ji’e’toh pensava che forse quanto aveva detto alla fine l’aveva aiutata, come anche sdraiarsi di nuovo a terra. Forse all’inizio non aveva affrontato la punizione con l’indifferenza aiel, ma alla fine Sorilea aveva avuto ragione. In fondo al cuore era Aiel. Pensava che una parte del suo cuore sarebbe sempre rimasta aiel.

Le Sapienti e le apprendiste se ne andarono lentamente. In teoria avrebbero dovuto rimanere tutta la notte, per ridere e scherzare con Egwene, ma era solo un’usanza, non ji’e’toh e, con l’aiuto di Sorilea, riuscì a convincerle che non aveva tempo. Alla fine rimasero lei, Sorilea e le due camminatrici dei sogni. Tutti gli abbracci e i sorrisi avevano rallentato le lacrime, le labbra le tremavano ancora, ma poteva sorridere. Adesso aveva voglia di piangere di nuovo, anche se per motivi differenti. Solo in parte; era davvero in fiamme.

«Mi mancherete molto.»

«Sciocchezze» sbuffò Sorilea. «Se sei fortunata, adesso ti diranno che non potrai mai più essere Aes Sedai. A quel punto potrai tornare da noi. Sarai la mia apprendista. In tre o quattro anni avrai la tua fortezza. So anche chi farti sposare. Taric, il figlio più giovane di mia nipote Amaryn. Un giorno sarà un capoclan, quindi devi guardarti intorno per cercare una sorella moglie che faccia da padrona di casa.»

«Grazie» rispose Egwene ridendo. Se non altro adesso avrebbe avuto un luogo dove fare ritorno se il Consiglio a Salidar l’avesse mandata via.

«Amys e io t’incontreremo nel tel’aran’rhiod» aggiunse Bair «e ti racconteremo quanto sappiamo di ciò che succede qui e con Rand al’Thor. Adesso seguirai la tua via nel Mondo dei Sogni, ma se lo desideri continuerò a darti degli insegnamenti.»

«Lo desidero.» Se il Consiglio l’avesse lasciata avvicinare al tel’aran’rhiod. Ma in fondo non avrebbero potuto costringerla a rimanerne fuori; qualsiasi errore avesse commesso, quello non avrebbero potuto farlo. «Per favore, tenete d’occhio Rand e le Aes Sedai. Non so quale sia il loro gioco, ma sono sicura che sia più pericoloso di quanto pensi Rand.»

Amys non disse nulla riguardo altre lezioni. Egwene aveva dato la sua parola e, anche soddisfacendo il ji’e’toh, non aveva cancellato il fatto. Invece disse: «So che Rhuarc rimpiangerà di non essere qui stasera. Si è recato a nord per controllare gli Shaido di persona. Ma non temere che il tuo toh nei suoi confronti non venga soddisfatto. Te ne offrirà l’opportunità quando vi incontrerete di nuovo.»

Egwene rimase a bocca aperta e camuffò il tutto soffiandosi il naso almeno per la decima volta. Aveva totalmente dimenticato Rhuarc. Non era comunque detto che avrebbe dovuto pagare l’obbligo nei suoi confronti allo stesso modo. Forse il suo cuore era parzialmente aiel, ma per un istante cercò un altro sistema, in preda al panico. Doveva essercene uno. Avrebbe avuto molto tempo per scoprirlo, prima di rivederlo. «Ve ne sarei grata» rispose sottovoce. C’era anche Melaine. E Aviendha. Luce! E lei che pensava fosse finita. Continuava a cambiare posizione, anche se cercava di rimanere ferma. Doveva esserci un altro sistema.

Bair aprì la bocca, ma Sorilea la interruppe. «Adesso dobbiamo lasciare che si vesta. Deve partire.» Bair irrigidì il collo e Amys assunse un’espressione seria. Ovviamente a nessuna piaceva quanto Egwene stava per tentare.

Forse avrebbero voluto rimanere e cercare di convincerla, ma Sorilea cominciò a borbottare sottovoce qualcosa riguardo delle sciocche che cercavano di impedire a una donna di fare ciò che riteneva giusto. Le due più giovani si sistemarono lo scialle — Bair doveva avere settanta o ottant’anni, ma era comunque più giovane di Sorilea — l’abbracciarono e la lasciarono mormorando: «Che tu possa sempre trovare acqua e ombra.»

Sorilea attese un altro momento, quindi aggiunse: «Pensa a Taric. Avrei dovuto chiedergli di venire nella sauna per permetterti di vederlo. Fino a quel momento ricorda, siamo sempre più spaventate di quanto desideriamo, ma possiamo sempre essere più coraggiose di quel che ci aspettiamo. Segui il tuo cuore, e le Aes Sedai non potranno mai ferire la vera te stessa. Non sono così superiori a noi come credevamo. Che tu possa trovare sempre acqua e ombra, Egwene. E ricorda di seguire sempre il tuo cuore.»

Una volta rimasta sola, Egwene rimase un po’ in piedi, fissando nel vuoto e pensando. Il suo cuore. Forse era più coraggiosa di quanto pensasse. Aveva fatto ciò che doveva; era stata Aiel. A Salidar ne avrebbe avuto bisogno. I metodi delle Aes Sedai erano per certi versi differenti da quelli delle Sapienti, ma non ci sarebbero andate leggere sapendo che si era fatta passare per una di loro. Sempre che lo sapessero. Non riusciva a immaginare per quale altro motivo l’avessero convocata con tale freddezza, ma gli Aiel non si arrendevano mai prima di essersi uniti alla battaglia.

Sobbalzò e riprese il controllo. Se non voglio arrendermi prima di combattere, si disse, tanto vale che mi tuffi nella battaglia.

34

Viaggio a Salidar

Egwene si lavò il viso. Due volte. Quindi trovò le bisacce da sella e le riempì. Il pettine d’avorio, la spazzola e lo specchio, la scatola del cucito — un cofanetto dorato dove forse una volta erano stati conservati i gioielli di qualche dama — più una saponetta alla rosa, calze pulite, una sottoveste, dei fazzoletti e una moltitudine di altre cose, fino a quando la sacca di pelle fu stracolma, quasi al punto di rendere impossibile legare la fibbia. Diversi vestiti, mantelli e uno scialle aiel erano rimasti fuori, quindi li legò in un fagotto. Fatto questo si guardò intorno alla ricerca di altre cose che forse avrebbe voluto portare con sé. Era tutto suo. Anche la tenda le era stata regalata, ma quella era sicuramente troppo ingombrante, come del resto i tappeti e i cuscini. Il lavabo di cristallo era magnifico, ma troppo pesante. Lo stesso valeva per le ceste, molte delle quali avevano delle bellissime decorazioni sulle fibbie e delle graziose incisioni.