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«La scelta adesso è del Consiglio» Myrelle sembrava leggermente rattristata, cosa che non fece nulla per sollevare lo spirito di Egwene. All’improvviso Sheriam sorrise e mise un braccio attorno alle spalle di Egwene. «Non preoccuparti, bambina. Ti aiuteremo e ti guideremo. È per questo che siamo qui.»

Lei non disse nulla. Non le veniva in mente nulla da aggiungere. Forse obbedire alla legge non era come subire prepotenze, ma a lei sembrava lo stesso. Le altre interpretarono il suo silenzio come consenso, e Egwene suppose che avessero ragione. Senz’altri ritardi, Siuan venne inviata fuori, mentre si lamentava di dover svolgere quella commissione, ovvero vegliare le Adunanti e far saper loro che Egwene era arrivata.

Nella casa si scatenò un uragano prima ancora che Siuan uscisse. L’abito da cavallo di Egwene fu oggetto di diverse discussioni — nessuna delle quali l’aveva coinvolta — e una cameriera formosa venne svegliata dal suo sonnellino sulla sedia nella sala sul retro e mandata a cercare i primi abiti da Ammessa della misura adatta per Egwene che fosse riuscita a trovare, con il severo avvertimento di non farsi sfuggire una parola. Ne provò otto, proprio nell’anticamera, prima di trovarne uno che le stesse quasi bene. Era troppo stretto sul seno ma, per fortuna, largo sui fianchi.

Mentre la cameriera portava gli abiti e lei li provava, Sheriam e le altre fecero a turno per cambiarsi a loro volta, spiegandole di tanto in tanto quanto sarebbe accaduto e cosa lei avrebbe dovuto dire e fare.

Le fecero ripetere tutto. Le Sapienti ritenevano che spiegare una lezione una sola volta fosse sufficiente e sarebbe stata una sventura per l’apprendista che avesse mancato di ascoltare con attenzione. Egwene ricordava parte di quanto avrebbe dovuto dire grazie a una lezione da novizia alla Torre e formulò la frase correttamente già al primo tentativo, ma le Aes Sedai spiegarono tutto diverse volte, poi ancora. Egwene non capiva. Con chiunque altro che non fosse Aes Sedai, avrebbe detto che le donne erano nervose, volti calmi o meno. Cominciò a chiedersi se stesse commettendo degli errori e provò anche a usare parole diverse.

«Di’ le parole che ti vengono insegnate» scattò Carlinya come un ghiacciolo che si spezzava e Myrelle, non meno dura, aggiunse: «Non puoi permetterti nemmeno un errore, bambina. Nessuno!»

Le fecero ripetere tutto altre cinque o sei volte, e quando Egwene protestò sostenendo che aveva già dato tutte le risposte correttamente, aveva capito chi si sarebbe posizionata dove, e quando avrebbe detto che cosa, esattamente come le avevano spiegato, pensò che Morvrin le avrebbe tirato le orecchie se non lo avessero fatto prima Beonin o Carlinya. Le occhiate che le lanciarono equivalevano a schiaffi e Sheriam la guardò come se fosse una novizia capricciosa. «Entrerò con due o tre di voi come scorta...»

Quella che si incamminò nelle strade illuminate dalla luna era una processione silenziosa. Alcune delle persone che ancora si trovavano fuori le guardarono appena; sei Aes Sedai con una sola Ammessa al centro del gruppo potevano anche essere una scena non comune in quel posto, ma non abbastanza da scatenare commenti. Le finestre che prima erano illuminate adesso erano scure; la città era tranquilla e i loro passi si sentivano chiaramente mentre procedevano sulla strada di terra battuta. Egwene toccò l’anello del Gran Serpente, di nuovo alla mano sinistra. Le tremavano le ginocchia. Era pronta ad affrontare di tutto, ma la sua idea di ‘tutto’ non contemplava affatto un simile evento.

Giunte davanti a un edificio rettangolare di tre piani, si fermarono. Le finestre erano tutte scure, ma anche alla luce della luna il posto aveva l’aspetto di una locanda. Carlinya, Beonin e Anaiya avrebbero dovuto rimanere fuori, e almeno le prime due non ne erano compiaciute; non si lamentarono apertamente, come non lo avevano fatto quando erano ancora nella casa, ma si sistemavano di continuo la gonna e mantenevano il collo rigido, senza guardare Egwene. Anaiya le carezzò i capelli per farla calmare. «Andrà tutto bene, bambina.» Aveva un fagotto sottobraccio, l’abito che avrebbe indossato Egwene una volta che fosse tutto finito. «Impari in fretta.» Dentro l’edificio di pietra risuonò un gong, una volta, due, tre. Egwene quasi sobbalzò. Seguì un attimo di silenzio, quindi il gong echeggiò di nuovo. Myrelle si lisciava l’abito inconsapevolmente. Ancora silenzio, seguito dal triplice rintocco.

Sheriam aprì la porta ed Egwene la seguì, con Myrelle e Morvrin alle calcagna. Dal modo in cui la circondavano, lei non poté fare a meno di pensare a delle guardie che si accertassero che la prigioniera non fuggisse.

La grande sala interna non era scura, al contrario. Alcune lampade erano allineate sulle mensole di quattro camini di pietra, altre seguivano le scale che portavano al piano superiore e al ballatoio che si affacciava sulla stanza. Alcune lampade da terra, con degli specchi sul retro per aumentarne la luminosità, si trovavano ai quattro angoli dello stanzone. Delle coperte appese davanti alle finestre evitavano che la luce filtrasse all’esterno.

In ogni lato della stanza erano allineate nove sedie, rivolte verso l’interno a gruppi di tre. Le donne che vi erano sedute, Adunanti che rappresentavano le sei Ajah presenti a Salidar, portavano lo scialle e l’abito dei colori delle Ajah di appartenenza. Si girarono verso Egwene e i loro volti non mostrarono altro che serenità.

In fondo alla sala vi era un’altra sedia, appoggiata su un palchetto che ricordava una scatola. Era una sedia alta e pesante, con le zampe e lo schienale decorati con motivi a spirale e dipinta di giallo scuro per imitare la doratura. Sui braccioli era deposta una stola con i sette colori delle Ajah. A Egwene sembrava di trovarsi a chilometri di distanza da quella sedia.

«Chi si presenta davanti al Consiglio della Torre?» domandò Romanda con voce forte e limpida. Era seduta proprio sotto la sedia dorata, di fronte alle Sorelle Azzurre. Sheriam si fece di lato silenziosamente per rivelare la presenza di Egwene.

«Una che si presenta obbediente e cammina nella Luce» rispose lei. Avrebbe dovuto avere la voce scossa. Sicuramente non avrebbero portato a termine la cerimonia.

«Chi si presenta davanti al Consiglio della Torre?» chiese di nuovo Romanda.

«Una che si presenta umilmente e cammina nella Luce.» Egwene era certa che in qualunque momento la cerimonia si sarebbe potuta trasformare in un processo per essersi finta Aes Sedai. No, non era possibile. In quel caso l’avrebbero semplicemente schermata e rinchiusa fino al momento del processo. Ma di sicuro...

«Chi si presenta davanti al Consiglio della Torre?»

«Una che si presenta alla convocazione del Consiglio, obbediente e umile nella Luce, chiede solo di accettare la volontà del Consiglio.»

Fra le Grigie sotto Romanda si alzò una Sorella scura e slanciata. Poiché era l’Adunante più giovane, Kwamesa pronunciò le domande di rito che risalivano alla Frattura del Mondo. «Sono presenti altri al di fuori delle donne?»

Romanda si lanciò lo scialle dietro le spalle con un gesto deliberato, lasciandolo cadere sullo schienale della sedia mentre si alzava. Poiché era la più anziana aveva il diritto di parlare per prima. Con un gesto altrettanto deliberato sbottonò il vestito abbassandolo sotto la vita, insieme alla sottoveste. «Io sono una donna» rispose.

Kwamesa appoggiò con cura lo scialle sullo schienale della sedia svestendosi fino alla cintola. «Io sono una donna.»

Le altre si alzarono e cominciarono a spogliarsi, ognuna annunciando, mentre mostrava le prove, di essere donna. Egwene ebbe qualche piccola difficoltà con l’abito stretto da Ammessa che le avevano trovato e Myrelle dovette aiutarla con i bottoni. Presto le quattro furono nude come le altre.

«Io sono una donna» disse Egwene a sua volta.

Kwamesa camminò lentamente intorno alla stanza, fermandosi di fronte a ogni donna e rivolgendo a tutte uno sguardo molto diretto, quasi offensivo, quindi si fermò davanti alla propria sedia e annunciò che erano presenti solo donne. Le Aes Sedai si accomodarono e iniziarono a rivestirsi. Senza fretta, ma senza nemmeno perdere tempo. Egwene stava per scuotere il capo. Lei non poteva coprirsi a quel punto della cerimonia. Molto tempo addietro la domanda di Kwamesa avrebbe preteso più prove; a quei tempi le cerimonie formali si svolgevano ‘vestite della Luce’, il che significava senza nessun indumento addosso. Che cosa avrebbero provato quelle donne in una delle saune aiel o di un bagno shienarese?