Non aveva tempo di pensare.
«Chi appoggia questa donna?» chiese Romanda. «Chi garantisce per lei, cuore per cuore, anima per anima, vita per vita?» Sedeva eretta e molto dignitosa, con il seno abbondante ancora scoperto.
«Io garantisco» rispose Sheriam con fermezza, seguita un istante dopo dalle voci forti di Morvrin e Myrelle.
«Vieni avanti, Egwene al’Vere» ordinò Romanda. Lei fece tre passi in avanti, quindi si inginocchiò; si sentiva stordita. «Perché sei qui, Egwene al’Vere?»
Era davvero stordita; non provava nulla. Non riusciva nemmeno a ricordare le risposte, ma le pronunciò automaticamente. «Sono stata convocata dal Consiglio della Torre.»
«Cosa desideri, Egwene al’Vere?»
«Servire la Torre Bianca, niente di più e niente di meno.»
Luce, lo avrebbero fatto!
«Come servirai, Egwene al’Vere?»
«Con il cuore, l’anima e la vita, nella Luce. Senza paura o favoritismi, nella Luce.»
«Dove servirai, Egwene al’Vere?»
Egwene respirò affannata. Avrebbe ancora potuto fermare quest’idiozia. Davvero non poteva essere infilata in... «Sullo scanno dell’Amyrlin, se lo vuole il Consiglio della Torre.» Egwene rimase senza fiato. Adesso era troppo tardi per tirarsi indietro. Forse era stato già troppo tardi fin dal Cuore della Pietra.
Delana fu la prima ad alzarsi, seguita da Kwamesa, Janya e altre, fino a quando nove Adunanti furono in piedi dietro le sedie, in segno di accettazione. Romanda era rimasta seduta. Nove su diciotto. L’accettazione doveva essere unanime — il Consiglio era sempre alla ricerca del consenso; alla fine tutti i voti concordavano, anche se poteva volerci molto tempo per raggiungere quel risultato — ma quella sera non ci sarebbero state altre forme di conversazione se non le frasi cerimoniali, e se a quel punto avessero avuto anche un solo consenso in meno, sarebbe significato rifiuto immediato. Sheriam e le altre avevano ridicolizzato la sua ipotesi che potesse accadere, e lo avevano fatto con tale fretta che lei si sarebbe preoccupata se il tutto non fosse stato tanto ridicolo, ma le avevano detto di sfuggita che qualcosa sarebbe accaduto. Non un rifiuto, ma la dichiarazione che le Adunanti rimaste sedute non l’avrebbero servita come cani fedeli. Solo un gesto, un pegno, secondo Sheriam, ma guardando il volto serio di Romanda e Lelaine, ancora a torso nudo, Egwene non ne fu affatto certa. Le avevano anche detto che forse sarebbero state solo tre o quattro.
Le donne in piedi presero posizione senza dire una parola. Nessuna parlò, ma Egwene sapeva cosa fare. Il torpore era svanito.
Si alzò in piedi e si diresse dall’Adunante più vicina, una Verde dal viso sottile di nome Samalin che era rimasta seduta. Mentre lei s’inginocchiava di nuovo davanti alla donna, Sheriam le s’inginocchiò accanto a sua volta, con una grande bacinella piena d’acqua fra le mani. La superficie dell’acqua era ondulata. Sheriam sembrava fredda e asciutta, mentre Egwene cominciava a brillare per il sudore, ma le mani di Sheriam tremavano. Morvrin si inginocchiò e passò un panno a Egwene; Myrelle attendeva con un asciugamano sul braccio e sembrava arrabbiata, ma Egwene non sapeva per quale motivo.
«Ti prego di permettermi di servire» disse Egwene, guardando avanti a sé. Samalin sollevò la gonna fino alle ginocchia. Era scalza. Egwene le lavò e asciugò i piedi, quindi passò alla Verde seguente, una donna leggermente paffuta di nome Malind. Sheriam e le altre le avevano elencato tutti i nomi delle Adunanti. «Ti prego di permettermi di servire.» Malind aveva un viso grazioso, labbra carnose e occhi scuri che sembravano felici di sorridere, ma adesso era seria. Era una di quelle che si erano alzate, ma anche lei era a piedi nudi.
Tutte le Adunanti erano scalze, in tutta la stanza. Dopo che Egwene ebbe lavato tutti i piedi, si chiese se le Adunanti avessero saputo già da prima in quante sarebbero rimaste sedute. Ovviamente sapevano che qualcuna lo avrebbe fatto, che quel servizio andava prestato. Egwene non sapeva molto di come lavorasse il Consiglio della Torre, a parte quanto era stato materia di studio da novizia. Degli aspetti pratici, non conosceva nulla. La sola cosa che poté fare fu proseguire.
Lavò e asciugò gli ultimi piedi — erano quelli di Janya, che era accigliata come se stesse pensando a qualcos’altro, ma almeno si era alzata — quindi lasciò cadere il panno nella bacinella tornando al suo posto in fondo alla fila e s’inginocchiò. «Vi prego di permettermi di servire.» Un’ultima possibilità.
Ancora una volta Delana fu la prima ad alzarsi, ma stavolta Samalin la seguì a ruota. Nessuna balzò in piedi, ma si alzarono una dopo l’altra, fino a quando rimasero solo Lelaine e Romanda, che si guardarono a vicenda senza voltarsi verso Egwene. Alla fine Lelaine fece un cenno di assenso infinitesimale, si coprì il seno con lentezza e si alzò. Romanda voltò il capo verso Egwene. La fissò così a lungo che Egwene incominciò a essere consapevole del sudore che le colava fra i seni e sulle costole. Alla fine, con lentezza solenne, Romanda si vestì e si unì alle altre. Egwene sentì diversi sospiri di sollievo alle sue spalle, nel punto dov’erano rimaste Sheriam e le altre.
Non era ancora finita. Romanda e Lelaine si avvicinarono per accompagnarla alla sedia dorata. Lei rimase in piedi davanti a essa mentre la rivestivano e le avvolgevano sulle spalle la stola dell’Amyrlin Seat, poi tutte le Adunanti dissero all’unisono: «Sei stata eletta Amyrlin Seat, nella gloria della Luce, che la Torre duri per sempre. Egwene al’Vere, la Custode dei Sigilli, Fiamma di Tar Valon, l’Amyrlin Seat.» Lelaine tolse l’anello del Gran Serpente dalla mano sinistra di Egwene e lo porse a Romanda, la quale lo rimise alla mano destra. «Che la Luce illumini l’Amyrlin Seat e la Torre Bianca.»
Egwene rise. Romanda batté le palpebre, Lelaine sobbalzò e non furono le sole a reagire. «Mi sono appena ricordata qualcosa» spiegò. Quindi aggiunse: «Figlie.» L’Amyrlin si rivolgeva in questo modo alle Aes Sedai. Quanto aveva ricordato lo aggiunse dopo. Non poteva fare a meno di pensare che fosse la ricompensa per aver usato le vie del tel’aran’rhiod. Egwene al’Vere, Custode dei Sigilli, Fiamma di Tar Valon, l’Amyrlin Seat, riuscì a sedersi su quella dura sedia di legno senza accasciarsi e senza fare smorfie. Considerò entrambe le cose come trionfi della sua forza di volontà.
Sheriam, Myrelle e Morvrin si fecero avanti — non era possibile vedere chi avesse prorotto in esclamazioni, visto che tutte avevano il volto sereno — e le Adunanti si misero in fila dietro di loro arrivando fino alla porta. Erano disposte in ordine di età, e Romanda era in fondo.
Sheriam allargò la gonna e fece una profonda riverenza. «Ti prego di permettermi di servire, Madre.»
«Puoi servire la Torre, Figlia» rispose Egwene con la massima serietà che riuscì a trovare. Sheriam le baciò l’anello e si tirò indietro, mentre Myrelle faceva la riverenza.
La fila proseguì. Vi furono alcune sorprese nell’organizzazione. Nessuna delle Adunanti era giovane, malgrado i volti da Aes Sedai, e Delana, dai capelli chiarissimi, che a Egwene sembrava vecchia quanto Romanda, era a meno di metà strada nella fila, mentre Lelaine e Janya, entrambe graziose e senza un tocco di grigio nei capelli, si trovavano subito davanti alla Gialla dai capelli bianchi.
Ognuna fece la riverenza baciando l’anello e rimanendo totalmente inespressiva — anche se alcune lanciarono un’occhiata all’abito con le fasce colorate che aveva addosso Egwene — e tutte lasciarono la stanza da una porta posteriore senza aggiungere una parola. In circostanze normali sarebbero state più numerose, ma il resto della cerimonia avrebbe dovuto attendere il giorno seguente.