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Siuan la guardò, quindi scosse piano il capo e rise sommessamente. «Hanno commesso un grave errore, vero? Ma certo. Io sono stata la prima a commetterlo. Il piccolo grugnitore grassoccio si è trasformato in un luccio lungo come una gamba.» Allargò la gonna e fece una profonda riverenza, chinando il capo. «Madre, ti prego, permettimi di servire e consigliare.»

«Purché tu capisca che si tratta solo di consigli, Siuan. Ho troppe persone che pensano già di poter stringere i fili intorno alle mie braccia e alle mie gambe. Da te non lo tollererò.»

«Tenterei piuttosto di legare dei fili a me stessa» rispose asciutta Siuan. «Non mi sei mai piaciuta tanto. Forse perché in te ho visto troppe cose che mi rammentavano me stessa.»

«In questo caso,» puntualizzò la giovane Amyrlin in tono altrettanto asciutto «potrai chiamarmi Egwene. Quando siamo sole. Adesso siediti e dimmi perché il Consiglio se ne sta ancora qui e come posso fare per smuoverlo.»

Siuan fece prendere una delle sedie prima di ricordarsi che adesso poteva di nuovo spostarla con saidar. «Se ne stanno qui perché quando si muoveranno significherà che la Torre Bianca è davvero spezzata. Per quanto riguarda il come spingerle ad agire, il mio consiglio sarebbe...» Il consiglio di Siuan fu molto lungo. In parte seguiva la linea che Egwene aveva già stabilito, e anche il resto sembrava buono.

Chiusa nella sua stanza alla Piccola Torre, Romanda stava versando del tè alla menta per altre tre Sorelle, di cui una sola era Gialla. La stanza era situata sul retro, ma il rumore dei festeggiamenti giungeva anche lì; Romanda lo ignorava diligentemente. Quelle tre si erano offerte di sostenerla per l’Amyrlin Seat; votare per la ragazza era stato un sistema come un altro per evitare che venisse eletta Lelaine. Quest’ultima si sarebbe infuriata se lo avesse scoperto. Adesso che Sheriam aveva piazzato la sua bambina nella posizione di Amyrlin, quelle tre erano ancora disposte ad ascoltarla. Specialmente dopo che Egwene aveva promosso le Ammesse allo scialle solo per decreto. Doveva essere opera di Sheriam; lei e la sua piccola cricca avevano viziato le altre quattro; era stata una loro idea promuovere Theodrin e Faolain al di sopra delle altre Ammesse, e dovevano aver suggerito la stessa cosa per Elayne e Nynaeve. Aggrottando le sopracciglia, Romanda si chiese cosa trattenesse Delana, ma iniziò comunque a parlare, dopo aver protetto la stanza con saidar contro eventuali spie. Delana avrebbe dovuto recuperare una volta che si fosse unita a loro. La cosa importante era che Sheriam avrebbe imparato di non aver ottenuto tutto il potere che pensava di concentrare su di sé, una volta conseguita la posizione di Custode.

Lelaine stava servendo del vino freddo a quattro Sorelle, in una casa a metà strada da Salidar. solo una di loro era Azzurra. Saidar permeava la stanza per evitare che fossero spiate. Il rumore dei festeggiamenti la fece sorridere. Le quattro donne che si trovavano con lei avevano suggerito che si candidasse come Amyrlin Seat e lei non era stata riluttante, ma un fallimento avrebbe significato vedere Romanda eletta al posto suo, cosa che le avrebbe causato lo stesso dolore dell’esilio che pativa ora. Romanda avrebbe digrignato i denti se avesse saputo che avevano tutte votato per la bambina solo per evitare che lei ottenesse la stola. Si erano riunite per discutere come ridurre l’influenza di Sheriam, adesso che era riuscita a impossessarsi della stola da Custode. Quella farsa di eleggere le Ammesse ad Aes Sedai con un decreto era indecente! Sheriam doveva essere impazzita. Mentre la conversazione proseguiva, Lelaine cominciò a chiedersi dove fosse Delana. Ormai sarebbe dovuta arrivare.

Delana era in camera sua, e fissava Halima seduta sul bordo del letto. Il nome Aran’gar non doveva essere mai usato. A volte Delana aveva paura che Halima se ne sarebbe accorta se anche solo lo avesse pensato. Lo schermo contro le spie era piccolo, includeva solo loro due. «È una follia» disse alla fine. «Ma non capisci? Se continuo ad appoggiare tutte le fazioni prima o poi mi prenderanno!»

«Tutti devono correre dei rischi.» La fermezza nella voce della donna tradiva il sorriso sulla bocca carnosa. «E continuerai a fare pressione per far domare Logain. O, in alternativa, per ucciderlo.» Una leggera smorfia rese la donna ancora più bella. «Se lo facessero uscire da quella casa me ne occuperei di persona.»

Delana non riusciva a immaginare come, ma non avrebbe dubitato della donna fino a quando non l’avesse vista fallire. «Quello che non capisco è perché hai così tanta paura di un uomo che è costantemente schermato da sei Sorelle, giorno e notte.»

Gli occhi verdi di Halima lampeggiarono mentre scattava in piedi. «Non ho paura, non provare nemmeno a insinuarlo! Voglio che Logain sia tagliato dalla Fonte o ucciso, e questo è ciò che hai bisogno di sapere. Ci siamo capite bene?»

Delana prese in considerazione, non per la prima volta, l’idea di uccidere l’altra donna, ma, come sempre, aveva la certezza che sarebbe stata lei a morire. Halima riusciva sempre a capire quando abbracciava saidar, anche se lei non poteva incanalare. L’aspetto peggiore era che proprio perché aveva bisogno di lei, Halima non l’avrebbe uccisa; Delana non poteva immaginare cosa le avrebbe fatto, ma anche solo la vaga idea della minaccia la fece rabbrividire. «Sì, Halima» rispose remissiva, odiandosi per questo.

«Sei molto buona» mormorò Siuan, porgendo la tazza a Lelaine per far aggiungere dell’acquavite al suo tè. Il sole stava calando all’orizzonte, e irradiava una luce rossastra, ma dalle strade proveniva ancora il rumore dei festeggiamenti. «Non hai idea di quanto sia stancante tentare di insegnare a quella ragazza un po’ di etichetta. Sembra convinta che se si comporta come la Sapiente del villaggio tutto andrà bene. Il Consiglio secondo lei corrisponde alla Cerchia delle Donne o una cosa simile.»

Lelaine mormorò versi di approvazione. «Dici che si lamentava molto di Romanda?»

Siuan si strinse nelle spalle. «Qualcosa su Romanda che insiste nel voler rimanere qui invece che marciare verso Tar Valon, da quanto ho capito. Luce, la ragazza ha il temperamento di un martin pescatore nella stagione degli amori. Avevo quasi voglia di scuoterla per le spalle, ma adesso indossa la stola. Be’, una volta che finirò le lezioni, con lei avrò chiuso. Ti ricordi...»

Sorridendo interiormente, Siuan guardò Lelaine bersi la sua storia insieme al tè. A essere importante era solo la prima frase. La parte sul carattere era una sua aggiunta personale, ma forse avrebbe indotto qualcuna delle Adunanti a muoversi con maggior cautela nelle vicinanze di Egwene. Inoltre sospettava che potesse essere vero. Lei non sarebbe mai più stata Amyrlin ed era abbastanza sicura che tentare di manipolare Egwene si sarebbe rivelato un tentativo futile, come lo era stato con lei in persona a suo tempo, e altrettanto doloroso, ma insegnare all’Amyrlin a essere Amyrlin... Era impaziente di continuare come non si sentiva da tanto. Egwene al’Vere sarebbe stata un’Amyrlin che avrebbe fatto tremare i troni.

«E con il mio blocco come la mettiamo?» chiese Nynaeve, e Romanda la guardò corrucciata. Si trovavano nella sua stanza, nella Piccola Torre, ed era, in teoria, il turno di Romanda, secondo il programma che avevano organizzato le Gialle. La musica e le risate provenienti da fuori irritavano in qualche modo la Sorella.

«Prima non eri tanto impaziente. Ho sentito raccontare che hai detto a Dagdara che anche tu sei un’Aes Sedai e che quindi poteva trovarsi un lago e immergervi la testa.»

Nynaeve cominciò a scaldarsi. Sapeva che il suo carattere si sarebbe messo di mezzo. «Forse mi sono solo resa conto che essere Aes Sedai non significa che posso incanalare più facilmente di prima.»

Romanda tirò su con il naso. «Aes Sedai. È ancora lungo il cammino che devi percorrere per quel titolo, qualsiasi... Molto bene allora. Tenteremo qualcosa che non abbiamo ancora provato. Salta su un solo piede. E parla.» La Sorella Gialla sedette su una sedia intagliata vicina al letto, ancora accigliata. «Pettegolezzi. Parla di cose superficiali. Per esempio, di quale parte delle parole dell’Amyrlin Lelaine voleva discutere?»