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Scuotendo il capo, Mat riprese a osservare la foresta. Aiel o no, erano tutte simili. Se il mondo stesse finendo, una donna vorrebbe comunque avere il tempo di sistemarsi i capelli. Se fosse la fine del mondo, una donna troverebbe il tempo di dire a un uomo che sta facendo qualcosa di sbagliato, pensò. Avrebbe riso, se non fosse stato impegnato a chiedersi se i Custodi li stavano spiando proprio in quel momento.

Il sole era giunto al suo picco e aveva anche cominciato a ridiscendere quando la foresta cessò d’improvviso.

Il villaggio era separato dalla foresta da meno di cento passi di radura, e sembrava che fosse stato ripulito di recente. Salidar era un centro di considerevoli dimensioni, composto da edifici di pietra grigia e strade piene di gente indaffarata. Mat si infilò la sua giubba della migliore lana verde, ricamata in oro sui polsini e sul colletto, abbastanza elegante per incontrare delle Aes Sedai. Però la lasciò sbottonata. Non sarebbe morto di caldo nemmeno per loro.

Nessuno cercò di bloccarlo mentre entrava nel villaggio, ma la gente si fermò per guardare lui e la strana compagnia. Sapevano. Tutti sapevano. Smise di contare le Aes Sedai dopo aver raggiunto cinquanta; ci era arrivato troppo in fretta per restare sereno. Fra la folla non aveva visto soldati, a meno che non considerasse i Custodi, alcuni con addosso quei mantelli cangianti, altri che toccavano le else delle spade mentre li oltrepassavano. Non c’erano soldati in città. Dovevano essere tutti nell’accampamento di cui gli aveva parlato Vanin. E questo significava che erano pronti per qualcosa. Mat sperava che Talmanes stesse seguendo le sue istruzioni. L’uomo aveva buon senso, ma a volte era impaziente quanto Nalesean di sfidare qualcuno. Mat avrebbe preferito lasciare anche Daerid al comando — Daerid aveva visto fin troppe battaglie per essere impaziente — ma i nobili non lo avrebbero mai accettato. A Salidar non sembrava vi fossero mosche. Forse sanno qualcosa che io ignoro, si disse Mat.

Una donna colse la sua attenzione; molto graziosa, con addosso abiti insoliti, i capelli biondo oro acconciati in un’elaborata treccia che le arrivava fino alla vita, e aveva anche un arco. Non erano molte le donne che lo adottavano come arma. Si accorse che lui la guardava e s’infilò in un vicolo. Qualcosa nell’aspetto della donna gli sfiorò la memoria, ma non avrebbe saputo dire di cosa si trattasse. Era uno dei tanti problemi con tutti quei ricordi; vedeva sempre persone che gli rammentavano qualcuno che poi, quando alla fine riusciva a capire, scopriva essere morto da migliaia di anni. Forse ne aveva davvero vista una che le somigliava, in passato. I buchi nella memoria erano nebulosi. Probabilmente era un’altra Cercatrice del Corno, pensò, togliendosela di mente.

Non aveva senso continuare ad addentrarsi nel villaggio fino a quando qualcuno non gli avesse parlato, anche perché sembrava che nessuno lo avrebbe fatto. Mat tirò le redini e annuì, rivolto a una donna magra con i capelli neri che lo stava guardando, fredda e interrogativa. Graziosa, ma troppo scarna per i suoi gusti, anche senza quel viso privo dei segni dell’età. Chi poteva avere voglia di essere pungolato da delle ossa ogni volta che abbracciava una donna? «Mi chiamo Mat Cauthon» disse atono. Se la donna si aspettava inchini e riverenze, tanto valeva che andasse via, ma inimicarsela sarebbe stato sciocco. «Sto cercando Elayne Trakand, Egwene al’Vere e anche Nynaeve al’Meara.» Rand non l’aveva menzionata, ma lui sapeva che era partita insieme a Elayne.

L’Aes Sedai batté le palpebre sorpresa, ma la serenità le tornò in volto in un istante. Studiò lui e poi gli altri due, si soffermò su Aviendha, quindi guardò il capo squadriglia così a lungo che Mat si chiese se riuscisse a vedere il Drago e il disco bianco e nero attraverso il tessuto ripiegato delle bandiere. «Seguitemi» rispose alla fine. «Controllerò se l’Amyrlin Seat può ricevervi.» Quindi alzò leggermente la gonna e si incamminò lungo la strada.

Mentre Mat spronava Pips per seguirla, Vanin lo attese con il suo cavallo e mormorò: «Chiedere una qualsiasi cosa alle Aes Sedai non è mai una buona idea. Avrei potuto mostrarti io dove andare.» Detto questo fece un cenno del capo indicando un palazzo di pietra a tre piani. «La chiamano la Piccola Torre.»

Mat sollevò le spalle. La Piccola Torre? E c’era pure una donna che chiamavano Amyrlin Seat? Dubitava che quella particolare donna avesse incontrato Elaida. Rand aveva avuto di nuovo torto. Quel gruppo non era affatto spaventato. Erano troppo esaltate per avere paura.

L’Aes Sedai magra si fermò perentoria davanti al cubo di pietra. «Aspettate qui» disse, quindi svanì all’interno.

Aviendha smontò da cavallo e Mat la imitò, pronto ad afferrarla se avesse cercato di allontanarsi. Anche se gli fosse costato un po’ di sangue, non le avrebbe permesso di correre via per avventarsi contro la gola di Elayne ancor prima che lui avesse l’opportunità di parlare con quella cosiddetta Amyrlin. La donna invece rimase lì in piedi, con lo sguardo fisso, le mani giunte davanti alla vita e lo scialle adagiato morbidamente sui gomiti. Sembrava del tutto a suo agio, ma Mat pensava che potesse anche essere in preda al terrore. Se aveva del buon senso, di sicuro lo era. Adesso attorno a loro si era raccolta una folla.

Le Aes Sedai avevano cominciato a radunarsi, chiudendosi davanti alla facciata della Piccola Torre mentre li osservavano in silenzio. L’arco di donne aumentava di dimensione man mano che si prolungava l’attesa. Per la verità sembrava che studiassero Aviendha quanto lui, e Mat percepiva tutta la freddezza di quegli sguardi illeggibili. Si trattenne a stento dal toccare il medaglione d’argento con la testa di volpe che pendeva sotto la camicia.

Un’Aes Sedai dal volto liscio si fece largo tra la folla guidando una giovane ragazza snella vestita di bianco e con dei grandi occhi. Mat ricordava vagamente Anaiya, ma la donna non sembrava interessata a lui. «Ne sei sicura, bambina?» chiese l’Aes Sedai alla novizia.

Le labbra della donna si tesero leggermente, ma dalla voce non trapelò irritazione. «Sembra ancora circondato da un bagliore, brilla. Lo vedo davvero, ma non so perché.»

Anaiya le rivolse un sorriso deliziato. «Lui è un ta’veren, Nicola. Hai scoperto il tuo primo Talento. Puoi vedere i ta’veren. Adesso torna alle tue lezioni. Veloce, se non vuoi rimanere indietro.» Nicola fece la riverenza e, dopo aver lanciato un ultimo sguardo a Mat, se ne andò attraversando il circolo di Aes Sedai.

A quel punto Anaiya spostò la sua attenzione su di lui, uno di quegli sguardi da Aes Sedai che servivano a mettere gli uomini a disagio. Era ovvio che qualche Sorella fosse al corrente di lui — qualcuna sapeva molto più di quanto Mat desiderasse e, a pensarci bene, gli sembrava di ricordare che Anaiya fosse una di queste — ma sentirlo annunciare in quel modo, davanti alla Luce sola sapeva quante donne con quei freddi occhi da Aes Sedai... Mat accarezzò la parte incisa della sua lancia. Testa di volpe o no, ce n’erano troppe che avrebbero potuto mettergli le mani addosso e portarlo via. Maledette Aes Sedai! Maledetto Rand! pensò.

L’interesse di Anaiya rimase fisso su di lui solo per un istante. Avvicinandosi ad Aviendha, la donna disse: «Come ti chiami, bambina?» Il tono di voce era piacevole, ma la donna si aspettava una risposta e senza indugi.

La Aiel la guardò determinata, sfruttando al massimo la sua altezza superiore. «Mi chiamo Aviendha, delle Nove Valli, setta degli Aiel Taardad.» La bocca di Anaiya assunse quasi un sorriso misto a diffidenza.

Mat si chiese chi avrebbe vinto quello scontro di sguardi, ma prima che riuscisse a scommettere con se stesso, un’altra Aes Sedai si unì a loro, una donna dal volto spigoloso che sembrava vecchia malgrado l’assenza dei segni dell’età e i capelli castani e luminosi. «Sai di poter incanalare, bambina?»

«Sì» rispose secca Aviendha, chiudendo la bocca di scatto come se non intendesse aggiungere altro. Si concentrò nell’aggiustare lo scialle, ma ormai aveva già rivelato abbastanza. Le Aes Sedai si riunirono intorno a lei, allontanando Mat.