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«Quanti anni hai, bambina?»

«Hai già sviluppato un potenziale elevato, ma come novizia potresti imparare molto.»

«Sai se le ragazze aiel muoiono di una malattia che le consuma quando hanno qualche anno meno di te?»

«Da quanto tempo hai...»

«Potresti...»

«Dovresti davvero...»

«Devi...»

Nynaeve apparve sulla soglia improvvisamente, tanto che sembrò saltare fuori dall’aria. Fissò Mat con le mani sui fianchi. «Che cosa ci fai qui, Matrim Cauthon? Come hai fatto ad arrivare fin qui? Suppongo sia troppo sperare che tu non abbia nulla a che fare con quest’esercito di fautori del Drago che sta per calare su di noi.»

«In effetti,» rispose Mat acido «ne sono al comando.»

«Tu!» Nynaeve rimase impalata a bocca spalancata, quindi si riscosse, sistemandosi l’abito di seta blu come se fosse stato in disordine. Aveva la scollatura più profonda che Mat le avesse mai visto, abbastanza da mostrare una porzione di seno e ricamata con dei motivi a spirale di colore giallo.

Decisamente diversa dalla donna che si ricordava ai tempi di casa. «Be’, vieni con me» disse secca Nynaeve. «Ti accompagno dall’Amyrlin.»

«Mat Cauthon» chiamò Aviendha, leggermente ansiosa. Stava guardando oltre le Aes Sedai per cercarlo. «Mat Cauthon.» Solo il suo nome, ma provenendo da un’Aiel, sembrava un richiamo frenetico.

Le Aes Sedai che la circondavano proseguirono, con le voci calme, ragionevoli e inesorabili.

«Per te la cosa migliore da fare sarebbe...»

«Dovresti considerare...»

«Molto meglio se...»

«Non puoi nemmeno pensare di...»

Mat sorrise. La donna avrebbe potuto estrarre il pugnale in ogni momento, ma tra quella folla dubitava che le sarebbe servito a qualcosa. Non sarebbe andata a caccia di Elayne nei prossimi minuti, quello era certo. Chiedendosi se al suo ritorno l’avrebbe trovata con un abito bianco, passò la lancia a Vanin. «Fai strada, Nynaeve. Andiamo a vedere questa tua Amyrlin.»

La donna gli rivolse un’occhiataccia e lo guidò all’interno tirandosi la treccia e mormorando, solo in parte a se stessa: «Quella è opera di Rand al’Thor, vero? So che in qualche modo è coinvolto. Spaventare tutti in questo modo. Tu stai attento a come ti muovi, ‘lord Generale Cauthon’, o giuro che ti farò desiderare che di averti di nuovo scoperto a rubare i mirtilli. Spaventare le persone! Anche un uomo dovrebbe avere maggior buon senso! Smettila di sorridere, Mat Cauthon. Non so cosa deciderà l’Amyrlin riguardo a tutto ciò.»

Sedute davanti ai tavoli all’interno dell’edificio c’erano delle Aes Sedai — a lui sembrava una sala comune, anche con quelle donne che scrivevano e davano ordini — ma le donne gli lanciarono appena un’occhiata mentre lui e Nynaeve attraversavano la stanza. Serviva solo a dimostrare quale comportamento insolito avessero in quel posto. Un’Ammessa che camminava a grandi passi borbottando e nessuna di quelle Aes Sedai che dicesse una parola. Mat era rimasto nella Torre per un breve periodo, ma sapeva che quello non era un comportamento tipico da Aes Sedai.

Nel retro della stanza, Nynaeve aprì una porta che aveva visto giorni migliori. In quel posto tutto sembrava aver visto giorni migliori. Mat la seguì all’interno e... si fermò di colpo. C’era Elayne, bella come sempre con i suoi capelli color oro, solo che giocava alla gran dama dandosi quelle sue arie, con addosso un abito di seta verde a collo alto e uno di quei sorrisi accondiscendenti. Aveva sollevato un sopracciglio. Poi vide Egwene, seduta dietro un tavolo con un sorriso interrogativo e una stola con sette strisce colorate sul vestito giallo chiaro. Dopo aver lanciato un’occhiata all’esterno sbatté la porta prima che una qualsiasi delle Aes Sedai potesse guardare dentro.

«Forse pensi che sia divertente,» gridò Mat, superando la breve distanza che li separava «ma se lo scoprono ti spelleranno. Non ti lasceranno mai andare, maledizione, nessuna di voi, se loro...» Strappò via la stola dalle spalle di Egwene e la fece alzare di corsa da quella sedia ma... Il medaglione d’argento con la testa di volpe divenne freddo.

Mat spinse Egwene lontana dal tavolo e lanciò loro un’occhiataccia. Egwene sembrava solo confusa, ma Nynaeve era rimasta a bocca spalancata e i grandi occhi di Elayne sembravano pronti a saltare fuori dalle orbite e cadere in terra. Una di loro aveva provato a usare il Potere su di lui. La sola cosa buona che avesse ottenuto da quel viaggio nel ter’angreal era il medaglione con la testa di volpe. Supponeva che anche quello dovesse essere un ter’angreal, ma ne era comunque felice. Fino a quando fosse rimasto in contatto con la pelle, l’Unico Potere non avrebbe potuto raggiungerlo. Se non altro, non saldar; ne aveva più prove di quante ne volesse. Quando qualcuno provava a incanalare contro di lui, il medaglione diventava freddo.

Mat lanciò la stola e il suo cappello sul tavolo, quindi si sedette e si rialzò dalla sedia per rimuovere diversi cuscini lanciandoli a terra. Appoggiò un piede sul tavolo e guardò le donne. «Avrete bisogno di quei cuscini se la cosiddetta Amyrlin scoprirà il vostro scherzetto.»

«Mat» disse Egwene con voce ferma, ma lui la interruppe.

«No! Se volevi parlare, avresti dovuto farlo invece che scagliarmi contro il maledetto Potere. Adesso puoi solo ascoltare.» «Come hai fatto?» chiese Elayne meravigliata. «I flussi sono... svaniti.»

Quasi nello stesso istante, Nynaeve disse con voce minatoria: «Mat Cauthon, stai commettendo il più grande...»

«Vi ho detto di ascoltare!» esclamò Mat puntando un dito contro Elayne. «A te, ti riporto a Caemlyn, se riesco a evitare che Aviendha ti uccida. Se non vuoi che quella tua bella gola venga squarciata, restami vicino e fai ciò che ti dico senza domande!» Il dito passò quindi su Egwene. «Rand ha detto che può rimandarti dalle Sapienti quando vuoi e se ciò che ho visto finora è un segno di quanto stai combinando, il mio consiglio è di approfittarne subito! Sembra che tu sappia come viaggiare,» Egwene sussultò a quell’osservazione «quindi puoi aprire un passaggio su Caemlyn per la Banda. Non voglio discussioni, Egwene! E nemmeno da te, Nynaeve! Pensavo di lasciarti qui, ma se vuoi venire con noi, puoi farlo; però ti avviso, tira quella treccia contro di me solo una volta e giuro che ti sculaccio!»

Le ragazze lo fissavano come se gli fossero spuntate le corna, proprio come a un Trolloc, ma almeno stavano zitte. Forse era riuscito a mettere un po’ di buon senso in quelle zucche. Non che lo avrebbero mai ringraziato per essere state salvate. Oh, no. Non loro. Come sempre gli avrebbero detto che con un po’ più di tempo avrebbero trovato una soluzione da sole. Se una donna era in grado di dirti che stavi interferendo con i suoi affari mentre cercavi di salvarla da una prigione sotterranea, cosa sarebbe riuscita a tirare fuori in altre situazioni?

Mat sospirò. «Adesso, quando quella povera cieca che hanno scelto come Amyrlin arriverà, lasciatemi parlare. Non dev’essere molto intelligente, altrimenti non sarebbero mai riuscite ad assegnarle questa posizione. Amyrlin Seat in un maledetto villaggio nel mezzo del maledetto nulla. Tenete le bocche chiuse e fate la riverenza al meglio delle vostre capacità. Ci penserò io a togliervi di nuovo le castagne dal fuoco.» Le donne lo fissavano. Bene. «So tutto sull’esercito, ma anche io ne ho uno. Se la donna è pazza al punto tale da credere di riuscire a riprendere la Torre a Elaida... Be’, probabilmente non rischierà perdite inutili per trattenervi qui. Tu, Egwene, creerai un passaggio e io vi porterò a Caemlyn entro domani o al massimo in due giorni. Per quanto mi riguarda, quelle pazze possono pure correre in giro e farsi ammazzare da Elaida. Forse avrete compagnia. Non possono essere tutte pazze. Rand è disposto a offrire l’immunità. Un inchino, un giuramento veloce di fedeltà e lui farà in modo che Elaida non vi impali le teste per metterle in mostra a Tar Valon. Non possono chiedere di meglio. Be’? Non avete nulla da dire?» Le donne non battevano nemmeno ciglio, per quanto lui riuscisse a vedere. «Un semplice ‘Grazie, Mat’ può andare bene.» Nemmeno una parola. Nemmeno un piccolo cenno.