Mat aggrottò le sopracciglia, chiedendosi se l’uomo pensasse di poter confondere tutto girando intorno all’argomento abbastanza a lungo. «Egwene mi piace, io... che io sia folgorato, Thom, stiamo parlando di Egwene, e la dice tutta. È il motivo per cui sto cercando di salvare quel suo stupido collo.»
«Intendi dire salvarla dal calzolaio» mormorò Thom, ma Mat proseguì.
«Il suo collo e quello di Elayne; anche quello di Nynaeve, se riesco a non strozzarla con le mie mani. Luce! Voglio solo aiutarle. Inoltre Rand spezzerà il mio, di collo, se succede qualcosa a Elayne.»
«Hai mai pensato di aiutarle a fare ciò che vogliono invece di quanto vuoi tu? Se avessi fatto quel che volevo, avrei messo Elayne su un cavallo e cavalcato alla volta di Andor. Adesso però lei deve fare altre cose — necessarie, credo — quindi le corro appresso, sudando giorno e notte con il terrore che qualcuno riesca a ucciderla prima che io possa fermarlo. Si recherà a Caemlyn quando sarà pronta per farlo.» Detto questo aspirò dalla sua pipa con compiacenza, ma la voce era stata leggermente tesa verso la fine della frase, come se le sue parole non gli piacessero quanto dava a vedere.
«A me sembra che vogliano servire le loro teste su un piatto a Elaida.» Quindi Thom avrebbe messo quella sciocca su un cavallo, eh? Un menestrello che trascinava l’erede al trono alla sua incoronazione! Aveva davvero un’alta opinione di se stesso.
«Tu non sei uno sciocco, Mat» disse Thom con calma. «Lo sai bene. Egwene... è difficile pensare che quella bambina sia Amyrlin...»
Mat sbuffò, completamente d’accordo, ma Thom non vi fece attenzione. «...Eppure penso che abbia la spina dorsale per esserlo. È troppo presto per dire se le cose che sono accadute siano solo coincidenze, ma incomincio a credere che abbia sale in zucca. Mi chiedo se sia abbastanza forte da sopravvivere. Se manca di forza se la mangeranno viva, spina dorsale, testa e tutto.»
«Chi lo farà, Elaida?»
«Lei, se ne avrà la possibilità; la forza non le manca di certo. Ma le Aes Sedai qui non pensano a Egwene come a un’Aes Sedai; Amyrlin forse, ma non Aes Sedai, per quanto sia difficile da credere.» Thom scosse il capo. «Non lo capisco, ma è così. Lo stesso vale per Elayne e Nynaeve. Cercano di tenerlo per sé, ma nemmeno le Aes Sedai sanno nascondere bene le cose quanto pensano, se osservi con attenzione e resti all’erta.» Estrasse di nuovo la lettera, solo per girarla fra le mani, senza guardarla. «Egwene sta camminando sull’orlo di un precipizio, Mat, e le tre fazioni qui a Salidar — tre di cui io sia sicuro — potrebbero spingerla giù se solo mette un piede in fallo. Elayne la seguirà, se dovesse succedere, come anche Nynaeve. O forse le spingeranno giù per prime di modo che si trascinino appresso Egwene.»
«Proprio qui a Salidar» ripeté Mat, piatto come una tavola. Thom annuì con calma e lui non riuscì a evitare di alzare la voce.
«E tu vuoi che io le lasci qui?»
«Voglio che tu smetta di pensare di poter decidere per loro. Hanno scelto cosa fare e tu non puoi cambiarlo, ma forse, e dico forse, puoi aiutarmi a tenerle in vita.»
Mat scattò in piedi. In testa aveva l’immagine di una donna con un pugnale in mezzo ai seni; non si trattava di uno di quei ricordi in prestito. Prese a calci il barilotto sul quale si era seduto facendolo rotolare lungo il vicolo. Aiutare un menestrello a tenerle in vita? In lui si risvegliò un vago ricordo di Basel Gill, un locandiere di Caemlyn che gli aveva detto qualcosa riguardo Thom, ma era nebuloso e svanì non appena cercò di trattenerlo. «Di chi è quella lettera, Thom? Un’altra donna che hai soccorso? O l’hai lasciata dove potevano decapitarla?»
«L’ho lasciata» rispose sommessamente Thom. Alzandosi si allontanò senza aggiungere parola.
Mat stava quasi per corrergli dietro, voleva dirgli qualcosa, solo che non riusciva a pensare a niente da dire. Vecchio pazzo! No, non era pazzo. Egwene era testarda come un mulo e Nynaeve la faceva sembrare docile. Peggio ancora, entrambe si sarebbero arrampicate su un albero per vedere meglio il fulmine. Per quanto riguardava Elayne, le nobili non avevano mai abbastanza buon senso per rientrare in casa quando pioveva. Poi si indignavano quando si bagnavano.
Pulì la pipa schiacciando le braci con il tacco dello stivale prima che l’erba secca potesse incendiarsi, quindi raccolse il cappello e zoppicò verso la strada. Aveva bisogno di informazioni da una fonte migliore di un menestrello illuso di potersene andare in giro con quella ragazzina boriosa erede al trono. Alla sua sinistra vide Nynaeve che usciva dalla Piccola Torre e si incamminò verso di lei, girando attorno a dei carri carichi tirati da buoi o cavalli. Lei avrebbe potuto dirgli ciò che voleva sapere. Dal fianco gli scaturì una stilettata di dolore. Che io sia folgorato, mi deve come minimo delle risposte, si disse.
Proprio in quel momento Nynaeve lo vide e si irrigidì palesemente. Per un istante lo guardò mentre si avvicinava, quindi d’improvviso si allontanò in tutta fretta nella direzione opposta, nel chiaro tentativo di evitarlo. Si guardò due volte indietro prima che la gente e i carri la nascondessero.
Mat si fermò accigliato, abbassando la visiera del cappello. Prima la donna lo aveva preso a calci per nessun motivo, adesso non voleva parlargli. Volevano lasciarlo a cuocere nel suo brodo, lei ed Egwene, fino a quando non fosse scattato docilmente quando loro avrebbero puntato il dito. Be’, hanno scelto l’uomo sbagliato per i loro giochini, che siano folgorate!
Vanin e gli altri sì trovavano fuori dalle stalle vicino a un edificio di pietra che di sicuro una volta era stato una locanda. Adesso le Aes Sedai andavano avanti e indietro. Pips e gli altri cavalli erano legati a un giogo e Vanin con gli altri due esploratori che erano stati catturati erano accovacciati contro la parete. Mar e Cadwin erano uomini completamente diversi uno dall’altro. Il primo alto, dinoccolato e dal volto duro, il secondo basso, tarchiato e dal volto mite, ma entrambi sembravano molto imbarazzati alla vista di Mat. Nessuno dei due aveva accettato la facilità con cui erano stati catturati. I due capi squadriglia erano rigidi, mentre continuavano a tenere strette le bandiere contro le aste, come se la cosa avesse ancora un senso. Sembravano più che apprensivi. Una battaglia era una cosa; tutte quelle Aes Sedai erano ben altro. In battaglia un uomo poteva avere una possibilità. Due Custodi li osservavano. Non apertamente e dall’altro lato della stalla, ma non avevano scelto a caso proprio quel punto al sole per conversare.
Mat carezzò il muso di Pips, quindi dopo un istante cominciò a esaminare gli occhi del cavallo. Un tipo con un grembiule di cuoio uscì dalla stalla, portando in strada una carriola piena di letame. Vanin si avvicinò per studiare gli occhi di Pips. Senza guardarlo, Mat disse: «Pensi di riuscire a raggiungere la Banda?»
«Forse.» L’esploratore aggrottò le sopracciglia e sollevò la palpebra di Pips. «Forse. Con un po’ di fortuna. Però odio l’idea di lasciare il mio cavallo.»
Mat annuì, osservando l’occhio più da vicino. «Riferisci a Talmanes di rimanere fermo. Potrei restare qui per qualche giorno e non voglio nessun maledetto tentativo di salvarmi. Cerca di ritornare qui. Senza essere visto, se ci riesci.»
Vanin sputò nella polvere, sotto Pips. «L’uomo che si immischia con le Aes Sedai si mette la briglia e la sella da solo. Tornerò appena posso.» Scuotendo il capo si incamminò fra la folla, un uomo grasso e disordinato con una camminata ondeggiante che nessuno avrebbe sospettato di essere un artista nel comportarsi furtivamente.
Uno dei capi squadriglia si schiarì la gola esitante e si fece vicino. «Mio signore, tutto a... Fa parte del tuo piano, vero, mio signore?»
«Esattamente il mio piano, Verdin» rispose Mat, carezzando Pips. Era chiuso in un sacco e i lacci erano stretti. Aveva promesso a Rand di portare in salvo Elayne a Caemlyn e adesso non avrebbe potuto andare via senza di lei. Non poteva nemmeno lasciare Egwene con la testa sul ceppo del boia. Forse — Luce, come bruciava! — avrebbe dovuto seguire il consiglio di Thom. Cercare di tenere le maledette teste delle maledette donne sulle loro maledette spalle aiutandole in qualche modo a far funzionare quello schema folle e impossibile. Mentre tentava di proteggere anche il suo, di collo. Il tutto escludendo la possibilità di una attacco di Aviendha contro Elayne. Be’, almeno si sarebbe trovato nelle vicinanze quando fosse accaduto. Magra consolazione. «Tutto va maledettamente bene.»