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Elayne si aspettava di trovare Aviendha nella sala d’attesa o forse di fuori, ma non fu difficile scoprire perché non era in nessuno dei due posti. Fra le Aes Sedai si erano diffusi due soli argomenti di conversazione e ne parlavano tutte, con le carte abbandonate sui tavoli. Mat occupava la maggior parte dei discorsi; anche le inservienti e le novizie affaccendate nella stanza si soffermavano, a scambiare qualche parola su di lui. Si trattava di un ta’veren.

Era prudente lasciare che un ta’veren si trattenesse a Salidar? Era davvero stato alla Torre e lasciato semplicemente libero di andarsene? Era vero che comandava un esercito di fautori del Drago? Doveva essere arrestato per le atrocità di cui avevano sentito parlare? Era vero che proveniva dallo stesso villaggio del Drago Rinato e dell’Amyrlin? C’erano voci su due ta’veren collegati al Drago Rinato; chi era il secondo e dove poteva essere trovato? Forse Mat Cauthon lo sapeva. Sembrava che ci fossero tanti pareri quante erano le persone nella stanza.

Erano due le domande che Elayne si era aspettata di sentire e che invece non coglieva. Cosa ci faceva Mat a Salidar e come aveva fatto Rand a sapere dove inviarlo? Nessuna lo aveva chiesto, ma vide delle Aes Sedai stringere improvvisamente lo scialle come se avessero freddo o sussultare quando si accorgevano che qualcuno aveva rivolto loro la parola, una cameriera che fissava nel nulla prima di riprendersi con uno scossone e una novizia che lanciava occhiate spaventate alle Sorelle. Mat non era un gatto fra i piccioni, ma l’esempio si avvicinava parecchio all’idea. Il solo fatto che Rand sapesse dove si trovavano sembrava sufficiente a farle rabbrividire.

Aviendha aveva scatenato meno commenti, ma le Sorelle non potevano fare a meno di parlare di lei e non solo per cambiare discorso. Non accadeva tutti i giorni che una selvatica apparisse di sua spontanea volontà, specialmente una con quella notevole forza e per giunta Aiel. L’ultima parte affascinava davvero tutte le Sorelle. Nessuna Aiel era mai stata addestrata alla Torre ed erano poche le Aes Sedai a essere entrate nel deserto Aiel.

Fu sufficiente una sola domanda per scoprire dov’era tenuta. Non proprio prigioniera, ma Elayne sapeva com’erano le Aes Sedai quando volevano che una donna diventasse novizia.

«Indosserà il bianco prima del tramonto» disse sicura Akarrin. Una Marrone magra, annuì per aggiungere enfasi a ogni parola. Le due Sorelle che erano con lei fecero lo stesso.

Sbuffando sommessamente Elayne si diresse in strada. Davanti a sé vide Nynaeve che praticamente correva e si guardava dietro le spalle talmente spesso da sbattere contro i passanti. Elayne aveva pensato di raggiungerla — non le sarebbe dispiaciuto avere compagnia — ma non avrebbe corso con quel caldo, concentrazione o no, e sembrava il solo modo per raggiungerla. In ogni caso, sollevò la gonna e aumentò l’andatura.

Prima che avesse fatto cinquanta passi, sentì che Birgitte si avvicinava e si voltò per vederla correre in strada. Con lei c’era Areina, ma si fermò poco prima e incrociò le braccia aggrottando le sopracciglia. La donna era un’insopportabile piccola sciagurata e di sicuro non aveva cambiato opinione, anche se adesso Elayne era davvero un’Aes Sedai.

«Pensavo che dovessi essere informata» disse Birgitte con calma. «Ho appena sentito che quando partiremo alla volta di Ebou Dar, Vandene e Adeleas verranno con noi.»

«Capisco» mormorò Elayne. Forse le due avevano un motivo per raggiungere Merilille, anche se vi erano già tre Aes Sedai alla corte di Tylin, o forse avevano una missione personale a Ebou Dar. Elayne non credeva a nessuna delle due ipotesi. Areina aveva preso una posizione precisa, come anche il Consiglio. Elayne e Nynaeve dovevano essere accompagnate da due vere Aes Sedai. «Lei capisce che non verrà?»

Birgitte lanciò un’occhiata nella direzione in cui fissava Elayne, verso Areina, quindi sollevò le spalle. «Capisce, ma non è contenta. Io sono impaziente di andare via.»

Elayne esitò solo un istante. Aveva promesso di mantenere diversi segreti, cosa che non le piaceva affatto, ma non di sospendere i tentativi di convincere l’altra donna che non ce n’era bisogno e che la cosa non aveva senso. «Birgitte, Egwene...»

«No!»

«Perché no?» Birgitte era diventata sua Custode non molto dopo la sua decisione che, quando avesse legato Rand, gli avrebbe fatto promettere in qualche modo che le avrebbe obbedito, almeno nei casi importanti. In un secondo momento aveva deciso diversamente. Rand avrebbe dovuto rispondere alle sue domande. Birgitte rispondeva quando voleva, eludeva le domande che non le garbavano e a volte assumeva un’espressione ostinata, proprio come stava facendo ora. «Dimmi perché no, e se è un motivo valido non te lo chiederò mai più.»

Prima Birgitte la guardò torva. Quindi prese il braccio di Elayne e la spinse quasi verso l’imboccatura di un vicolo. Nessun passante le osservò due volte e Areina rimase dov’era, anche se ora era più scura in volto, ma Birgitte si guardò comunque intorno con cautela e parlò in un sussurro. «Ogni volta che la Ruota mi intesseva nel mondo, nascevo, vivevo e morivo senza nemmeno sapere di essere legata alla Ruota. Lo sapevo solo nell’intervallo fra le due fasi di morte e rinascita, quando mi trovavo nel tel’aran’rhiod. A volte diventavo un personaggio noto, anche famoso, ma ero come chiunque altro, non qualcuna uscita dalle leggende. Stavolta sono stata strappata fuori dal Mondo dei Sogni, non intessuta. Per la prima volta mi ritrovo in carne e ossa e so chi sono. Per la prima volta, anche altri potrebbero saperlo. Thom e Juilin sanno; non dicono nulla, ma ne sono sicura. Non mi guardano come fanno con le altre persone. Se dicessi che ho deciso di scalare una montagna di vetro e uccidere un gigante a mani nude, mi chiederebbero solamente se ho bisogno di aiuto per raggiungerla e non si aspetterebbero una risposta affermativa.»

«Non capisco» rispose lentamente Elayne, e Birgitte sospirò reclinando il capo.

«Non so se potrò rispondere alle aspettative di tutti. Nelle altre vite ho fatto quanto dovevo, ciò che sembrava giusto, almeno per Maerion, Joana o qualsiasi altra donna. Adesso sono Birgitte delle storie. Tutti quelli che sanno si aspetteranno qualcosa. Mi sento come una danzatrice delle piume che si avvia verso un conclave Tovan.»

Elayne non fece domande; quando Birgitte menzionava eventi delle vite passate, le spiegazioni di solito creavano ancora più confusione dell’ignoranza. «Non ha senso» rispose con fermezza, afferrando l’altra donna per le braccia. «Io so e di sicuro non mi aspetto che tu uccida dei giganti. Nemmeno Egwene. E lei lo sa già.»

«Fino a quando io non lo ammetterò,» mormorò Birgitte «sarà come se non sapesse. Non scomodarti a dire che non ha senso: lo so anch’io, ma questo non cambia nulla.»

«Allora cosa mi dici di quest’altro? Lei è l’Amyrlin e tu sei una Custode. Merita la tua fiducia, Birgitte. Ne ha bisogno.»

«Hai finito con lei?» chiese Areina a un passo di distanza. «Se vai via e mi lasci, il meno che puoi fare è aiutarmi con il tiro con l’arco, come hai detto che avresti fatto.»

«Ci penserò» rispose Birgitte a Elayne. Girandosi poi verso Areina la prese per la treccia alla base del collo. «Parleremo del tiro con l’arco,» disse spingendola in strada «ma prima discuteremo di buone maniere.»

Scuotendo il capo, Elayne si ricordò improvvisamente di Aviendha e proseguì. La casa non era lontana.

Ci mise qualche momento a riconoscere la Aiel. Era abituata a vederla con il cadin’sor e i capelli rosso scuro tagliati corti, non con la gonna e la blusa, lo scialle e i capelli che le arrivavano sotto le spalle, tenuti indietro da una fascia. A prima vista non sembrò in difficoltà. Seduta abbastanza goffamente su una sedia — gli Aiel non erano abituati alle sedie — pareva sorseggiasse serena il tè insieme a cinque Sorelle sedute in circolo nel soggiorno. Nelle case che ospitavano le Aes Sedai esistevano spazi simili, ma Elayne e Nynaeve risiedevano ancora nella loro stanzetta. A un secondo sguardo vide che Aviendha lanciava occhiate severe alle altre donne. Non ebbe tempo per un terzo esame; non appena vide Elayne, Aviendha balzò in piedi e lasciò cadere la tazza sul pavimento pulito da poco. Elayne aveva visto pochi Aiel se non alla Pietra di Tear, ma sapeva che nascondevano le proprie emozioni e Aviendha era molto brava a farlo. Adesso sul suo volto era dipinto un dolore autentico.