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«Mi dispiace,» Elayne si rivolse alle Sorelle «ma devo portarvela via per un po’. Forse porrete parlarle più tardi.»

Alcune di loro esitarono sull’orlo della protesta, anche se non l’avrebbero mai formulata. Elayne era ovviamente la più forte della stanza, a parte forse Aviendha, e nessuna delle Aes Sedai era Adunante o membra del consiglio di Sheriam. Era molto contenta che Myrelle non fosse presente, visto che viveva in quella casa. Elayne aveva scelto l’Ajah Verde e la scelta era stata accettata, ma in un secondo tempo aveva scoperto che Myrelle era a capo dell’Ajah Verde di Salidar. Myrelle, che era Aes Sedai da meno di quindici anni. Dalle cose che erano state dette, Elayne sapeva che c’erano Verdi a Salidar che avevano portato lo scialle per almeno cinquant’anni, anche se nessuna di loro aveva i capelli grigi. Nel caso Myrelle fosse stata presente, la forza di Elayne non sarebbe servita a nulla, se la guida della sua Ajah avesse voluto trattenere Aviendha. Nella situazione attuale solo Shana, una Bianca con gli occhi tondi simili a quelli di un pesce, aprì la bocca, quindi la richiuse, anche se imbronciata, quando Elayne inarcò un sopracciglio.

Le cinque donne avevano le labbra serrate, ma lei ignorò la tensione. «Grazie» disse con un sorriso falso.

Aviendha si mise un fagotto scuro dietro le spalle, ma esitò fino a quando Elayne non le chiese apertamente di seguirla. Una volta in strada, Elayne disse: «Chiedo scusa per l’accaduto. Non permetterò che succeda di nuovo.» Di quello era sicura. Se non lei, Egwene avrebbe potuto fare qualcosa. «Temo che non ci siano molti posti dove possiamo parlare da sole. A quest’ora del giorno la mia stanza è molto calda. Potremmo cercare un po’ d’ombra, o bere del tè, se non ti hanno già riempita.»

«La tua stanza.» Non fu proprio una frase asciutta, ma era chiaro che Aviendha non volesse parlare, non ancora. La Aiel prese all’improvviso da un carro di passaggio pieno di legna per il fuoco un ramo, più lungo di un braccio e poco più spesso d’un pollice. Unendosi di nuovo a Elayne, cominciò a pulirlo con il pugnale. La lama affilata rimuoveva i rametti laterali come un rasoio. Adesso non aveva più l’espressione addolorata, sembrava piuttosto determinata.

Elayne la guardò in tralice mentre camminavano. Non credeva che Aviendha volesse farle del male, qualunque cosa sostenesse quello zoticone di Mat Cauthon, però... conosceva un po’ di ji’e’toh. Aviendha glielo aveva spiegato quando si erano trovate insieme alla Pietra di Tear. Forse Rand aveva detto o fatto qualcosa. Forse quello sconcertante labirinto di onore e obblighi richiedeva che Aviendha... ma non sembrava possibile. Forse...

Quando raggiunsero la stanza decise di affrontare l’argomento per prima. Di fronte all’altra donna — non abbracciando saidar deliberatamente — disse: «Mat sostiene che tu sia venuta qui per uccidermi.»

Aviendha batté le palpebre. «Gli abitanti delle terre bagnate capiscono sempre le cose al contrario» rispose meravigliata. Appoggiò il bastone sul letto di Nynaeve e vi mise accanto la cintara con il pugnale. «La mia sorella prossima Egwene mi ha chiesto di vegliare su Rand al’Thor per te, cosa che avevo promesso di fare.» Il fagotto e lo scialle finirono in terra vicino alla porta. «Ho un toh nei suoi confronti, ma uno ancora più grande nei tuoi.» Slacciò la blusa e se la sfilò, quindi si calò la sottoveste fino alla vita. «Amo Rand al’Thor e una volta sono anche andata a letto con lui. Ho un toh e ti chiedo di aiutarmi a soddisfarlo.» Voltandole le spalle si inginocchiò nel poco spazio disponibile. «Puoi usare il bastone o il pugnale, come preferisci, il toh è mio ma la scelta è tua.» A quel punto alzò il mento raddrizzando il collo. Aveva gli occhi chiusi. «Qualsiasi cosa sceglierai, l’accetterò.»

Elayne pensava che le ginocchia le avrebbero ceduto. Min aveva detto che la terza donna era pericolosa, ma Aviendha? Un istante! Aveva detto che lei... con Rand! La mano scattò verso il pugnale sul letto ed Elayne incrociò le braccia per trattenersi dal proseguire. «Alzati e rimettiti la blusa. Non ti colpirò con...» Solo una volta? Strinse ancora di più le braccia per tenere le mani ferme, «...e di sicuro non toccherò quel pugnale. Per favore, mettilo via.» Glielo avrebbe anche passato, ma non era sicura di poter toccare un’arma proprio in quel momento. «Non hai alcun toh nei miei confronti.» In quella frase aveva creduto. «Amo Rand, ma non mi importa se lo ami anche tu.» La bugia le scottava sulla lingua. Aviendha era andata a letto con lui?

Girandosi da inginocchiata, Aviendha la guardò corrucciata. «Non sono certa di capire. Stai proponendo di dividerlo? Elayne, noi siamo amiche, ma dovremmo essere sorelle prime se dobbiamo poi diventare sorelle mogli. Ci vorrà del tempo per sapere se possiamo farlo.»

Accortasi di essere rimasta a bocca aperta, Elayne la chiuse.

«Immagino che ci vorrà del tempo» concordò sommessamente. Min continuava a dire che lo avrebbero condiviso, ma di sicuro non in questo modo! Anche solo pensarlo era indecente! «La situazione è leggermente più complessa di quel che pensi. C’è anche un’altra donna che lo ama.»

Aviendha si alzò con tale velocità che sembrò trovarsi per magia prima in un posto e poi in un altro. Gli occhi verdi dardeggiarono e impugnò l’arma.

Elayne stava quasi per ridere. Un istante prima aveva parlato di condividerlo e poi era diventata feroce come... come... come me, pensò, non totalmente compiaciuta della conclusione. Avrebbe potuto essere peggio, molto peggio. Avrebbe potuto trattarsi di Berelain. Visto che doveva per forza essere qualcuno, tanto valeva che fosse Aviendha. E tanto vale che me la veda con questo problema, invece di scalciare la gonna come una bambina, si disse. Sedendosi sul letto si poggiò le mani in grembo. «Metti via quella cosa e siediti, Aviendha. E per favore, rimettiti la blusa. Ho molte cose da dirti. C’è una donna — mia amica e sorella prossima — di nome Min...»

Aviendha si vestì, ma passò molto tempo prima che si sedesse e ancora di più prima che Elayne la convincesse che non aveva senso unirsi contro Min. Almeno su quello concordarono. Alla fine Aviendha disse con riluttanza: «Devo prima conoscerla. Non lo condividerò con una donna che non posso amare come una sorella prima.» Lo disse studiando Elayne, che sospirò.

Aviendha avrebbe preso in considerazione l’idea di condividerlo con lei. Min era pronta a farlo. Era lei la sola delle tre che fosse normale? Secondo la mappa che aveva riposto sotto al materasso, aveva dedotto che Min presto si sarebbe trovata a Caemlyn, o forse vi era già arrivata. Non sapeva di preciso cosa desiderava che accadesse fra loro, solo che Min doveva usare le sue visioni per aiutarlo, il che significava che avrebbe dovuto stargli molto vicina. Mentre lei sarebbe andata a Ebou Dar.

«C’è qualcosa nella vita che sia semplice, Aviendha?»

«Non quando sono coinvolti gli uomini.»

Elayne non fu sicura di cosa l’avesse sorpresa maggiormente, scoprire che lei stava ridendo o che lo stesse facendo Aviendha.

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