«Non ti ha mai detto nessuno che non è educato parlare a una donna di un’altra donna?» La voce di Min era totalmente atona. «Meno ancora di due.»
«Min, tu sei un’amica» protestò Rand. «Non penso a te come a una donna.» Fu la cosa sbagliata da dire. Lo capì non appena ebbe pronunciato la frase.
«Davvero?» Tirando indietro la giubba, Min si portò le mani sui fianchi. Non aveva assunto la fin troppo familiare posizione arrabbiata. I polsi erano piegati e le dita puntavano in alto, il che rendeva tutto diverso. Stava in piedi con un ginocchio leggermente piegato e... Rand la vide davvero per la prima volta. Non solo Min, ma il suo aspetto. Non la solita giubba semplice e marrone con le brache, ma una rosso chiaro e ricamata. Non il solito taglio di capelli da maschiaccio che arrivava appena alle orecchie, ma dei riccioli che le scendevano sulle spalle.
«Min, io...»
«Assomiglio a un uomo? A un cavallo?» Con un solo lungo passo lo raggiunse e si mise a sedere sulle sue ginocchia.
«Min,» esclamò Rand sbalordito «cosa stai facendo?»
«Ti sto convincendo che sono una donna, zuccone. Non assomiglio forse a una donna? Non profumo come una donna?» Adesso che vi prestava attenzione, odorava leggermente di fiori. «La sensazione che sprigiono non è... Be’, ti ho detto abbastanza. Rispondi alle mie domande, pastore.»
Furono ‘pastore’ e ‘zuccone’ che gli fecero abbassare la guardia. La verità era che la sensazione di avere Min in grembo era molto piacevole. Ma era sempre Min, quella che pensava che lui fosse un ragazzo di campagna con il fieno fra i capelli e non molto buon senso. «Luce, Min, so che sei una donna. Non lo intendevo come un insulto. Sei anche un’amica. Con te mi sento a mio agio. Anche se ti sembro uno sciocco. A te posso dire cose che non direi a nessun altro, nemmeno a Mat o Perrin. Quando sono vicino a te si sciolgono tutti i nodi, non mi accorgo nemmeno che tutta la tensione che ho nelle spalle se ne va. Vedi, Min? Mi piace stare con te. Mi sei mancata.»
Dopo aver incrociato le braccia Min lo guardò in tralice, aggrottando le sopracciglia. La gamba le scattò; se il piede avesse raggiunto il suolo avrebbe battuto nervosamente in terra. «Tutto quel parlare di Elayne e di quella... Aviendha. Chi è? A me sembra che tu le ami entrambe. Oh, smettila di essere nervoso. Mi devi delle risposte. Dirmi che non sono... Rispondimi. Le ami entrambe?»
«Forse sì» rispose lentamente. «Luce, aiutami, penso proprio di sì. Questo mi rende un lussurioso, Min, o solo uno sciocco avido?» Lei aprì e chiuse la bocca, mosse il capo di scatto, furiosa, e serrò le labbra. Rand stava correndo avanti prima che lei potesse dirgli quale fosse la risposta giusta, ma in fondo non voleva sentirselo dire da lei. «Adesso importa poco. È cosa fatta. Ho mandato via Aviendha e non la lascerò tornare indietro. Non mi avvicinerò a meno di un chilometro da lei o Elayne, dieci se posso.»
«Per amor di... Perché, Rand? Che cosa ti dà il diritto di fare una tale scelta per loro?»
«Ma non capisci, Min? Io sono un bersaglio. Anche ogni donna che amo lo diventa. Se pure la freccia è puntata contro di me, potrebbe colpirle. O potrebbe essere anche puntata contro di loro.» Sospirando pesantemente, Rand si accasciò sulla sedia appoggiando le braccia sui braccioli intagliati. Min si voltò appena, studiandolo con l’espressione più seria che Rand le avesse mai visto. La ragazza era sempre stata sorridente, sempre divertita da tutto. Proprio come ora, invece, non lo era affatto; anche Rand era mortalmente serio. «Lan mi ha detto che lui e io in un certo qual modo siamo simili, ed è vero. Mi ha detto che siamo uomini che irradiano morte. Lui è uno. Io un altro. Quando quel tipo di uomo si innamora, il regalo migliore che può offrire alla sua donna è di frapporre più distanza possibile fra sé e lei. Lo capisci, vero?»
«Quello che capisco...» Min rimase in silenzio per un istante. «Molto bene, sono tua amica e sono contenta che tu lo riconosca, ma non pensare che mi arrenderò. Ti convincerò che non sono né un uomo né un cavallo.»
«Min, ho detto...»
«Oh, no, pastore. Non è abbastanza.» Min si dimenò in grembo a Rand, costringendolo a schiarirsi la gola, e gli puntò un dito sul petto. «Voglio vedere le lacrime nei tuoi occhi quando lo dici. Voglio vedere la bava sul tuo mento e sentirti balbettare. Non pensare che non te la farò pagare.»
Rand non poté fare a meno di ridere. «Min, è davvero bello averti qui. Tutto ciò che vedi è un contadino dei Fiumi Gemelli con i piedi sporchi di fango, vero?»
L’umore di Min cambiò e lei s’illuminò in un istante. «Vedo te, Rand» rispose, stranamente tranquilla. «Vedo te.» Schiarendosi la gola si sistemò compassata, con le mani sulle ginocchia. Se era possibile essere compassata in quella posizione. «Tanto vale che proseguo in modo da fare ciò per cui sono venuta. A quanto pare sei al corrente di Salidar. Farà sollevare diverse sopracciglia, te lo garantisco. Quello che probabilmente non sai è che non sono venuta da sola. C’è un’ambasciata da Salidar, per vederti.»
Lews Therin mormorò, come un tuono in lontananza. Sentir parlare di Aes Sedai lo risvegliava sempre, fin da quando Alanna lo aveva legato, anche se non tanto quanto la vicinanza di Taim.
Anche con Lews Therin che si lamentava, Rand aveva quasi sorriso. L’aveva sospettato non appena Min gli aveva passato la lettera di Elayne. Quella conferma era una prova di come fossero spaventate, come lui credeva, e cos’altro avrebbero potuto provare, ribelli spinte a nascondersi a un passo dai Manti Bianchi? Molto probabilmente speravano di poter rientrare nella Torre Bianca e riflettevano su come avrebbero potuto tornare nelle grazie di Elaida. Da ciò che lui sapeva di Elaida, non avevano grandi possibilità e dovevano capirlo meglio di lui. Se avevano inviato un’ambasciata dal Drago Rinato, un uomo che poteva incanalare, allora dovevano essere pronte ad accettare la sua protezione. Non erano come Elaida, che credeva di poterlo comprare e probabilmente aveva una gabbia di vimini pronta per rinchiuderlo come un canarino. Le allusioni nebulose di Egwene su delle Aes Sedai che lo sostenevano stavano per concretizzarsi.
«Chi è venuta con te?» chiese. «Forse le conosco.» Per la verità non conosceva alcuna Aes Sedai a parte Moiraine, che era morta, ma ne aveva incontrata qualcuna. Se era una di quelle, forse questo avrebbe reso le cose un po’ più difficili. A quell’epoca lui era stato davvero il contadino che Min ricordava, pronto a tirarsi indietro se un’Aes Sedai lo avesse solo guardato.
«Sono più di una, Rand. Nove.» Lui sussultò e Min proseguì rapidamente. «Si tratta di un onore, Rand; tre volte il numero che inviano da re e regine. Merana — lei è a capo della spedizione e appartiene all’Ajah Grigia — verrà qui da sola questo pomeriggio e non più di una per volta si avvicinerà a te, a meno che tu non ti senta a tuo agio. Hanno preso delle stanze a La corona di Rose, nella Città Nuova; praticamente l’hanno occupata, con tutti i Custodi e i servitori. Merana mi ha inviata a preparare la strada, perché sa che ti conosco. Non intendono farti alcun male, Rand. Ne sono sicura.»
«Hai avuto una visione, Min, o è solo una tua opinione?» Sembrava difficile portare avanti una conversazione seria con una donna seduta sulle ginocchia, ma dopotutto era Min. E questo faceva la differenza. Doveva solo continuare a ricordarselo.
«Una mia opinione» ammise con riluttanza. «Ho avuto delle visioni su ognuna di loro ogni giorno, fin da quando abbiamo lasciato Salidar. Se intendevano farti del male, avrei visto qualcosa. Non posso credere che una cosa simile non si sarebbe manifestata.» Cambiò posizione e gli rivolse un’occhiata preoccupata, che mutò poi in un’espressione determinata. «Tanto vaie che ti dica anche qualcos’altro, già che ci sono. Ho visto un’aura intorno a te, nella sala del trono. Delle Aes Sedai ti faranno del male. O comunque delle donne che possono incanalare. Era molto confusa; non sono sicura sulla parte delle Aes Sedai, ma potrebbe accadere più di una volta. Credo fosse il motivo per cui era tatto così indistinto.» Rand la guardò in silenzio e Min sorrise. «Ecco cosa mi piace di te, Rand. Accetti ciò che posso fare e ciò che non posso. Non mi chiedi mai se sono sicura o quando accadrà. Non chiedi mai più di quello che so.»