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«Be’, una cosa devo chiederla, Min. Puoi essere sicura che le Aes Sedai nella tua visione non fossero quelle che sono venute con te?»

«No» rispose lei semplicemente. Quella era una delle cose che piacevano a Rand; Min non cercava mai di eludere le risposte.

Devo essere prudente, sussurrò Lews Therin. Anche quelle ragazzine mezze addestrate possono essere pericolose, in nove. Devo...

Io devo, pensò Rand con fermezza. Un istante di confusione da parte di Lews Therin, quindi ritornò di nuovo nei recessi scuri della sua mente. Adesso lo faceva sempre, se Rand gli parlava. Il solo problema era che Lews Therin sembrava vedere e sentire sempre di più e aveva intenzione di agire. Non c’era stato un altro tentativo da parte sua di prendere saidin, ma adesso Rand era prudente. L’uomo voleva la mente e il corpo di Rand tutti per sé e, se fosse riuscito ad assumere il controllo una volta, non era certo che si sarebbe limitato a un solo episodio. Lews Therin Telamon, che avrebbe camminato e parlato con Rand al’Thor ridotto solo a una voce nella sua testa.

«Rand,» disse Min ansiosa «non guardarmi a quel modo. Sono dalla tua parte, se devo schierarmi. Forse potrebbe accadere. Pensano che riferirò loro tutto ciò che dici, ma non lo farò, Rand. Vogliono solo sapere come negoziare con te, cosa aspettarsi, ma non riferirò una sola parola che tu non voglia e, se mi chiedessi di mentire, lo farò. Non sanno delle mie visioni. Sono solo tue, Rand. Sai che farò le mie letture su chiunque vuoi, incluse Merana e le altre.»

Rand si costrinse a respingere il ringhio che aveva in viso e ad assicurarsi di usare un tono gentile. «Calmati, Min. So che sei dalla mia parte.» Era la semplice verità. Sospettare di Min sarebbe stato come sospettare di se stesso. Per ora Lews Therin era sotto controllo; adesso era il momento di vedersela con Merana e la sua ambasciata. «Riferisci che possono venire tre alla volta.» Era il consiglio che gli aveva dato Lews Therin a Cairhien: mai più di tre per volta. L’uomo pareva convinto di poter gestire tre Aes Sedai. Sembrava più che sprezzante nei confronti di quelle che adesso si facevano chiamare Aes Sedai, ma ciò che era stato un limite a Cairhien, qui era differente. Merana voleva che lui fosse calmo e tranquillo prima che anche una sola Aes Sedai si avvicinasse. Che meditasse pure su un invito per tre nel tentativo di scoprirne il significato. «A parte quello, nessuna potrà entrare nella città interna senza il mio permesso. E non dovranno incanalare nelle mie vicinanze. Riferisci questo, Min. Mi accorgo immediatamente di quando toccano la Fonte e non ne sarò compiaciuto. Diglielo.»

«Nemmeno loro ne saranno compiaciute, pastore» disse asciutta. «Ma lo riferirò.»

Un rumore brusco fece voltare Rand di scatto.

Sulin stava in piedi proprio oltre la soglia con addosso il vestito rosso e bianco, e il volto era talmente irrorato di sangue che la cicatrice sulla guancia spiccava anche più del solito. I capelli bianchi le erano cresciuti da quando aveva indossato la livrea, ma erano ancora più corti di quelli di ogni cameriera. Comare Harfor li aveva acconciati in una serie di ricci e Sulin lo odiava. Ai suoi piedi c’era un vassoio d’argento bordato d’oro, con dei calici d’oro e d’argento accanto. La caraffa del vino finì di oscillare mentre Rand guardava, e si fermò miracolosamente in posizione verticale, anche se sembrava che il vino fosse più sul vassoio e sul tappeto che nella caraffa.

Min stava alzandosi in piedi quando Rand la prese per la vita e la fece sedere di nuovo.

Era giunto il momento che rendesse ben chiaro di aver chiuso con Aviendha, e a Min non sarebbe dispiaciuto aiutarlo. Infatti, dopo un istante di resistenza, si adagiò su di lui, appoggiandogli il capo su una spalla.

«Sulin,» disse Rand «una buona cameriera non lancia i vassoi. Adesso raccogli tutto e fai il tuo dovere.» La donna tremò fissandolo tetra.

Escogitare il modo per permetterle di assolvere il suo toh mentre Rand si alleviava almeno in parte dei suoi obblighi verso di lei era stato poco meno che brillante. Adesso Sulin si occupava delle stanze di Rand e serviva solo lui. La donna ovviamente lo odiava, specie perché lui si accertava che lo facesse ogni giorno, ma adesso non si spezzava più la schiena pulendo in terra per tutto il palazzo, o trasportando una serie infinita di secchi d’acqua per la lavanderia. Sospettava che Sulin preferisse che tutti gli Aiel da questo lato del Muro del Drago assistessero alla sua vergogna anziché permetterlo a lui, ma Rand le aveva alleggerito parecchio i compiti e aveva calmato la sua coscienza, e se farla lavorare per lui le avrebbe fatto decidere che il toh era assolto, tanto meglio. Sulin doveva indossare il cadin’sor e impugnare la lancia, non portare la livrea e piegare lenzuola.

Dopo aver raccolto il vassoio, la Aiel si mosse nella stanza a grandi passi e lo lasciò cadere pesantemente su un tavolo con degli intarsi di avorio. Mentre si voltava per andare via, Rand disse: «Questa è Min, Sulin. È mia amica. Non conosce le usanze aiel e io riterrei molto inopportuno se le accadesse qualcosa d’increscioso.» Gli era appena venuto in mente che le Fanciulle potevano avere la loro opinione personale sul fatto che avesse mandato via Aviendha, ritrovandosi poi con una donna sulle ginocchia quasi subito dopo. La loro opinione e i loro sistemi per vedersela con Min. «Se le succedesse qualcosa, la considererò un’offesa personale.»

«Perché chiunque altra se non Aviendha dovrebbe desiderare che succeda qualcosa a quella donna?» rispose torva Sulin. «Ha perso troppo tempo a sognare su di te e non abbastanza a insegnarti ciò che dovresti sapere.» Scuotendosi, la donna ringhiò: «Mio lord Drago.» Rand immaginò che avrebbe dovuto essere un mormorio. Sulin cadde quasi due volte per rivolgergli la riverenza prima di tirarsi di nuovo su, e sbatté la porta andando via.

Min si girò a guardarlo. «Non credo di aver mai visto una cameriera come... Rand, penso che ti avrebbe accoltellato se avesse avuto un pugnale.»

«Forse mi avrebbe preso a calci,» rise lui «ma mai pugnalato. Pensa che io sia un fratello minore perduto da lungo tempo.» Gli occhi di Min erano pieni di confusione. Rand vide formarsi centinaia di domande. «È una lunga storia. Te la racconterò in un altro momento.» Una parte. Nessuno avrebbe mai saputo cosa aveva dovuto sopportare da Enaila, Somara e le altre. Be’. Le Fanciulle lo sapevano già, ma nessun altro si sarebbe unito alla lista.

Melaine entrò alla maniera aiel, ovvero infilò la testa oltre la porta, si guardò intorno, quindi fece il suo ingresso. Rand non aveva mai capito cosa facesse decidere a un Aiel se entrare o meno. Capi, Sapienti e Fanciulle erano entrati mentre lui aveva solo gli indumenti intimi addosso, o si trovava a letto oppure nella vasca. Avvicinandosi, la Sapiente dai capelli colore del sole si sedette a gambe incrociate sul tappeto, a pochi passi di distanza davanti a lui, con un tintinnio di bracciali, e si sistemò la gonna con molta cura. Gli occhi verdi osservarono Min con fare neutro.

Stavolta lei non fece alcuno sforzo per alzarsi, anzi, a giudicare dal modo in cui giaceva contro Rand, con la testa premuta sul suo petto e respirando lentamente, non era certo che non si fosse addormentata. Dopotutto gli aveva detto di aver raggiunto Caemlyn durante la notte. Improvvisamente si accorse che aveva ancora la mano appoggiata sulla vita della ragazza e la spostò sul bracciolo. Min sospirò quasi con rimpianto e si strinse contro di lui. Senza dubbio si stava addormentando.