Rand annuì; voleva arrivare in fondo alla faccenda prima di andare via.
La sala anteriore della fattoria era come si aspettava, un pavimento spoglio e pulito, con delle sedie scompagnate disposte davanti a un camino di mattoni rossi, talmente pulito che sembrava impossibile avesse mai ospitato un fuoco. Vide poi un tavolo coperto da una tovaglia bianca ricamata con motivi floreali. Sora Grady entrò silenziosamente e sistemò un vassoio di legno sopra la tovaglia, con una brocca azzurra colma di vino e due boccali bianchi. Rand pensava che ormai non avrebbe dovuto avere lo sguardo addolorato, ma l’accusa negli occhi della donna lo indusse a gioire quando lasciò la stanza. La donna sudava. Taim lanciò il sacchetto sul vassoio e bevve subito un boccale di vino.
«Non insegni alle donne quel trucco di concentrazione?» chiese Rand. «È crudele farle sudare quando i loro uomini non lo fanno.»
«Molte non ne vogliono sapere» rispose secco Taim. «I loro mariti e fidanzati cercano di insegnarlo, ma la maggior parte rifiuta di ascoltare. Pensano che potrebbe avere a che fare con saidin.»
Rand scrutò il suo boccale di vino. Doveva ascoltarlo, non poteva esplodere solo perché era irritato. «Sono contento di vedere che il reclutamento procede così bene. Hai detto che avresti eguagliato la Torre... la Torre Bianca...» Torre Bianca, Torre Nera.
Che cosa sarebbe successo nelle storie? Se ce ne fossero state... «...in meno di un anno e, se continui di questo passo, penso che ci riuscirai. Non riesco a capire come hai fatto a trovarne così tanti.»
«Setaccia abbastanza sabbia,» rispose risoluto Taim «e prima o poi troverai qualche pezzo d’oro. Adesso lascio che altri svolgano il compito, io faccio solo un viaggio o due. Damer, Grady, ci sono dozzine di uomini che so di poter lasciare soli per un giorno. Sono abbastanza grandi da non fare stupidaggini e ci sono giovani a sufficienza abbastanza forti per creare un passaggio, se non altro per accompagnare i vecchi che non possono. Avrai i tuoi mille prima della fine dell’anno. Che mi dici di quelli che ho mandato a Caemlyn? Ne hai ricavato un esercito? Ne hai mille e più.»
«È un compito che lascio a Bashere» rispose con calma Rand. Le labbra di Taim si contrassero derisorie e Rand appoggiò il boccale sul tavolo prima che potesse spezzarlo fra le mani. Bashere stava facendo quanto poteva con loro, Rand lo capiva bene, in un accampamento da qualche parte a ovest della città; ciò che poteva, considerando quel che erano, come aveva detto l’uomo della Saldea, un’accozzaglia di contadini squattrinati, apprendisti fuggiaschi e artigiani falliti che non avevano mai brandito una spada, non erano mai saliti su un cavallo con la sella e non si erano mai trovati a più di cinque chilometri da dove erano nati. Rand aveva troppe cose a cui pensare per preoccuparsi di questioni simili; aveva detto a Bashere di fare ciò che voleva con loro e di non disturbarlo a meno che non si sollevasse una sommossa.
Guardando Taim che non faceva nessuno sforzo per nascondere il suo disprezzo, si mise le mani dietro la schiena e strinse i pugni. Lews Therin si lamentava in lontananza, un’eco della propria rabbia. «Che cosa c’è che non va? Sei nervoso da quando ti ho appuntato quelle spille. Ha a che fare con quegli oggetti? Se è così, non capisco. Questi uomini avranno un’opinione migliore su quelli che riceveranno, vedendo che tu li hai avuti dal Drago Rinato. Avranno un’opinione migliore anche di te. Forse non dovrai più mantenere la disciplina colpendoli sulla testa. Be’, che cos’hai da rispondere?» Aveva iniziato abbastanza bene, con un tono calmo, anche se non moderato — non aveva intenzione di essere tranquillo — ma mentre parlava aveva alzato la voce. Non gridò, ma l’ultima domanda schioccò come un colpo di frusta.
La trasformazione più palese la riscontrò nell’altro uomo. Taira tremava visibilmente — Rand avrebbe detto dalla rabbia, non dalla paura — ma quando smise di tremare, fu di nuovo se stesso. Non amichevole e derisorio, ma molto più rilassato e con un grande controllo di se stesso. «Visto che vuoi saperlo, a preoccuparmi siete tu e le Aes Sedai. Nove Aes Sedai a Caemlyn, più altre due, fa undici. Potrebbero arrivarne una o due in più. Non sono ancora riuscito a trovarle, ma...»
«Ti ho detto di stare fuori dalla città» rispose atono Rand.
«Ho trovato alcuni uomini che fanno domande per mio conto.» Il tono di Taim era secco come la polvere. «Non mi sono allontanato da qui fin da quando ti ho salvato dall’Uomo Grigio.»
Rand tollerò la risposta. Appena. La voce nella testa era troppo bassa perché ne capisse le parole, ma rombava come il tuono. «Riusciranno a catturare il fumo a mani nude, prima di poter scoprire qualcosa.» La risposta giunse con tutto il disgusto che provava — Taim lo aveva salvato? — e l’uomo scattò. Esteriormente sembrava ancora a suo agio, ma gli occhi avrebbero potuto essere pietre nere.
«E se si uniscono alle Rosse?» La voce di Taim era fredda e divertita, ma gli occhi brillavano. «Ci sono Sorelle Rosse nelle campagne qui intorno. Diversi gruppi, giunti negli ultimi giorni. Cercano di intercettare gli uomini che vengono da noi.»
Lo ucciderò, gridò Lews Therin, e Rand sentì che cercava di raggiungere saidin.
Vai via, gli ingiunse Rand con fermezza, ma il tentativo di prendere il controllo continuò, come anche la voce.
Lo ucciderò, e loro con lui. Devono essere al suo servizio. Mi sembra chiaro; devono essere al suo servizio.
Vai via, gridò Rand nella propria mente. Sei solo una voce! Che si protende verso la Fonte, pensò.
Oh, Luce, li ho uccisi tutti. Tutti quelli che amavo. Se però uccido questo, sarà un bene. Potrò pareggiare i conti, se finalmente lo uccido. No, nulla pareggerà i conti, ma devo comunque ucciderlo. Ucciderli tutti. Devo. Devo.
No! gridò ancora Rand nella sua testa. Sei morto, Lews Therin. Io sono vivo, che tu sia folgorato, e tu sei morto! Sei morto!
Rand si accorse di colpo di essere appoggiato al tavolo, tenendosi in piedi a forza sulle ginocchia tremanti, mentre borbottava: «Sei morto! Io sono vivo e tu sei morto!» Ma non aveva afferrato saidin. E nemmeno Lews Therin. Guardò Taim tremare e fu sorpreso di riscontrare che l’uomo era preoccupato.
«Devi resistere» disse sottovoce Taim. «Se la sanità mentale può essere protetta, devi farlo. Se dovessi fallire il prezzo sarà troppo alto.»
«Non fallirò» rispose Rand, alzandosi. Lews Therin era silenzioso. Non sembrava esserci null’altro nella sua testa se non se stesso. E la sensazione di Alanna. «Quelle Rosse hanno preso qualcuno?»
«Non che io sappia.» Taim l’osservò con cautela, come se si aspettasse un’altra esplosione. «La maggior parte degli studenti adesso giunge attraverso i passaggi e, con tutta la gente che c’è in strada, non dev’essere facile riconoscere un uomo che si dirige qui a meno che non parli con troppa libertà.» Fece una pausa, quindi aggiunse: «In ogni caso, possiamo liberarcene facilmente.»
«No.» Lews Therin era davvero andato via? Lo avrebbe voluto e sapeva che sarebbe stato uno sciocco se lo avesse creduto. «Se iniziano a catturare uomini dovrò fare qualcosa, ma al momento attuale non sono una minaccia e, credimi, nessuna inviata di Elaida si unirà a quelle Aes Sedai in città. Entrambi i gruppi probabilmente preferirebbero dare il benvenuto a te anziché incontrarsi.»
«E quelle che non sono in campagna? Le undici? Qualche incidente le potrebbe ridurre a un numero più sicuro. Se non vuoi sporcarti le mani, io sono disposto a...»
«No! Quante volte devo dirti di no? Se percepissi un uomo che incanala a Caemlyn, verrò a cercarti, Taim. Giuro che lo farò. E non pensare che se ti trovassi abbastanza lontano dal palazzo da non farti percepire da me, saresti al sicuro per questo. Se una di quelle Aes Sedai muore senza motivo apparente, saprò chi incolpare, ricordatelo!»
«Le restrizioni che m’imponi sono vaste» rispose asciutto Taim. «Se Sammael o Demandred decidessero di farsi beffe di te eliminando qualche Aes Sedai, ucciderai me anche per questo?»