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Il problema era Verin: era lei che faceva davvero meditare Merana sulla forza e le precedenze. Merana sondò ancora una volta la forza nel Potere dell’altra donna, anche se sapeva cosa avrebbe trovato. Non c’era modo di dire quale delle due fosse la più forte. Avevano trascorso cinque anni da novizie e sei da Ammesse; era una cosa che tutte le Aes Sedai sapevano riguardo alle altre. La differenza era che Verin era più grande, forse quanto lo era lei rispetto ad Alanna. Il tocco di grigio fra i capelli enfatizzava quella verità. Se Verin avesse fatto parte dell’ambasciata non vi sarebbe stato alcun problema, ma non era così, e Merana si ritrovò ad ascoltare con attenzione e deferenza, senza riflettervi. Quella mattina aveva dovuto rammentarsi per due volte che Verin non era al comando. La sola cosa che rendeva tollerabile la situazione era che Verin pareva sentirsi in parte colpevole per ciò che aveva fatto Alanna. Senza quella sensazione probabilmente si sarebbe accomodata su una sedia, non sarebbe rimasta in piedi accanto all’altra donna. Se solo avesse trovato il modo di farle rimanere a Il segugio di Culain giorno e notte per vegliare su quel meraviglioso tesoro di ragazze dei Fiumi gemelli...

Accomodandosi su una sedia in modo tale che lei, Seonid e Masuri circondassero le altre due, Merana si sistemò con cura lo scialle. C’era una sorta di supremazia morale nell’essere sedute mentre le altre rimanevano in piedi. Per lei ciò che aveva commesso Alanna era quasi uno stupro. «A dire il vero ci ha dato un’altra restrizione. È un bene che abbiate localizzato quella sua ‘scuola’, ma vi suggerisco caldamente di abbandonare qualsiasi progetto abbiate in mente al riguardo. Lui ci ha... intimato... di restare lontano dai suoi... uomini.» Poteva ancora vederlo protendersi in avanti, seduto su quella mostruosità di trono, con il trono del Leone alle sue spalle e un pezzo di lancia stretto in pugno; senza dubbio un’usanza aiel.

«Ascoltami bene, Merana Sedai» le aveva detto con tono di voce piacevole e fermo. «Non voglio problemi fra le Aes Sedai e gli Asha’man. Ho detto ai soldati di tenersi alla larga da voi, ma non voglio che siano facili prede delle Aes Sedai. Se ve ne andate a caccia alla Torre Nera, potreste diventare a vostra volta vittime. Entrambi vogliamo evitarlo.»

Merana era stata Aes Sedai abbastanza a lungo da non rabbrividire ogni volta che vedeva un fantasma, ma stavolta c’era andata vicina. Asha’man. La Torre Nera. Mazrim Taim! Come aveva potuto andare tanto lontano? Alanna era certa che vi fossero più di cento uomini, anche se non aveva fornito dettagli su come facesse a saperlo, ma in fondo nessuna Sorella era disposta a rivelare l’identità dei propri occhi e orecchie. Non importava molto. ‘Se insegui due lepri, ti sfuggiranno entrambe’. Era un vecchio proverbio, e al’Thor era la lepre più importante del mondo. Gli altri avrebbero dovuto aspettare.

«Si trova... si trova ancora qui o è andato via?» Verin e Alanna sembravano prendere con molta calma l’idea che potesse viaggiare; Merana aveva ancora il voltastomaco. Cos’altro aveva imparato che le Aes Sedai avevano dimenticato? «Alanna? Alanna!»

La longilinea Sorella Verde sobbalzò, ritornando da dove si era perduta. Sembrava distrarsi molto spesso. «Si trova in città, nel palazzo. Credo.» La voce sembrava ancora sognante. «Era... ha una ferita su un fianco. Una vecchia ferita, ma guarita solo in parte. Ogni volta che mi soffermo su di essa ho voglia di piangere. Come può convivere con una cosa simile?»

Seonid la guardò severa; ogni donna che aveva avuto un Custode aveva percepito le sue ferite.

Alanna aveva perso Owein e lei sapeva bene cosa provasse, per cui quando parlò lo fece con voce gentile, solo leggermente accesa. «Be’, Teryl e Furen hanno sofferto ferite che mi hanno quasi fatto svenire anche percependoli appena, e loro non hanno mai mostrato nulla. Nemmeno un cenno.»

«Io penso» osservò con calma Masuri «che ci stiamo allontanando dal problema.» Parlava con calma ma, a differenza di molte Marroni, era sempre diretta.

Merana annuì. «Sì. Ho considerato l’idea di prendere la posizione di Moiraine con lui...»

Qualcuno bussò alla porta. Si trattava di una donna con il grembiule bianco e il vassoio del tè. La teiera era d’argento e le tazze di porcellana. La corona di Rose era abituata a clienti nobili. Quando il vassoio fu sul tavolo e la cameriera fu uscita, Alanna non era più sognante. Gli occhi scuri dardeggiavano pieni di tutto il fuoco che Merana vi avesse mai visto ardere. Le Verdi erano molto gelose dei loro Custodi e al’Thor adesso le apparteneva, indipendentemente da come lo avesse legato. La deferenza finiva in fondo al pozzo, quando si trattava di questo. Adesso stava in piedi dritta come una spada e aspettava solo le prossime parole di Merana, per decidere se fosse stato il caso di ‘colpire’. Merana, dal canto suo, attese che il tè di mirtilli fosse versato e che tutte si fossero di nuovo accomodate. Invitò anche Verin e Alanna a sedersi. Quella donna sciocca meritava un po’ di nervosismo, nonostante la sciagura di Owein. Dopotutto, forse il suo non era stato un crimine paragonabile allo stupro.

«L’ho preso in considerazione,» proseguì alla fine «ma ho respinto l’idea. L’avrei attuata, se tu non avessi fatto ciò che hai fatto, Alanna; adesso è sospettoso nei confronti delle Aes Sedai e potrebbe anche ridermi in faccia se lo suggerissi.»

«È arrogante come un re» intervenne Seonid brusca.

«Proprio come hanno detto Elayne e Nynaeve, e anche di più» aggiunse Masuri scuotendo il capo. «Sostiene di capire se una donna incanala. Ho quasi abbracciato saidar per mostrargli che si sbagliava ma, ovviamente, qualsiasi cosa avessi fatto per dargli una lezione avrebbe potuto metterlo in allarme.»

«Tutti quegli Aiel» la voce di Seonid era tesa; era Cairhienese. «Uomini e donne. Pensavo che avrebbero provato a trapassarci con una lancia se avessimo battuto le palpebre troppo in fretta. Una, una donna che aveva i capelli rossi e che almeno indossava un abito, non ha fatto alcuno sforzo per nascondere il proprio disgusto.»

A volte, pensò Merana, Seonid non si rendeva davvero conto che al’Thor poteva essere un pericolo.

Alanna iniziò inconsciamente a mordersi il labbro inferiore come una ragazzina. Era un bene che ci fosse Verin a prendersi cura di lei; in quello stato non poteva uscire da sola. Verin invece si limitava a sorseggiare il tè e osservare. A volte gli occhi di quella donna potevano essere sconcertanti.

Merana si accorse di essersi addolcita. Ricordava troppo bene come fosse stata un groviglio di nervi distrutti, dopo la morte di Baran. «Fortunatamente sembra che i suoi sospetti giochino a nostro favore. Rand ha ricevuto emissarie di Elaida a Cairhien. È stato abbastanza aperto nel parlarne. I sospetti lo indurranno a tenerle lontane, suppongo.»

Seonid appoggiò la tazza su un piattino. «Pensa di metterci una contro l’altra.»

«E potrebbe farlo,» intervenne secca Masuri «solo che noi ne sappiamo più di Elaida sul suo conto. Penso che abbia inviato la sua delegazione a incontrare un pastore, anche se con la giubba di seta. Qualunque cosa sia, non lo è più. A quanto pare Moiraine lo ha addestrato bene.»

«Siamo state messe sull’avviso» disse Merana. «Credo sia improbabile che con loro sia stato fatto lo stesso.»

Alanna le fissava battendo le palpebre. «Allora non ho rovinato tutto?» Le donne annuirono all’unisono e lei sospirò profondamente, quindi lisciò la gonna aggrottando le sopracciglia come se avesse appena notato le pieghe. «Potrei ancora essere in grado di convincerlo ad accettarmi.» Lasciò perdere le pieghe e la voce e il viso divennero calmi e più sicuri man mano che parlava. «Per quanto riguarda la sua amnistia potremmo rinviare qualsiasi piano d’intervento, ma non significa che non dovremmo prepararci. Quel tipo di pericolo non può essere ignorato.»