Si aspettava che Faile dicesse qualcosa in merito al fatto di mandare tutti via — si aspettava che tirasse fuori il discorso su ciò che era dovuto alla sua posizione e insistito sui venti uomini che Barada aveva menzionato, come anche sui cinquanta servitori — ma continuava a sporgersi dalla sella e sussurrare qualcosa a Bain e Chiad. Perrin decise di non ascoltare, anche se aveva comunque capito qualche parola, qualcosa sugli uomini, e le tre sembravano divertite; le donne parevano sempre o divertite o arrabbiate quando parlavano di uomini. Faile era il solo motivo per cui si era spostato con tutto quel seguito, incluse le bandiere, anche se non aveva ancora capito esattamente come vi fosse riuscita. Nei carri c’erano i ‘servitori’, uomini e donne che indossavano una ‘livrea’ con una testa di lupo ricamata su una spalla. Neanche la gente dei Fiumi Gemelli si era lamentata; sembravano tutti orgogliosi come i profughi.
«Così va bene?» chiese a Barada. «Adesso puoi scortarci da Rand, se non vuoi che ce ne andiamo in giro da soli.»
«Penso...» Gli occhi scuri di Barada scattarono su Faile prima di distogliersi di nuovo. «Penso che sarebbe meglio.»
Quando Faile si tirò su, Bain e Chiad corsero verso la fila di uomini a cavallo inoltrandosi fra loro come se non esistessero. Gli uomini della Saldea non sembrarono sorpresi, ma in fondo dovevano essere abituati agli Aiel; le voci erano tutte concordi nel riferire che Caemlyn ne era piena.
«Devo trovare il mio fratello di lancia» disse improvvisamente Gaul. «Che tu possa sempre trovare acqua e ombra, Perrin Aybara» quindi scattò appresso alle donne. Faile aveva un sorriso divertito nascosto dalla mano.
Perrin scosse il capo. Gaul voleva che Chiad lo sposasse, ma secondo le usanze Aiel doveva essere lei a fare la proposta e, anche se a sentire Faile era disposta a diventare la sua amante, la donna non avrebbe mai rinunciato alla lancia. Gaul sembrava oltraggiato come un qualsiasi uomo dei Fiumi Gemelli nella stessa situazione. Anche Bain sembrava essere coinvolto in qualche modo che non gli era chiaro, Perrin non capiva proprio come. Faile sosteneva di non sapere nulla, anche se l’aveva ammesso un po’ troppo rapidamente e Gaul diventava ostinato quando glielo chiedeva. Strana gente.
Gli uomini della Saldea fecero strada al gruppo attraverso la folla, ma Perrin prestava poca attenzione alla gente o alla città. Aveva già visto Caemlyn, comunque una parte di essa, e ormai le città non gli piacevano più. Era raro che i lupi si avvicinassero ai centri abitati; non ne aveva captato nemmeno uno per almeno due giorni. Quello che invece fece fu studiare la moglie con occhiate discrete, cercando di non farsi notare, ma avrebbe anche potuto fissarla. La donna cavalcava sempre in posizione eretta, ma adesso era rigida, e guardava torva la schiena di Barada. Le spalle dell’uomo erano ricurve come se captasse quello sguardo. Un falco non avrebbe potuto fare meglio di Faile.
Perrin supponeva che stesse riflettendo sugli stessi argomenti, anche se forse non negli stessi termini. Suo padre. Faile avrebbe dovuto fornire qualche spiegazione — dopotutto era fuggita per diventare una cercatrice del Corno — ma era Perrin che avrebbe dovuto affrontare il signore di Bashere, Tyr e Sidona e dirgli che un fabbro aveva sposato la sua figlia ed erede. Non era qualcosa che fosse impaziente di fare. Non si considerava particolarmente coraggioso — fare ciò che andava fatto non era segno di coraggio — ma fino ad allora non aveva mai pensato di poter essere un codardo. Il pensiero del padre di Faile gli faceva seccare la bocca. Forse avrebbe dovuto andare a controllare l’accampamento. Una lettera indirizzata a lord Bashere avrebbe spiegato tutto. Una lettera scritta con attenzione forse gli avrebbe preso tre o quattro giorni. Magari anche di più. Non era bravo con le parole.
Un’occhiata alla bandiera cremisi che sventolava pigramente in cima al palazzo reale lo riportò alla realtà. Aveva sentito delle voci anche su quella. Perrin sapeva che non si trattava della bandiera del Drago, qualunque cosa sostenessero i racconti — alcuni pensavano significasse che le Aes Sedai erano al servizio di Rand, altri il contrario — e si chiese perché il suo amico non avesse issato la vera bandiera del Drago. Rand. Sentiva ancora l’attrazione che emanava da lui; il ta’veren più forte che attirava il minore, ma non gli diceva dove si trovasse. Non era quel tipo di attrazione. Perrin aveva lasciato i Fiumi Gemelli aspettandosi di cavalcare verso Tear o la Luce sola sapeva dove, e solo un fiume di voci e favole che attraversava Andor lo aveva portato fin lì. Alcune erano molto inquietanti. No. Ciò che provava era più il bisogno di trovarsi vicino a Rand, o forse la sensazione che Rand avesse bisogno di lui, come un prurito fra le scapole in un punto che non poteva grattare. Adesso che era prossimo a grattarsi, avrebbe quasi voluto che fosse vero il contrario. Lui aveva un sogno, di cui Faile, avventurosa com’era, avrebbe riso. Sognava di vivere in una casetta con lei, da qualche parte in campagna, lontano dalle città e dalla discordia. Attorno al suo amico c’era sempre discordia, ma Rand adesso aveva bisogno di lui e Perrin avrebbe fatto ciò che doveva.
Una volta giunto in un cortile circondato da colonne, sovrastato da balconi di marmo e guglie, Perrin si liberò del cinturone appesantito dall’ascia, appendendolo alla sella — fu un sollievo liberarsi di quel peso per un breve periodo — e un uomo e una donna vestiti di bianco presero Stepper e Rondine. Con poche parole Barada consegnò lui e Faile a degli Aiel dagli occhi freddi che indossavano una bandana rossa con il disco bianco e nero e li guidarono all’interno per poi affidarli, con ancora meno parole, a delle Fanciulle che furono altrettanto fredde. Perrin non riconobbe nessuna di loro dalla Pietra di Tear e i suoi sforzi di fare conversazione ottennero solo delle occhiate fredde. Le mani scattarono nel linguaggio delle Fanciulle e ne fu scelta una per accompagnare lui e Faile nel profondo del palazzo, una donna magra con i capelli rosso fiamma che lui pensava potesse avere la stessa età di Faile. Disse di chiamarsi Lerian, le sue uniche parole oltre a quelle necessarie per avvertirli di non andare in giro. Perrin avrebbe tanto voluto che Bain e Chiad fossero con loro; un volto familiare sarebbe stato piacevole a vedersi. Faile scivolò lungo il corridoio come la dama che era, eppure a ogni passaggio che intersecavano guardava rapida in entrambe le direzioni. Ovviamente non voleva essere colta di sorpresa dal padre.
Alla fine raggiunsero una coppia di porte, ognuna intagliata con un leone, dove altre due Fanciulle si alzarono dalla loro posizione accovacciata; fra loro scattò ancora il linguaggio delle mani e una Fanciulla bionda entrò nella stanza senza bussare.
Perrin si chiese perché adesso fossero sempre così vicine a Rand, guardie Aiel e nessuno che parlasse, quando le porte si spalancarono all’improvviso e apparve Rand in camicia.
«Perrin! Faile! Che la Luce risplenda sul giorno del vostro matrimonio» rise baciando Faile con delicatezza. «Vorrei esserci stato.» Faile sembrò confusa, come anche Perrin.
«Come fai a saperlo?» esclamò lui, e Rand rise di nuovo, dandogli una manata sulle spalle.
«Bode è qui, Perrin. Bode, Janacy e tutte le altre. Si trovano a Caemlyn. Dove Verin e Alanna sono riuscite a condurle prima che sentissero della Torre.» Appariva stanco, gli occhi erano socchiusi, ma la risata sembrava genuina. «Luce, Perrin, mi hanno raccontato tutto ciò che ti è successo. Lord Perrin dei Fiumi Gemelli. Che cosa ne dice comare Luhan?»
«Mi chiama lord Perrin» mormorò lui sarcastico. Elsbet Luhan lo aveva sculacciato più spesso di sua madre. «Mi fa la riverenza, Rand. Mi fa la riverenza.» Faile lo guardò in tralice. Gli aveva detto che metteva in imbarazzo le persone quando provava a impedire loro di inchinarsi o fare la riverenza. Per quanto riguardava l’imbarazzo di Perrin quando li riceveva, diceva che era parte del prezzo che doveva pagare.
La Fanciulla che era entrata aveva dovuto passare attaccata a Rand per uscire e lui sussultò. «Luce, vi sto trattenendo sulla soglia, prego, entrate, entrate. Lerian, riferisci a Sulin che ho bisogno di altro vino freddo al melone. Dille di sbrigarsi.» Per qualche motivo le tre Fanciulle risero come se Rand avesse detto qualcosa di divertente.