«Cosa dice Moiraine?»
Rand abbassò le mani quel tanto che bastò per guardarlo. «Moiraine è morta, Perrin. Ha ucciso Lanfear ed è morta.»
Perrin si sedette. Moiraine? Non sembrava possibile. «Se Alanna e Verin sono qui...» fece rotolare il calice fra le mani. Non riusciva a fidarsi di nessuna delle due donne. «Hai chiesto il loro consiglio?»
«No!» Le mani di Rand scesero in un gesto netto, come se volesse tagliare qualcosa. «Si tengono alla larga, Perrin; su questo sono stato molto chiaro.»
Perrin aveva deciso di chiedere a Faile di scoprire cosa stesse succedendo facendola parlare con Alanna o Verin. Le due Aes Sedai spesso lo mettevano a disagio, ma Faile sembrava andare d’accordo con loro. «Rand, sai bene come me che è pericoloso far arrabbiare delle Aes Sedai. Moiraine è venuta a cercarci — almeno te — ma ci sono stati momenti in cui pensavo che avrebbe potuto uccidere Mat, me e te.» Rand non disse nulla, ma sembrava che stesse ascoltando, con il capo reclinato.
«Se un decimo delle storie che ho sentito da quando ho lasciato Baerlon fossero anche solo parzialmente vere, questo potrebbe essere il peggior momento in assoluto per avere un’Aes Sedai arrabbiata con te. Non pretendo di sapere cosa stia accadendo alla Torre, ma...»
Rand si riscosse e si protese in avanti. «La Torre si è spezzata proprio in due, Perrin. Una metà mi vede come un maiale da comprare al mercato, l’altra... non so cosa pensi di preciso. Ho incontrato alcuni elementi della sua ambasciata per tre giorni di seguito. Dovrei vederle di nuovo questo pomeriggio e ancora non riesco a capire. Fanno più domande di quante io sia disposto a sentire e non sembrano molto contente che io non voglia fornire più risposte di quelle che ricevo. Se non altro le emissarie di Elaida — è la nuova Amyrlin, nel caso non lo avessi sentito — hanno detto qualcosa, anche se sembravano convinte che sarei stato talmente impressionato dagli inchini delle Aes Sedai da non indagare troppo a fondo.»
«Luce» sospirò Perrin. «Luce! Intendi dire che una parte delle Aes Sedai si è ribellata davvero e tu ti sei messo fra la Torre e le ribelli? Due orsi pronti a lottare e tu te ne vai a raccogliere mirtilli fra loro! Non ti viene mai in mente che potresti avere abbastanza guai dalle Aes Sedai anche senza questa mossa? Ti dico la verità, Rand. Siuan Sanche mi ha fatto venire la pelle d’oca, ma almeno con lei sapevi quale fosse la tua posizione. Con Siuan avevo l’impressione di essere un cavallo e che lei stesse decidendo se fossi adatto per una lunga cavalcata o meno, ma almeno aveva reso chiaro che non intendeva prepararmi la sella lei in persona.»
La risata di Rand fu troppo dura per contenere del divertimento. «Pensi davvero che le Aes Sedai mi lascerebbero in pace solo perché io lo faccio con loro? A me? La Torre divisa è la cosa migliore che potesse capitarmi. Sono troppo impegnate a studiarsi a vicenda per concentrarsi su di me. Senza quest’evento ci sarebbero Aes Sedai a ogni angolo. Cinquanta. Ho Tear e Cairhien alle mie spalle e un appiglio qui. Senza la divisione, ogni volta che aprirei bocca ci sarebbe qualcuno a replicare: ‘Sì, ma le Aes Sedai dicono...’ Perrin, Moiraine ha fatto del suo meglio per legare dei fili a me fino a quando non l’ho costretta a fermarsi e, per dire la verità, non sono sicuro che si fosse fermata. Quando un’Aes Sedai dice che ti consiglierà ma ti lascerà decidere, significa che sa cosa dovresti fare e, se può, farà in modo che tu lo faccia.» Dopo aver preso il suo calice, bevve di gusto. Quando lo abbassò sembrò più calmo. «Se la Torre fosse intera, avrei tanti fili legati a me che non potrei muovere un dito senza chiedere il permesso a sei Aes Sedai.»
Perrin stava quasi per mettersi a ridere, senza però essere più divertito di Rand. «Quindi pensi che sia meglio... cosa? Mandare le Aes Sedai ribelli contro la Torre? Fai contento il toro o l’orso: cerca di farli contenti entrambi e resterai travolto e mangiato.»
«Non è così semplice, Perrin, anche se loro non lo sanno» spiegò Rand soddisfatto, scuotendo il capo. «C’è una terza parte pronta a inginocchiarsi davanti a me. Se mi contatteranno ancora. Luce! Non dovremmo trascorrere la nostra prima ora di nuovo insieme in questo modo, parlando di Aes Sedai. Emond’s Field, Perrin.» Il volto si addolcì assumendo quasi l’espressione del Rand che lui ricordava e gli sorrise, impaziente di raccontare. «Ho trascorso solo poco tempo con Bode e le altre, ma mi hanno parlato di ogni tipo di eventi. Dimmi cos’è cambiato, Perrin. Dimmi cosa è rimasto uguale.» Parlarono a lungo dei profughi e di tutte le novità che avevano portato, nuovi tipi di fagioli e frumento, nuove varietà di pere e mele, la lavorazione di tessuti raffinati e forse anche dei tappeti, la fabbricazione di mattoni e mattonelle, lavori in pietra e mobili decorati, mai visti nei Fiumi Gemelli. Perrin si era abituato alla quantità di gente che aveva superato le montagne della Nebbia, ma la cosa sembrò stupire Rand. Discussero i vantaggi e gli svantaggi del muro che sembrava qualcuno volesse erigere attorno a Emond’s Field mentre gli altri villaggi erano andati avanti, usando le mura di pietra invece che assi di legno. A volte Rand sembrava il vecchio se stesso, rideva su come tutte le donne fossero state tanto dure contro gli abiti nello stile di Tarabon o quelli domanesi, almeno all’inizio, e di come adesso si dividessero fra quelle che non avrebbero indossato altro che robusti vestiti dei Fiumi Gemelli e quelle che avevano buttato via tatto per quei nuovi stracci. O su come un certo numero di giovani si facesse crescere i baffi nello stile di Tarabon, o quello domanese, a volte anche con le barbe caprine della piana di Almoth, che facevano somigliare lo sprovveduto che le aveva adottate a qualcuno che avesse un piccolo animaletto legato sotto il naso. Perrin non si prese il disturbo di aggiungere che barbe come la sua erano anche più popolari.
Fu un colpo quando Rand rese ben chiaro che non aveva intenzione di andare a visitare l’accampamento, anche se c’erano molti uomini che conosceva. «Non posso proteggere te o Mat,» spiegò sottovoce «ma posso proteggere loro.»
Subito dopo la conversazione incominciò a languire, fino a quando anche Rand si accorse di avervi steso sopra un velo. Alla fine si alzò sospirando, passandosi una mano fra i capelli e guardandosi attorno contrariato. «Adesso vorrai lavarti e riposare, Perrin. Non dovrei trattenerti. Ti farò preparare delle stanze.» Accompagnandolo alla porta, aggiunse improvvisamente: «Penserai alla proposta di Tear, Perrin? Ho bisogno di te laggiù. Non vi sono pericoli. Ti spiegherò tutto il piano se deciderai di andare. Sarai solo il quarto uomo a conoscerlo.» Il volto di Rand si indurì. «Devi tenerlo per te, Perrin. Non dirlo nemmeno a Faile.»
«Posso tenere a freno la lingua» rispose Perrin rigido. E leggermente rattristato. Era tornato il nuovo Rand. «Penserò alla proposta di Tear.»
46
Oltre il cancello
Perrin prestò ben poca attenzione mentre Rand istruiva una coppia di Fanciulle. «Di’ a Sulin di preparare delle stanze per Perrin e Faile e di obbedire loro come farebbe con me.» Le due Aiel presero quelle istruzioni come una specie di battuta fantastica, a giudicare da come risero dandosi manate sulle cosce, ma Perrin fissava un uomo magro in piedi nel corridoio tappezzato di arazzi, poco più avanti. Non aveva alcun dubbio che fosse Davram Bashere. Non era solo il fatto che fosse della Saldea, e sicuramente non assomigliava a Faile, con quei folti baffi striati di grigio che nascondevano quasi le labbra. Non era nemmeno più alto di Faile, forse addirittura leggermente più basso, ma la posizione che aveva assunto, a braccia conserte e il volto simile al muso di un falco che fissasse un pollaio, dava quella certezza a Perrin. L’uomo sapeva; anche di quello era certo.