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«Un punto valido» disse Verin dalla soglia. «Al’Thor deve rispettare le Aes Sedai o non porremo lavorare con lui.» Fece cenno a Stevan di andare via — lui attese l’assenso di Demira — quindi prese il suo posto sullo sgabello. «Ho pensato che, essendo tu un bersaglio...» lanciò un’occhiata a Merana e Berenicia. «Volete sedervi? Non voglio farmi venire il torcicollo per guardarvi.» Verin proseguì mentre le altre presero la sola sedia della stanza e uno sgabello, sistemandoli accanto al letto. «Visto che sei stata il bersaglio, Demira, dovresti aiutarci a decidere come possiamo insegnare a mastro al’Thor la sua lezione, e sembra che tu abbia già iniziato.»

«Quello che penso...» iniziò a spiegare Merana, ma Verin la interruppe.

«Dopo, Merana. Demira ha il diritto a formulare il primo suggerimento.»

Demira rimase senza fiato in attesa dell’esplosione. Sembrava che Merana volesse sempre che le sue decisioni venissero approvate da Verin, cosa abbastanza naturale date le circostanze, anche se insolita, ma quella era la prima volta che Verin aveva preso il comando. Quanto meno davanti alle altre. La sola cosa che fece Merana fu fissare Verin per un istante a labbra serrate, quindi chinò il capo. Demira si chiese se significava che Merana avrebbe messo l’ambasciata nelle mani di Verin; non sembrava avessero altra scelta. Tutti gli occhi tornarono su Demira, in attesa della risposta. Quelli di Verin erano particolarmente penetranti.

«Se vogliamo che si preoccupi per ciò che faremo, suggerisco che oggi nessuna di noi si rechi a palazzo. Magari senza nessuna spiegazione o, se è troppo, una assolutamente trasparente.» Merana annuì. Cosa più importante, per come stavano andando le cose, lo fece anche Verin. Demira decise di spingersi oltre. «Forse non dovremmo inviare nessuna per qualche giorno, per lasciarlo cuocere nel suo brodo. Sono certa che tenendo sotto osservazione Min sapremo quando avrà raggiunto il punto di ebollizione e...» Qualunque cosa avessero deciso di fare, voleva esserne parte. In fondo era stato spillato il suo sangue e solo la Luce sapeva per quanto tempo avrebbe dovuto rinviare le ricerche in biblioteca. Quest’ultimo motivo era altrettanto valido, per impartire una lezione ad al’Thor, del suo essersi dimenticato chi fossero le Aes Sedai.

47

La donna errante

Mat voleva una cavalcata serena fino a e Ebou Dar e in qualche modo la ottenne. Ma viaggiare con sei donne, delle quali quattro erano Aes Sedai, era motivo di molte irritazioni.

Raggiunsero quella foresta lontana durante il primo giorno, con il sole ancora alto, e cavalcarono qualche ora sotto l’intrico di alberi prevalentemente spogli, con le foglie morte e i rami secchi che si spezzavano sotto gli zoccoli dei cavalli, fino a quando montarono l’accampamento vicino a un ruscello, proprio prima del tramonto.

Harnan, il capofila con un becco di falco tatuato su una guancia, si occupò della sistemazione della Banda, fece accudire e impastoiare i cavalli, disporre le sentinelle e accendere i fuochi. Nerim e Lopin si davano da fare, lamentandosi del fatto di non aver portato le tende per poi chiedersi come un uomo potesse sapere che avrebbe trascorso la notte all’addiaccio se il suo capo non diceva nulla, aggiungendo che se il loro capo fosse morto per caso, non sarebbe stata colpa loro. Uno magro e l’altro grosso, sembravano farsi eco a vicenda. Vanin si prese cura di se stesso anche se teneva d’occhio Olver e strigliò Vento, visto che il ragazzo non era abbastanza alto, neppure usando la sella come sgabello. Tutti si occupavano di Olver.

Le donne condividevano l’accampamento, ma in un certo modo la loro area era isolata come se si trovassero a cinquanta passi di distanza. Una linea invisibile sembrava separare il campo in due parti, con dei segnali aleatori che avvisavano i soldati di non valicarne i limiti. Nynaeve, Elayne e le altre due donne che avevano i capelli bianchi si erano riunite attorno al loro fuoco, mentre Aviendha e la cercatrice dai capelli biondo oro non guardavano quasi mai nella direzione in cui Mat e i suoi uomini stavano disponendo le coperte per la notte. La conversazione sommessa che Mat aveva sentito, o quanto riuscì a decifrarne, doveva riguardare la preoccupazione di Vandene e Adeleas su Aviendha che voleva guidare a piedi il cavallo fino a Ebou Dar invece che cavalcare. Thom cercò di scambiare qualche parola con Elayne ricevendo un colpetto sulla guancia, prima di essere rimandato indietro da Juilin e Jaem, il vecchio Custode nodoso che apparteneva a Vandene, il quale sembrava trascorrere tutto il suo tempo affilando la spada.

Mat non ebbe obiezioni nel vedere che le donne si tenevano da parte. Fra loro aleggiava una tensione che non capiva. La percepiva di sicuro intorno a Nynaeve ed Elayne e anche la cercatrice ne sembrava affetta. A volte fissavano le Aes Sedai — le altre Aes Sedai; non era certo che si sarebbe mai abituato a pensare a Nynaeve ed Elayne in quella maniera — con un po’ troppa intensità, anche se Vandene e Adeleas ne sembravano inconsapevoli, come Aviendha. Quale che fosse la ragione, Mat non voleva averci nulla a che fare. Puzzava di una lite pronta a esplodere. Che fosse finita in fiamme o si fosse consumata nel sottosuolo, un uomo saggio si teneva sempre alla larga dalle discussioni tra donne. Medaglione o no, un uomo saggio si teneva ancor più alla larga se le donne erano Aes Sedai.

Era un pensiero vagamente irritante, come anche l’altro che gli sovvenne, ma in questo caso era colpa sua. Il cibo. L’odore di arrosto e zuppa si sollevò rapidamente dal fuoco delle Aes Sedai. Aspettandosi di giungere rapidamente a Ebou Dar Mat non aveva dato ordini particolari a Vanin e gli altri in merito alle provvigioni, e questo significava che avevano solo delle porzioni di carne essiccata e gallette nelle bisacce da sella. Mat non era riuscito a vedere un uccello o uno scoiattolo, tantomeno un cerbiatto, quindi la caccia era fuori questione. Quando Nerim dispose un tavolino pieghevole e uno sgabello per lui — Lopin stava facendo lo stesso per Nalesean — Mat gli disse di mostrargli ciò che aveva riposto nei cesti di vimini da trasporto legati ai cavalli da soma. Il risultato non fu buono come sperava.

Nerim stava in piedi accanto al tavolo di Mat e versava dell’acqua da una caraffa d’argento come se fosse vino, guardando con aria sofferente le prelibatezze che svanivano nelle gole degli uomini. «Uova di quaglia in salamoia, mio signore» annunciò in tono funereo. «Sarebbero state perfette per il pasto del mio signore a Ebou Dar, e la migliore lingua affumicata, mio signore. Se il mio signore solo sapesse cos’ho dovuto passare per trovare della lingua affumicata intrisa nel miele in quel terribile villaggio, senza tempo a disposizione per cercare altro e con le cose migliori prese dalle Aes Sedai...» Il suo maggior dolore sembrava derivare dal fatto che Lopin avesse scovato delle allodole in terrina per Nalesean. Ogni volta che Nalesean ne addentava una, il sorriso compiaciuto di Lopin si ampliava e Nerim diventava ancora più tetro. Era chiaro, dal modo in cui alcuni uomini fiutavano l’aria, che avrebbero preferito avere una fetta d’agnello e una scodella di zuppa che qualsiasi quantità di lingua affumicata o paté di fegato d’oca. Olver fissava il fuoco delle donne con aperto desiderio.

«Vuoi mangiare con loro?» gli chiese Mat. «Per me va bene, se lo vuoi fare.»

«Mi piace l’anguilla affumicata» rispose Olver risoluto. Con un tono più tetro aggiunse: «E poi quella potrebbe metterci dentro qualcosa.» Seguiva con lo sguardo Aviendha ogni volta che si muoveva e sembrava che adesso ce l’avesse anche con la cercatrice, forse perché trascorreva molto tempo parlando in maniera amichevole con la donna aiel. Aviendha doveva aver percepito lo sguardo del ragazzo perché lo guardò e aggrottò le sopracciglia.