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Pulendosi il mento mentre guardava il fuoco delle Aes Sedai — a pensarci bene anche lui avrebbe preferito agnello e zuppa — Mat notò che non c’era Jaem. Vanin disse che forse era stato mandato di nuovo in avanscoperta, ma Mat lo inviò ugualmente a fare la stessa cosa, come aveva sempre disposto pur sapendo che Jaem era fuori. Non voleva basarsi solo su ciò che le Aes Sedai avessero scelto di rivelargli. Forse avrebbe potuto fidarsi di Nynaeve — non pensava che gli avrebbe mentito; come Sapiente aveva sempre punito severamente tutti quelli che lo facevano — ma la donna continuava a guardarlo di sottecchi da dietro le spalle di Adeleas, in maniera molto sospettosa.

Con sua sorpresa Elayne si alzò non appena finito il pasto e si diresse con eleganza oltre quella linea invisibile. Alcune donne sembravano sfiorassero il suolo. «Ti va di passeggiare con me, mastro Cauthon?» chiese con freddezza. Non fu proprio educata, ma nemmeno scortese.

Mat le fece cenno di fare strada e la donna fluttuò verso gli alberi che proiettavano ombre alla luce della luna, oltre le sentinelle. I capelli color oro le scendevano sulle spalle, incorniciando un volto che qualsiasi uomo avrebbe fissato, e la luna ne aveva ammorbidito l’arroganza. Se fosse stata qualcos’altro... e non si riferiva al fatto di essere Aes Sedai o di appartenere a Rand. L’amico sembrava impelagarsi con il peggior tipo di donna, per essere un uomo che aveva sempre saputo come trattarle. Poi Elayne iniziò a parlare e Mat dimenticò tutto il resto.

«Tu hai un ter’angreal» disse senza preamboli e senza guardarlo. Gli camminava a fianco, facendo scricchiolare le foglie per terra, come se si aspettasse che la seguisse come un cagnolino. «Alcuni sostengono che i ter’angreal appartengano di diritto alle Aes Sedai, ma non ti chiederò di consegnarmelo. Nessuno te lo toglierà. Alcune cose però devono essere studiate. Per questo motivo, voglio che tu mi consegni il ter’angreal ogni sera quando ci fermiamo e io te lo restituirò la mattina prima di partire.»

Mat la guardò in tralice. Era seria, non aveva dubbi. «È molto gentile da parte tua lasciarmi tenere ciò che mi appartiene. Ma cosa ti fa pensare che io abbia uno di quei... come l’hai chiamato? Un ter-qualcosa?»

A quella risposta la donna si irrigidì e lo guardò. Fu sorpreso nel non vedere il fuoco dardeggiare dagli occhi fino a illuminare la notte. La voce, invece, era fredda. «Sai molto bene cosa sia un ter’angreal, mastro Cauthon. Ho sentito Moiraine che ne parlava nella Pietra di Tear.»

«La Pietra?» rispose calmo. «Sì, mi ricordo della Pietra. Abbiamo trascorso dei bei giorni lì. Ti ricordi un fatto accaduto nella Pietra che ti dà il diritto di chiedermi qualcosa? Io no. Sono qui solo per evitare che tu e Nynaeve vi ritroviate con un coltello fra le costole a Ebou Dar. Puoi chiedere i ter’angreal a Rand una volta che ti avrò consegnata a lui.»

Elayne lo fissò per un lungo momento, come se intendesse percuoterlo con la sola forza di volontà, quindi si voltò e andò via senza aggiungere una parola. Mat la seguì per fare ritorno all’accampamento e rimase sorpreso nel vederla camminare lungo le file dei cavalli impastoiati. Esaminò i fuochi e com’erano disposte le sistemazioni per la notte, scuotendo il capo nel vedere i resti del pasto della truppa. Mat non aveva idea di cosa avesse in mente Elayne fino a quando non tornò da lui a mento alto.

«I tuoi uomini hanno fatto un buon lavoro, mastro Cauthon» disse, a voce abbastanza alta perché la sentissero tutti. «In generale sono più che soddisfatta, ma se tu avessi programmato tutto in anticipo e come si deve, non avrebbero dovuto nutrirsi con del cibo che, nella migliore delle ipotesi, probabilmente li terrà svegli tutta la notte. Comunque nel complesso hai fatto un buon lavoro. Sono sicura che in futuro sarai più previdente.» Fredda come non mai, fece ritorno al suo fuoco prima che Mat potesse dire una parola, lasciandolo a fissarla.

Se fosse stato tutto lì, la maledetta erede al trono convinta che lui fosse uno dei suoi sudditi e lei e Nynaeve silenziose su Vandene e Adeleas, avrebbe danzato una giga. Subito dopo ‘l’ispezione’ di Elayne, prima che potesse raggiungere il suo giaciglio, il medaglione con la testa di volpe divenne freddo.

Mat ne fu talmente colpito che rimase in piedi fissandosi il petto prima di guardare verso il fuoco delle Aes Sedai. Erano tutte disposte in fila lungo quel confine invisibile, anche Aviendha. Elayne mormorò qualcosa che non riuscì a sentire e le due Aes Sedai dai capelli bianchi annuirono, mentre Adeleas continuava a intingere una penna nella boccetta dell’inchiostro, inserita in una specie di custodia appesa alla cintura, e prendeva appunti su un libretto. Nynaeve si tirava la treccia e borbottava.

Durò solo pochi momenti, poi il freddo svanì e le donne ritornarono alla loro conversazione sommessa. Di tanto in tanto una di loro gli lanciava un’occhiata, fino a quando Mat non se ne andò a dormire.

Il secondo giorno di viaggio raggiunsero la strada e Jaem ripose il mantello cangiante. Era un’ampia via di terra battuta, dove a volte era visibile un tratto di lastricato, ma non rese il viaggio più veloce. Alcune di quelle colline meritavano di essere definite montagne, cime frastagliate con pendii scoscesi e guglie di pietra che spuntavano fra gli alberi. In entrambe le direzioni fluiva un rivolo di persone, la maggior parte in abiti sporchi, che procedevano con passo pesante e il volto inespressivo: sembrava quasi che riuscissero a fatica a pensare di farsi da parte quando si accostava a un carro di contadini trainato da buoi, o la carovana di un mercante con i carri coperti dai teloni dietro tiri di sei o otto cavalli. Fattorie e granai di pietra chiara sembravano aggrappati ai pendii delle colline, e a metà del terzo giorno videro il primo villaggio di edifici intonacati, bianchi con i tetti di tegole rosse. Le punzecchiature di Elayne però continuarono. Continuava a fare le sue ispezioni serali. Quando Mat le aveva detto sarcastico di essere contento che lei fosse soddisfatta, la seconda notte che si erano accampati accanto alla strada, gli aveva sorriso in maniera regale e aveva commentato: «Fai bene a esserlo, mastro Cauthon», come se credesse davvero a ogni parola!

Quando presero a fermarsi nelle locande, la donna iniziò a ispezionare i cavalli nelle stalle e le sistemazioni nei fienili per le truppe. La richiesta di non inarcare le sopracciglia con freddezza non aveva ottenuto risposta. La richiesta di non presentarsi affatto in ispezione era stata ignorata totalmente. Elayne gli diceva sempre di fare cose che lui aveva già deciso di fare — come far controllare tutti i ferri dei cavalli nel primo villaggio che avesse avuto un maniscalco — e, fatto ancora più seccante, cose alle quali avrebbe provveduto da solo se ne avesse scoperto l’esistenza prima di lei. Non riusciva a immaginare come avesse fatto a sapere che Tad Kandel stava cercando di nascondere una vescica sulle natiche, o che Lawdrin Mendair non aveva meno di cinque fiasche di acquavite nascoste nelle bisacce da sella. Irritante non era una parola sufficiente per descrivere la sensazione che provava nel fare le cose dopo che lei gliele aveva ordinate, ma la vescica di Kandel doveva essere bucata — alcuni della Banda avevano assunto l’attitudine di Mat nei confronti della guarigione — e l’acquavite di Mendair spillata.

Mat era quasi giunto al punto di pregare che Elayne gli dicesse di fare qualcosa di inutile almeno una volta, per poterle rispondere di no. Un no assoluto e totale! Un’altra richiesta di rendergli il ter’angreal sarebbe stata perfetta, ma la donna non ne fece mai parola. Mat spiegò alla Banda che non avevano l’obbligo di obbedirle e in effetti non colse mai nessuno a farlo, ma cominciarono tutti a sorridere compiaciuti ai suoi complimenti su come si prendevano bene cura degli animali e si gonfiavano tutti quando diceva loro che le sembravano dei buoni soldati. Il giorno che Mat vide Vanin rivolgerle il saluto e mormorare «Grazie, mia signora» senza una traccia di ironia, quasi si ingoiò la lingua.