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A Thom e Juilin erano state assegnate delle stanze nella zona della servitù, cosa che sembrò irritare Elayne più che non gli uomini stessi. Thom si era messo a ridere. Ma in fondo poteva permetterselo.

«Bevi un po’ di questo eccellente tè, Nynaeve» le disse Elayne, sistemandosi un tovagliolino bianco sulla gonna del bel vestito di seta blu. Come tutto il resto nel soggiorno, la grande sedia di Elayne aveva delle sfere dorate come zampe e altre disposte in cima allo schienale. Aviendha le sedeva a fianco, ma sul pavimento, con le gambe incrociate sotto al vestito verde chiaro dal collo alto, quasi dello stesso colore delle mattonelle. La collana d’argento con il suo complesso intarsio si accompagnava bene a quell’abito. Nynaeve non pensava di aver mai visto la Aiel seduta su una sedia.

«Menta e lamponi» aggiunse Birgitte all’offerta di Elayne, riempiendo un’altra tazzina di delicata porcellana color oro senza attendere. Birgitte aveva addosso degli ampi pantaloni grigi e una giubba blu molto corta. Occasionalmente indossava degli abiti femminili, ma, visti i suoi gusti, Nynaeve era contenta che non lo facesse spesso. Tutte e tre vestite e agghindate, ma nessuno le voleva.

La caraffa d’argento brillava per la condensa e il tè era fresco e dissetante. Nynaeve ammirava il volto di Elayne, freddo e asciutto. Lei si sentiva già umida malgrado la brezza. «Devo dire» mormorò «che mi aspettavo di essere accolta diversamente.»

«Davvero?» chiese Elayne. «Dopo il modo in cui ci hanno trattate Vandene e Adeleas?»

Nynaeve sospirò. «Molto bene, diciamo allora che lo speravo. Finalmente sono Aes Sedai, davvero Aes Sedai, e nessuno sembra crederci. Speravo davvero che lasciare Salidar avrebbe fatto la differenza.»

L’incontro con Merilille Ceandevin non era andato bene. Si trattava della presentazione. Il preambolo di Vandene era stato quasi sbrigativo, quindi erano state congedate, mandate via per dar modo alle vere Aes Sedai di parlare. Merilille aveva detto di essere sicura che volessero rinfrescarsi, ma era un congedo che lasciava loro, la scelta se andare via come Ammesse obbedienti o rifiutare come bambine capricciose. Solo il ricordo rovinò tutti i tentativi di Nynaeve di mantenere la calma; il sudore cominciò a grondarle dal viso.

Essere mandate via non era stata comunque la cosa peggiore. Merilille era una snella, elegante donna di Cairhien che aveva i capelli neri e lucidi e grandi occhi, una Grigia che non sembrava mai sorpresa da nulla e mai lo sarebbe stata, eppure aveva sgranato gli occhi quando le avevano detto che Elayne e Nynaeve erano Aes Sedai e ancora di più nel sentire che Egwene era Amyrlin Seat. Anche Birgitte come Custode l’aveva colpita, benché fosse riuscita a reagire con una sola occhiata e una momentanea tensione delle labbra. Aviendha fu la parte più facile. Merilille le disse solo poche parole, le spiegò quanto sarebbe stata contenta di essere novizia. Quindi furono congedate. Con il suggerimento, più nella forma di un ordine, di trascorrere qualche giorno a recuperare dai rigori del viaggio.

Nynaeve estrasse il fazzoletto dalla manica e si sventolò inutilmente il volto.«Penso ancora che nascondano qualcosa.»

«Davvero, Nynaeve» puntualizzò Elayne scuotendo il capo. «Non mi piace come siamo state trattate, proprio come non piace a te, ma stai cercando di fare un toro di un topolino. Se Vandene e Adeleas vogliono cercare delle fuggiasche, che lo facciano pure. Preferiresti che prendessero il comando nella ricerca della scodella?» Durante l’intero viaggio non avevano parlato del ter’angreal che dovevano cercare, per paura che le due decidessero appunto di prendere le redini dell’impresa.

Che lo facessero o meno, Nynaeve era ancora convinta che nascondessero qualcosa. Elayne non voleva ammetterlo. Adeleas doveva aver capito che Nynaeve aveva sentito quell’osservazione sull’andare a caccia di fuggiasche una volta raggiunta Ebou Dar, e quando lei chiese se si aspettavano davvero di trovarne qualcuna, Vandene rispose un po’ troppo in fretta che erano sempre alla ricerca di giovani ragazze fuggite dalla Torre. Non aveva senso. Nessuna era fuggita da Salidar, anche se le novizie a volte lo facevano — la vita era dura, specialmente con anni di obbedienza come prospettiva prima di poter anche solo incominciare a pensare a se stesse — e di tanto in tanto un’Ammessa cominciava a disperare della conquista dello scialle e cercava quindi di andare via, eppure anche Nynaeve sapeva che poche riuscivano a superare l’isola di Tar Valon e quasi tutte venivano riportate indietro. Le ragazze potevano essere espulse in ogni momento, perché non erano abbastanza forti da proseguire, perché rifiutavano o fallivano l’esame da Ammessa e quello da Aes Sedai che lei ed Elayne avevano evitato, ma andare via di propria spontanea volontà non era una decisione possibile, a meno che non si portasse lo scialle.

Quindi, se le fughe portate a buon fine erano rare, perché Vandene e Adeleas pensavano di poter trovare qualche ragazza a Ebou Dar, e perché si erano chiuse come cozze quando glielo aveva chiesto? Nynaeve temeva di conoscere anche troppo bene la risposta. Non tirare la treccia fu un’azione che richiese un discreto autocontrollo. Le sembrava che in quello stesse migliorando.

«Almeno adesso Mat è convinto che siamo Aes Sedai» gridò. Se non altro, avrebbe potuto regolare i conti con lui. Che tentasse pure di farle qualcosa: avrebbe scoperto che effetto faceva essere colpito con qualunque cosa potesse essere raccolta con il Potere. «È meglio per lui.»

«È per questo che lo hai evitato come un Cheltan recalcitrante davanti a un esattore delle tasse?» domandò Birgitte con un sorriso, e Nynaeve sentì che stava arrossendo. Pensava di aver nascosto meglio i suoi sentimenti.

«È molto irritante, anche per essere un uomo» mormorò Aviendha. «Devi aver viaggiato in terre molto lontane, Birgitte. Menzioni spesso posti di cui non ho mai sentito parlare. Un giorno vorrei viaggiare nelle terre bagnate e vedere tutti questi strani luoghi. Dov’è questo... Cheltan? Chelta?»

Quella domanda cancellò il sorriso dal volto di Birgitte; ovunque si trovasse doveva essere scomparso da migliaia di anni, forse da un’Epoca precedente. Lei e quel suo vizio di parlare dei posti che conosceva. Nynaeve avrebbe voluto essere stata presente quando aveva ammesso con Egwene ciò che quest’ultima già sapeva. Egwene era diventata decisamente forte durante il periodo con gli Aiel e tollerava ben poco le cose che riteneva insensate. Birgitte era ritornata con un’espressione castigata.

In ogni caso, a Nynaeve piaceva più Birgitte di Aviendha, che la metteva molto a disagio con quei suoi occhi e i discorsi da donna assetata di sangue. Per quanto Birgitte potesse essere irritante, Nynaeve aveva promesso di aiutarla a mantenere il segreto.

«Mat mi ha... minacciata» disse veloce. Fu la prima cosa che le venne in mente per distrarre Aviendha e l’ultima che volesse far conoscere alle altre. Le guance arrossirono di nuovo. Elayne sorrise, anche se aveva avuto la buona grazia di nascondere il viso nella tazzina. «Non in quel modo» aggiunse quando Aviendha cominciò ad aggrottare le sopracciglia e a carezzare il cinturone con il pugnale. La donna aiel sembrava pensare che la giusta risposta a ogni provocazione dovesse essere violenta. «Si è trattato solo di...» Aviendha e Birgitte la guardavano interessatissime, tutte orecchi. Fu soccorsa da Elayne.

«Penso davvero che abbiamo parlato abbastanza di mastro Cauthon» disse con fermezza. «È qui solo perché dovevamo toglierlo dai piedi a Egwene e io posso sempre decidere cosa fare con quel ter’angreal in un altro momento.» Serrò le labbra per un istante. Non era stata particolarmente contenta quando Vandene e Adeleas avevano iniziato a incanalare contro Mat senza nemmeno chiederle il permesso, e meno ancora quando lui si era infilato in quella locanda. Non aveva potuto intervenire. Elayne sosteneva che solo dicendogli di fare cose che avrebbe fatto comunque lo avrebbe abituato a ricevere ordini. Be’, buona fortuna a lei.