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«Mat è la parte meno importante di questo viaggio» disse con maggior fermezza.

«Sì» rispose Nynaeve, cercando di non infondere sollievo nella voce. «Sì, la scodella è ciò che conta.»

«Vorrei andare in avanscoperta io per prima» disse Birgitte. «Ebou Dar sembra più dura di quanto ricordassi, e questo quartiere che avete descritto potrebbe essere più duro di...» non guardò Aviendha «...del resto della città» concluse la frase sospirando.

«Se bisogna andare in avanscoperta» intervenne Aviendha «vorrei partecipare. Ho un cadin’sor.»

«Un’esploratrice deve mimetizzarsi» rispose con gentilezza Elayne. «Penso che dovremmo trovare degli indumenti del posto per tutte noi, poi potremo cercare insieme e nessuna di noi darà nell’occhio, anche se Nynaeve avrà la meglio» aggiunse, sorridendo a Birgitte e Aviendha. Le donne di Ebou Dar che aveva visto avevano i capelli scuri e quasi tutte sembravano avere gli occhi neri. Aviendha sospirò e Nynaeve ebbe voglia di farle eco, pensando a quelle scollature profonde. Birgitte invece sorrise; non aveva alcun pudore.

Prima che la discussione continuasse, una donna dai capelli neri e corti e con addosso la livrea della casata Mitsobar entrò senza bussare, cosa che a Nynaeve sembrò maleducata, nonostante quello che secondo Elayne era il corretto comportamento di una cameriera. La ragazza aveva addosso un abito bianco e la gonna era corta sopra al ginocchio sinistro per mostrare una sottoveste verde, con il corpetto attillato e un’ancora e una spada verdi ricamate sul seno sinistro. Anche la scollatura della livrea era molto profonda. Paffuta e di mezza età, la donna esitò, quindi fece la riverenza e si rivolse a tutte.

«La regina Tylin desidera vedere le tre Aes Sedai, se loro sono d’accordo.»

Nynaeve si scambiò delle occhiate stupite con Elayne e le altre.

«Qui ci sono solo due Aes Sedai» rispose Elayne dopo un istante. «Forse ti riferisci a Merilille?»

«Sono stata indirizzata in questo appartamento... Aes Sedai.» La pausa fu abbastanza lunga da essere notata e la donna aveva espresso quel titolo in forma quasi interrogativa.

Elayne si alzò lisciandosi la gonna; nessun estraneo avrebbe sospettato che dietro quel volto sereno si nascondesse rabbia pura, ma c’era un cenno di tensione agli angoli della bocca. «Andiamo, Nynaeve, Aviendha, Birgitte?»

«Io non sono Aes Sedai» rispose Aviendha, e la cameriera aggiunse in tutta fretta: «Mi è stato detto di invitare solo le Aes Sedai.»

«Aviendha e io potremmo andare a dare un’occhiata in città mentre voi incontrate la regina» disse Birgitte prima che Elayne potesse aprire bocca. Il volto della Aiel si illuminò.

Elayne rivolse alle due donne un’occhiata severa, quindi sospirò. «Be’, almeno fate attenzione. Nynaeve, vuoi venire o preferisci andare con loro?» L’ultima parte fu pronunciata in maniera secca, con un’altra occhiata a Birgitte.

«Oh, non voglio perdermi una cosa simile» rispose Nynaeve. «Sarà bello incontrare finalmente qualcuna che pensa...» non poté finire la frase con la cameriera presente. «Non dovremmo far aspettare la regina.»

«Oh, no» disse la donna in livrea. «Equivarrebbe al valore delle mie orecchie.»

Quale che fosse ‘il valore delle sue orecchie’, ci volle del tempo per attraversare i corridoi del palazzo. Come a bilanciare tutto il bianco delle pareti esterne, il palazzo era pieno di colore. In un corridoio il soffitto era dipinto di verde e le pareti azzurre, in un altro le pareti erano gialle e il soffitto rosa pallido. Le mattonelle erano a forma di diamante, rosse, nere e bianche o gialle e blu o ogni altra combinazione delle varie sfumature. Vi erano pochissimi arazzi e di solito rappresentavano scene marine, c’erano però molti vasi in porcellana color oro del Popolo del Mare inseriti dentro delle nicchie arcuate, e anche dei grandi pezzi di cristallo scolpito, statue, orci e ciotole che avevano attirato l’attenzione di Nynaeve come quella di Elayne.

I servitori correvano da tutte le parti: la versione maschile della livrea includeva brache bianche e lunghe vesti verdi sopra una camicia bianca con delle ampie maniche pieghettate, ma prima che si fossero allontanate di molto Nynaeve vide qualcuno che si dirigeva verso di loro e si arrestò di scatto, prendendo Elayne per un braccio. Si trattava di Jaichim Carridin. Mentre le oltrepassava, Nynaeve non tolse gli occhi di dosso a quell’alto uomo dai capelli grigi, ma i suoi profondi occhi crudeli non le guardarono mai; il manto bianco sventolava alle sue spalle. Aveva il volto madido di sudore, ma lo ignorò come ignorava loro due.

«Che cosa sta facendo qua?» chiese Nynaeve. L’uomo aveva scatenato un massacro a Tanchico e solo la Luce sapeva dove altro.

La cameriera la guardò perplessa. «I Figli della Luce hanno inviato un’ambasciata due mesi fa. La regina... Aes Sedai?» di nuovo quell’esitazione.

Elayne riuscì ad annuire con grazia, ma Nynaeve non riuscì a togliere la durezza dalla sua voce. «Certo, non dobbiamo farla aspettare.»

Una cosa che Merilille si era lasciata scappare su quella Tylin era che si trattava di una donna puntigliosa, rigida e formale. Se anche lei avesse cominciato a dubitare che loro erano Aes Sedai, Nynaeve era dell’umore giusto per provarlo.

La domestica le lasciò in una vasta stanza con il soffitto azzurro chiaro e le pareti gialle, dove una fila di alte finestre a triplo arco si affacciavano su un balcone di ferro battuto che lasciava entrare una piacevole brezza salata, e al cospetto della regina Nynaeve ed Elayne fecero la riverenza, da Aes Sedai a governante, una leggera flessione, un vago cenno del capo.

Tylin era una donna imponente. Non più alta di Nynaeve, aveva un portamento regale che Elayne avrebbe faticato a eguagliare in uno dei suoi giorni migliori. Avrebbe dovuto ricambiare le loro riverenze facendone una a sua volta, ma non fu così. Al contrario le esaminò con un’intensità arrogante bene espressa dai grandi occhi scuri.

Nynaeve cercò di ricambiare il favore al meglio. I capelli di Tylin, ondulati, neri e lucidi, grigi alle tempie, scendevano ben oltre le spalle e incorniciavano un volto bellissimo, anche se con qualche ruga. Sulle guance della donna erano visibili due cicatrici, sottili e molto vecchie, quasi invisibili. Aveva anche uno di quei pugnali ricurvi appeso a una cintura d’oro, con l’elsa e la custodia tempestate di gemme preziose. Nynaeve era certa che fosse solo ornamentale. L’abito di seta blu di Tylin non era del tipo che potesse essere indossato durante un duello, con delle cascate di merletto candido come la neve che le nascondevano quasi le mani e la gonna tirata sopra le ginocchia per mostrare strati di sottovesti di seta verdi e bianche, con uno strascico lungo un passo o forse più. Il corpetto era decorato con lo stesso merletto, stretto al punto tale che Nynaeve non era certa se fosse più scomodo sedere o rimanere in piedi indossandone uno. Portava un girocollo d’oro che avviluppava il collo slanciato e sosteneva altro merletto, che spuntava da sotto al mento e dal quale pendeva un coltello nuziale dalla custodia bianca con l’elsa rivolta verso il basso, incorniciato dal taglio ovale della scollatura decisamente profonda.

«Voi due dovete essere Nynaeve ed Elayne.» Tylin prese una sedia intagliata e fatta con un legno che somigliava al bambù, anche se era dorata, e si sistemò la gonna con cura senza mai distogliere lo sguardo dalle due donne. La voce era profonda, melodiosa e imperiosa. «Avevo capito che c’era una terza persona di nome Aviendha.»

Vi fu uno scambio di sguardi fra Nynaeve ed Elayne. Non erano state invitate a sedersi, nemmeno con un cenno degli occhi. «Lei non è Aes Sedai» iniziò a rispondere con calma Elayne.

Tylin parlò prima che potesse aggiungere altro. «E tu lo sei? Avrai visto al massimo diciotto inverni, Elayne. E tu, Nynaeve, che mi fissi come un gatto con la coda impigliata, quanti ne hai visti? Ventidue? Forse ventitré? Che mi pugnalino il fegato! Una volta ho visitato Tar Valon e la Torre Bianca. Dubito che qualsiasi donna della vostra età abbia mai portato l’anello alla mano destra.»