La Aiel cercò di mantenere il volto inespressivo, ma l’accenno di un sorriso fece sembrare le guance ancora più paffute. «Beralna è già andata a informare Nandera, Car’a’carn.» Le orecchie di Loial si agitarono per la sorpresa nel sentire quel titolo.
«Allora vorresti dire a Sulin di incontrarmi nello spogliatoio dietro la Grande Sala con la mia giubba? E lo scettro del Drago.»
Il sorriso di Jalani si allargò ulteriormente. «Sulin è già scattata nella sua divisa da abitante delle terre bagnate, veloce come una lepre dal naso grigio che si sia seduta sulle spine del segade.»
«In questo caso,» aggiunse Rand «puoi portare il mio cavallo nella Grande Sala.» La giovane Fanciulla rimase a bocca aperta, specialmente quando Perrin e Loial scoppiarono a ridere.
Il pugno che Rand ricevette fra le costole da Min lo fece sbuffare. «Non è una faccenda su cui scherzare, testa dura di un allevatore di pecore! Merana e le altre si stavano avvolgendo nei loro scialle come se fossero delle armature. Adesso ascoltami. Io resterò da un lato, dietro le colonne, in modo che tu possa vedermi e loro no, e se percepisco qualcosa, ti farò un segnale.»
«Tu resterai qui con Loial e Perrin» le rispose. «Non so quale tipo di segnale potresti scegliere per farti capire, e se per caso dovessero vederti, sapranno che mi hai avvisato.» Min assunse la posizione ‘mani sui fianchi’ guardandolo male, con espressione imbronciata e ostinata. «Min?»
Con sua sorpresa la ragazza sospirò e disse: «Sì, Rand», remissiva. Quel tipo di reazione da lei lo rendeva sospettoso come sarebbe accaduto se fosse provenuta da Elayne o Aviendha, ma adesso non aveva tempo per investigare, se voleva trovarsi nella Grande Sala prima di Merana. Annuendo, sperò di non sembrare incerto come si sentiva.
Si chiese se avrebbe dovuto domandare a Perrin e Loial di trattenerla — lei lo avrebbe gradito — e si diresse veloce verso lo spogliatoio dietro la Grande Sala, con Jalani alle calcagna, che si chiedeva se quella del cavallo fosse una battuta. Sulin era già lì con una giubba rossa ricamata in oro e lo scettro del Drago; il pezzo di lancia ottenne l’approvazione di Sulin, anche se l’avrebbe trovato più accettabile senza i tasselli verdi e bianchi, con il manico della lunghezza giusta e senza incisioni. Rand si accertò che l’angreal fosse nella tasca. C’era, e la cosa lo fece respirare con più facilità, anche se Lews Therin sembrava ancora ansimare per l’agitazione.
Quando Rand entrò da una delle porte decorate con i leoni che si aprivano nella Grande Sala, si accorse che tutti erano stati solerti come Sulin. Bael torreggiava da un lato del palco del trono a braccia conserte, mentre Melaine si trovava sul lato opposto e si aggiustava con calma lo scialle scuro. Quelle che a occhio sembravano un centinaio di Fanciulle erano disposte in file, posizionate in ginocchio, lungo il tragitto dalla porta al trono, sotto gli occhi attenti di Nandera, tutte con lo scudo e le lance, gli archi di corno dietro le spalle e le faretre piene appese ai fianchi. Erano visibili solo gli occhi sopra i veli neri. Jalani corse per unirsi alle altre. Altri Aiel erano affollati fra le colonne dietro di loro, uomini e Fanciulle, anche se nessuno sembrava armato a parte i soliti pugnali dalla lama spessa. C’era anche un discreto numero di volti ostili. Non gradivano il pensiero di un confronto con le Aes Sedai, e non per paura del Potere. Per quanto potessero parlarne male Melaine e le altre Sapienti, la maggior parte degli Aiel aveva un vivido ricordo dell’antico fallimento nei confronti delle Aes Sedai.
Bashere non c’era — lui e la moglie si erano recati in uno dei campi d’addestramento —, come del resto nessun nobile Andorano fra quelli che giravano a palazzo. Rand era certo che Naean, Elenia e Lir, con tutto il resto del gruppo, avrebbero scoperto di quell’incontro non appena fosse iniziato. Non perdevano mai un’udienza del trono, a meno che non li mandasse via lui. La loro assenza poteva solo significare che durante il percorso verso la Grande Sala ne avevano scoperto anche il motivo, il che significava che anche le Aes Sedai erano già a palazzo.
Rand si era appena seduto sul trono del Drago, con lo scettro appoggiato sulle gambe, quando comare Harfor entrò nella Grande Sala con un’espressione nervosa, insolita per lei. Fissò lui e tutti gli Aiel con la stessa sorpresa e disse: «Ho mandato i servitori a cercarti ovunque: ci sono delle Aes Sedai...» fu la sola cosa che riuscì a dire prima che sette donne apparissero sotto l’ampia soglia.
Rand sentì che Lews Therin si protendeva verso saidin, toccando l’angreal, ma lo anticipò, mantenendo la presa su quel torrente furioso di fuoco e ghiaccio, lerciume e dolcezza, con la stessa forza con cui stringeva il pezzo di lancia seanchan.
Sette, mormorò tetro Lews Therin. Avevo detto loro tre e sono venute in sette. Devo essere cauto. Sì, cauto.
Io ho detto tre, rispose Rand a quella voce. Io! Rand al’Thor! Lews Therin si zittì, poi quel brontolio distante ricominciò da capo.
Lanciando occhiate da Rand alle sette donne con lo scialle, comare Harfor decise che lo spazio fra loro non era davvero il posto migliore in cui trovarsi. Rivolse la prima riverenza alle Aes Sedai e la seconda a Rand, quindi se ne andò mostrando la massima calma, passando da un lato. Quando le Aes Sedai entrarono, formando una fila compatta, la donna accelerò un po’ troppo il passo.
In ognuna delle tre visite, Merana aveva portato con sé delle Aes Sedai diverse e Rand le riconobbe tutte tranne una, da Faeldrin Harella alla destra, i capelli neri acconciati in una moltitudine di trecce decorate con perline colorate, alla robusta Valinde Nathenos alla sinistra, con abito e scialle bianchi. Erano tutte vestite nei colori dell’Ajah di appartenenza. Sapeva chi doveva essere quella che non aveva riconosciuto. La pelle ramata rendeva riconoscibile quella bella e graziosa donna che aveva addosso un abito di seta color bronzo scuro, Demira Eriff, la Sorella Marrone che Min aveva riferito essere stata portata a letto di peso. Adesso stava in piedi al centro della fila, un passo avanti alle altre, mentre Merana si trovava fra Faeldrin e la paffuta Rafela Cindal dal volto rotondo, che oggi sembrava anche più seria di quando l’aveva vista con Merana sei giorni prima. Sembravano tutte molto serie.
Si presero una breve pausa, lo guardarono indifferenti, ignorando gli Aiel, quindi si fecero avanti, prima Demira, poi Seonid e Rafela, Merana e Masuri, formando la sagoma di una freccia che puntava dritta verso Rand, il quale non ebbe bisogno di percepire il leggero prurito sulla pelle per sapere che avevano abbracciato saidar. A ogni passo le donne sembravano diventare più alte.
Pensano di impressionarmi intessendo lo specchio delle nebbie? La risata incredula di Lews Therin sfumò in un verso folle. Rand non aveva bisogno delle spiegazioni dell’uomo; una volta aveva visto Moiraine fare qualcosa di simile. Anche Asmodean lo aveva chiamato ‘specchio delle nebbie’, e ‘illusione’.
Melaine aggiustò lo scialle irritata, tirando su con il naso, e sembrò che Bael sentisse di dover affrontare, da solo, un attacco di cento nemici. Avrebbe provato a tener loro testa, ma certo non si aspettava un esito positivo. Anche qualcuna delle Fanciulle si agitò, fino a quando Nandera le guardò male da sotto il velo, il che non impedì agli altri Aiel di cambiare posizione, nervosi.
Demira Eriff iniziò a parlare, e anche in quello fu chiaro che era coinvolto l’incanalare. Non gridava, ma la voce riempiva la Grande Sala e sembrava provenire da ovunque. «Date le circostanze, abbiamo deciso che sia io a parlare a nome di tutte. Oggi non abbiamo intenzione di farti del male, ma le restrizioni che abbiamo accettato in precedenza, per farti sentire al sicuro, adesso le dobbiamo rifiutare. Ovviamente non hai mai imparato a rispettare come si deve le Aes Sedai. Ora lo devi fare. Di conseguenza ci muoveremo a nostro piacimento e solo per nostra esclusiva scelta ti informeremo in anticipo su quando desideriamo parlarti. Le tue vedette aiel intorno alla nostra locanda devono essere richiamate e nessuno deve controllarci o seguirci. Qualsiasi futuro insulto alla nostra dignità verrà punito, anche se quelli che dobbiamo punire sono come bambini, e tu sarai responsabile per il loro dolore. Così devono essere le cose e così sarà. Sappi che siamo Aes Sedai.»