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Min sosteneva che le visioni si avveravano sempre, sebbene non sapesse dire se sarebbe accaduto in un giorno, un anno o dieci, e se fosse rimasto a Caemlyn, Rand pensava che sarebbe stato più facile un giorno. Con quel ringhio permanente in testa, sapeva che Lews Therin voleva colpire Merana e le altre prima che loro potessero attaccarlo. Rand apprezzava l’idea, suo malgrado. Forse non era una coincidenza, forse l’influenza dei ta’veren sugli eventi aveva operato contro di lui, ma il fatto rimaneva. Merana aveva deciso di sfidarlo proprio il giorno che il numero delle Aes Sedai era salito a tredici.

Si alzò e si diresse verso la camera da letto per prendere la spada dal retro del guardaroba, quindi chiuse la fibbia a forma di drago. «Tu vieni con me, Min» le disse afferrando lo scettro del Drago e avviandosi verso la porta.

«Venire dove?» chiese Min, asciugandosi le guance con un fazzoletto, ma lo seguì, e Rand era già nel corridoio. Jalani scattò in piedi leggermente più in fretta di Beralna, una donna ossuta che aveva i capelli rossi, gli occhi azzurri e un sorriso ferale.

Quando in giro c’erano solo le Fanciulle, Beralna lo fissava come domandandosi se concedergli il favore di fare ciò che le chiedeva, ma Rand le rivolse uno dei suoi sguardi più duri. Il vuoto rese la sua voce fredda e distante. Lews Therin si era ridotto a un piagnucolio sommesso ma Rand non osava rilassarsi. Non a Caemlyn o in ogni altro posto nei paraggi. «Beralna, trova Nandera e dille di incontrarmi nelle stanze di Perrin, con tutte le Fanciulle che vuole.» Non poteva lasciarsi l’amico alle spalle, e non solo per le visioni di Min; una volta che Merana avesse scoperto che Rand era andato via, una di loro avrebbe potuto decidere di legare Perrin come aveva fatto Alanna con lui. «Potrei non ritornare più qui. Se qualcuno vede Perrin, Faile o Loial, ditegli di incontrarmi nelle stanze di Perrin. Jalani, trova comare Harfor. Dille che ho bisogno di penna, carta e inchiostro.» Doveva scrivere delle lettere prima di andare via. Le mani gli tremavano di nuovo e aggiunse: «Molta carta. Che aspetti? Vai! Vai!» Si scambiarono un’occhiata, poi la ragazza partì di corsa. Rand si incamminò nella direzione opposta, con Min che doveva quasi correre per mantenere il passo.

«Rand, dove stiamo andando?»

«Cairhien.» Avviluppato com’era nel vuoto, la risposta fu fredda come uno schiaffo in pieno viso. «Fidati, Min. Non ti farò del male. Mi taglierei un braccio, piuttosto.» Min rimase in silenzio e alla fine Rand guardò in terra accorgendosi che lo stava osservando con una strana espressione.

«È molto carino sentire una cosa simile, pastore.» La voce era strana come l’espressione. Il pensiero di tredici Aes Sedai che lo cercavano doveva averla davvero spaventata, ma non c’era da meravigliarsi.

«Min, se dovessi giungere al punto di doverle affrontare, ti prometto che in qualche modo ti spedirò lontana dal pericolo.» Come avrebbe potuto un qualsiasi uomo affrontare tredici Aes Sedai? Il pensiero fece risvegliare Lews Therin, che prese a urlare.

Con sorpresa di Rand Min fece apparire i pugnali dalla giubba e aprì la bocca, quindi fece rientrare le lame con la stessa facilità — doveva essersi esercitata — prima di parlare. «Puoi guidarmi per il naso a Cairhien o in qualsiasi altro luogo, pastore, ma farai bene a pensarci seriamente e provare con energia, se credi di potermi mandare via.» Per un motivo che non gli era chiaro, Rand era sicuro che non fosse quello che aveva voluto dirgli.

Quando raggiunsero le stanze di Perrin, Rand trovò un discreto gruppo di persone. Da un lato del soggiorno Perrin e Loial in camicia, seduti a gambe incrociate sul tappeto blu mentre fumavano la pipa insieme a Gaul, un Cane di Pietra che Rand ricordava dalla caduta della Pietra. Dall’altro lato Faile, anche lei in terra, con Bain e Chiad, anche loro conosciute alla Pietra. Dalla porta aperta che dava sull’altra stanza Rand poteva vedere Sulin che stava cambiando le lenzuola, sbattendole come se invece volesse strapparle. Tutti alzarono lo sguardo quando lui e Min entrarono e Sulin si fece avanti dalla camera da letto.

Vi fu una leggera confusione quando spiegò delle tredici Aes Sedai e di quanto Min aveva sentito. Non le visioni, però; alcuni nella stanza ne erano al corrente, altri forse no e lui non ne avrebbe fatto parola con nessuno a meno che non avesse iniziato Min. Cosa che lei non fece. Naturalmente non aveva nemmeno parlato di Lews Therin; non che avesse paura di quanto avrebbe potuto accadergli in una città con tredici Aes Sedai, anche se se ne stavano sedute con le mani in mano. Pensassero pure che lui era in preda al panico, se volevano; in fondo non era sicuro che non fosse così. Lews Therin adesso era silenzioso, ma Rand lo percepiva, provava la sensazione di occhi furiosi che l’osservavano nella notte. Rabbia, paura e forse anche panico emergevano dal vuoto come grossi ragni.

Perrin e Faile iniziarono a fare rapidamente i bagagli e Bain e Chiad fecero scattare le mani nel loro linguaggio prima di annunciare che intendevano accompagnare Faile, quindi Gaul dichiarò che avrebbe seguito Perrin. Rand non capiva cosa stesse succedendo, ma Gaul non guardava Bain o Chiad, che facevano lo stesso nei suoi confronti. Loial scattò borbottando qualcosa, secondo lui sottovoce, su Cairhien che era ben più lontana dai Fiumi Gemelli di Caemlyn, e sua madre che era una famosa camminatrice. Quando fece ritorno aveva un fagotto sottobraccio e grandi bisacce da sella dalle quali spuntavano delle camicie. Loial era pronto a partire in quel preciso istante. Sulin scomparve a sua volta, ritornando con un fagotto fra le braccia che sembrava includere solo abiti rossi e bianchi. Con il volto immobile su quella incongrua espressione mite, disse energica a Rand che le era stato ordinato di servire lui, Perrin e Faile, e solo una lucertola con un colpo di sole avrebbe potuto credere che riuscisse a farlo da Caemlyn quando loro si trovavano a Cairhien. Aggiunse anche un ‘mio signor Drago’ che sembrava più un’imprecazione, e una riverenza, sorprendentemente senza ondeggiare. Il fatto sembrò stupire anche lei.

Nandera giunse quasi nello stesso istante di comare Harfor, che aveva diversi pennini d’acciaio, carta, cera e inchiostro in quantità sufficiente per scrivere e sigillare cinquanta lettere. Cosa che si rivelò utile.

Perrin voleva inviare un messaggio a Dannil Lewin dicendogli di seguirlo con il resto degli uomini dei Fiumi Gemelli — non aveva intenzione di lasciare nessuno di loro nelle mani delle Aes Sedai — e si trattenne dal chiedergli di portare via anche Bode e le altre ragazze da Il segugio di Culain, solo perché sia Rand sia Faile fecero presente che le Aes Sedai non le avrebbero lasciate andare, e inoltre che forse le ragazze non avrebbero voluto partire. Faile e Perrin si erano recati alla locanda più di una volta e anche lui aveva dovuto ammettere che le ragazze sembravano impazienti di diventare Aes Sedai.

Anche Faile doveva scrivere due lettere, alla madre e al padre, perché non si preoccupassero, spiegò. Rand non sapeva quale fosse destinata a chi, ma erano scritte in due toni differenti: una iniziò a scriverla almeno dieci volte strappando altrettanti fogli, ogni parola tracciata con un cipiglio, l’altra la mise giù in fretta, con un sorriso e delle risate. Rand pensò che quella dovesse essere per la madre. Min scrisse a un amico di nome Mahiro a La corona di Rose e, per qualche motivo, ci tenne a sottolineare con Rand che si trattava di un uomo anziano, anche se arrossì nel dirlo. Anche Loial prese la penna dopo qualche esitazione. La sua penna; una di quelle degli umani fra le sue mani sarebbe svanita. Sigillando la lettera, la consegnò a comare Harfor con una richiesta diffidente, ovvero che la consegnasse di persona qualora ne avesse avuta la possibilità. Un pollice grosso più o meno quanto una salsiccia copriva per intero il nome del destinatario, scritto in grafia sia umana che ogier, ma con la vista acuita dall’Unico Potere Rand notò il nome di Erith. Loial non mostrò comunque alcun segno di voler aspettare e consegnarla di persona.