Una volta che si fu seduto vicino a una delle alte finestre, provò a suonare. Dapprincipio, dopo così tanto tempo, riuscì a produrre solo note stridule. Furono quei rumori insoliti a richiamare indietro Min.
«Suona per me» gli chiese, ridendo deliziata, o forse stupita, e ovviamente si accomodò sulle sue ginocchia mentre lui ancora tentava, con scarso successo, di suonare un motivo vagamente riconoscibile. Fu in quel momento che entrarono le Sapienti. Amys, Bair e Sorilea, con un’altra dozzina di donne. Min scattò in piedi arrossendo e si sistemò la giubba, tanto da dare l’idea che avessero lottato.
Bair e Sorilea furono accanto a Rand prima che questi riuscisse a dire una parola.
«Guarda a sinistra» ordinò Sorilea sollevandogli una palpebra e accostando il viso rugoso a quello di Rand. «Guarda a destra.»
«Il battito è troppo veloce» mormorò Bair mentre teneva premute le dita magre contro la gola di Rand.
Nandera doveva aver inviato una Fanciulla da loro non appena era crollato. Sembrava che Sorilea avesse selezionato il piccolo esercito di Sapienti che era disceso sul palazzo in quell’orda in miniatura. E sembrava anche che, Sorilea o no, tutte volessero avere il loro turno con il Car’a’carn. Quando lei e Bair finirono, furono rimpiazzate da Amys e Colinda, una donna magra con dei penetranti occhi grigi che sembrava quasi di mezza età, anche se come presenza era forte quasi quanto Sorilea. Ma in fondo era lo stesso per Amys e tutte le altre Sapienti. Fu punzecchiato, incitato, osservato e lo accusarono di essere ostinato quando si rifiutò di saltellare. Sembravano davvero convinte che lo avrebbe fatto.
Min non venne ignorata mentre le Sapienti facevano a turno per controllare Rand; le altre la circondarono rivolgendole centinaia di domande, tutte sulle visioni, cosa che le fece sgranare gli occhi, fra le tante altre cose, e la indusse a fissare le donne e Rand, chiedendosi se qualcuno le stesse leggendo nella mente. Amys e Bair le spiegarono che Melaine non era riuscita a tenere segreta la notizia delle sue gemelle e, invece di sgranarsi ancor più, cosa che probabilmente sarebbe stata comunque impossibile, gli occhi di Min sembrarono pronti a cadere in terra. Anche Sorilea sembrava accettare il punto di vista di Melaine, ovvero che le visioni di Min la mettevano al loro stesso livello, ma essendo le Sapienti ciò che erano — come le Aes Sedai erano Aes Sedai — aveva dovuto ripetere tutto quasi per ognuna di loro, perché quelle che si agitavano intorno a Rand volevano poi essere sicure di non aver perso nulla.
Una volta che Sorilea e il resto delle Sapienti ebbero concluso che Rand aveva solo bisogno di riposo e se ne furono andate ordinandogli di riposarsi, Min si accomodò di nuovo sul suo grembo. «Si parlano nei sogni?» chiese scuotendo il capo. «Sembra impossibile, quasi una favola.» Aggrottò le sopracciglia. «Quanti anni credi che abbia Sorilea? E quella Colinda... Ho visto... No. No, non ha nulla a che vedere con te. Forse mi fa male il caldo. Quando io so, so. Dev’essere il caldo.» Negli occhi le apparve una luce maliziosa e si accostò lentamente a Rand, umettandosi le labbra come se volesse baciarlo. «Se le metti così» mormorò quando stava per sfiorargli le sue «potrebbe aiutare. C’erano delle parti in quell’ultimo brano che ricordavano quasi Il gallo allegro.»Rand ci mise un istante a capire, con gli occhi pieni di lei e, quando lo fece, il suo volto doveva essere uno spettacolo, perché Min si accasciò sul suo petto sbellicandosi dalle risate. Poco più tardi arrivò una nota di Coiren che si informava della sua salute, sperando che non stesse troppo male e chiedendo se poteva passare a trovarlo con due Sorelle; gli avrebbe anche offerto la guarigione, se l’avesse accettata. Lews Therin si agitò come se si fosse svegliato dal torpore mentre Rand leggeva, ma il borbottio senza senso non reggeva il confronto con l’ira di Caemlyn e sembrò ripiombare nel silenzio quando lui mise giù la nota.
Era un contrasto notevole con il comportamento di Merana. E un ulteriore segnale che nulla accadeva nel palazzo del Sole a mezzogiorno senza che Coiren lo sapesse entro il tramonto, se non prima. Mandò indietro un messaggio educato di ringraziamento per i suoi auguri e un rifiuto. Fuori dal letto o meno, si sentiva stanco e voleva essere lucido quando avesse affrontato le Aes Sedai. Era una parte delle sue motivazioni.
In quello stesso messaggio richiese anche una visita di Gawyn. Aveva incontrato il fratello di Elayne una sola volta, ma gli piaceva. Gawyn non si presentò e non rispose mai alla nota. Rand concluse con tristezza che credeva alle storie su sua madre. Non era certo il tipo di cosa che poteva chiedere di ignorare. Lo mise talmente di cattivo umore che anche i tentativi di Min di rallegrarlo sembrarono vani; né Perrin né Loial volevano restare nelle sue vicinanze quand’era in questa vena.
Tre giorni dopo gli arrivò un’altra lettera di Coiren, sempre gentile, e una terza giunse dopo altri tre giorni, ma lui rispose sempre con delle scuse. In parte era per via di Alanna. La sensazione della sua presenza era distante e vaga, ma la sentiva sempre più vicina. Non fu una sorpresa; era certo che Merana avrebbe scelto Alanna come una delle sei, ma lui non voleva permettere che lei si avvicinasse, non voleva vederla, anche se aveva promesso che le avrebbe considerate allo stesso livello del gruppo di Coiren. Coiren avrebbe dovuto esercitare la propria pazienza ancora per un po’, e poi lui aveva comunque qualcosa da fare.
La rapida visita alla scuola nel palazzo che una volta era appartenuto a Barthanes si rivelò non così rapida. Idrien Tarsin lo aspettava di nuovo sulla soglia per mostrargli tutti i tipi d’invenzioni e scoperte, spesso incomprensibili, e anche i negozi con i diversi tipi di nuovi aratri, frecce e mietitrici che adesso erano stati costruiti per essere messi in vendita, ma a provare difficoltà fu Herrid Fel. O forse Min. I pensieri di Fel vagavano come sempre, le spiegazioni seguivano il ritmo dei suoi pensieri, e ovviamente dimenticò la presenza della ragazza. La dimenticò un discreto numero di volte. Non appena Rand cercava di recuperare l’attenzione dell’uomo, Fel notava d’improvviso Min come fosse la prima volta e la ragazza sobbalzava. Si scusava di continuo per la pipa fumata per metà che non sembrava mai ricordarsi di accendere, senza smettere di pulirsi lo stomaco dalla cenere, sempre lisciandosi i radi capelli grigi. Min sembrava divertirsi, anche se Rand proprio non capiva perché la divertisse un uomo che si dimenticava della sua presenza. Diede anche un bacio sulla testa di Fel quando lei e Rand si alzarono per andare via, cosa che lasciò l’uomo perplesso. Tutto ciò non fu di grande aiuto per scoprire quanto Fel avesse imparato sui Sigilli della prigione del Tenebroso o sull’Ultima Battaglia.
Il giorno dopo arrivò una sua nota infilata in una busta con un angolo rotto.
Fede e ordine infondono forza. Devi togliere tutti i sassi prima di costruire. Te lo spiegherò la prossima volta che ci vediamo. Non portare la ragazza. Troppo carina.
Era una grafia frettolosa con la firma compressa in un angolo, e il messaggio per Rand non aveva senso. Quando cercò di raggiungere di nuovo Fel, scoprì che aveva lasciato detto a Idrien che si sentiva di nuovo giovane ed era andato a pescare. In piena siccità. Rand si chiese se l’uomo avesse perso totalmente la ragione. Min trovava la nota divertente; aveva chiesto di poterla tenere e la vide ridere diverse volte mentre la rileggeva.
Che avesse perso o meno la ragione, Rand decise che la prossima volta avrebbe lasciato Min al palazzo, ma per la verità era difficile averla al suo fianco quando la voleva. Sembrava che trascorresse più tempo con le Sapienti che non con lui. Non capiva perché la cosa lo irritasse tanto, ma aveva notato che si arrabbiava più facilmente con gli altri quando Min era presso le tende. Era comunque un bene che non fosse con lui troppo spesso. La gente lo avrebbe notato, e molti avrebbero parlato e si sarebbero posti delle domande. A Cairhien, dove anche gli inservienti giocavano il Gioco delle Casate, sarebbe potuto essere pericoloso per lei avere gente che si chiedesse se era importante. Meglio così, davvero. Cercò di non scattare più per l’ira.