Nominò Faile più volte possibile, ma non sembrava che Berelain ascoltasse. Le chiese di smetterla e Berelain gli domandò cosa intendesse dire. Le disse di lasciarlo in pace e Berelain rise dandogli un colpetto sulla guancia e chiedendogli cos’era che doveva smettere di fare. Ovviamente Faile arrivò proprio in quel momento da un corridoio nei paraggi, esattamente l’istante prima che lui si facesse indietro. Faile doveva aver pensato che avesse fatto il passo indietro perché l’aveva vista arrivare e, senza esitare nemmeno un istante, si voltò, evitando di rallentare o allungare il passo.
Perrin le corse dietro, la raggiunse e le camminò accanto in completo silenzio. Un uomo non poteva certo dire quanto doveva mentre la gente sentiva. Faile sorrise in maniera abbastanza gradevole fino a quando non raggiunsero le loro stanze, ma, oh, quell’odore spinoso, così pungente che gli perforava il naso.
«Non era come sembrava» disse Perrin non appena la porta si fu chiusa. Non una parola da Faile; si limitò solo a sollevare le sopracciglia in maniera interrogativa. «Be’, lo era. Berelain mi ha dato un colpetto sulla guancia...» Faile era sempre sorridente, ma aveva abbassato minacciosa le sopracciglia e fra quelle spine Perrin adesso sentiva la rabbia, «...ma lo ha fatto senza permesso. Non l’ho incoraggiata, Faile. Lo ha fatto e tasta.» Sperava tanto che lei dicesse qualcosa invece di fissarlo. Perrin supponeva che Faile stesse aspettando, ma cosa? Fu colto da un’improvvisa ispirazione e, come sembrava accadere spesso quando parlava con lei, si mise un cappio attorno al collo. «Faile, mi dispiace.» Adesso la rabbia era affilata come la lama di un rasoio.
«Capisco» rispose atona, uscendo leggiadra dalla stanza.
Bene, adesso aveva messo tutti e due i piedi in fallo, anche se non riusciva a capire come avesse fatto. Si era scusato e non aveva fatto nulla di cui doversi scusare.
Quel pomeriggio sentì Bain e Chiad discutere se dovessero aiutare Faile a picchiarlo! Non c’era modo di sapere se fosse stato un suggerimento di Faile — era selvatica, ma quello andava oltre qualunque precedente — e sospettava che le due si fossero fatte sentire di proposito, cosa che lo fece arrabbiare. Ovviamente la moglie stava discutendo i loro affari con le due Aiel, affari che avrebbero dovuto rimanere fra moglie e marito, cosa che lo fece arrabbiare ancor di più. Quali altre parti della loro vita sciorinava davanti a una tazza di tè? Quella notte, mentre Perrin la osservava stupito, Faile indossò una pesante camicia da notte di lana, malgrado il caldo. Quando cercò di baciarla sulla guancia, quasi timidamente, mormorò che aveva avuto una giornata faticosa e gli voltò la schiena. Emanava l’odore della furia, abbastanza affilato da tagliare in due la lama di un rasoio. Perrin non riusciva a dormire con quell’odore, e più a lungo rimaneva sdraiato vicino a lei, osservando il soffitto nell’oscurità, più aumentava la sua rabbia. Perché Faile si comportava in quel modo? Non riusciva a vedere che l’amava, lei e solo lei? Non le aveva dimostrato più di una volta che più di tutto in vita sua voleva tenerla per sempre fra le braccia? Era colpa sua se una stupida donna capricciosa aveva deciso di corteggiarlo? Ciò che avrebbe dovuto fare era prenderla a sculacciate fino a quando non avesse capito. L’aveva già fatto in passato, quando Faile aveva pensato di poterlo prendere a pugni ogni volta che voleva sottolineare un concetto. La cosa aveva addolorato più lui che lei, non gli piaceva neppure pensare di fare del male a Faile. Voleva stare in pace con lei. Con lei e solo con lei.
Fu il motivo per cui prese una decisione repentina, rimanendo disteso alla luce grigia che penetrava dalla finestra, nel sesto giorno di permanenza a Cairhien. Nella Pietra, Berelain aveva corteggiato una dozzina di uomini, almeno che lui sapesse; qualunque cosa l’avesse fatta decidere che dovesse essere lui la sua preda, si sarebbe orientata su un altro se Perrin fosse rimasto fuori portata abbastanza a lungo. Una volta che Berelain avesse scelto un’altra vittima, Faile avrebbe recuperato la ragione. Sembrava semplice.
Di conseguenza, non appena fu in grado di indossare qualcosa, uscì a cercare Loial e fecero colazione insieme, quindi lo accompagnò alla biblioteca reale. Quando vide l’Aes Sedai snella e Loial gli disse che la donna si recava lì ogni giorno — l’Ogier diffidava delle Aes Sedai, ma non gli importava averne cinquanta nelle vicinanze — Perrin sentì l’odore di Gaul e gli chiese se gli sarebbe piaciuto andare a caccia con lui. Non c’erano molti cerbiatti o conigli sulle colline nei pressi della città e quei pochi soffrivano a seguito della siccità proprio come le persone, ma il naso di Perrin avrebbe potuto guidarli a tutti quelli che voleva, se trovare carne fosse stato il vero scopo delle sue escursioni. Perrin non incoccò mai una freccia, ma insisté nel rimanere fuori fino a quando Gaul gli chiedesse se avesse intenzione di cacciare pipistrelli alla luce lunare. A volte Perrin dimenticava che di notte gli altri non vedevano bene come lui. Anche il giorno seguente andò a caccia al buio, come pure tutti quelli che seguirono.
Il problema era che il suo semplice piano sembrava crollargli sopra la testa. La prima notte, quando fece ritorno al palazzo del Sole con l’arco in spalla, piacevolmente stanco per la camminata, fu solo una folata occasionale di vento che gli portò in tempo l’odore di Berelain, permettendogli di evitare di andarle incontro all’entrata principale del palazzo. Facendo cenno alle guardie aiel di tacere, entrò dalla porta della servitù, dove ebbe bisogno di bussare per farsi aprire da un tipo dallo sguardo offuscato. La notte seguente vide Berelain che l’aspettava nel corridoio fuori dalle sue stanze; dovette nascondersi dietro un angolo per metà serata prima che la donna si arrendesse. Ogni sera lo aspettava da qualche parte, come se potesse far finta che si trattasse di un incontro causale, quando nessun altro era sveglio se non qualche servitore. Era pura follia; perché non si era trovata un’altra vittima? E ogni notte, quando alla fine s’infilava in camera con gli stivali in mano, Faile dormiva con quella maledetta camicia di lana. Molto prima della sesta notte insonne, fu pronto ad ammettere che aveva preso una cantonata, anche se non capiva come. Era sembrato tutto maledettamente semplice. La sola cosa che voleva era qualche parola da Faile, un suggerimento su cosa dovesse dire o fare. Tutto ciò che sentì furono i propri denti mentre li digrignava nel sonno.
Durante il decimo giorno, Rand ricevette un’altra richiesta per un’udienza da Coiren, educata come le prime tre. Rimase seduto meditando per un breve periodo, mentre strofinava la lettera fra il pollice e l’indice. Da come la percepiva non c’era davvero modo di dire quanto fosse lontana Alanna, ma confrontando la forza di quella sensazione il primo giorno con quanto lo era adesso, riteneva si trovasse a metà strada da Cairhien. Se era davvero così, Merana non stava perdendo tempo. Era un bene; voleva che fosse impaziente. Se fosse stata almeno un po’ pentita, sarebbe stato d’aiuto, ma era come desiderare la luna; si trattava di un’Aes Sedai. Ci sarebbero voluti almeno altri dieci giorni prima che raggiungessero Cairhien, se avessero mantenuto quel passo, e dovevano esserne in grado. Aveva ancora tempo per incontrare Coiren altre due volte, in modo da offrire ai due gruppi lo stesso numero di udienze: tre. Che Merana riflettesse su quel punto una volta arrivata. Nessun vantaggio per lei, la Torre Bianca dall’altro lato e nessun bisogno d’informarla che lui avrebbe preferito infilare la mano nella tana delle vipere anziché avvicinarsi alla Torre, specialmente con Elaida nelle vesti dell’Amyrlin. Tra dieci giorni, si sarebbe mangiato gli stivali se ne fossero trascorsi altri dieci prima che Merana decidesse di garantirgli il supporto di Salidar, senza tutte quelle sciocchezze sul guidare o mostrare la via. A quel punto avrebbe potuto dedicare tutta la sua attenzione a Sammael.
Mentre sedeva per scrivere a Coiren che avrebbe potuto portare altre due Sorelle al palazzo del Sole il pomeriggio del giorno seguente, Lews Therin incominciò a borbottare forte. Sì, Sammael. Stavolta uccidilo. Demandred, Sammael e tutti gli altri. Sì, lo farò.