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L’Ajah Rossa. Il sudore imperlava il viso di Rand. Se solo fossero entrate le Fanciulle che erano lì fuori... Le Sapienti, Suini, chiunque potesse gridare e dare l’allarme nel palazzo. Tredici Aes Sedai e l’Ajah Rossa al comando. Se fosse stato in grado di aprire la bocca, avrebbe ululato.

Bain alzò lo sguardo sorpresa quando la porta si aprì — Rand al’Thor aveva ricevuto le Aes Sedai da poco — e automaticamente distolse gli occhi quando vide le cameriere con le casse. Una delle Aes Sedai, quella con i capelli neri, le si piantò davanti e Bain si alzò rapidamente per dirigersi verso la porta. Non sapeva cosa dedurre dalla storia che le avevano raccontato le altre Fanciulle a Caemlyn, cose che una volta erano note solo ai capi e alle Sapienti, ma gli occhi scuri di quella donna sembravano sapere tutto sull’antico tradimento degli Aiel. Quegli occhi presero tutta l’attenzione di Bain fino a quando fu solo vagamente consapevole dell’Aes Sedai dai capelli nero corvino che affrontava Chiad e di quella boriosa che guidava la fila di donne con le casse lungo il corridoio. Bain si chiese se la Aes Sedai che aveva di fronte intendesse ucciderla per l’antico fallimento degli Aiel. Sicuramente avrebbero incominciato a vendicarsi prima di allora se avessero voluto — sicuramente sapevano — ma gli occhi scuri di quella donna erano di una durezza tale che preannunciavano di certo la morte. Bain non aveva paura di morire; sperava solo di avere il tempo di velarsi il viso.

«Sembra che il giovane mastro al’Thor sia solito andare e venire da Cairhien come preferisce» le disse l’Aes Sedai con voce ferrea. «Non siamo abituate a essere eluse in questo modo, con tanta maleducazione. Se tornasse a palazzo nei prossimi cinque giorni, torneremo anche noi, altrimenti... la nostra pazienza non è infinita.» Detto questo si allontanò, lei e le altre, seguendo le donne con le casse.

Bain scambiò un’occhiata con Chiad ed entrarono subito nelle stanze di Rand.

«Cosa vuol dire che è andato via?» domandò Perrin. Loial puntò le orecchie verso di lui, ma mantenne gli occhi sulla scacchiera con la stessa fermezza di Faile. Odorava dì... Perrin non riusciva a distinguere nulla nella confusione di odori che emanavano da lei; gli faceva solo venire voglia di mordersi le mani.

Nandera si strinse nelle spalle. «A volte lo fa.» Sembrava abbastanza calma, a braccia conserte e con il volto impassibile, ma odorava d’irritazione. «Scappa via senza nemmeno una Fanciulla che gli guardi le spalle; a volte per mezza giornata. Pensa che non ne siamo al corrente. Credevo tu sapessi dove si era recato.» Qualcosa nella voce della donna fece pensare a Perrin che, se lo avesse scoperto, lo avrebbe seguito.

«No,» sospirò «non ne ho idea.»

«Presta attenzione al gioco, Loial» mormorò Faile. «Sicuramente non è quello il posto dove vuoi piazzare la pedina.»

Perrin sospirò di nuovo. Oggi aveva deciso di rimanere sempre con Faile. Prima o poi avrebbe dovuto parlare con lui, e inoltre Berelain lo avrebbe lasciato in pace se stava con la moglie. Be’, almeno la parte su Berelain sì era avverata, ma quando Faile aveva capito che non sarebbe andato a caccia, aveva accalappiato Loial prima che potesse fuggire in biblioteca e da allora avevano giocato partite infinite di dama. In silenzio, per ovvi motivi. Perrin avrebbe tanto voluto trovarsi con Rand, ovunque fosse.

Supino nel letto, Rand fissava lo spesso trave senza davvero vederlo. Il letto non era grande, ma aveva due materassi imbottiti e i cuscini di piume d’oca con lenzuola di ottima qualità. Nella camera vi erano una rozza sedia e un tavolino, semplici ma di bella fattura. I muscoli gli facevano ancora male per essere stato trasportato dentro una delle casse. Con il Potere lo avevano fatto piegare facilmente, infilandogli la testa fra le ginocchia; per legarlo erano bastate delle semplici corde.

Lo sfregare del metallo contro il metallo lo fece voltare. Galina aveva usato una grande chiave di ferro per aprire un lato della gabbia che circondava il letto, il tavolo e la sedia. Una donna che aveva i capelli grigi infilò le braccia nella gabbia quel tanto che bastava per depositare sul tavolo un vassoio coperto da un panno, quindi balzò indietro.

«Ho intenzione di consegnarti alla Torre in uno stato di salute ragionevole» disse Galina con freddezza mentre richiudeva la gabbia. «Mangia, o verrai imboccato.»

Rand riportò lo sguardo sulle travi. Intorno alla gabbia erano sedute sei Aes Sedai che mantenevano lo schermo. Lui preservava il vuoto, nel caso avessero commesso un errore, ma non si scagliava contro la barriera. Quando lo avevano spinto per la prima volta nella gabbia, ci aveva provato. Qualcuna di loro aveva riso, quelle che se ne erano accorte. Adesso Rand si concentrava circospetto altrove, invece che verso la furia di saidin, un uragano di fuoco e ghiaccio appena fuori dalla sua portata. Si sporse percependo la barriera invisibile che lo separava dalla Fonte e la percorse come se ne cercasse il bordo. Ciò che trovò fu un luogo dove il muro sembrava dividersi in sei punti; lo fermavano con la stessa efficienza, ma erano sei, non uno, e decisamente dei punti.

Da quanto tempo si trovava in quel posto? Era stordito da una specie di torpore, una sorta di coltre annebbiante che lo lasciava in letargo. Era rimasto disteso abbastanza a lungo da essere affamato, ma il vuoto rendeva le sensazioni lontane e anche l’odore di stufato e pane caldi che proveniva dal vassoio coperto non gli interessava granché. Alzarsi sembrava troppo faticoso. Fino ad allora aveva visto dodici Aes Sedai fare a turno intorno al letto e non ce n’era una che lui conoscesse da prima. Quante ce n’erano in quella casa? Saperlo poteva essere importante, in seguito. Dov’era quella casa? Non aveva idea di quanto lo avessero trasportato lontano, chiuso in quella cassa: quasi tutto il tragitto lo aveva trascorso nel retro di un calesse. Perché aveva dimenticato il consiglio di Moiraine? Non fidarti di nessuna Aes Sedai, nemmeno in parte. Sei Aes Sedai che incanalavano la quantità necessaria di saidar per mantenere lo scudo avrebbero dovuto essere percepite da ogni donna di passaggio che fosse stata in grado d’incanalare. Tutto ciò di cui aveva bisogno era che Amys, Bair o qualcun’altra passasse per strada da quelle parti e si ponesse qualche domanda. Ormai dovevano avere dei dubbi nel vedere che era scomparso proprio in coincidenza con la presenza di Coiren. Se fuori c’era una strada. Tutto ciò di cui aveva bisogno...

Ispezionò di nuovo lo schermo, con cautela, per non farsi scoprire. Sei punti. Sei punti morbidi. Doveva significare qualcosa. Avrebbe voluto che Lews Therin gli parlasse di nuovo, ma il solo suono che aveva in testa erano i propri pensieri che scivolavano nel vuoto. Sei punti.

Sorilea percorse di gran carriera la strada che passava vicino alla grande casa di pietra dove si trovavano le Aes Sedai, percependo a stento che qualcuno all’interno stava incanalando. La sensazione era per lei debole perché le sue capacità d’incanalare erano scarse, ma non fu il motivo per cui l’ignorò. In quell’edificio avevano incanalato giorno e notte fin dal momento del loro arrivo, e ormai nessuna delle Sapienti sprecava altro tempo nel cercare di capire perché. Sorilea di sicuro aveva cose più importanti da fare. Nel palazzo degli assassini dell’albero le Fanciulle cominciavano a diventare nervose quando si parlava di Rand al’Thor, sostenendo che il Car’a’carn avrebbe dovuto fornire loro qualche spiegazione una volta che avesse fatto ritorno. Sorilea, che aveva vissuto molto più a lungo di una qualsiasi di quelle Fanciulle e anche di ogni altra Sapiente, debole o meno nel Potere, era a disagio. Come molti uomini, Rand al’Thor se ne andava quando voleva — in quello gli uomini si comportavano come i gatti — ma stavolta Min era sparita in qualche punto fra le tende e il palazzo, nello stesso momento in cui lui si stava preparando. A Sorilea non piacevano le coincidenze, nonostante ce ne fossero molte che circondavano il car’a’carn. Strinse lo scialle per difendersi da un’improvvisa sensazione di freddo e s’incamminò veloce verso le tende.