«Lo chiedi a me?» disse Siuan. «Ho fatto ciò che mi è stato ordinato, Madre. Se dipendesse da me, preferirei saltare in mezzo a un branco di lucci che mangiano anziché far scappare quell’uomo.»
«Lo domeranno, Siuan.» Egwene aveva esaminato la faccenda con lei, ma aveva bisogno di rifarlo per chiarirsi la mente, per convincersi di non aver commesso un errore. «Nemmeno Sheriam ascolta più Carlinya, e Lelaine e Romanda stanno facendo pressione. Se non agiamo, qualcuna farà ciò che Delana sta suggerendo. Non permetterò che venga ucciso! Se non possiamo offrire un processo a un uomo prima dell’esecuzione, non abbiamo il diritto di organizzare la sua morte. Non permetterò che venga ucciso e non posso lasciare che venga domato. Se Merana ha davvero raddrizzato Rand, sarà come gettare legna sul fuoco. Vorrei solo essere sicura che andrà da Rand per unirsi a lui invece di fuggire la Luce sa dove, facendo la Luce sa cosa. Se non altro in quel modo potrebbe esserci una specie di controllo su di lui.»
«Ho sempre pensato che la stola pesasse come tre grossi uomini» rispose Siuan con calma. «Sono poche le decisioni semplici per un’Amyrlin e meno ancora quelle di cui essere sicura. Fai quanto devi e pagane il prezzo se ti sei sbagliata. A volte dovrai farlo anche se hai ragione.»
Egwene rise sommessamente. «Non mi sembra di averlo sentito prima d’ora.» Dopo un breve periodo, il divertimento cessò. «Accertati che andando via non faccia male a nessuno, Siuan.»
«Ai tuoi ordini, Madre.»
«Ma è terribile» mormorò Nisao. «Se diventasse noto la condanna per te sarà l’esilio, Myrelle. E io ti seguirò. Quattrocento anni fa forse era normale, ma nessuno penserà che lo sia, oggi. Qualcuno lo definirà un crimine.»
Myrelle era contenta che la luce fosse bassa. Nascondeva la sua smorfia. Poteva gestire la guarigione da sola, ma Nisao aveva studiato come trattare le malattie mentali, una cosa che il Potere non poteva toccare. Myrelle non era sicura che fosse da considerare una malattia, ma avrebbe provato di tutto. Nisao poteva dire ciò che voleva; Myrelle sapeva che si sarebbe tagliata una mano anziché rinunciare a quella opportunità di studio.
Poteva sentirlo fuori nella notte mentre si avvicinava. Erano molto lontani dalle tende, ben oltre i soldati, circondati solo da alberi radi. Lo aveva percepito dal momento in cui aveva ricevuto il legame, il crimine di cui parlava Nisao. Il legame di un Custode passato da un’Aes Sedai a un’altra senza il suo consenso. Nisao aveva ragione su un punto; dovevano mantenere il segreto fino a quando fosse stato possibile. Myrelle percepiva le ferite dell’uomo, qualcuna quasi guarita e altre fresche. Molte con brutte infezioni. Non sarebbe andato via alla ricerca della battaglia. Doveva tornare da lei, con la stessa certezza con cui un masso che rotola da una montagna deve raggiungere il fondo. Ma non avrebbe fatto un passo per evitare la battaglia. Myrelle aveva percepito il viaggio in lontananza, immerso nel sangue; il suo. Attraverso Cairhien, Andor, il Murandy e l’Altara, attraverso terre infestate da ribelli e banditi, fautori del Drago e altra gentaglia, concentrato su di lei come una freccia puntata contro un bersaglio, aprendosi il varco attraverso uomini armati che si opponevano. Fece mente locale sulle ferite dell’uomo e si chiese come facesse a essere ancora vivo.
Sentì per prima il rumore degli zoccoli di un cavallo al passo e solo in un secondo momento vide lo stallone nero da combattimento nella notte. Il cavaliere sembrava la tenebra in persona. Aveva addosso il suo mantello. Il cavallo si fermò a cinquanta passi di distanza.
«Non avresti dovuto inviare Nuhel e Croi a cercarmi» disse il cavaliere invisibile con la voce rauca. «Li ho quasi uccisi prima di riconoscerli. Avar, puoi uscire da dietro quell’albero.» A destra, la notte sembrò muoversi. Anche Avar aveva addosso il mantello e non si era aspettato di essere notato.
«Questa è una follia» mormorò Nisao.
«Fai silenzio» sibilò Myrelle. A voce più alta disse: «Vieni da me.» Il cavallo non si mosse. Un cane da caccia che soffriva per la morte della sua proprietaria non andava di sua spontanea volontà dalla nuova padrona. Myrelle lavorò con delicatezza dei flussi di Spirito e toccò quella parte in lui che racchiudeva il legame; doveva essere delicata o lui se ne sarebbe accorto, e a quel punto solo il Creatore sapeva che tipo di esplosione ne sarebbe scaturita. «Vieni da me.»
Stavolta il cavallo si fece avanti e l’uomo smontò per fare a piedi gli ultimi passi, un individuo alto, il cui volto duro alla luce della luna sembrava scolpito nella roccia. Adesso era in piedi davanti a lei, torreggiante, e la donna fissava gli occhi freddi e azzurri di Lan Mandragoran e vedeva la morte. Che la Luce l’aiutasse. Come avrebbe fatto a tenerlo in vita?
53
La festa delle Luci
La gente che danzava per le strade di Cairhien esasperava Perrin; camminare era quasi impossibile. Gli passò accanto un serpente di persone che ballavano, seguendo un tipo con il nasone che suonava il flauto e non aveva addosso la camicia. In fondo alla fila saltellava una donna grassoccia che rideva divertita e cercò di prendere Perrin per farlo inserire nelle danze. Lui scosse il capo e, che l’avessero spaventata gli occhi gialli o l’espressione tetra, la donna smise di ridere e ritornò alla sua fila, lanciandosi delle occhiate alle spalle fino a quando non fu più visibile. Una donna che aveva i capelli grigi, ancora attraente, con delle fasce colorate che scendevano oltre la vita del vestito di seta scura, lanciò le braccia sottili al collo di Perrin e si protese verso le sue labbra. Sembrò stupita quando lui la sollevò gentilmente per spostarla da un lato. Un gruppo di uomini e donne della sua età che si muovevano al ritmo dei tamburi gli finirono contro, ridendo gaiamente e tirandolo per la giubba. Ignorarono la sua resistenza fino a quando Perrin non spinse via con forza uno degli uomini e ringhiò, un lupo che teneva a bada un piccolo branco. Le risate svanirono per essere rimpiazzate da un momentaneo stupore, quindi ripresero e cercarono di imitare il verso di Perrin, prima di tuffarsi di nuovo fra la folla.
Era il primo giorno della festa delle Luci, il giorno più corto dell’anno, e la città lo celebrava in modi che Perrin non avrebbe potuto immaginare. Nei Fiumi Gemelli avrebbero organizzato dei balli, ma questo... Durante quei due giorni di festa, i Cairhienesi sembravano voler fare ammenda per un intero anno di riservatezza. Il decoro era finito in fondo a un pozzo come ogni barriera fra gente comune e nobili, almeno in pubblico. Donne sudate vestite di semplice lana fermavano uomini che indossavano la seta scura e le strisce colorate davanti al petto, trascinandoli nelle danze; uomini con le giubbe da carrettieri o vesti da stallieri facevano piroettare donne che avevano le strisce di colori sopra gli abiti, a volte fino alla vita. Uomini a torso nudo si versavano addosso il vino, inondando anche tutti quelli che gli stavano vicino. A quanto pareva, tutti gli uomini potevano baciare qualsiasi donna e viceversa, e tutti lo facevano con grande abbandono, in tutte le direzioni in cui Perrin guardava. Cercava di non osservare con troppa attenzione. Alcune delle nobili che avevano i capelli acconciati in elaborate torri di ricci erano nude fino alla cintola e indossavano solo sottili mantelli contro la polvere che non si sforzavano di tenere chiusi. Fra la gente comune le poche donne che avevano abbandonato le bluse non si preoccupavano di coprirsi a parte i capelli, mai abbastanza lunghi. Si versavano il vino addosso e bagnavano anche tutti i passanti con la stessa foga degli uomini. Le risate roboanti si mischiavano alle mille musiche diverse, provenienti da flauti, corni e tamburi, zither, tarabusi e dulcimeri.
La Cerchia delle Donne di Emond’s Field avrebbe avuto un attacco d’ira e il Consiglio del Villaggio si sarebbe ingoiato la lingua per l’apoplessia, ma i comportamenti depravati erano solo la minima parte dell’irritazione di Perrin. Nandera aveva detto qualche ora, ma erano trascorsi sei giorni dalla scomparsa di Rand. Min o era andata con lui o era rimasta con gli Aiel, ma nessuno sembrava sapere nulla. A parte quella donna di nome Sorilea, le Sapienti erano evasive come le Aes Sedai quando Perrin riusciva a bloccarne una; Sorilea gli aveva risposto rudemente di occuparsi di sua moglie e tenere il naso fuori dagli affari che non riguardavano gli abitanti delle terre bagnate. Come faceva Sorilea a sapere delle noie ira lui e Faile, Perrin non riusciva a immaginarlo, ma non gli importava. Percepiva il bisogno di Rand come un forte prurito diffuso su tutto il corpo, che ogni giorno diventava più forte. Perrin stava facendo ritorno dalla scuola di Rand, l’ultima risorsa, ma anche lì tutti erano impegnati a bere, ballare e concedersi dissolutezze varie, come il resto di Cairhien. Gli era stato fatto il nome di una donna di nome Idrien come capo della scuola, ma dopo che era riuscito, con diverse difficoltà e non poco imbarazzo, a interromperla mentre baciava un ragazzo talmente giovane che avrebbe potuto essere suo figlio, prolungando la pausa abbastanza a lungo per rivolgerle qualche domanda, la sua risposta era stata che forse l’uomo di nome Fel sapeva qualcosa e quel Fel stava danzando con tre giovani ragazze che avrebbero potuto essere sue nipoti. Tutte e tre allo stesso tempo. Fel non sembrava nemmeno in grado di rammentarsi il proprio nome, cosa forse non sorprendente, date le circostanze. Che Rand venisse Folgorato! Se n’era andato senza dire una parola quando sapeva tutto delle visioni di Min, e sapeva che avrebbe avuto un disperato bisogno di Perrin. Anche le Aes Sedai erano disgustate, a quanto sembrava. Proprio quella mattina Perrin aveva saputo che erano in viaggio da tre giorni verso Tar Valon, avendo sostenuto di non aver motivo di trattenersi oltre. Che cosa stava combinando Rand? Quel prurito gli faceva venire voglia di mordere qualcosa.