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Sulin borbottò qualcosa, ma Perrin sentì con chiarezza. «Rhuarc è uno sciocco. Se fosse stata davvero sua figlia non avrebbe avuto tempo per altro se non picchiarla.»

«Dieci?» chiese Dobraine. «Io ho ricevuto una sola visita. Credo che l’Aes Sedai fosse seccata quando le ho risposto con chiarezza che avevo prestato giuramento di fedeltà al lord Drago. Ma che si tratti di dieci o di una, Colavaere è la chiave. Sa bene come tutti che il lord Drago vuole tenere il trono del Sole per Elayne Trakand.» Fece una smorfia. «Elayne Damodred, dovrebbe essere. Taringail avrebbe dovuto insistere che Morgase si sposasse con il nome di Damodred invece di adottare Trakand. Lei aveva bisogno di lui e lo avrebbe fatto. Be’, Elayne Trakand o Elayne Damodred, ha un forte diritto al trono, molto più forte di Colavaere e sono convito che Colavaere ha fatto uccidere Maringil e Meilan per assicurarsi l’ascesa al trono. Non avrebbe mai osato, se avesse pensato che il lord Drago potesse tornare.»

«Ecco perché.» Una piccola ruga di irritazione apparve sulla fronte di Berelain. «Ho le prove che ha convito un servitore a mettere il veleno nel bicchiere di Maringil — è stata imprudente e io ho con me due ottimi cacciatori di ladri — ma non sapevo perché.» Chinò leggermente il capo, accettando lo sguardo ammirato di Dobraine. «Verrà impiccata per quel crimine. Se riusciamo a far tornare il lord Drago. Se non ci riusciamo, temo che dovremo tutti fare attenzione a come rimanere in vita.»

Perrin strinse la presa sulla custodia della spada in pelle di cinghiale. «Lo riporterò indietro» gridò. Dannil e gli altri uomini dei Fiumi Gemelli non potevano essere a meno di metà strada da Cairhien, con tutti i carri. Ma c’erano i lupi. «Anche a costo di andare da solo, lo riporterò indietro.»

«Non da solo» intervenne Loial cupo. «Mai da solo, fino a quando ci sarò io, Perrin.» Le orecchie dell’Ogier tremarono per l’imbarazzo. Sembrava sempre imbarazzato quando qualcuno lo vedeva comportarsi in maniera coraggiosa. «Dopotutto il mio libro non finirà molto bene se Rand viene imprigionato nella Torre. E non posso descrivere il suo salvataggio se non sono presente.»

«Non andrai da solo, Ogier» disse Dobraine. «Posso radunare cinquecento uomini entro domani. Non so cosa potremo fare contro sei Aes Sedai, ma io tengo fede ai miei giuramenti.» Guardando Sulin, toccò il fazzoletto che aveva ancora in mano. «Ma quanto possiamo fidarci dei selvaggi?»

«Quanto possiamo fidarci degli assassini dell’albero?» domandò Sorilea con voce rauca e dura: anche lei era entrata senza bussare. Rhuarc, che emanava un odore spietato, era con lei, come anche Amys, il volto troppo giovane freddo come quello delle Aes Sedai in quella cornice incongrua di capelli bianchi, e c’era anche Nandera, che puzzava di furia omicida mentre fra le mani aveva un fagotto di abiti verdi, grigi e marroni.

«Lo sapevi?» chiese Perrin incredulo.

Nandera lanciò il fagotto a Sulin. «Era ora che ti rendessi conto di aver pagato il tuo toh. Quasi quattro settimane e mezzo, più di un mese. Anche i gai’shain dicono che il tuo orgoglio è troppo forte.» Le due donne scomparvero nella camera da letto.

Da Faile era provenuto un odore di irritazione non appena Perrin aveva parlato. «Linguaggio delle mani delle Fanciulle» mormorò, a voce troppo bassa per essere sentita dagli altri. Lui le rivolse un’occhiata di gratitudine, ma Faile sembrava concentrata sulla scacchiera. Perché non partecipava alla conversazione? Dava dei buoni consigli e lui le sarebbe stato grato per tutti quelli che avrebbe voluto offrire. Faile piazzò una pedina e guardò cupa Loial, che era concentrato su Perrin e gli altri.

Cercando di non sospirare, Perrin disse atono: «Non mi interessa chi si fida di chi, Rhuarc. Sei pronto a mandare i tuoi Aiel contro le Aes Sedai? Sei. Centomila Aiel forse andrebbero bene.» Il numero che aveva menzionato lo rese perplesso — diecimila uomini erano già un quantitativo considerevole — ma erano gli Aiel di cui aveva parlato Rand, e ciò che Perrin aveva visto del loro accampamento sulle colline lo rendeva veritiero. Con sua sorpresa Rhuarc odorò di esitazione.

«Così tanti non posso» rispose con lentezza il capoclan e fece una pausa prima di proseguire. «Le vedette sono arrivate stamattina. Gli Shaido si stanno muovendo a sud dalla lama del Kinslayer, verso il cuore di Cairhien. Forse ho abbastanza uomini per fermarli — non sembra che stiano venendo tutti — ma se porto via troppe lance da questa terra tutto ciò che abbiamo realizzato dovrà essere rifatto. Come minimo gli Shaido avranno saccheggiato a fondo la città prima del nostro ritorno. Chi può dire quanto si spingeranno avanti, anche in altre terre, e quanta gente si porteranno via sostenendo che si tratta di gai’shain?» Verso la fine della frase, da lui provenne un forte odore di disgusto, ma Perrin non ne aveva capito nulla. Cosa importava quanta terra avrebbe dovuto riconquistare — o anche in quanti sarebbero morti, benché quel pensiero fosse doloroso — quando era in pericolo Rand, il Drago Rinato, condotto a Tar Valon per essere imprigionato?

Sorilea aveva studiato Perrin. Gli occhi delle Sapienti spesso gli facevano lo stesso effetto di quelli delle Aes Sedai, quasi che venisse pesato e misurato al millesimo. Sorilea gli dava l’impressione di essere stato sezionato come un aratro rotto, ogni chiodo rimosso ed esaminato per capire se doveva essere riparato o rimpiazzato. «Digli tutto, Rhuarc» ordinò infine la donna.

Amys appoggiò una mano al braccio di Rhuarc. «Ha il diritto di sapere, ombra del mio cuore. È il fratello prossimo di Rand al’Thor.» La voce era gentile. L’odore fermo.

Rhuarc rivolse alla Sapiente un’occhiata dura e a Dobraine una di disgusto. Alla fine si decise. «Posso portare solo Fanciulle e siswai’aman.» Dal tono della voce e dall’odore, avrebbe preferito perdere un braccio che pronunciare quelle parole. «Troppi degli altri non attaccherebbero le Aes Sedai.» Dobraine fece una smorfia di disgusto.

«Quanti Cairhienesi combatteranno contro le Aes Sedai?» chiese Perrin con calma. «Sei Aes Sedai e noi non abbiamo altro che acciaio.» Quante delle Fanciulle e di questi sis... quello che erano, avrebbe riunito Rhuarc? Non importava. C’erano sempre i lupi. Quanti lupi sarebbero morti?

La smorfia scomparve dal volto di Dobraine. «Io lo farò, lord Aybara» rispose rigido. «Io e i miei cinquecento uomini, contro le sei Aes Sedai.»

Anche la risata di Sorilea era rauca. «Non temere le Aes Sedai, assassino dell’albero.» Improvvisamene una fiammella danzò in aria davanti a lei. Poteva incanalare!

Lasciò svanire la fiamma mentre iniziavano a progettare il piano, ma rimase nei pensieri di Perrin. Una piccola fiammella ondeggiante, in qualche modo, era sembrata una dichiarazione di guerra più potente di un annuncio con la fanfara. Una guerra all’ultimo sangue.

«Se cooperi,» spiegò disinvolta Galina «la vita per te sarà più piacevole.»

La ragazza la fissò imbronciata e cambiò posizione sullo sgabello, ancora con qualche dolore. Sudava copiosamente anche se non aveva addosso la giubba. La tenda doveva essere rovente; Galina a volte dimenticava la temperatura. Non per la prima volta si chiese chi fosse quella Min o Elmindreda o quale che fosse il suo vero nome. La prima volta che l’aveva vista era vestita come un ragazzo, e si trovava insieme a Nynaeve al’Meara ed Egwene al’Vere. Anche con Elayne Trakand, ma le altre due erano legate ad al’Thor. La seconda volta Elmindreda era stata il tipo di donna che Galina odiava, superficiale e stupida, praticamente sotto la protezione di Siuan Sanche. Come avesse fatto Elaida a essere tanto sciocca da permetterle di lasciare la Torre, Galina non riusciva a immaginarlo. Cosa nascondeva la testa di quella ragazza? Forse non l’avrebbe consegnata subito a Elaida. Usata come si deve nella Torre, la ragazza avrebbe potuto permettere a Galina di catturare Elaida come una rondine. Malgrado Alviarin, Elaida era diventata una di quelle Amyrlin forti e capaci che potevano tenere ogni tipo di redine fra le mani; ingabbiarla avrebbe di sicuro indebolito Alviarin. Usata nel modo giusto in quel momento...