Battute e risate non durarono a lungo. Gaul stava quasi al centro del battello, con gli occhi leggermente sgranati e fissi sulla riva lontana, in punta di piedi, come se fosse pronto a balzare. Era tutta quell’acqua, ma i rematori non potevano saperlo. Loial era appoggiato all’ascia dalla lunga impugnatura che aveva trovato nel palazzo del Sole, con la lama decorata simile a quella di un’enorme scure per il legno, immobile come una statua e con il volto enorme che sembrava davvero scolpito nel granito. I rematori chiusero le bocche e lavorarono sodo, cercando di non guardare i passeggeri. Quando il battello alla fine giunse a un molo di pietra sulla riva opposta dell’Alguenya, Perrin diede al proprietario — sperava che l’uomo fosse il proprietario — il resto dell’oro e una manciata d’argento da passare in giro, come ricompensa per la paura causata da Loial e Gaul. L’uomo grasso si fece indietro prendendo le monete e si inchinò profondamente, malgrado la corporatura, fino a toccarsi quasi le ginocchia con la testa. Forse Gaul e Loial non erano i soli a spaventare la gente.
Perrin vide dei grossi edifici senza finestre circondati da impalcature di legno: la pietra era annerita e mancante in molti punti. I granai erano stati bruciati durante le sommosse tempo addietro e le riparazioni erano partite solo ora, ma non c’era nessuno in vista nelle strade che costeggiavano granai e stalle, magazzini e aree di sosta per i carri. Tutti gli uomini erano in città. Non vi fu nessuno in vista fino a quando due uomini emersero a cavallo da una strada.
«Siamo pronti, lord Aybara» disse impaziente Havien Nurelle. Il giovane dalle guance rosate, molto più alto del suo compagno, sembrava sgargiante con il pettorale e l’elmetto laccati di rosso e una sola lunga piuma. Aveva un odore smanioso e quasi da adolescente.
«Incominciavo a pensare che non sareste venuti» mormorò Dobraine. Senza elmetto, portava dei guanti di maglia d’acciaio e un pettorale ammaccato che mostrava tracce di una vecchia doratura. Lanciò un’occhiata a Perrin e aggiunse: «Per la Luce, non intendevo mancarti di rispetto, lord Aybara.»
«Dobbiamo viaggiare molto» rispose lui, facendo girare il cavallo.
L’avrebbe chiamato Resistenza? Cosa doveva fare con Faile? Il bisogno di trovare Rand gli bruciava la schiena. «Hanno quattro giorni di vantaggio su di noi.» Spronò il cavallo con delicatezza e Resistenza si mosse al passo. Il lungo inseguimento non sarebbe stato piacevole per i cavalli. Né Loial né Gaul avevano problemi a mantenere l’andatura.
La più ampia delle strade rettilinee divenne di colpo la Via di Tar Valon — la Via di Tar Valon di Cairhien; ne esistevano altre — un’ampia banda di terra battuta che si dirigeva a nordest fra foreste e colline, più basse di quelle sulle quali sorgeva la città. Un chilometro nella foresta e vennero raggiunti da centinaia di Guardie Alate di Mayene e cinquecento uomini armati della casata Taborwin, tutti in groppa agli animali migliori che avessero trovato.
Gli uomini di Mayene indossavano tutti il pettorale laccato rosso e elmetti simili a vasi che arrivavano fino alla nuca, e alle lance erano attaccati dei guidoni rossi. Molti sembravano impazienti quanto Nurelle. I Cairhienesi, più bassi, indossavano dei pettorali semplici ed elmetti che assomigliavano a delle campane, tagliati in modo da esporre i volti duri: molti pettorali ed elmi erano sbeccati. Le lance erano disadorne anche se di tanto in tanto si vedeva il ‘con’ di Dobraine, un piccolo quadrato appeso a un’asta corta, blu con due diamanti bianchi, che segnalava un ufficiale o un nobile minore. Nessuno di loro sembrava impaziente, erano solo torvi. Avevano visto altre battaglie. A Cairhien lo definivano ‘vedere il lupo’.
A Perrin venne quasi da ridere. Non era ancora il momento dei lupi.
Circa a mezzogiorno, un gruppetto di Aiel spuntò fra gli alberi e discese i pendii per raggiungere la strada. Due Fanciulle spalleggiavano Rhuarc: Nandera e, Perrin si accorse dopo un istante, Sulin. Adesso sembrava molto diversa, con il cadin’sor e i capelli bianchi tagliati corti, tranne il codino dietro la nuca. Sembrava... naturale... come non era mai parsa in livrea. Amys e Sorilea erano con loro, lo scialle sottobraccio; piene di bracciali e collane che ticchettavano, oro e avorio, mentre tenevano sollevate le gonne per discendere il pendio, ma erano veloci quanto gli altri.
Perrin smontò da cavallo per camminare con loro, davanti a tutti gli altri. «Quanti?» fu la sola cosa che disse.
Rhuarc guardò indietro, nel punto in cui Gaul e Loial procedevano con Dobraine e Nurelle davanti alla colonna. Troppo lontani forse anche perché Perrin potesse sentire qualcosa, con tutto l’acciottolio di zoccoli, briglie e selle, ma Rhuarc tenne comunque la voce bassa. «Cinquemila uomini di diverse società, o poco più. Non potevo portarne troppi. Timolan era sospettoso, come se non volessi andare con lui contro gli Shaido. Se diventasse noto che le Aes Sedai hanno fatto prigioniero il Car’a’carn, temo che la tetraggine prenderebbe tutti.» Nandera e Sulin tossirono forte e nello stesso momento; le due donne si guardarono male e Sulin distolse lo sguardo arrossendo. Rhuarc lanciò loro un’occhiata — odorava di esasperazione — e mormorò: «Ho anche mille Fanciulle. Se non avessi serrato i pugni le avrei avute tutte, con una torcia per dire al mondo intero che Rand al’Thor è in pericolo.» La voce di Rhuarc divenne dura di colpo. «Qualsiasi Fanciulla che scoprirò a seguirci, imparerà che le mie minacce non sono mai vane.»
Sulin e Nandera arrossirono, una cosa stupefacente su volti tanto abbronzati.
«Io...» dissero entrambe nello stesso momento. Si scambiarono di nuovo delle occhiatacce e di nuovo Sulin distolse lo sguardo, con il volto ancora più rosso. Perrin non ricordava di aver mai visto arrossire tanto Bain e Chiad, le sole due Fanciulle che conoscesse. «Ho promesso,» disse Nandera rigida «e ogni Fanciulla ha promesso. Sarà come ha ordinato il capo.»
Perrin temeva di chiedere cosa fosse la tetraggine, o per lo stesso motivo non aveva chiesto come avesse fatto Rhuarc a oltrepassare il fiume senza battelli, quando l’acqua era la sola cosa che fermasse gli Aiel. Gli sarebbe piaciuto sapere, ma le risposte adesso non erano importanti. Seimila Aiel, cinquecento uomini di Dobraine e duecento Guardie Alate. Contro sei Aes Sedai e i loro Custodi e circa cinquecento soldati, sarebbe dovuto bastare. Solo che le Aes Sedai avevano Rand. Se gli avessero puntato un pugnale alla gola, chi avrebbe osato alzare un dito?
«Ci sono anche novantaquattro Sapienti» aggiunse Amys. «Sono fra le più forti con l’Unico Potere.» L’ultima osservazione la fece con riluttanza — Perrin aveva idea che le donne Aiel non amassero ammettere di poter incanalare — ma la voce della donna prese forza. «Non ne avremmo portate così tante, ma volevano venire tutte.» Sorilea si schiarì la gola e stavolta Amys arrossì. Perrin avrebbe dovuto chiedere informazioni a Gaul. Gli Aiel erano totalmente diversi dalle altre persone che aveva incontrato in vita sua; forse iniziavano ad arrossire quando invecchiavano. «Sorilea è il nostro capo» concluse Amys, e la donna più anziana sbuffò in modo decisamente soddisfatto. Anche l’odore era quello della soddisfazione.
Perrin si sforzò di non scuotere il capo. Quanto sapeva dell’Unico Potere avrebbe potuto essere infilato in un ditale lasciando spazio anche per il dito, ma aveva visto cosa potevano fare Verin e Alanna e anche la fiamma che aveva creato Sorilea. Se lei era una delle più forti nel Potere fra le Sapienti, forse sei Aes Sedai potevano avvolgere novantaquattro Sapienti in una matassa, ma a quel punto lui non avrebbe mandato via nemmeno un topolino.