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Prima di contattare i lupi, si sedeva tutte le sere a parlare tranquillo con Loial, fumando la pipa insieme. Discutevano di ciò che avrebbero fatto una volta raggiunte le Aes Sedai. Dobraine era convinto che dovessero attaccare e morire facendo del loro meglio. Rhuarc aveva solo detto che dovevano aspettare per vedere su cosa avrebbe brillato il sole il giorno dopo e che tutti gli uomini dovevano destarsi dal sogno, cosa non molto diversa dalla proposta di Dobraine. Loial era un giovane Ogier, ma aveva comunque novant’anni. Perrin sospettava che avesse letto più libri di quanti lui stesso ne avesse mai visti e spesso rivelava una conoscenza sorprendente delle Aes Sedai.

«Ci sono diversi libri sulle Aes Sedai e gli uomini che possono incanalare.» Loial aggrottò le sopracciglia con la pipa fra i denti; il fornello intagliato con delle foglie era grande come i due pugni di Perrin. «Elora, figlia di Amar figlia di Coura, ha scritto Uomini di Fuoco e donne d’Aria durante i primi anni del regno di Artur Hawkwing e Ledar, figlio di Shandin figlio di Koimal ha scritto Uno studio su uomini, donne e l’Unico Potere fra gli umani solo trecento anni fa. Sono i due testi migliori, a mio parere. In particolare quello di Elora, scriveva nello stile di... no, sarò breve.» Perrin ne dubitava; la sintesi non era una delle virtù di Loial quando parlava di libri. L’Ogier si schiarì la gola. «Secondo le leggi di Tar Valon, l’uomo dev’essere portato alla Torre per un processo prima di essere domato.» Per un istante Loial agitò le orecchie con violenza e le lunghe sopracciglia si incurvarono cupe, ma diede delle pacche sulla schiena di Perrin per confortarlo. «Non posso credere che sia quanto vogliono fare, Perrin. Ho sentito che parlavano di onorarlo e lui è il Drago Rinato. Lo sanno.»

«Onorarlo?» chiese Perrin quieto. «Forse lo fanno dormire sulla seta, ma un prigioniero è un prigioniero.»

«Sono sicuro che lo stanno trattando bene, Perrin. Ne sono sicuro.» La voce dell’Ogier non sembrava affatto sicura e il sospiro che fece fu come un vento lieve. «Ed è al sicuro fino a quando non raggiungono Tar Valon. Elora e Ledar — e anche altri scrittori — concordano nel dire che servono tredici Aes Sedai per domare un uomo. Quello che non capisco è come abbiano fatto a catturarlo.» Scosse il capo enorme, immerso nella perplessità. «Perrin, sia Elora che Ledar dicono che quando le Aes Sedai trovano un uomo di grande potere, riuniscono sempre tredici elementi per catturarlo. Raccontano anche storie di quattro o cinque Aes Sedai ed entrambi citano Caraighan — aveva portato un uomo per quasi duemila chilometri fino alla Torre tutto da sola dopo che lui aveva ucciso entrambi i suoi Custodi — ma... Perrin, hanno scritto anche di Yurian Stonebow e Guaire Amalasan. Di Raolin Darksbane e Davian, ma sono gli altri che mi preoccupano.» Quelli menzionati erano quattro fra gli uomini più potenti tra quelli che si erano definiti Drago Rinato, molto tempo prima, ancor prima di Artur Hawkwing. «Sei Aes Sedai cercarono di catturare Stonebow e lui ne uccise tre e catturò le altre tutto da solo. Sei hanno provato a prendere Amalasan; ne uccise una e ne quietò due. Sicuramente Rand è forte come Stonebow o Amalasan. Sono davvero solo sei le Aes Sedai davanti a noi? La risposta chiarirebbe molte cose.» Forse era vero che avrebbe chiarito molto, ma non era di conforto. Tredici Aes Sedai potevano parare ogni tipo di attacco che Perrin fosse riuscito a organizzare, tutto da sole, senza l’aiuto dei soldati o dei Custodi. Tredici Aes Sedai avrebbero potuto minacciare di domare Rand se Perrin avesse attaccato. Sicuramente non l’avrebbero fatto — sapevano che Rand era il Drago Rinato; sapevano che doveva essere presente all’Ultima Battaglia — ma Perrin poteva correre quel rischio? Chi sapeva quali fossero i motivi che spingevano le Aes Sedai? Lui non era mai riuscito a fidarsi di loro, nemmeno di quelle che avevano provato a mostrarsi sue amiche. Mantenevano sempre dei segreti, e come faceva un uomo a essere sicuro quando le sentiva muoversi alle sue spalle, per quanto gli sorridessero? Chi poteva dire cosa avrebbero fatto le Aes Sedai?

Per la verità Loial non sapeva molte cose che sarebbero state d’aiuto quando fosse giunto il loro momento, e poi era molto più interessato a parlare di Erith. Perrin sapeva che aveva lasciato due lettere a Faile, una indirizzata a sua madre e una per Erith, perché fossero consegnate quando Faile avesse potuto, se fosse accaduto qualcosa di sgradevole, cosa che Loial si preoccupò di garantire non sarebbe successa; si preoccupava sempre terribilmente di non far preoccupare gli altri. Anche Perrin aveva lasciato la sua lettera per Faile; Amys l’aveva affidata alle Sapienti che erano rimaste nell’accampamento.

«Lei è così bella» mormorò Loial scrutando nella notte come se la vedesse. «Il volto è così delicato eppure forte allo stesso tempo. Quando la guardo negli occhi mi sembra di non vedere nient’altro. E le sue orecchie!» Di colpo le orecchie di Loial cominciarono a vibrare e l’Ogier si mise a tossire. «Ti prego,» rantolò «dimentica che abbia parlato... sai che non sono grossolano, Perrin.»

«Ho già dimenticato» rispose lui sottovoce. Le orecchie?

Loial voleva sapere cosa si provasse a essere sposati. Non che avesse intenzione di sposarla, aggiunse subito; era troppo giovane e doveva finire di scrivere il suo libro e poi non era pronto a sistemarsi per una vita che non gli avrebbe mai permesso di lasciare lo stedding se non per visitarne un altro, cosa sulla quale una moglie avrebbe sicuramente insistito. Era solo curioso. Nient’altro.

Fu il motivo per cui Perrin parlò della vita con Faile, di come avesse trapiantato le sue radici prima che lui se ne rendesse conto. Una volta la sua casa erano i Fiumi Gemelli, adesso era ovunque si trovasse Faile. Il pensiero che lo stesse aspettando gli fece allungare il passo. La sua presenza illuminava le stanze e davanti al suo sorriso svanivano tutti i problemi. Certo non poteva confessare come pensare a lei gli facesse bollire il sangue, o come gli battesse il cuore quando la guardava — sarebbe stato indecente — e di sicuro non aveva intenzione di parlare dei problemi che gli aveva scatenato. Cosa doveva fare? Era davvero pronto a inginocchiarsi davanti a lei, ma un seme profondo di ostinazione che albergava in Perrin richiedeva prima una parola da Faile. Se solo gli avesse detto di volere che tutto tornasse come prima.

«Cosa mi dici della sua gelosia?» chiese Loial, e stavolta fu Perrin a tossire. «Le mogli sono tutte così?»

«Gelosia?» chiese Perrin innocente. «Faile non è gelosa. Da dove hai preso quell’idea? Lei è perfetta.»

«Certo che lo è» rispose Loial sottovoce, scrutando nel fornello della pipa. «Hai altro tabacco dei Fiumi Gemelli? Tutto ciò che mi è rimasto una volta finito questo è del forte tabacco cairhienese.»

Se fosse stato sempre così, il viaggio sarebbe stato pacifico, per quanto potesse esserlo un inseguimento. Il paesaggio si stendeva a perdita d’occhio senza anima viva in vista. Il sole era oro ardente e trasformava l’aria in un forno, i falchi planavano nel cielo terso. I lupi, non volendo che gli umani si avvicinassero a loro, facevano scappare i cervi verso la strada in modo tale che fossero sempre più del necessario, e non era insolito vedere un cervo fiero con le sue femmine e le corna ramificate che se ne stavano in piena vista mentre il gruppo passava, ma c’era un antico proverbio: «Un uomo completamente in pace è come un uomo senza ombelico.»