Tutti i pensieri svanirono quando arrivò un messaggio di Mezza Coda. C’era un grande gruppo di uomini — e forse donne; i lupi a volte avevano problemi a distinguere i maschi umani dalle femmine — a pochi chilometri a ovest, e cavalcavano sodo nella stessa direzione di Perrin. Fu l’immagine delle due bandiere che si portavano appresso a risollevare Perrin.
Fu presto avvicinato da Dobraine e Nurelle, Rhuarc e Urien, Nandera e Sulin, Sorilea e Amys. «Proseguite» disse loro facendo voltare Resistenza verso ovest. «Forse alcuni amici si aggiungeranno a noi, ma non voglio perdere tempo.»
Mantennero il passo mentre si allontanavano, ma non lasciarono che se ne andasse da solo. Prima che avesse coperto un quarto di chilometro fu raggiunto da una dozzina di uomini delle Guardie Alate e da altrettanti Cairhienesi, almeno venti Fanciulle guidate da Sulin e un numero eguale di siswai’aman dietro un uomo dai capelli grigi e gli occhi verdi, con il volto che sembrava essere stato usato per spaccare le pietre. Perrin era sorpreso di non vedere nemmeno una Sapiente.
«Amici» mormorò Sulin, avvicinandosi alla staffa. «Amici che appaiono d’improvviso, senza preavviso, e tu scopri a un tratto che ci sono.» Guardandolo, alzò la voce. «Non mi piacerebbe vederti inciampare su un cuscino e cadere di nuovo faccia avanti.»
Perrin scosse il capo, chiedendosi quali altre armi le avesse fornito durante quella sua mascherata da domestica. Gli Aiel erano strani.
A giudicare dalla posizione del sole sapeva di aver cavalcato circa un’ora, guidato dai lupi, con la stessa certezza di una freccia che punta un bersaglio e, quando oltrepassò una bassa collina, non fu sorpreso da ciò che vide forse due chilometri davanti a sé, uomini a cavallo in fila per due, uomini dei Fiumi Gemelli con la sua bandiera, la testa rossa di lupo, che procedevano come un vento lieve. Ciò che lo sorprese fu la presenza effettiva di donne — ne aveva contate nove — e un numero di uomini che era certo non fossero dei Fiumi Gemelli. La cosa che lo fece innervosire fu la seconda bandiera. L’Aquila Rossa del Manetheren. Non riusciva più a ricordare quante volte avesse detto loro di non portare quei vessilli fuori dai Fiumi Gemelli. Una delle poche cose che non era stato in grado di impedire quando era a casa era l’uso di quella bandiera. Eppure i messaggi imperfetti dei lupi sulle bandiere lo avevano preparato. I nuovi arrivati videro lui e i suoi compagni quasi subito. Nella banda c’erano elementi con la vista acuta. Gli uomini si prepararono, alcuni di loro misero in posizione i mitici archi lunghi dei Fiumi Gemelli, che avrebbero potuto uccidere un uomo a trecento passi di distanza e anche più.
«Che nessuno si metta davanti a me» disse Perrin. «Non scaglieranno alcuna freccia quando mi riconosceranno.»
«A quanto pare gli occhi gialli vedono lontano» disse Sulin atona. Alcuni degli altri lo guardavano incuriositi.
«Limitatevi a rimanere dietro di me» sospirò Perrin.
Mentre si avvicinava alla testa di quello strano gruppo, gli archi che erano stati sollevati furono abbassati e le frecce non incoccate. Vide compiaciuto che avevano Stepper con loro, e la cosa gli fece meno piacere, Rondine. Faile non lo avrebbe mai perdonato se fosse accaduto qualcosa alla sua giumenta nera. Sarebbe stato bello ritornare in groppa al suo cavallo, ma forse avrebbe tenuto anche Resistenza. Un lord poteva avere due cavalli. Anche un lord al quale potevano essere rimasti solo quattro giorni di vita.
Dannil cavalcava in testa alla colonna degli uomini dei Fiumi Gemelli insieme ad Aram, carezzandosi i baffi folti, e le donne cavalcavano con loro. Perrin notò i volti privi dei segni dell’età ancor prima di riconoscere Verin e Alanna, entrambe in fondo alla fila di donne. Non conosceva nessuna delle altre, ma era certo di cosa fossero, anche se non sapeva come avessero fatto ad arrivare fin lì. Nove. Nove Aes Sedai avrebbero potuto essere utili fra tre o quattro giorni, ma quanto poteva fidarsi di loro? Erano nove e Rand aveva detto loro che potevano seguirlo solo in sei. Si chiese quale fosse Merana, la donna al comando.
Un’Aes Sedai con il volto squadrato che somigliava a una contadina parlò prima che riuscisse a farlo Dannil. Montava una robusta giumenta marrone. «Bene, così tu sei Perrin Aybara. O dovrei dire lord Perrin. Abbiamo sentito molto parlare di te.»
«È una sorpresa incontrarti qui» aggiunse una donna bella e arrogante. «Con una simile compagnia.» Cavalcava un castrone scuro con gli occhi fieri; Perrin avrebbe scommesso che l’animale era addestrato per la guerra. «Eravamo sicure che fossi ben avanti a noi.» Ignorandole, Perrin guardò Dannil. «Non che sia dispiaciuto, ma come avete fatto a trovarmi?»
L’uomo lanciò un’occhiata alle Aes Sedai e si carezzò i baffi frenetico. «Ci siamo messi in marcia come avevi detto tu, lord Perrin, il più veloce possibile. Intendo dire che abbiamo lasciato indietro carri e tutto, visto che sembrava esserci qualche motivo urgente per spingerti ad andare via tanto in fretta. Poi Kiruna Sedai e Bera Sedai con le altre ci hanno raggiunti e hanno detto che Alanna era in grado di trovare Rand — voglio dire, il lord Drago — e visto che eri con lui, ho pensato che ovunque lui fosse sicuramente ci saresti stato anche tu e non c’era modo di sapere che avevi lasciato Cairhien e...» sospirò profondamente «...in ogni caso sembra che avessero ragione, non ti pare, lord Perrin?»
Perrin fece una smorfia chiedendosi come potesse Alanna trovare Rand. Ma doveva essere in grado di farlo, o Dannil e gli alta non sarebbero arrivati da lui. Lei e Verin continuavano a rimanere indietro, insieme a una donna snella con gli occhi color nocciola che sembrava sospirasse spesso.
«Io sono Bera Harkin,» disse quella con il volto squadrato «e questa è Kiruna Nachiman» continuò indicando la sua arrogante compagna. Evidentemente non riteneva necessario presentare le altre. «Vuoi dirci perché ti trovi qui quando il giovane al’Thor — il lord Drago — è a diversi giorni di distanza a nord?»
Non ebbe bisogno di pensare a lungo. Se quelle nove volevano unirsi alle altre Aes Sedai c’era poco che potesse fare per fermarle. Nove Aes Sedai dalla sua parte, invece... «È stato fatto prigioniero. Un’Aes Sedai di nome Coiren e almeno altre cinque lo stanno portando a Tar Valon. È ciò che intendono fare. Io invece le voglio fermare.» La spiegazione provocò stupore: Dannil aveva sgranato gli occhi e le Aes Sedai si erano messe a parlare all’unisono. Aram era il solo che non sembrasse sconvolto, ma in fondo non sembrava che gli importasse molto di nulla, se non di Perrin e della sua spada. L’odore che emanava dalle Aes Sedai era di oltraggio e paura, anche se tutte avevano il volto sereno.
«Dobbiamo fermarle, Bera» disse una donna che aveva i capelli acconciati in treccine nello stile di Tarabon, proprio mentre una pallida Cairhienese su una giumenta dinoccolata aggiunse: «Non possiamo permettere a Elaida di averlo, Bera.»
«Sei?» chiese la donna con gli occhi color nocciola, incredula. «Sei non avrebbero potuto prenderlo, ne sono certa.»
«Ve l’avevo detto che era ferito» disse Alanna quasi piangendo. Perrin conosceva il suo odore abbastanza bene da isolarlo: era dolore puro. «Ve l’avevo detto.» Verin rimase in silenzio, ma l’odore era furioso e... spaventato.
Kiruna guardò con disgusto il gruppo di Perrin. «Intendi fermare le Aes Sedai con questi, giovanotto? Verin non ci aveva detto che eri uno sciocco.»
«Ho qualche altro elemento sulla strada di Tar Valon» rispose lui secco.
«Allora potete unirvi a noi» gli disse Kiruna come se gli stesse facendo una concessione. «Va bene, Bera, no?» Bera annuì.
Perrin non riusciva a capire perché il comportamento di Kiruna lo irritasse tanto, ma adesso non era il momento di capire. «Ho anche trecento arcieri dei Fiumi Gemelli che intendo riportare con me sulla strada di Tar Valon.» Come faceva Alanna a sapere che Rand era ferito? «Voi Aes Sedai sarete le benvenute, se vorrete seguirci.»