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L’uomo della Saldea annuì con lentezza. «Allora usale, se puoi. Ma ricordati una cosa. Nessuno resiste a lungo se segue la strada che hanno scelto le Aes Sedai.» Scoppiò improvvisamente a ridere. «Artur Hawkwing fu l’unico, per quanto ne sappia. Che la Luce mi folgori gli occhi, forse tu sarai il secondo.»

Il rumore di passi annunciò un nuovo arrivo nel cortile, uno degli uomini di Bashere, dalle spalle pesanti e il naso aquilino, un giovane più alto del suo generale, con una bella barba nera e folta, come i baffi. Camminava come se fosse più abituato alla sella che ai propri piedi, ma mise la mano sulla spada con una movenza fluida e si inchinò. Si era rivolto a Bashere più che a Rand. Forse Bashere seguiva il Drago Rinato, ma Tumad — Rand credeva che fosse quello il suo nome, Tumad Ahzkan — seguiva Bashere. Enaila e altre tre Fanciulle rimasero a fissare il nuovo arrivato; non si fidavano degli abitanti delle terre bagnate quando erano vicino al Car’a’carn.

«C’è un uomo ai cancelli» disse Tumad a disagio. «Dice di chiamarsi... Mazrim Taim, mio lord Bashere.»

2

Un nuovo arrivo

Mazrim Taim. Nel corso dei secoli, altri uomini prima di Rand si erano proclamati Drago Rinato. Negli ultimi anni c’era stata un’epidemia di falsi Draghi, e alcuni potevano anche incanalare. Mazrim Taim era uno di questi, aveva creato un esercito e saccheggiato la Saldea prima di essere preso. L’espressione di Bashere non cambiò, ma l’uomo strinse forte l’elsa della spada fino a far sbiancare le nocche; Tumad era in attesa dei suoi ordini. La presenza di Bashere ad Andor era dovuta alla fuga di Taim durante il trasferimento a Tar Valon per essere domato. Ciò dava la misura di quanto la Saldea temesse e odiasse Mazrim Taim; la regina Tenobia aveva inviato Bashere con un esercito per inseguirlo ovunque si fosse recato, e senza limiti di tempo: Bashere doveva accertarsi a tutti i costi che Taim non avrebbe mai più creato noie alla Saldea.

Le Fanciulle erano calme, ma quel nome passò fra gli Andorani come il fuoco di una torcia incendia l’erba secca. Arymilla si era appena alzata, ma roteò di nuovo gli occhi; sarebbe caduta ancora una volta se Karind non l’avesse adagiata in terra. Elgar ritornò barcollante fra le colonne e si piegò per dare di stomaco. Gli altri nobili erano in preda al panico, si passavano i fazzoletti sulla bocca e afferravano l’elsa delle spade. Anche la flemmatica Karind si umettava le labbra, nervosa.

Rand tolse la mano dalla tasca della giubba. «Si tratta dell’amnistia» disse Rand, e tutti e due gli uomini della Saldea gli rivolsero lunghi sguardi inespressivi.

«E se non fosse venuto per la tua amnistia?» chiese Bashere dopo un istante. «Se ancora sostenesse di essere il Drago Rinato?» Gli Andorani si agitarono: nessuno voleva trovarsi a meno di diversi chilometri da dove l’Unico Potere avrebbe potuto essere usato in duello.

«Se lo pensa,» rispose sicuro Rand «lo disilluderò.» In tasca aveva un raro tipo di angreal, creato per gli uomini, la statuetta che rappresentava un piccolo uomo grasso con una spada. Con quello, per quanto Taim fosse forte, il Drago non poteva essere sconfitto. «Ma se è venuto per l’amnistia, per lui varrà la stessa regola che vale anche per gli altri.» Qualunque cosa avesse combinato Taim in Saldea, Rand non poteva permettersi di mandare via un uomo in grado di incanalare, uno che non doveva essere addestrato da zero. Aveva bisogno di individui di quel tipo. A meno che non vi fosse stato costretto, non avrebbe mandato via nessuno, se non uno dei Reietti. Demandred, Sammael, Semirhage, Mesaana, Asmodean e... Rand costrinse Lews Therin a tacere; adesso non poteva permettersi distrazioni.

Bashere fece un’altra pausa prima di parlare, ma alla fine annuì e rilasciò la presa dalla spada. «L’amnistia vale, certo. Ma Stammi bene a sentire, al’Thor. Se Taim dovesse mettere di nuovo piede in Saldea, non vivrà abbastanza a lungo da lasciarla. Abbiamo troppi ricordi spiacevoli. Nessun ordine mio, o di Tenobia, potrebbe evitarlo.»

«Lo terrò lontano dalla Saldea.» Se Taim non era lì per sottomettersi a lui avrebbe dovuto ucciderlo. Rand si toccò inconsciamente la tasca e strinse il piccolo uomo grasso. «Fatelo venire qui.»

Tumad guardò Bashere e il cenno di consenso che aspettava giunse con tale velocità che sembrò si inchinasse in risposta all’ordine di Rand, il quale si irritò per un momento, ma non disse nulla. Tumad andò subito via con una camminata leggermente ondeggiante. Bashere rimase in piedi a braccia conserte e sembrava rilassato, ma quegli occhi scuri a mandorla, fissi in direzione di Tumad, lo rendevano il ritratto di un uomo in attesa di uccidere qualcuno.

Gli Andorani si agitarono di nuovo: alcuni si allontanarono con esitazione, per poi tornare indietro. Dal respiro affannato, pareva che avessero corso per chilometri.

«Potete andare via» disse loro Rand.

«Io resterò con te» rispose Lir, proprio mentre Naean aggiungeva: «Non scapperò davanti a...»

Rand li interruppe entrambi: «Via!»

Volevano fargli vedere che non avevano paura, anche se erano terrorizzati; volevano scappare, abbandonando ogni traccia di dignità che non avessero già deposto ai piedi di Rand. Era una scelta semplice. Lui era il Drago Rinato. Per ottenere favori dovevano obbedire, e obbedire in quel caso significava fare esattamente ciò che volevano. Comunque si diffuse tra i nobili una serie di inchini e riverenze stravaganti, accompagnato da frasi come: «Con il tuo permesso, mio lord Drago» e «ai tuoi ordini, mio lord Drago» e poi... non corsero via, ma camminarono nella direzione opposta a quella di Tumad il più rapidamente possibile, senza far vedere che avevano una gran fretta. Di sicuro non volevano rischiare di incontrare Mazrim Taim.

L’attesa si prolungò nella calura — ci voleva del tempo per guidare un uomo attraverso tutti i corridoi dal cancello del palazzo al cortile — ma una volta che gli Andorani se ne furono andati, nessuno si mosse. Bashere fissava il punto in cui sarebbe apparso Taim. Le Fanciulle guardavano ovunque, ma del resto lo facevano sempre, e se parevano pronte a calare il velo in un istante, be’, anche quella non era una novità. Non fosse stato per gli occhi, avrebbero potuto essere statue.

Alla fine si sentì un rumore di passi nel cortile. Rand quasi si protese verso saidin, quindi si trattenne. Quell’uomo sarebbe stato in grado di accorgersi che aveva afferrato il Potere non appena fosse entrato nel cortile. Rand non poteva permettersi di mostrarsi spaventato.

Prima apparve Tumad, quindi un uomo dai capelli neri leggermente più alto della media, con il viso scuro e gli occhi a mandorla, il naso aquilino e gli zigomi alti, chiaramente un altro uomo della Saldea, anche se era rasato e vestito come un ricco mercante di Andor decaduto di recente. La giubba blu era di lana molto fine bordata di velluto, ma i polsini erano lisi, i pantaloni erano a sbuffo sulle ginocchia e la polvere copriva gli stivali screpolati. Camminava comunque orgoglioso, senza mostrare alcuna paura dei quattro uomini di Bashere alle sue spalle, che impugnavano le loro spade dalle lame vagamente serpentine, con le punte a pochi centimetri dalle sue costole. Nemmeno il caldo pareva lo disturbasse. Le Fanciulle seguivano tutto con lo sguardo.

Rand studiò Taim mentre l’uomo e la sua scorta attraversavano il cortile. Aveva almeno quindici anni più di lui; quindi doveva averne trentacinque, o forse qualcuno di più. Non si sapeva molto e c’era ancor meno documentazione scritta sugli uomini che potevano incanalare — era un soggetto che la maggior parte delle persone perbene evitava — ma Rand aveva imparato tutto quanto aveva potuto. Erano pochi gli uomini che ne andavano alla ricerca; quello era uno dei problemi di Rand. Fin dalla Frattura, la maggior parte degli uomini in grado di incanalare aveva la capacità innata, pronta a manifestarsi non appena raggiungevano la maturità. Taluni riuscivano a tenere a bada la follia per alcuni anni prima che le Aes Sedai li scoprissero e li domassero; altri erano già impazziti oltre ogni speranza quando venivano scoperti, a volte meno di un anno dopo aver toccato saidin per la prima volta. Sino a ora Rand era rimasto attaccato alla sanità mentale per due anni. Eppure, davanti a sé aveva un uomo che c’era riuscito per dieci o quindici anni. Solo questo valeva già qualcosa.