«Quarantamila Shaido» mormorò Rhuarc torvo dall’altro lato di Perrin. Emanava anche un odore sinistro. «Almeno quarantamila, e ben poca soddisfazione nello scoprire perché non hanno inviato altri uomini a sud.»
«Il lord Drago si trova laggiù?» chiese Dobraine da dietro Rhuarc. Perrin annuì. «E tuoi vuoi andare là e liberarlo?» Perrin annuì ancora e Dobraine sospirò. Odorava di rassegnazione, non paura. «Be’, andremo, lord Aybara, ma non penso che ne usciremo vivi.» Stavolta fu Rhuarc ad annuire.
Kiruna guardò gli uomini. «Vi rendete conto che non siamo abbastanza, vero? Nove. Anche se in effetti le vostre Sapienti possono incanalare, non siamo comunque in numero sufficiente per eguagliare ciò che vedete.» Sorilea sbuffò forte, ma Kiruna mantenne gli occhi sulla scena davanti a sé.
«Allora giratevi e dirigetevi a sud» rispose Perrin. «Non permetterò a Elaida di prendere Rand.»
«Bene» fu la replica di Kiruna, sorridente. «Perché non lo permetterò nemmeno io.» Gli sarebbe piaciuto che il sorriso della donna non lo facesse rabbrividire; certo, se avesse visto lo sguardo malevolo che Sorilea le aveva rivolto dietro la nuca, anche la pelle di Kiruna si sarebbe accapponata.
Perrin fece un segnale a quelli in fondo alla cresta e Sorilea con la Sorella Verde scivolarono verso il fondo fino a quando poterono alzarsi di nuovo, quindi si incamminarono in direzioni opposte.
Non avevano escogitato un gran piano. Dovevano raggiungere Rand in un modo o nell’altro, liberarlo non si sa come, sperare che non fosse ferito malamente in modo da poter creare un passaggio per tutti quelli che potevano fuggire con lui prima che gli Shaido o le Aes Sedai dell’accampamento riuscissero a ucciderli. Problemi minori, senza dubbio, per l’eroe delle storie di un menestrello, ma Perrin avrebbe voluto avere il tempo di escogitare qualcosa di sensato, non solo ciò che lui, Dobraine e Rhuarc avevano elaborato, con il capoclan che correva fra i loro cavalli. Il tempo era una delle molte cose che non avevano a disposizione. Non c’era modo di sapere se le Aes Sedai della Torre sarebbero riuscite a trattenere gli Shaido per un’altra ora.
Per primi si sarebbero mossi gli uomini dei Fiumi Gemelli e le Guardie Alate di Mayene, divisi in due compagnie, una che circondava le Sapienti e l’altra le Aes Sedai a cavallo con i Custodi. Oltrepassarono la cresta a destra e sinistra. Dannil aveva lasciato di nuovo che garrisse la bandiera con l’aquila, oltre quella con la testa di lupo rossa. Rhuarc nemmeno guardò in direzione di Amys, non lontana dal castrone scuro di Kiruna, ma Perrin lo sentì mormorare: «Fai che possiamo ancora vedere l’alba insieme, ombra del mio cuore.»
Alla fine gli uomini di Mayene e quelli dei Fiumi Gemelli avrebbero dovuto coprire la ritirata delle Sapienti e delle Aes Sedai, o forse sarebbe stato l’inverso. In ogni caso Bera e Kiruna non sembravano gradire il piano; volevano trovarsi insieme a Rand.
«Sei sicuro di non voler cavalcare, lord Aybara?» chiese Dobraine in groppa al cavallo. Per lui l’idea di combattere a piedi era una specie di eresia.
Perrin toccò l’ascia che aveva al fianco. «Questa non è molto utile per i combattimenti a cavallo.» Per la verità lo era, ma non voleva portare Stepper o Resistenza in mezzo a ciò che aveva davanti agli occhi. Gli uomini avevano il diritto di scegliere di tuffarsi nel mezzo della morte e di tutto quell’acciaio. Lui aveva deciso di salvare i cavalli. «Forse potrai tirarmi su con te quando giungerà il momento.» Dobraine batté le palpebre — i Cairhienesi non facevano grande uso dei soldati a piedi — ma sembrò capire e annuì.
«È giunto il momento per i suonatori di dare il via alle danze» disse Rhuarc, sollevando il velo nero, anche se quel giorno nessuna cornamusa avrebbe suonato, cosa che alcuni Aiel non gradivano. A molte delle Fanciulle non piacque doversi legare una fascia rossa attorno al braccio, per distinguersi dalle Shaido agli occhi degli abitanti delle terre bagnate: sembravano convinte che tutti dovessero essere capaci di farlo a vista.
Le Fanciulle velate di nero e i siswai’aman iniziarono a risalire il pendio in una colonna consistente e Perrin camminò con Dobraine verso il punto in cui si trovava Loial, in testa ai Cairhienesi, con l’ascia fra le mani e le orecchie all’indietro. Aram era con loro, a piedi e con la spada snudata; l’ex Calderaio sorrideva torvo. Dobraine fece cenno agli altri di avanzare dietro le bandiere di Rand e le selle scricchiolarono, mentre la piccola foresta di cinquecento lance risaliva seguendo gli Aiel.
Nella battaglia non era cambiato nulla, cosa che sorprese Perrin fino a quando non si accorse che erano trascorsi solo pochi momenti dall’ultima volta che aveva guardato. Il tempo gli sembrava dilatarsi. La grande massa di Shaido si faceva ancora avanti, i carri ancora bruciavano, forse più di prima, i lampi ancora piovevano dal cielo e il fuoco ancora guizzava in sfere e ondate.
Gli uomini dei Fiumi Gemelli avevano pressoché raggiunto la loro posizione, con gli uomini di Mayene, le Aes Sedai e le Sapienti che procedevano quasi correndo lungo la pianura. Perrin avrebbe voluto trattenerli più indietro per offrire loro una migliore possibilità di fuga quando fosse giunto il momento, ma Dannil continuava a insistere che dovevano avvicinarsi di almeno altri trecento passi per essere efficaci con gli archi. Nurelle era altrettanto ansioso e non voleva rimanere indietro. Anche le Aes Sedai volevano essere vicine, benché Perrin fosse sicuro che avrebbero dovuto arrivare solo dove sarebbe bastato per vedere bene, ma avevano insistito. Nessuno degli Shaido si era ancora voltato per guardarsi intorno, o almeno non vedeva nessuno che indicasse nella direzione di quella minaccia che si muoveva con lentezza alle loro spalle; nessuno si era voltato per affrontarli. Tutti sembravano concentrati nello scagliarsi contro i carri, ritirandosi prima che i fulmini e il fuoco li colpissero per poi attaccare di nuovo. Tutto ciò che avrebbero dovuto fare era guardarsi indietro una sola volta, ma quell’inferno li tratteneva.
Ottocento passi. Settecento. Gli uomini dei Fiumi Gemelli smontarono da cavallo imbracciando gli archi. Seicento. Cinquecento. Quattrocento.
Dobraine estrasse la spada tenendola in alto. «Per il lord Drago, Taborwin e la vittoria!» gridò, e la risposta provenne da cinquecento voci mentre le lance si abbassavano.
Perrin ebbe appena il tempo di afferrare la staffa di Dobraine mentre i Cairhienesi si lanciavano all’attacco. Le lunghe gambe di Loial eguagliavano i cavalli, passo dopo passo. Perrin balzò in avanti, lasciando che il cavallo lo tirasse facendolo procedere a salti e cominciò a rilasciare i suoi messaggi mentali. Venite.
Dal terreno coperto di erba marrone, apparentemente sgombro, apparvero all’improvviso migliaia di lupi, snelli lupi marroni e altri più scuri e grossi, i cugini delle foreste, che correvano bassi per lanciarsi alle spalle degli Shaido. Le mandibole azzannarono i nemici proprio mentre la prima grandinata di frecce dei Fiumi Gemelli scendeva dal cielo alle loro spalle. La seconda raffica era già pronta. Dei nuovi fulmini ricaddero con le frecce e nuovi fuochi esplosero. Gli Shaido velati si voltarono per combattere contro i lupi ed ebbero solo pochi istanti per accorgersi che non erano la sola minaccia, prima che le robuste lance Aiel affondassero insieme a quelle dei Cairhienesi.
Liberando l’ascia, Perrin cominciò a mietere Shaido scavalcando con un balzo gli uomini caduti davanti ai suoi piedi. Dovevano raggiungere Rand: tutto sarebbe dipeso dal loro successo. Al suo fianco la grande ascia di Loial fendeva senza sosta, aprendo un varco. Aram sembrava danzasse con la sua spada, ridendo mentre faceva a pezzi tutti quelli che trovava davanti a sé. Non c’era tempo per pensare agli altri. Perrin usava l’ascia metodicamente; stava spaccando la legna, non la carne, e cercava di non vedere il sangue che sgorgava anche quando gli spruzzava sul viso. Doveva raggiungere Rand. Stava aprendosi un varco fra i rovi.