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Dopo un altro anello di esplosioni, da Taim provenne il comando: «Asha’man, riposo!»

Per un istante sembrò che l’aria si fosse riempita di un silenzio assordante. A Rand rimbombavano le orecchie. Poi iniziò a sentire le grida e i lamenti. Fra le pile di morti si agitavano i feriti. Gli Shaido correvano ancora, lasciandosi alle spalle dei gruppi sparuti di siswai’aman e Fanciulle con le bande rosse sulle braccia, Cairhienesi e uomini di Mayene, alcuni ancora a cavallo. Questi iniziarono a muoversi verso i carri quasi con esitazione. Alcuni Aiel adesso stavano abbassando i veli. Con la vista rinforzata dal Potere, Rand riconobbe Rhuarc che zoppicava con un braccio disteso mollemente lungo il fianco, ma comunque in piedi. Alle sue spalle veniva un gran numero di donne con addosso delle gonne ingombranti e le bluse chiare e una scorta di uomini dei Fiumi Gemelli che avevano ancora fra le mani gli archi lunghi. Erano troppo lontani perché lui distinguesse i volti, ma da come guardavano gli Shaido in fuga, erano stupiti quanto chiunque altro.

Rand fu pervaso da una gran sensazione di sollievo, anche se non abbastanza da calmare il voltastomaco. Min aveva schiacciato il viso sulla sua camicia e piangeva. Lui le carezzò i capelli. «Asha’man,» iniziò, sentendosi contento come non mai di essere nel vuoto che ripuliva la voce da tutte le emozioni «vi siete comportati molto bene. Mi congratulo con te, Taim.» Rand si voltò per non dover guardare la carneficina, sentendo appena gli altri uomini in giubba nera che acclamavano: «Lord Drago!» e «Asha’man!»

Voltandosi, vide le Aes Sedai. Merana era in fondo al gruppo, ma Alanna era quasi faccia a faccia con lui, accanto alle due Aes Sedai che non aveva riconosciuto.

«Ti sei comportato bene» disse quella con il volto squadrato. Una contadina, con il volto privo dei segni dell’età e gli occhi che si mantenevano a fatica sereni, ignorando gli Asha’man intorno a lei. Apertamente. «Mi chiamo Bera Harkin e questa è Kiruna Nachiman. Siamo venute a salvarti, con l’aiuto di Alanna,» quella era stata un’aggiunta ovvia, dovuta allo sguardo di Alanna «anche se sembra che tu non abbia molto bisogno di noi, ma sono comunque le intenzioni che contano e...»

«Il vostro posto è con loro» rispose Rand indicando le Aes Sedai schermate e sotto custodia. Ventitré, e Galina non era nel gruppo. Il ronzio di Lews Therin crebbe, ma Rand si rifiutò di ascoltare. Adesso non era il momento giusto per gli accessi d’ira insani.

Kiruna si tirò su, fiera. Qualsiasi cosa fosse, sicuramente non era una contadina. «Ti dimentichi chi siamo. Forse loro ti hanno maltrattato, ma noi...»

«Io non dimentico nulla, Aes Sedai» rispose Rand con freddezza. «Ho detto che potevate venire in sei, ma vedo che siete nove. Ho detto che sareste state considerate allo stesso livello delle emissarie della Torre e, per essere venute in nove, lo sarete. Loro sono in ginocchio, Aes Sedai. Inginocchiatevi!»

I volti freddi e sereni lo fissarono. Rand sentì che gli Asha’man erano pronti con gli schermi di Spirito. L’espressione di sfida crebbe sul volto di Kiruna, Bera e le altre. Due dozzine di uomini in giubba nera formarono un cerchio attorno a Rand e le Aes Sedai.

Taim era prossimo al sorriso come Rand non lo aveva visto mai. «Inginocchiatevi e giurate fedeltà al lord Drago,» disse sottovoce «o verrete costrette a farlo.»

Come sempre capita con le storie, il racconto si diffuse in tutta Cairhien, a nord e sud, seguendo le carovane dei mercanti, gli ambulanti o i semplici viaggiatori che conversavano nelle locande. Come sempre accade con le storie, cambiava leggermente a ogni versione. Gli Aiel si erano ribellati al Drago Rinato e lo avevano ucciso, ai pozzi di Dumai o in un altro posto. No, le Aes Sedai avevano salvato Rand al’Thor. Lo avevano ucciso le Aes Sedai — no, domato — no, lo avevano portato a Tar Valon dove languiva in una prigione sotto la Torre Bianca. L’Amyrlin Seat in persona si era inginocchiata al suo cospetto. Fatto insolito per quanto riguardava le storie, a venire creduto fu qualcosa di molto vicino alla verità.

Una giornata di fuoco e sangue, una bandiera stracciata che sventolava sui pozzi di Dumai, mostrando a tutti l’antico simbolo Aes Sedai.

In un giorno colmo di fuoco, sangue e dell’Unico Potere, come avevano suggerito le profezie, la torre immacolata, adesso spezzata, si era inginocchiata sotto quel simbolo dimenticato.

Le prime nove Aes Sedai avevano giurato fedeltà al Drago Rinato e il mondo era cambiato per sempre.

Epilogo

La risposta

L’uomo si fermò quanto bastava per appoggiare la mano sullo sportello della portantina e se ne andò non appena Falion ebbe preso il foglietto che le porgeva fra le dita. Il suo ordine aveva fatto muovere i due portatori quasi prima che l’uomo con la livrea del palazzo di Tarasin si fosse di nuovo fatto indietro fra la folla nella piazza.

C’era una sola parola sul piccolo riquadro di carta. ‘Andate’. Lo appallottolò nel pugno. In qualche modo erano uscite di nuovo, senza che la sua gente all’interno le avesse viste. Mesi di inutili ricerche l’avevano convinta che non c’era nessun angreal nascosto, qualunque cosa credesse Moghedien. Aveva anche preso in considerazione l’idea di prendere una Sapiente o due per interrogarle. Una di loro avrebbe potuto sapere dove fosse, se esisteva. E i cavalli potevano volare. La sola cosa che la tratteneva in quella città disgraziata era il semplice fatto che quando uno dei Prescelti dava un ordine, si doveva obbedire fino a quando non cambiava idea. Qualsiasi altra reazione sarebbe stata una strada breve verso una morte dolorosa. Ma se Elayne e Nynaeve erano lì... a Tanchico avevano rovinato tutto. Che fossero o meno Sorelle a pieno titolo, Falion non avrebbe interpretato la loro presenza come semplice coincidenza. Forse c’era un nascondiglio. Per la prima volta fu contenta che la sua padrona, Moghedien, l’avesse ignorata da quando le aveva dato quell’ordine mesi prima in Amadicia. Ciò che le era sembrato abbandono adesso avrebbe potuto ancora essere una possibilità di avanzamento agli occhi della Prescelta. Quella coppia avrebbe ancora potuto condurla ai nascondigli e, in caso contrario, se non ci fosse stato alcun nascondiglio... Sembrava che Moghedien avesse un particolare interesse per Elayne e Nynaeve. Consegnarle quelle due avrebbe addirittura potuto essere un dono migliore di un angreal inesistente.

Appoggiandosi allo schienale lasciò che l’ondeggiare della portantina la calmasse. Odiava quella città — vi era giunta come una fuggiasca, quando era una novizia — ma forse in fondo quella visita sarebbe finita in maniera piacevole.

Seduto nel suo studio, Herid fissava il fornello della pipa chiedendosi se avesse qualcosa con cui accenderla, quando il gholam passò sotto la porta. Anche se Fel avesse prestato attenzione non ci avrebbe creduto. Una volta che il gholam" fosse stato nella stanza, pochi uomini avrebbero avuto qualche possibilità.

Quando Idrien si recò allo studio di Fel, fissò ciò che era accatastato in maniera non troppo ordinata sul pavimento vicino al tavolo. Ci mise un istante per capire di cosa si trattasse, quindi svenne prima di riuscire a gridare. Per quante volte avesse sentito parlare di qualcuno fatto a pezzi, non l’aveva mai visto prima.

Il cavaliere fece voltare il destriero in cima alla collina per rivolgere un’ultima occhiata a Ebou Dar, che risplendeva bianca nel sole. Era un buona città per il saccheggio e, da quanto aveva scoperto sulla gente del posto, i locali avrebbero opposto resistenza, quindi il Sangue avrebbe autorizzato a razziare. Avrebbero resistito. Ma lui sperava che gli altri occhi stessero riportando un disaccordo come quello che aveva visto lui. La resistenza non sarebbe durata a lungo, in un luogo dove una cosiddetta regina governava una piccola terra; il tutto creava i migliori presupposti. Fece voltare il cavallo e si diresse a occidente. Chi poteva dirlo? Forse il commento di quel tizio era stato un presagio. Forse il Ritorno sarebbe giunto presto e la Figlia delle Nove Lune con esso. Sicuramente, sarebbe stato il più bel presagio di vittoria.