Taim lo raggiunse prima che lui e le Fanciulle fossero a metà strada dagli alberi. «Se rimani un altro po’ potresti imparare come esaminarli.» La voce era sfiorata dall’esasperazione. «Se ne trovo altri cinque o forse più, cosa che non mi sorprenderebbe affatto. Sembra che tu abbia la fortuna del Tenebroso. Immagino che tu voglia imparare. A meno che non intenda scaricare tutto sulle mie spalle. Ti avviso, sarà un procedimento lento. Per quanto io possa fare pressione, a questo Damer serviranno giorni, settimane, prima di riuscire a percepire saidin, altre per riuscire ad afferrarlo. Solo prenderlo, senza incanalare una scintilla.»
«Ho già capito come fai la prova» rispose Rand. «Non era difficile. E sì, intendo lasciare tutto sulle tue spalle, fino a quando riuscirai a trovarne altri e insegnare loro abbastanza per farti aiutare nelle ricerche. Ricorda cosa ho detto, Taim. Insegna loro rapidamente.» C’erano dei pericoli in quell’attività. Imparare a incanalare la metà femminile della Vera Fonte era imparare ad abbracciare, così era stato spiegato a Rand, imparare a sottomettersi a qualcosa che avrebbe obbedito a sua volta quando la donna si fosse arresa al Potere. Era come guidare una forza immensa che non avrebbe fatto del male a nessuno a meno che non ne fosse stato fatto un uso sbagliato. Elayne ed Egwene lo ritenevano naturale; per Rand era quasi incredibile. Incanalare la metà maschile era una guerra costante per il controllo e la sopravvivenza. Balzando troppo lontano o troppo veloce, si diventava come bambini lanciati nudi in una battaglia contro soldati in armatura. E anche una volta appreso l’uso, saidin poteva distruggere, uccidere o annullare la mente, sempre che non si limitasse a bruciare la capacità di incanalare. Lo stesso prezzo che le Aes Sedai esigevano dagli uomini capaci d’incanalare che catturavano, era possibile pagarlo da soli in un unico momento di negligenza, un istante in cui fosse stata abbassata la guardia. Alcuni degli uomini davanti al fienile non erano pronti a pagare quel prezzo. La moglie dal viso rotondo di Kely Huldin stava cercando di attirare l’attenzione del marito, incerta, e gli alto uomini sposati guardavano dubbiosi verso le mogli, ma quella era una guerra e la guerra aveva le sue vittime, anche fra gli uomini sposati. Luce, stava diventando talmente duro da far sentire male una capra. Si voltò leggermente per non vedere gli occhi di Sora Grady. «Spingiti ai limiti massimi» disse a Taim. «Insegna loro tutto ciò che possono imparare e alla massima velocità.»
Taim tese le labbra alle prime parole di Rand. «Tutto ciò che possono imparare» ripeté atono. «Ma cosa? Arti da utilizzare come armi, immagino.»
«Armi» concordò Rand. «Tutti loro devono essere delle armi, incluso lui.» Le armi potevano avere famiglia? Un’arma avrebbe potuto amare? Da dove proveniva quella domanda? «Tutto ciò che possono imparare, ma quello sopra ogni altra cosa.» Erano così pochi. Ventisette e, se ce ne era anche uno solo più di Damer che poteva imparare, Rand avrebbe ringraziato il suo essere ta’veren per averlo attirato a sé. Le Aes Sedai prendevano e domavano tutti gli uomini che potevano incanalare, e lo avevano fatto molto bene negli ultimi tremila anni. Alcune di loro dovevano essere convinti di aver ottenuto involontariamente risultati positivi in qualcosa che non avevano avuto intenzione di fare: estinguere la capacità di incanalare tra l’umanità. La Torre Bianca era stata costruita per ospitare tremila Aes Sedai e anche di più, se necessario, con stanze per centinaia di ragazze in fase di addestramento, ma prima della divisione in tutta la Torre c’erano state solamente quaranta novizie e meno di cinquanta Ammesse. «Ho bisogno di altri elementi, Taim. Cerca di trovarli, in un modo o nell’altro. Prima di ogni altra cosa, insegna loro come esaminare gli altri.»
«Stai cercando di eguagliare le Aes Sedai?» Taim pareva imperturbato, anche se quello fosse stato davvero il piano di Rand. Gli scuri occhi a mandorla non si muovevano.
«Quante Aes Sedai ci sono in tutto? Mille?»
«Non credo siano così tante» osservò Taim con calma.
Selezionare la razza umana. Che fossero folgorate, anche se avevano i loro motivi per farlo. «Avremo comunque molti nemici.» Una cosa che non scarseggiava mai erano i nemici. Il Tenebroso e i Reietti, la progenie dell’Ombra e gli Amici delle Tenebre. I manti Bianchi e, molto probabilmente, le Aes Sedai, almeno qualcuna di loro, quelle che appartenevano all’Ajah Nera e quelle che volevano controllarlo. Queste ultime le considerava nemiche anche se loro non la vedevano allo stesso modo. Come aveva spiegato, ci sarebbero stati sicuramente anche i Signori del Terrore. E altri ancora. Abbastanza nemici da rovinargli i piani. Rand strinse la presa sulla parte intagliata dello scettro del Drago. Il tempo era il peggior nemico di tutti, quello che aveva minor possibilità di battere. «Li sconfiggerò, Taim. Fino all’ultimo. Credono di poter distruggere tutto. Sempre distruggere, mai costruire! Io invece costruirò, mi lascerò qualcosa alle spalle. Qualunque cosa accada, lo farò! Sconfiggerò il Tenebroso. Pulirò saidin, in modo che gli uomini non dovranno mai più temere di impazzire e il mondo non dovrà aver paura di loro. Io...»
Mosse nervoso la lancia dai tasselli verdi e bianchi. Era impossibile. Il caldo e la polvere si facevano beffe di lui. Alcune di quelle cose dovevano essere fatte, ma realizzarle tutte era impossibile. Il meglio che uno qualsiasi di loro potesse aspettarsi era vincere e morire prima di impazzire e lui non riusciva a vedere nemmeno come ottenere almeno quello. Tutto ciò che poteva fare era continuare a provare. Doveva pur esserci un sistema. Se esisteva qualcosa di simile alla giustizia, doveva anche esserci una via d’uscita.
«Pulire saidin» ripeté Taim. «Credo che richiederebbe più potere di quanto tu possa immaginare.» Socchiuse leggermente gli occhi. «Ho sentito parlare di oggetti chiamati sa’angreal. Ne hai uno che ritieni potrebbe...»
«Quel che ho o meno non ti riguarda» scattò Rand. «Tu limitati ad addestrare chiunque trovi, Taim. Esegui e addestrali. Il Tenebroso non aspetterà i nostri comodi. Luce! Non abbiamo abbastanza tempo, Taim, ma dovremo farcelo bastare. Dobbiamo!»
«Farò ciò che posso, ma non aspettarti che domani Damer sia capace di abbattere le mura di una città.»
Rand esitò. «Taim, tieni d’occhio ogni allievo che impara troppo in fretta. Fammelo sapere immediatamente. Fra gli studenti potrebbe nascondersi uno dei Reietti.»
«Uno dei Reietti!» Fu quasi un sospiro. Per la seconda volta Taim sembrò scosso, stavolta preso davvero alla sprovvista. «Perché dovrei...»
«Quanto sei forte?» lo interruppe Rand. «Afferra saidin. Fallo. Usa tutta la tua forza.»
Per un istante Taim si limitò a guardarlo, il volto privo di espressione, quindi il Potere fluì in lui. Non vi era un bagliore visibile come accadeva con le donne, solo una sensazione di forza e minaccia, ma Rand la percepiva con chiarezza e sapeva giudicarla. Taim aveva in pugno abbastanza saidin per devastare in pochi secondi la fattoria con tutti i presenti, abbastanza da distruggere tutto ciò che fosse visibile. Non era poi meno di quanto riuscisse a gestire Rand senza aiuto. Ma l’uomo forse si stava trattenendo. Non vi era alcuna sensazione di fatica e forse non voleva mostrare tutta la sua forza a Randper timore della sua reazione?
Saidin, la sensazione della sua presenza, svanì da Taim, e per la prima volta Rand si accorse di essere anch’egli saturo della metà maschile della Fonte, un fiume in piena, tutto quello che era riuscito ad attingere dall’angreal che aveva in tasca. Uccidilo, mormorò Lews Therin. Uccidilo adesso! Per un istante Rand fu scosso dallo stupore. Il vuoto che lo circondava vacillò, saidin infuriò e si sgonfiò, e Rand riuscì a rilasciare il Potere prima che schiacciasse lui e il vuoto. Era stato lui o Lews Therin ad afferrare saidin? Uccidilo! Uccidilo!
Rand gridò furioso dentro la propria testa, silenzio! Con sua sorpresa, l’altra voce svanì.
Aveva il viso imperlato di sudore e si deterse con mano quasi tremante. Aveva afferrato la Fonte da solo; doveva essere così. La voce di un uomo morto non avrebbe potuto farlo. Inconsciamente, non si era fidato a rimanere indifeso davanti a Taim con in pugno saidin. Ecco cos’era successo.