Il sommo signore Weiramon, barba unta e capelli brizzolati, si inchinò profondamente. Era uno dei quattro sommi signori presenti sul posto, e aveva degli stivali decorati d’argento. Gli altri erano il pomposo e grasso Sunamon, Tolmeran dalla barba grigio ferro che ricordava la punta di una lancia, e Torean dal naso a patata, che somigliava a un contadino più di un contadino stesso, ma Rand aveva dato il comando a Weiramon. Almeno per ora. Gli altri otto presenti erano signori di casate minori; alcuni, sbarbati anche se con i capelli grigi, erano venuti per rispettare il giuramento di fedeltà a uno o l’altro dei sommi signori, ma tutti avevano qualche esperienza di combattimento.
Weiramon non era basso per essere Tarenese, anche se Rand era comunque più alto, e ricordava sempre un gallo vanitoso, che si pavoneggiasse tronfio. «Che tutti salutino il lord Drago,» disse inchinandosi «presto conquistatore di Illian. Che tutti salutino il signore del mattino.» Gli altri seguirono subito l’esempio, i Tarenesi allargando le braccia e i Cairhienesi mettendosi una mano sui cuore.
Rand fece una smorfia. ‘Signore del mattino’ era stato uno dei titoli di Lews Therin, almeno secondo quanto riportavano alcuni stralci di racconti. Dopo la Frattura del Mondo molte nozioni erano andate perdute e altre si erano spente con le Guerre Trolloc e con la Guerra dei Cento Anni, eppure a volte sopravvivevano informazioni sorprendenti. Rand si era meravigliato che l’uso che Weiramon aveva fatto del titolo non avesse risvegliato Lews Therin. A pensarci bene, non aveva più sentito quella voce da quando l’aveva zittita. Per quanto si ricordasse, era stata la prima volta che si era rivolto direttamente alla voce che condivideva lo spazio nella sua testa. Le possibilità che si nascondevano dietro quella scoperta lo fecero rabbrividire.
«Mio lord Drago?» lo chiamò Sunamon mentre si strofinava le mani. Pareva evitasse di notare lo shoufa avvolto attorno al collo di Rand. «Stai...» Reprimendo le proprie parole assunse un sorriso accattivante; chiedere a un uomo potenzialmente pazzo — potenzialmente era il minimo — se stesse bene forse non era appropriato. «Il lord Drago gradisce forse qualcosa da bere? Vino del Lodanaille misto a melone.» Un dinoccolato signore delle terre fedele a Sunamon, di nome Estean — con la mascella dura e gli occhi ancora più duri, fece un cenno rigido e un uomo scattò verso un calice d’oro sistemato accanto a un tavolo vicino alle pareti di tela; un altro si affrettò a riempirlo.
«No» rispose Rand. Quindi, con maggiore energia, ripeté: «No.» Fece cenno al servitore di andare via senza guardarlo veramente. Lews Therin l’aveva davvero sentito? In qualche modo ciò rendeva tutta la situazione peggiore, ma adesso non voleva pensare a quell’eventualità. Non voleva pensarci affatto. «Non appena arriveranno Hearne e Simaan, quasi tutto sarà a posto.» Quei due sommi signori sarebbero giunti presto; erano a capo dell’ultimo grande gruppo di soldati Tarenesi che avevano lasciato Cairhien, quasi un mese prima. C’erano anche gruppi più piccoli in marcia verso sud e altri Cairhienesi. Altri Aiel. «Voglio vedere...»
Rand si accorse di colpo che nel padiglione tutti si erano azzittiti e immobilizzati: solo Torean si toccò la barba finendo rapidamente di bere. Si passò una mano sulla bocca e chiese altro vino, ma anche i servitori pareva stessero tentando di scomparire nelle pareti di tessuto a righe rosse. Sulin e le altre tre Fanciulle si alzarono veloci, pronte a velarsi.
«Che succede?» chiese Rand con calma.
Weiramon esitò. «Simaan e Hearne sono andati a... Haddon Mirk. Non verranno.» Torean strappò una brocca d’oro dalle mani di uno dei servitori riempiendosi il calice da solo e versando del liquido in terra.
«E perché sono andati via, invece di venire qui?» Rand non aveva alzato la voce. Era certo di conoscere la risposta. Quei due — e anche altri cinque sommi signori — erano stati inviati a Cairhien solo per tenere occupati i cervelli impegnati a complottare contro di lui.
Sui volti dei Cairhienesi balenarono dei sorrisi maliziosi, la maggior parte nascosti dai calici. Semaradrid, il più alto in grado, con le strisce colorate che scendevano fin sotto la vita, ghignò apertamente. Era un uomo dal viso lungo, i capelli striati di grigio e gli occhi scuri che avrebbero potuto scheggiare la roccia, e aveva movenze irrigidite a seguito delle ferite subite durante la guerra civile, ma la gamba claudicante se l’era guadagnata a Tear. Cooperava con i Tarenesi solo perché non erano Aiel, ma in fondo i Tarenesi facevano lo stesso con i Cairhienesi.
Fu uno degli uomini di Semaradrid a rispondere, un giovane signore di nome Meneril che aveva la metà delle strisce del suo superiore cucite sulla giubba. Sul viso invece mostrava una cicatrice guadagnata durante la guerra civile, che gli sollevava l’angolo sinistro della bocca in un permanente sorriso sardonico. «Tradimento, mio signore Drago. Tradimento e ribellione.»
Weiramon forse non gradiva nel pronunciare quelle parole davanti a Rand, ma non avrebbe lasciato che un straniero parlasse al posto suo. «Sì, ribellione» ripeté in fretta guardando furioso Meneril, ma recuperò subito la solita boria. «E non solo loro, mio lord Drago. I sommi signori Darlin e Tedosian, la somma signora Estanda, sono coinvolti tutti. Che la mia anima sia folgorata, hanno messo i loro nomi su una lettera palesemente provocatoria! Sembra siano coinvolti circa venti o trenta nobili minori, ma sono poco più che contadini, sciocchi accecati dalla Luce!»
Rand provava quasi ammirazione per Darlin. L’uomo si era opposto apertamente a lui fin dall’inizio, lasciando la Pietra quando era caduta e cercando di organizzare una resistenza fra i nobili di campagna. Tedosian ed Estanda erano diversi. Come Hearne e Simaan, si erano inchinati al suo cospetto e avevano sorriso, chiamandolo lord Drago e complottando alle sue spalle. Adesso la tolleranza di Rand dava i suoi frutti. Non c’era da meravigliarsi se Torean si era sbrodolato con il vino. Aveva avuto un legame molto profondo con Tedosian, anche con Hearne e Simaan.
«Hanno scritto qualcosa più di una sfida» intervenne Tolmeran con voce fredda. «Hanno scritto che sei un falso Drago, che la caduta della Pietra e la tua conquista della Spada che non è una spada erano un trucco delle Aes Sedai.» La voce era vagamente interrogativa; non si era trovato nella Pietra di Tear la notte che era caduta nelle mani di Rand.
«Tu cosa ne pensi, Tolmeran?» Era una spiegazione seducente in una terra dove incanalare era stato dichiarato illegale prima che Rand cambiasse la legge, dove le Aes Sedai erano solo tollerate e la Pietra di Tear era rimasta invincibile per circa tremila anni prima che Rand la prendesse. Una spiegazione ben nota. Rand si chiedeva se avrebbe trovato anche i Manti Bianchi quando avesse raggiunto quei ribelli. Riteneva che Pedron Niall potesse essere troppo furbo per permetterlo.
«Io credo che tu abbia liberato Callandor» rispose l’uomo dopo un istante. «Credo che tu sia il Drago Rinato.» In entrambi i casi vi fu una discreta enfasi sulla parola ‘credo’. Tolmeran era coraggioso. Estean annuì; lentamente, ma lo fece. Un altro uomo coraggioso.
Nemmeno loro però gli rivolsero la domanda ovvia, se Rand volesse sradicare quei ribelli. Lui non ne fu sorpreso. Per prima cosa, Haddon Mirk non era un posto facile per stanare delle persone; una grande foresta intricata con pochi villaggi, strade o anche semplici percorsi. Si poteva ritenere fortunato l’uomo che fosse riuscito a camminare per alcuni chilometri sul terreno montagnoso frastagliato dal lato nord in una sola giornata, e gli eserciti avrebbero potuto vagare fino a finire le scorte di cibo prima di trovare qualcuno. Forse, cosa più importante, chiunque avesse rivolto quella domanda avrebbe potuto essere sospettato di volersi offrire volontario per quella missione, e un volontario poteva essere sospettato di volersi unire a Darlin, non di inseguirlo. I Tarenesi forse non giocavano il Daes Dae’mar, il Gioco delle Casate, come i Cairhienesi — quel gruppo poteva interpretare di tutto a partire da uno sguardo e sentire in una frase più di quanto volesse dire — ma in ogni caso complottavano e si guardavano fra loro, sempre sospettosi, pensando che tutti gli altri facessero lo stesso.