«I miei esploratori ritengono che ancora siano lì» intervenne Weiramon, come se Jheran non avesse parlato affatto. «Invio una nuova truppa ogni settimana. Loro impiegano un intero mese fra andata e ritorno, ma ti assicuro che sono aggiornato per quanto permette la distanza.»
I volti degli Aiel parevano scolpiti nella pietra.
Rand ignorò quello scambio. Aveva già provato a ridurre con la forza il divario fra Cairhienesi, Tarenesi e Aiel, ma questi si separavano non appena voltava loro le spalle. Era uno sforzo inutile.
Per quanto riguardava gli accampamenti... sapeva che erano ancora solo cinque, li aveva, per così dire, visitati. C’era un... posto... dove sapeva come accedere, uno strano, spopolato riflesso del mondo reale, e aveva camminato lungo le pareti di legno degli imponenti fortini sulle colline. Conosceva già le risposte a quasi tutte le domande che aveva intenzione di porre, ma stava incrociando un piano con l’altro come un giocoliere faceva con il fuoco. «Sammael sta ancora radunando uomini?» Stavolta mise una certa enfasi sul nome. L’espressione degli Aiel non cambiò — se i Reietti erano liberi, erano liberi. Il mondo andava affrontato com’era, non come si desiderava che fosse — ma gli occhi degli altri sfrecciarono preoccupati verso di lui. Prima o poi avrebbero dovuto abituarsi a quell’idea. Presto o tardi avrebbero dovuto crederci.
«Ogni uomo di Illian che riesce a impugnare una lancia senza inciamparvi, almeno così sembra» rispose Tolmeran con espressione tetra. Era impaziente di combattere contro gli Illianesi quanto tutti gli altri Tarenesi — le due nazioni si erano odiate fin da quando erano state salvate dalla distruzione dell’impero di Artur Hawkwing; la loro storia era costellata di guerre combattute per motivi futili — ma almeno lui pareva leggermente meno propenso rispetto agli altri sommi signori a ritenere che ogni battaglia avrebbe potuto essere vinta solo con un buon attacco. «Tutte le vedette che riescono a tornare riferiscono che l’accampamento diventa sempre più largo, con un numero crescente di difese formidabili.»
«Dovremmo muoverci adesso, mio lord Drago» si inserì a forza nella conversazione Weiramon. «Che la Luce folgori la mia anima, posso prendere gli Illianesi con le brache calate. Si sono legati le mani da soli. Non hanno quasi nessun cavallo! Potrei schiacciarli come mosche e avremmo via libera verso la città.» A Illian, come a Tear e Cairhien, la nazione era stata battezzata con lo stesso nome della città. «Che mi vengano folgorati gli occhi, porrò la tua bandiera su Illian in un solo mese, mio lord Drago. Al massimo due.» Lanciando un’occhiata ai Cairhienesi, come se le parole gli venissero estorte a forza, aggiunse: «Lo faremo io e Semaradrid.» Quest’ultimo si inchinò leggermente. Solo un cenno.
«No» rispose secco Rand. Quello di Weiramon era un piano destinato al disastro. L’accampamento e le fortezze collinari di Sammael erano divise da almeno duecentocinquanta chilometri di distesa erbosa, in un luogo dove una salita di circa quindici metri veniva considerata una collina alta e un boschetto di due alberi una foresta. Anche Sammael aveva delle vedette; ogni ratto o corvo avrebbe potuto essere una delle sue spie. Duecentocinquanta chilometri. Con un po’ di fortuna, dodici o tredici giorni di marcia per i Tarenesi e Cairhienesi. Gli Aiel forse ce l’avrebbero fatta in cinque se avessero proceduto a tappe forzate — una vedetta o due da sole si muovevano più rapidamente di un esercito, anche fra gli Aiel — ma non facevano parte del piano di Weiramon. Sammael sarebbe stato pronto a schiacciare i Tarenesi molto prima che Weiramon riuscisse a raggiungere le colline di Doirlon. Un piano sciocco. Anche peggiore di quello che Rand aveva assegnato loro. «Vi ho lasciato degli ordini. Resterete qui fino a quando Mat giungerà per assumere il comando, e anche allora nessuno muoverà un passo fin quando non riterrò che siete abbastanza numerosi. Ci sono altri uomini in arrivo, Tarenesi, Cairhienesi e Aiel. Intendo schiacciare Sammael, Weiramon. Per sempre... E portare Illian sotto la bandiera del Drago.» Almeno quest’ultima affermazione era vera. «Vorrei solo poter essere con voi, ma adesso è Andor che richiede la mia attenzione.»
Il volto di Weiramon si pietrificò, la smorfia di Semaradrid avrebbe trasformato il vino in aceto, e Tolmeran era talmente inespressivo che la disapprovazione era palese come un pugno in faccia. Nel caso di Semaradrid era il ritardo a preoccuparlo. Aveva fatto presente più di una volta che se ogni giorno trascorso portava nuovi uomini nel loro accampamento, lo stesso valeva per le fortezze di Man. Senza dubbio il piano di Weiramon era il risultato delle sue pressioni, sebbene lui avrebbe fatto di meglio. I dubbi di Tolmeran si concentravano su Mat. Malgrado quanto avesse sentito sulle sue conoscenze della battaglia, Tolmeran riteneva che si trattasse di complimenti per un uomo di campagna amico del Drago Rinato. Erano obiezioni oneste e anche quelle di Semaradrid erano valide — se il piano che era stato assegnato loro non fosse stato altro che uno specchio per le allodole. Difficilmente Sammael sarebbe dipeso solo da ratti e corvi come sentinelle. Rand si aspettava che nel proprio accampamento ci fossero spie umane anche per conto degli altri Reietti, e forse perfino per le Aes Sedai.
«Faremo ciò che vuoi tu, mio lord Drago» rispose Weiramon serio. Quando si trattava di battaglie l’uomo era abbastanza coraggioso, ma era un idiota totalmente cieco quando bisognava pensare a qualcosa che andasse oltre la gloria della propria carica, l’odio atavico contro gli Illianesi, il disprezzo per i Cairhienesi e i ‘selvaggi’ Aiel. Rand era certo che Weiramon fosse proprio l’uomo di cui aveva bisogno. Tolmeran e Semaradrid non si sarebbero mossi con troppo anticipo fino a quando Weiramon fosse rimasto al comando.
Parlarono ancora a lungo mentre Rand ascoltava, rivolgendo loro domande occasionali. Non vi furono ulteriori opposizioni, nessun altro suggerimento di attacco immediato, anzi, non ne parlarono affatto. Le domande di Rand a Weiramon e gli altri si concentrarono sui carri e il loro contenuto. Nella piana di Maredo vi erano pochi villaggi e molto distanti fra loro, nessuna città se non Far Madding a nord, e le fattorie producevano solo quanto serviva a nutrirne gli abitanti. Un grande esercito avrebbe avuto bisogno di un fiume costante di carri provenienti da Tear per rifornirsi di tutto, dalla farina per il pane ai chiodi per i ferri dei cavalli. A esclusione di Tolmeran, i sommi signori erano convinti che l’esercito potesse portarsi attraverso la piana tutto ciò di cui aveva bisogno, per poi vivere dei beni di Illian. Sembrava vi fosse un certo sollievo al pensiero di devastare come uno sciame di locuste i terreni dei nemici di vecchia data. I Cairhienesi erano di parere differente, specialmente Semaradrid e Meneril. Non era stata solo la gente comune a soffrire la fame durante la guerra civile a Cairhien e l’assedio degli Shaido alla capitale; le guance infossate dei nobili erano eloquenti. Illian era una terra ricca e anche sulle colline di Doirlon abbondavano fattorie e vigneti, ma Semaradrid e Meneril non volevano affidare gli stomaci dei soldati a dei pasti incerti se vi fosse stato un altro modo per assicurar loro il cibo. Per quanto riguardava Rand, lui non voleva che Illian venisse saccheggiata, se avesse potuto evitarlo.
In verità non stava facendo pressione su nessuno. Sunamon gli aveva assicurato che i carri erano stati radunati e l’uomo aveva imparato ormai da tempo cosa succedeva quando diceva qualcosa a Rand per poi farne un’altra. I rifornimenti erano stati raccolti in tutta Tear, malgrado le smorfie di impazienza di Weiramon per l’intera situazione e le lamentele di Torean per le spese. La cosa importante però era che il piano stava progredendo e doveva continuare a progredire.
Gli addii comportarono grandi chiacchiere e inchini elaborati mentre Rand indossava di nuovo lo shoufa e raccoglieva lo scettro del Drago, ricevendo degli inviti poco sentiti a trattenersi per un banchetto e offerte altrettanto false di aiutarlo nei preparativi per la partenza se non avesse potuto trattenersi per i festeggiamenti che avrebbero organizzato in suo onore. Tarenesi o Cairhienesi, tutti evitavano la compagnia del Drago Rinato il più possibile, rimanendo al sicuro e senza perdere le sue grazie, mentre facevano finta di comportarsi diversamente. In particolare, avrebbero voluto trovarsi altrove quando incanalava. Lo scortarono fino all’entrata e forse per qualche passo all’esterno, ma Sunamon sospirò sonoramente quando andò via e Rand sentì Torean ridere sollevato.