Non finiva mai di stupirlo il fatto che lei avesse scelto di rimanere in un palazzo ben noto in tutto l’Arad Doman, con la guerra civile e l’anarchia che la circondavano. Ovviamente non pensava che avesse lasciato sapere agli altri Prescelti dove si era sistemata. Il fatto che si fidasse di lui lo rendeva sospettoso. Alla donna piacevano le sue comodità e non voleva mai faticare troppo per conservarle, eppure quel palazzo era in vista delle montagne della Nebbia, e Graendal doveva lavorare molto per tenere la rivolta lontano da sé, per evitare che qualcuno chiedesse dove si trovava il precedente proprietario, con tutta la famiglia e i servitori. Sammael non sarebbe rimasto sorpreso se ogni Domanese che l’aveva visitata se ne fosse andato credendo che quella terra fosse stata governata dalla sua famiglia fin dal tempo della Frattura. Graendal usava la coercizione con la frequenza di un martello e qualcuno poteva dimenticare che sapesse usarne anche la forma più debole con gran delicatezza, distorcendo i percorsi mentali in modo talmente subdolo che anche al controllo più ravvicinato avesse potuto non essere scorta. Forse era la più brava tra le creature ancora viventi, in quell’arte.
Sammael lasciò svanire il passaggio ma mantenne la presa su saidin. Quei trucchi non funzionavano su qualcuno avvolto nella Fonte. E poi gli piaceva la lotta per la sopravvivenza, anche se adesso era inconsapevole; solo i più forti meritavano di sopravvivere e lui ne dava prova ogni giorno con la sua battaglia. La donna non aveva modo di sapere che lui aveva ancora saidin in pugno, ma dal sorriso fuggevole che gli rivolse, sembrava esserne certa. A Sammael non piaceva la gente che pensava di sapere tutto, né quelli che sapevano cose a lui sconosciute.
«Che devi dirmi?» le chiese, più rozzamente di quanto intendesse.
«Di Lews Therin? Non sembri mai interessato ad altro. Adesso sarebbe una bestiola. Ne farei l’attrazione principale di ogni spettacolo. Non che sia bello, ma la sua natura vi pone rimedio.» Sorridendo di nuovo, nascosta dietro la coppa di vino, in un mormorio che non sarebbe stato possibile sentire se lui non fosse stato saturo di saidin, aggiunse: «E poi, mi piacciono alti.»
Fu uno sforzo per lui non raddrizzarsi. Non era basso, ma gli seccava che la sua statura non fosse pari alle sue capacità. Lews Therin era più alto di lui, come anche al’Thor. Si supponeva sempre che l’uomo più alto fosse anche il migliore. Dovette sforzarsi di nuovo per non toccare la cicatrice che gli attraversava il viso dall’attaccatura dei capelli fino alla barba squadrata. Era stata opera di Lews Therin. La conservava come promemoria. Sospettava che la donna non gli avesse risposto di proposito. «Lews Therin è morto da molto tempo» ribatté acido. «Rand al’Thor è un contadino, uno spalaletame che ha avuto fortuna.»
Graendal lo guardò come se fosse sorpresa. «Lo pensi davvero? Dev’esserci ben più che fortuna, alle sue spalle. La fortuna non avrebbe potuto portarlo tanto lontano e tanto rapidamente.»
Sammael non era venuto per palare di Rand al’Thor, ma sentì freddo alla base della colonna vertebrale. Pensieri che si era costretto a congedare adesso ritornavano. Al’Thor non era Lews Therin, era l’anima rinata di Lews Therin, come Lews Therin era stato la rinascita di quell’anima. Sammael non era un filosofo né un teologo, ma Ishamael era stato entrambe le cose e sosteneva di avere indovinato dei segreti nascosti in quel fato. Ishamael era morto totalmente pazzo, certo, ma anche quando era ancora sano, quando ancora sembrava che avrebbero portato Lews Therin alla sconfitta, sosteneva che quella lotta fosse cominciata fin dalla Creazione, una guerra infinita fra il Sommo Signore e il Creatore, che usavano surrogati umani. Dichiarava anche che il Sommo Signore avrebbe preferito avere Lews Therin votato all’Ombra anziché liberarsi. Forse a quel punto Ishamael era già vagamente folle, ma erano stati fatti davvero degli sforzi per far convertire Lews Therin. Come diceva Ishamael, tutto era accaduto in passato, il miglior prodotto del Creatore divenuto una creatura dell’Ombra e promosso campione dell’Ombra.
C’erano delle implicazioni sconvenienti in quelle dichiarazioni, ramificazioni che Sammael non voleva prendere in considerazione, ma la cosa che gli tornava ora in mente era la possibilità che il Sommo Signore potesse davvero voler fare di Lews Therin un suo Nae’blis. Non poteva nascere dal nulla. Al’Thor aveva bisogno di aiuto. Aiuto — quello poteva spiegare la presunta fortuna sino ad allora. «Hai scoperto dove al’Thor nasconde Asmodean? O qualcosa su dove sia sparita Lanfear? O Moghedien?» Ma certo, Moghedien si nascondeva; il Ragno appariva sempre quando ormai si era sicuri che fosse morta.
«Ne sai quanto me» rispose allegra Graendal, fermandosi per sorseggiare il vino. «Io penso che Lews li abbia uccisi entrambi Oh, non farmi le smorfie. Al’Thor, visto che insisti.» Il pensiero non pareva disturbarla, ma in fondo non si sarebbe mai trovata in aperto conflitto con al’Thor. Non era mai stato quello il suo sistema. Se al’Thor l’avesse scoperta, avrebbe semplicemente abbandonato tutto e si sarebbe sistemata altrove — o forse si sarebbe arresa prima che potesse colpirla, quindi avrebbe cercato di convincerlo di essere indispensabile. «Ci sono delle voci fuori Cairhien sulla morte di Lanfear a causa di Lews Therin, lo stesso giorno che ha ucciso Rahvin.»
«Voci! Lanfear ha aiutato al’Thor fin dall’inizio, se vuoi saperlo. Avrei avuto la sua testa nel Cuore della Pietra se qualcuno non avesse inviato i Myrddraal e i Trolloc a salvarlo! Sono sicuro che si trattasse di Lanfear. Ho chiuso con lei. La prossima volta che la incontro, la uccido! E perché quel maledetto avrebbe dovuto uccidere Asmodean? Io lo farei se riuscissi a trovarlo, ma è passato dalla parte di al’Thor. Lo sta addestrando!»
«Hai sempre delle scuse per giustificare i tuoi fallimenti» sussurrò la donna, ancora una volta a voce molto bassa, una frase che lui non avrebbe sentito se non fosse stato colmo di saidin. A voce più alta, aggiunse: «Scegli le tue spiegazioni, se lo desideri. Potresti anche avere ragione. Io so solo che Lews Therin sembra ci stia tagliando fuori dal gioco uno a uno.»
La mano di Sammael tremava dalla rabbia, e versò il vino dal boccale prima di riuscire a calmarsi. Rand al’Thor non era Lews Therin. Lui in persona era sopravvissuto al grande Lews Therin Telamon, lasciandogli elogi per vittorie che non avrebbe potuto ottenere da solo aspettandosi che si complimentassero con lui. Il solo rimpianto era che non vi fosse una tomba del nemico su cui poter sputare.
Battendo le mani inanellate al ritmo della musica che proveniva dal basso, Graendal parlò con fare assente, come se la sua attenzione fosse davvero concentrata sul brano. «Molti di noi sono morti scontrandosi con lui. Aginor e Balthamel. Ishamael. Be’lal e Rahvin. Lanfear e Asmodean, qualsiasi cosa tu ne pensi. Forse anche Moghedien; o magari striscia nell’ombra in attesa che il resto di noi cada — era abbastanza sciocca per farlo. Spero che tu abbia un posto dove rifugiarti. Non sembra ci siano molti dubbi sul fatto che sarai la prossima vittima. Presto, direi. Non vedo nessun esercito qui, ma Lews Therin ne sta radunando uno bello grosso da scatenarti contro. Il prezzo che devi pagare se vieni visto mentre usi il Potere.»
Nel caso fosse servito, Sammael aveva delle linee di ritirata pronte — era una questione di prudenza —, ma sentire la certezza nella voce della donna lo fece infuriare. «Se distruggessi al’Thor, non violerei nessuno degli ordini del Sommo Signore.» Non comprendeva bene, ma non doveva capire il Sommo Signore, solo obbedire. «Da quanto mi hai detto. Ma se hai nascosto...»