Differenza. La donna appoggiò pensierosa un dito sulle labbra. Perché Shaidar Haran era diverso da tutti gli altri Myrddraal? Non le piaceva scoprire cose insolite quando tutto pareva volgere a suo favore, e un Myrddraal elevato al di sopra dei Prescelti, anche se occasionalmente, era ben altro che una semplice stranezza. Al’Thor era accecato, concentrato su Sammael, e Graendal faceva sapere a Sammael abbastanza da evitare che rovinasse tutto con il suo orgoglio. Ovviamente Graendal e Sammael stavano complottando per avvantaggiarsi, insieme o separati. Sammael era un animo focoso con dei progetti complessi e Graendal non era più prevedibile di lui. Non avevano mai imparato che il potere derivava solo dal Sommo Signore, elargito secondo la sua volontà, per suoi motivi personali. Secondo i suoi capricci; nella sicurezza della propria testa, lei poteva pensarlo.
Ancora più preoccupanti erano i Prescelti svaniti misteriosamente. Demandred insisteva che erano morti, ma lei e Mesaana non ne erano sicure. Lanfear. Se esisteva la giustizia, il tempo le avrebbe consegnato Lanfear. La donna appariva sempre quando meno ci si aspettava, comportandosi come se avesse il diritto d’infilare il naso negli affari degli altri; svolazzando sempre verso la salvezza se il suo curiosare la portava al disastro. Moghedien. Rimaneva sempre nascosta, ma non era mai sparita tanto a lungo senza farsi vedere di tanto in tanto, solo per ricordare agli altri che anche lei era una Prescelta. Asmodean. Un traditore, quindi marchiato dal destino, ma era davvero svanito. L’esistenza di Shaidar Haran e gli ordini che lei aveva ricevuto, impartiti in modo tale da ricordarle che il Sommo Signore lavorava a modo suo e per i propri fini.
I Prescelti erano solo pedine di una scacchiera. Forse erano consiglieri e capi, ma erano pur sempre dei pezzi in un gioco più ampio. Se il Sommo Signore l’aveva convocata in segreto, forse stava facendo lo stesso con Lanfear e Moghedien, o magari Asmodean. Forse Shaidar Haran avrebbe anche potuto essere inviato a dare ordini a Graendal o Sammael. O Demandred e Mesaana. La loro scomoda alleanza — se poteva essere definita con un termine tanto forte — era durata a lungo, ma nessuno dei due le avrebbe detto se avevano o meno ricevuto degli ordini in segreto dal Sommo Signore, come lei non li avrebbe messi al corrente dei comandi che l’avevano portata in quel luogo, o di quelli che le avevano fatto inviare Myrddraal e Trolloc alla Pietra di Tear contro quelli di Sammael.
Se il Sommo Signore voleva fare di al’Thor un Nae’blis, lei si sarebbe inginocchiata al nuovo padrone — e avrebbe atteso che commettesse un errore finendo per cadere nelle sue mani. L’immortalità significava poter aspettare all’infinito. Ci sarebbero sempre stati altri pazienti per divertirla, nell’attesa. Quello che la preoccupava era Shaidar Haran. Era sempre stata indifferente come una giocatrice di tcheran, ma Shaidar Haran era un nuovo pezzo sulla scacchiera, dalla forza e dagli scopi sconosciuti. E un modo azzardato di catturare l’Alto Consigliere del tuo avversario e farlo convertire alla tua causa consisteva nel sacrificare i tuoi capi in un falso attacco. Se fosse servito si sarebbe inginocchiata, per tutto il tempo necessario, ma non sarebbe stata un agnello sacrificale.
Una strana sensazione proveniente dalla rete la distrasse dai suoi pensieri. Guardò il paziente e schioccò la lingua esasperata. La testa pendeva da un lato, il mento era annerito dal sangue nel punto in cui si era morso la lingua, gli occhi erano fissi e già vitrei. Si era distratta, lasciando avanzare troppo e troppo in fretta la stimolazione. Con una forma d’irritazione che non le sfiorò mai il volto, smise di incanalare. Non serviva a nulla stimolare il cervello di un morto.
Le venne in mente un pensiero improvviso. Se il Custode provava le stesse sensazioni dell’Aes Sedai, era vero anche il contrario? Guardando le cicatrici sul corpo dell’uomo era certa che fosse impossibile; anche quelle semplici sciocche avrebbero modificato il legame, se avesse significato condividere tutto quel dolore. Abbandonò comunque il cadavere e si avviò rapida nel corridoio.
Le grida, udibili ancora da prima che aprisse la porta rinforzata nell’oscurità, le procurarono un sospiro di sollievo. Uccidere la donna prima di estorcerle tutto ciò che sapeva probabilmente avrebbe significato rimanere in attesa fino a quando non fosse stata catturata un’altra Aes Sedai. Come minimo.
Fra le frasi gridate e gutturali ce n’era qualcuna comprensibile, parole che sembravano avere tutta la forza dell’anima della paziente. «Ti prego! Oh, Luce, ti prego!»
Semirhage sorrise debolmente. Non era poi così divertente.
7
Una questione di pensiero
Elayne finì di passare i cento colpi di spazzola con la mano sinistra, seduta sul materasso, quindi ripose l’oggetto nella piccola sacchetta da viaggio di pelle e rinfilò sotto il letto. Aveva mal di testa per aver trascorso un giorno a incanalare al fine di creare dei ter’angreal. Purtroppo, spesso solo ‘cercando’ di crearne uno. Nynaeve, in bilico sullo sgabello, aveva finito da tempo di spazzolare i capelli lunghi fino alla vita e aveva quasi terminato la treccia per andare a dormire. Il sudore le faceva brillare il viso.
Anche con la finestra aperta la piccola stanza era soffocante. La luna era enorme e si stagliava in un cielo pieno di stelle. Il moncone di candela procurava una luce intermittente. A Salidar le candele e le lampade a olio scarseggiavano; nessuna di loro otteneva molta luce la sera, a meno che non dovessero scrivere. La stanza era piena e avevano poco spazio per muoversi fra i due corti letti. La maggior parte dei loro beni era riposta in un paio di casse dai bordi di ottone. Gli abiti da Ammesse e i mantelli di cui adesso sicuramente non avevano bisogno erano appesi a dei ganci nel muro, sul quale i buchi nell’intonaco ingiallito mostravano i mattoni sottostanti. Un tavolino sbilenco era infilato fra i letti e un lavabo traballante si trovava nell’angolo, con una brocca bianca e un bacile, tutti scheggiati in più punti. Anche le Ammesse che venivano elogiate in continuazione non ottenevano favoritismi.
Un mazzetto di fiori selvatici avvizziti bianchi e azzurri — spinti dal caldo in una fioritura tardiva — spuntavano da un vaso giallo con il collo rotto, sistemato fra le due tazze di ceramica marrone appoggiate sul tavolo. Il solo altro tocco di colore era il passerotto a righe verdi infilato in una gabbia di vimini. Elayne gli stava curando l’ala spezzata. Aveva cercato di guarire un altro esemplare con le sue limitate conoscenze, ma gli uccelli canterini erano troppo piccoli per sopravvivere al colpo.
Non lamentarti, si disse con fermezza. Le Aes Sedai vivevano appena meglio, le novizie e i servitori appena peggio, e i soldati di Gareth Bryne dormivano in terra. Ciò che non può essere cambiato dev’essere sopportato. Lini glielo diceva sempre. Be’, a Salidar c’erano poche comodità e nessun lusso. Nemmeno il fresco.
Dopo essersi sfilata la sottoveste si soffiò sul corpo. «Dobbiamo arrivare prima di loro, Nynaeve. Sai cosa succede quando devono aspettare.»
Non c’era un filo di vento e l’aria secca pareva attirare il sudore da ogni poro. Doveva essere possibile fare qualcosa per il tempo. Se era vero che esistevano, le Cercavento del Popolo del Mare lo avrebbero già fatto, ma forse lei sarebbe riuscita a escogitare qualcosa, se solo le Aes Sedai le avessero concesso abbastanza tempo per allontanarsi dai ter’angreal. Come Ammessa in teoria avrebbe potuto studiare dove voleva, ma... Se pensassero che riesco a mangiare e allo stesso tempo mostrare loro come fare un ter’angreal, non avrei un solo minuto per me, si disse. Se non altro, il giorno seguente avrebbe avuto una pausa.
Una volta a letto Nynaeve fece una smorfia e giocò con il braccialetto a’dam che aveva al polso. Voleva che una di loro lo indossasse sempre, anche quando dormivano, benché provocasse sogni decisamente spiacevoli, ma non ce n’era un bisogno effettivo; l’a’dam avrebbe trattenuto Moghedien anche se fosse rimasto appeso a un gancio; e poi la Reietta condivideva un cubicolo con Birgitte, che era un’ottima guardia. Moghedien singhiozzava ogni volta che Birgitte cambiava espressione. Non voleva che la Reietta vivesse e aveva tutti i motivi per vederla morta, cosa che la donna sapeva molto bene. Quella notte il bracciale sarebbe stato meno utile del solito.