Il villaggio in quel luogo rispecchiava la vera Salidar, ma era una strana copia, più tranquilla di come sarebbe stato in realtà. Ogni finestra era scura e ovunque c’era un’aria di vuoto, come se gli edifici fossero disabitati. Chiaramente nessuno viveva in quel luogo. Il grido acuto di un uccello notturno rispose al richiamo di un altro, seguito da un terzo, e qualcosa fece uno strano rumore frusciante mentre fuggiva in quella luce strana, ma le stalle erano vuote, come le linee di picchetto fuori dal villaggio e le radure dove le pecore e i vitelli venivano riuniti. C’erano molte creature selvagge, ma nessuna domestica. I dettagli cambiavano da una prospettiva all’altra; gli edifici con il soffitto di paglia erano gli stessi, ma un secchio d’acqua poteva apparire leggermente spostato o scomparire, una porta prima aperta adesso era chiusa. Più un oggetto era effimero nel mondo reale, più la posizione e la condizione erano soggette al cambiamento e il riflesso era meno fermo.
Nelle strade scure si vedeva del movimento occasionale, qualcuno che appariva e svaniva dopo qualche passo, o che a volte fluttuava a mezz’aria come se volasse. Tel’aran’rhiod poteva essere toccato dai sogni di molte persone, ma solo brevemente. Il che era una fortuna. Un’altra qualità del Mondo dei Sogni era che quanto accadeva alle persone in quel luogo permaneva nel mondo reale. Se si moriva in sogno, non ci si sarebbe risvegliati. Uno strano riflesso. Solo il caldo era identico.
Nynaeve stava in piedi, impaziente accanto a Siuan e Leane con indosso il vestito bianco da Ammessa con l’orlo decorato dalle bande colorate. Portava anche il braccialetto d’argento, benché da lì non funzionasse nel mondo reale; manteneva prigioniera Moghedien, ma Nynaeve, fuori dal corpo, non provava nulla attraverso di esso. Leane era snella e regale, anche se a parere di Elayne l’abito vagamente opaco di seta tipico delle Domanesi sminuiva la naturale eleganza della donna. Il colore continuava a cambiare; il tipo di cosa che accadeva a chi ancora non aveva raggiunto un controllo ottimale. Siuan era più brava. Aveva addosso un semplice abito di seta azzurra con la scollatura rotonda non molto profonda, che mostrava il cerchio di pietra appeso a un laccio. A volte però sul vestito appariva del merletto e la collana si trasformava da una semplice catena d’argento in un gioiello elaborato, intarsiato di rubini o gocce di fuoco e smeraldi montati in oro, con degli orecchini ad accompagnarlo, per poi ritornare a essere una semplice catena.
Quello che aveva Siuan attorno al collo era l’anello originale; lei pareva consistente come gli edifici che la circondavano. Elayne si vedeva altrettanto solida, ma sapeva che agli occhi delle altre appariva nebulosa, come Nynaeve e Leane. Sembrava quasi di poter vedere la luce lunare trapelare attraverso di loro. Ecco cosa succedeva nell’usare una copia. Percepiva la Vera Fonte ma, nella sua condizione, saidar emanava una sensazione tenue. Se avesse tentato d’incanalare, avrebbe ottenuto scarsi risultati. Con l’anello che usava Siuan sarebbe stato diverso, ma quello era il prezzo da pagare per possedere dei segreti che qualcun’altra conosceva e che non si voleva venissero svelati. Siuan si fidava più dell’originale che delle copie di Elayne, quindi lo usava — a volte lo faceva anche Leane — mentre Elayne e Nynaeve, che potevano usare saidar, usufruivano delle copie.
«Dove sono?» chiese Siuan. La scollatura continuava a cambiare profondità. Adesso il vestito era verde, la collana un filo di pietre di luna. «Già è terribile che vogliano inserire un remo nel mio lavoro e dirigerlo dove vogliono; adesso mi fanno anche aspettare.»
«Non capisco perché ti disturba che vengano» le disse Leane. «Ti piace vederle commettere degli errori. Non sanno la metà di quanto credono.» Per un istante il suo vestito divenne quasi trasparente; una collana intrecciata di perle le apparve attorno al collo e svanì. Lei non se ne accorse neppure. Aveva anche meno esperienza di Siuan.
«Ho bisogno di dormire sul serio» mormorò Siuan. «Bryne sta cercando di farmi rimanere senza fiato. Ma devo aspettare per mezza serata i comodi di donne che trascorrono parte della notte a ricordare come si cammina. Per non parlare del fatto di dover stare con quelle due.» Guardò torva Elayne e Nynaeve, quindi alzò gli occhi al cielo.
Nynaeve si afferrò la treccia con fermezza, a riprova del suo cattivo umore. Per una volta Elayne fu totalmente d’accordo con lei. Era molto difficile essere un’insegnante con delle studentesse che credevano di sapere più di quanto non sapessero in realtà ed era molto più facile che queste richiamassero le insegnanti anziché il contrario. Ma chiaramente le altre erano peggio di Siuan e Leane. Dov’erano le altre? Videro del movimento in fondo alla strada. Sei donne, circondate dal bagliore di saidar che non svaniva. Come sempre, Sheriam e il resto del suo consiglio si erano sognate nelle loro stanze da letto e ne erano uscite. Elayne non era certa di quanto avessero capito sugli attributi del tel’aran’rhiod. In ogni caso, spesso insistevano nel voler fare le cose a modo loro anche quando c’erano sistemi migliori. Chi poteva saperne più di un’Aes Sedai?
Le sei Sorelle erano davvero delle principianti nel tel’aran’rhiod, e i loro abiti cambiavano ogni volta che Elayne le guardava. La prima portava lo scialle ricamato delle Aes Sedai, con le frange del colore dell’Ajah di appartenenza e con la Fiamma Bianca di Tar Valon, una grande goccia dietro la schiena, poi furono in quattro a indossarlo, quindi nessuna. A volte avevano addosso un leggero mantello da viaggio, come per tenere lontana la polvere, con la Fiamma dietro la schiena e ricamata sopra il seno sinistro. I volti privi dei segni dell’età non accennavano di soffrire il caldo — le Aes Sedai non lo facevano mai — e non mostravano alcun segno che fossero consapevoli dei cambiamenti d’abito.
Le donne parevano nebulose, come Nynaeve o Leane. Sheriam e le altre riponevano maggior fede nei ter’angreal che facevano sognare che non negli anelli. Non sembrava avessero voglia di credere che il tel’aran’rhiod non avesse nulla a che fare con l’Unico Potere. Elayne non capiva chi stesse usando le copie. Tre di loro dovevano avere dei piccoli dischi di quello che una volta era stato ferro, iscritti su entrambi i lati con una stretta spirale e alimentati da flussi di Spirito, il solo dei Cinque Poteri che poteva essere incanalato durante il sonno. Non in quel luogo, però. Le altre tre avevano una piccola placca di ambra, con una donna addormentata all’interno. Anche se avesse avuto tutti e sei i ter’angreal davanti a sé, Elayne non sarebbe stata capace di riconoscere i due originali; quelle copie erano venute molto bene. Ma erano comunque delle copie.
Mentre le Aes Sedai percorrevano la strada di terra battuta, sentì uno stralcio della loro conversazione, anche se non ne capì il senso.
«...disprezzeranno la nostra scelta, Carlinya,» stava dicendo Sheriam «ma lo faranno qualsiasi sarà la nostra decisione. Tanto vale che le rispettiamo. Non hai bisogno che ti elenchi tutti i motivi ancora una volta.»
Morin, una robusta Sorella Marrone che aveva i capelli striati di grigio, sbuffò. «Dopo tutto il lavoro che abbiamo fatto con il Consiglio, sarà difficile far cambiare loro idea.»
«Perché dovrebbe importarci, finché nessun governante s’impunta?» intervenne Myrelle accorata. La più giovane delle sei, non era Aes Sedai da molti anni, ma pareva decisamente irritata.
«Quale governante avrebbe osato?» chiese Anaiya, con il tono di una donna che chiedeva quale bambino si sarebbe permesso di macchiare di fango il tappeto. «In ogni caso, nessun re o regina ne sa abbastanza di quanto sta accadendo fra le Aes Sedai. Devono interessarci solo le opinioni delle Sorelle, non le loro.»
«Ciò che mi preoccupa» rispose fredda Carlinya «è che se si lascerà guidare facilmente da noi, potrebbe essere guidata anche dalle altre.» La pallida Bianca dagli occhi quasi neri era sempre fredda, qualcuno avrebbe detto gelida.
Di qualunque cosa stessero parlando, non era nulla che volessero discutere davanti a Elayne e le altre; si zittirono non appena le raggiunsero.