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«Leane e Nynaeve? Ragazza, se anche sapessimo dove trovarle, Sheriam e le altre morirebbero comunque prima che...» si interruppe fissando Elayne. «Non ti riferisci a Leane e Nynaeve, vero? Parli di Sheriam e...» Elayne annuì: era troppo spaventata per parlare. «Non credo che da qui possano sentirci, o vederci. Quei Trolloc non hanno nemmeno guardato da questa parte, il che significa che dobbiamo provare dall’interno.» Elayne annuì di nuovo. «Ragazza,» disse Siuan con la voce atona «hai il coraggio di un leone e forse il buonsenso di un martin pescatore.» Sospirando, aggiunse, «Ma nemmeno io vedo altre soluzioni.»

Elayne era d’accordo su tutto tranne che sul coraggio. Se non avesse avuto le ginocchia paralizzate sarebbe balzata via, correndo sul pavimento di mattonelle con tutti i colori delle Ajah. Si accorse di avere una spada fra le mani, una grande lama d’acciaio brillante, totalmente inutile anche se avesse saputo come usarla. La lasciò cadere e quella svanì prima di raggiungere il suolo. «Aspettare non ci aiuta» mormorò. Se avessero atteso ulteriormente, il poco coraggio che era riuscita a racimolare sarebbe di sicuro evaporato.

Superò il confine assieme a Siuan. Il piede di Elayne toccò la linea di divisione e di colpo si sentì trascinata dentro, risucchiata come l’acqua in un tubo.

Il momento prima si era trovata in piedi nel corridoio a fissare quegli orrori, quello dopo era prona sulla rozza pietra grigia, con i polsi e le caviglie legati dietro la schiena, circondata da tutti quegli orrori. La caverna si allungava infinita in tutte le direzioni. Il corridoio della Torre pareva non esistere. Le grida riempivano l’aria, creando un riverbero fra le pareti e il soffitto dal quale pendevano delle stalattiti. A pochi passi da lei c’era un calderone piazzato su un fuoco ben avviato. Un Trolloc con il muso da cinghiale, incluse le zanne, vi stava lanciando dentro ortaggi che parevano dei tuberi. Una pentola da cucina. I Trolloc mangiavano di tutto. Incluse le persone. Pensò di avere le mani libere, ma la rigida corda ancora le affondava nella carne. Anche la pallida ombra di saidar era svanita; in quel luogo la Vera Fonte non esisteva. Un vero incubo, e vi era intrappolata dentro.

La voce di Siuan la raggiunse in un doloroso gemito fra le grida. «Sheriam, ascoltami!» Solo la Luce sapeva cosa le stessero facendo. Elayne non riusciva a vedere nessuna delle altre. Le sentiva solamente. «Questo è un sogno! Aah... aaaaah! Pensa a come dovrebbe essere questa sala!»

Elayne si unì a lei. «Sheriam, Anaiya, tutte voi, ascoltatemi! Dovete pensare al corridoio com’era! Com’è nella realtà! Tutto questo esisterà solo fino a quando voi lo crederete vero!» Fissò l’immagine mentale del corridoio con fermezza, le mattonelle colorate in file ordinate e le lampade dorate con gli arazzi variopinti. Nulla cambiò. Le grida echeggiavano. «Dovete pensare al corridoio! Mantenete l’immagine nella mente e tutto diventerà reale! Potete sconfiggere quest’incubo, se ci provate!» Il Trolloc la guardò; aveva in mano un pugnale affilato. «Sheriam, Anaiya, dovete concentrarvi! Myrelle, Beonin, concentratevi sul corridoio!» Il Trolloc la voltò su un fianco. Elayne cercò di liberarsi, ma un grosso ginocchio la manteneva premuta a terra senza sforzo apparente, mentre la creatura cominciava a tagliare il vestito, come un cacciatore che scuoiasse una carcassa. Elayne rimase attaccata all’immagine del corridoio. «Carlinya, Morvrin, per amore della Luce, concentratevi! Pensate al corridoio! Il corridoio! Tutte voi! Pensate!» Grugnendo qualcosa in un linguaggio duro non fatto per le bocche umane, il Trolloc le fece voltare il viso e si piegò su di lei, le grosse ginocchia che le schiacciavano le braccia contro la schiena. «Il corridoio!» gridò. La lama del Trolloc le toccò il collo teso proprio sotto l’orecchio sinistro. «Il Corridoio! Il corridoio!» La lama incominciò a scivolare.

Si ritrovò di colpo a fissare le mattonelle colorate che aveva sotto al naso. Si portò le mani alla gola, meravigliandosi che fossero libere, sentì qualcosa di umido e si osservò i palmi. Sangue, ma solo una piccola macchia. Fu scossa da un brivido. Se quel Trolloc fosse riuscito a tagliarle la gola... nessuna guarigione l’avrebbe salvata. Tremando ancora, si alzò lentamente." Era il corridoio della Torre fuori lo studio dell’Amyrlin, senza alcun segno di Trolloc o caverne.

Siuan era con loro e assomigliava a una massa di lividi con addosso un vestito strappato, mentre le Aes Sedai erano delle sagome nebulose prossime al crollo. Carlinya era quella in condizioni migliori e stava in piedi tremante, toccandosi i capelli neri che adesso erano corti e crespi, a un palmo dal cuoio capelluto. Sheriam e Anaiya parevano dei mucchi singhiozzanti di stracci insanguinati. Myrelle si stringeva nelle braccia con il viso pallido, nuda e coperta di graffi e frustate. Morvrin si lamentava ogni volta che si muoveva, e lo faceva in modo innaturale, come se le articolazioni non funzionassero più bene. L’abito di Beonin pareva fosse stato attaccato da una zampa artigliata che lo aveva fatto a pezzi, e la donna ansimava in ginocchio con gli occhi più sgranati che mai, appoggiata al muro per evitare di cadere.

Elayne si accorse di colpo che i suoi vestiti e la sottoveste le scendevano sulle spalle, aperti di netto sul lato anteriore. Un cacciatore che scuoiava un daino morto. Fu scossa da brividi talmente forti che cadde quasi in terra. Riparare i vestiti era semplice, doveva solo pensarli sani, ma non sapeva quanto ci avrebbe impiegato a riparare i ricordi.

«Dobbiamo tornare» disse Morvrin, inginocchiandosi goffamente fra Sheriam e Anaiya. Malgrado la rigidezza e i lamenti, pareva impassibile come sempre. «Abbiamo bisogno della guarigione e nessuna di noi può farlo qui.»

«Sì.» Carlinya si toccò ancora i capelli corti. «Sì, forse sarebbe meglio se tornassimo a Salidar.» La sua voce stavolta era una versione instabile della consueta freddezza.

«Io vorrei trattenermi ancora, se nessuna ha delle obiezioni» disse Siuan. O meglio, lo suggerì, con quella voce umile inadeguata alla sua persona. «Potrei scoprire qualcos’altro di utile. Ho solo qualche ammaccatura e mi sono fatta di peggio cadendo da una barca.»

«Sembra piuttosto che qualcuno ti abbia fatto cadere una barca addosso,» le rispose Morvrin «ma la scelta è tua.»

«Resterò anche io» aggiunse Elayne. «Posso aiutare Siuan e non mi hanno fatto del male.» Era consapevole del taglio sulla gola ogni volta che deglutiva.

«Non ho bisogno di aiuto» ribatté Siuan, nello stesso momento in cui Morvrin rispondeva con voce anche più ferma, «Hai avuto un ottimo autocontrollo stanotte, bambina. Non rovinare tutto adesso. Verrai con noi.»

Elayne annuì seccata. Discutere non l’avrebbe portata da nessuna parte, se non nell’acqua bollente. Era facile credere che la Sorella Marrone fosse l’insegnante ed Elayne l’alunna. Probabilmente pensavano che fosse finita nell’incubo per errore come loro. «Ricordatevi, potete uscire subito dal sogno e rientrare nei vostri corpi. Non dovete tornare prima a Salidar.» Non c’era modo di dire se l’avessero sentita. Morvrin si era voltata non appena aveva annuito.

«Stai tranquilla, Sheriam» disse la donna robusta con un tono di voce rassicurante. «Faremo ritorno a Salidar in qualche attimo. Stai tranquilla, Anaiya.» Sheriam aveva smesso di piangere, anche se gemeva dal dolore. «Carlinya, puoi aiutare Myrelle? Sei pronta Beonin? Beonin?» La Grigia sollevò il capo e fissò Morvrin per un istante prima di annuire.

Le sei Aes Sedai scomparvero.

Dopo un attimo, Elayne rivolse un’ultima occhiata a Siuan e andò via anche lei, ma non si recò a Salidar. Qualcuna sarebbe stata inviata a guarire il piccolo taglio sul collo, sempre che lo avessero notato, ma per un breve periodo si sarebbero concentrate sulle sei Aes Sedai, che si sarebbero svegliate con l’aspetto di era stato spinto negli ingranaggi di un mostruoso orologio. Elayne aveva a disposizione quei pochi minuti, e aveva un’altra destinazione in mente.