«Ti piacerebbe insegnare a quella classe?»
La voce che giunse alle sue spalle le fece venire il voltastomaco: era già successo. Due volte, quella mattina. Le sarebbe piaciuto avere della menta dell’oca nel sacchetto appeso alla cintura. Se continuava a lasciarsi cogliere di sorpresa, sarebbe finita a mettere a posto le carte di qualche Marrone.
La Domanese con le guance rotonde non era Aes Sedai. Alla Torre, Theodrin sarebbe già stata promossa, lì invece era diventata qualcosa più di un’Ammessa, ma meno di una Sorella. Portava l’anello con il Gran Serpente alla mano destra e non alla sinistra, aveva un vestito verde che si accompagnava bene con la carnagione bronzea, ma non poteva scegliere un’Ajah o portare lo scialle.
«Ho di meglio da fare che insegnare a un gruppo di novizie zuccone.»
Theodrin sorrise nel sentire l’asprezza nella voce di Nynaeve. Era una donna molto gentile, in realtà. «Un’Ammessa zuccona che insegna a delle novizie zuccone?» Di solito era gentile. «Be’, una volta che avrai imparato a incanalare senza essere pronta a colpirle tutte sulla testa, insegnerai anche tu alle novizie. E non sarei sorpresa se venissi eletta Aes Sedai dopo poco, con tutte le tue scoperte. Non mi hai mai detto quale fosse il tuo trucco.» Le selvatiche imparavano sempre qualche trucco, la prima rivelazione della capacità di incanalare. L’altra loro caratteristica comune era un blocco, una barriera che avevano costruito mentalmente per nascondere a se stesse la capacità di incanalare.
Nynaeve mantenne il viso inespressivo con un certo sforzo. Essere capace di incanalare quando voleva. Essere promossa Aes Sedai. Nessuna di quelle opzioni avrebbe rimediato al problema di Moghedien, ma lei sarebbe stata libera di andare dove le aggradava, studiare tutto il tempo che voleva senza che nessuno le dicesse che non era possibile guarire questo o quello. «Le persone guarivano quando in teoria non avrebbero dovuto. Mi arrabbiavo tanto all’idea che qualcuno potesse morire, che tutto ciò che sapevo sulle erbe non fosse sufficiente...» sollevò le spalle «...e miglioravano.»
«Molto meglio del mio» sospirò la donna snella. «Potevo fare in modo che un ragazzo volesse baciarmi o meno. Il mio blocco erano gli uomini, non la rabbia.» Nynaeve la guardò e Theodrin rise. «Be’, era anche l’emozione. Se c’era un uomo presente e mi piaceva molto o mi nauseava, potevo incanalare. Se non provavo nessuna delle due cose, o non c’era affatto un uomo, avrei potuto essere un albero per quanto riguardava saidar.»
«Come hai fatto a superarlo?» chiese Nynaeve incuriosita. Adesso Elayne aveva disposto le novizie a coppie, e tutte si affannavano a passarsi la fiammella avanti e indietro.
Il sorriso di Theodrin divenne più profondo, ma le guance erano arrossite. «Un giovane di nome Charel, uno stalliere della Torre, ha iniziato a farmi gli occhi dolci. Avevo quindici anni e lui aveva il più bel sorriso che avessi mai visto. Le Aes Sedai lo lasciavano assistere alle mie lezioni, seduto tranquillo in un angolo, quindi potevo incanalare. Quello che non sapevo era che Sheriam aveva organizzato tutto fin dal nostro primo incontro.» Le guance arrossirono ulteriormente. «Non sapevo nemmeno che avesse una sorella gemella o che, dopo qualche giorno, il Charel seduto in un angolo era in realtà Marel. Quando un giorno si tolse la giubba e la camicia nel bel mezzo di una lezione, rimasi scossa al punto di svenire. Ma dopo quell’episodio sono stata in grado di incanalare in ogni momento.»
Nynaeve scoppiò a ridere — non poté farne a meno — e malgrado il rossore, Theodrin si unì a lei senza ritegno. «Vorrei che fosse altrettanto facile per me, Theodrin.»
«Che lo sia o no,» disse Theodrin mentre la risata svaniva «spezzeremo il tuo blocco. Questo pomeriggio...»
«Devo studiare Siuan» la interruppe Nynaeve, e Theodrin tese le labbra.
«Mi stai evitando, Nynaeve. Lo scorso mese sei riuscita a sfuggire a quasi tutti gli appuntamenti, a parte tre. Posso accettare che tu tenti e fallisca, ma non che abbia paura di provare.»
«Non ho paura» iniziò a rispondere Nynaeve indignata, mentre una vocina interiore le chiedeva se stesse cercando di nascondersi la verità. Era scoraggiante tentare, ritentare e... fallire.
Theodrin non le concesse altro che quelle poche parole. «Ammesso che oggi tu abbia degli impegni,» le disse con calma «ti vedrò domani e ogni giorno seguente, o sarò costretta a fare dei passi diversi. Non lo voglio, e tu non vuoi che io lo faccia, ma ho intenzione di abbattere il tuo blocco. Myrelle mi ha chiesto di fare degli sforzi speciali e io ho giurato di accontentarla.»
L’eco di quanto aveva detto a Siuan la fece rimanere a bocca aperta. Era la prima volta che l’altra donna usava la propria autorità. Con la fortuna di Nynaeve in quel particolare giorno, lei e Siuan sarebbero finite da Tiana fianco a fianco.
Theodrin non attese la risposta. Annuì come se Nynaeve avesse acconsentito, quindi si allontanò leggiadra per la via. Nynaeve poteva quasi vedere uno scialle con le frange sulle spalle della donna. La mattinata non procedeva affatto bene. Ed ecco di nuovo Myrelle! Avrebbe voluto urlare.
Elayne le rivolse uno sguardo fiero da dietro il gruppo di novizie, ma Nynaeve scosse il capo e si voltò. Sarebbe ritornata nella sua stanza. Quasi come metro di misura del progredire della giornata, prima che fosse arrivata a metà strada Dagdara Finchey le andò contro e la fece cadere a terra. Correva! Un’Aes Sedai! La grossa donna non si fermò, né gridò delle scuse mentre si infilava fra la folla.
Nynaeve si alzò, si spazzolò il vestito e si diresse a grandi passi verso la sua camera, sbattendosi la porta alle spalle. Era calda e angusta, i letti ancora disfatti perché Moghedien era impegnata altrove e, cosa peggiore, il senso del tempo di Nynaeve le diceva che in quel momento avrebbe dovuto esserci una grandinata su Salidar. Ma almeno lì nessuno l’avrebbe colta alla sprovvista o travolta.
Si buttò sul letto disfatto e rimase distesa a giocare con il braccialetto, i pensieri che divagavano da ciò che forse sarebbe riuscita a estorcere a Moghedien fino a Siuan che si sarebbe forse presentata nel pomeriggio, da Lan fino al suo blocco o all’interrogativo se rimanere o meno a Salidar. Si sarebbe trattato di una fuga. Probabilmente sarebbe andata a Caemlyn da Rand; il ragazzo aveva bisogno di qualcuno che gli impedisse di montarsi troppo la testa, e a Elayne sarebbe piaciuto. Voleva solo andare via, non fuggire! Se solo non fosse cominciata a diventare un’idea anche più attraente, dopo che Theodrin le aveva annunciato le proprie intenzioni.
Si aspettava di percepire dalle emozioni che trapelavano attraverso l’a’dam se Moghedien avesse finito di lavorare; in quel caso avrebbe dovuto andare a cercarla — spesso si nascondeva quando era offesa — ma la vergogna e l’oltraggio non diminuivano e quando la porta si aprì di colpo la colse di sorpresa.