«Eccoti finalmente» protestò Moghedien. «Guarda!» Sollevò le mani. «Rovinate!» A Nynaeve non parevano diverse da ogni altro paio di mani che avessero fatto un bucato; bianche e rugose, ma sarebbe andato tutto via. «Non è abbastanza che debba vivere nello squallore, prendendo e trasportando cose come se fossi una cameriera: adesso devo lavorare come una qualunque primitiva...»
Nynaeve la interruppe con un semplice espediente. Pensò a una rapida frustata, la sensazione che avrebbe scatenato, quindi spostò il pensiero in quella parte della mente che permetteva a Moghedien di ricevere le emozioni. L’altra donna sgranò gli occhi scuri e chiuse la bocca serrando le labbra. Non era stato un colpo duro, ma una sorta di promemoria.
«Chiudi la porta e siediti» disse Nynaeve. «Puoi rassettare i letti più tardi. Adesso faremo lezione.»
«Sono abituata a qualcosa di meglio» si lamentò Moghedien mentre eseguiva gli ordini. «Un operaio di Tojar è abituato a qualcosa di meglio!»
«A meno che io non mi sbagli di grosso,» le rispose Nynaeve dura «nessun operaio in nessun luogo ha la pena di morte che gli pende sulla testa. Se preferisci, possiamo dire a Sheriam chi sei esattamente.» Era puro inganno — lo stomaco di Nynaeve si strinse riducendosi a una palla di fuoco al solo pensiero — ma un flusso nauseante di paura ruggì nella mente di Moghedien. Nynaeve quasi ammirava la fermezza nel volto della donna; se lei avesse provato le stesse sensazioni avrebbe gridato e digrignato i denti, distesa al suolo.
«Cosa vuoi che ti mostri?» chiese atona la Reietta a Nynaeve. Doveva sempre dirle ciò che voleva scoprire. Non si offriva mai volontaria a meno che non venisse spinta a un punto che Nynaeve considerava ai limiti della tortura.
«Proveremo qualcosa che non mi hai insegnato bene. Come scoprire un uomo che incanala.» Per ora era la sola cosa che lei ed Elayne non fossero state in grado di apprendere rapidamente. Avrebbe potuto essere utile, se avesse deciso di recarsi a Caemlyn.
«Non è facile, soprattutto senza un uomo con cui esercitarsi. È un peccato che tu non sia riuscita a curare Logain.» Moghedien non la stava prendendo in giro, ma lanciò un’occhiata a Nynaeve e si affrettò a proseguire. «Ma possiamo comunque provare di nuovo.»
La lezione non fu affatto facile. Non lo era mai, nemmeno con le cose che Nynaeve poteva imparare subito una volta che i flussi diventavano chiari. Moghedien non poteva incanalare senza che Nynaeve le permettesse di farlo, che la guidasse, ma durante una nuova lezione Moghedien doveva mostrarle e insegnarle come intessere i flussi. Erano sempre un labirinto complesso, il motivo principale per cui non era in grado di imparare una dozzina di cose nuove al giorno. In quel caso, Nynaeve aveva già qualche idea su come intessere i flussi, ma era un merletto intricato di tutti e cinque i Poteri che faceva sembrare semplice l’incantesimo usato per guarire, e il disegno cambiava a velocità impressionante. La difficoltà era il motivo per cui non veniva usato spesso, almeno così sosteneva Moghedien. Procurava anche un terribile mal di testa, se la rete veniva mantenuta troppo a lungo.
Nynaeve rimase distesa sul letto e lavorò con grande impegno. Se fosse andata da Rand forse ne avrebbe avuto bisogno, e non c’era modo di dire quando ciò sarebbe accaduto. Incanalò tutti i flussi per conto proprio; un pensiero occasionale rivolto a Lan o Theodrin manteneva viva la rabbia. Prima o poi Moghedien avrebbe dovuto rendere conto dei suoi crimini, e a quel punto dove si sarebbe trovata Nynaeve, abituata a usare il potere dell’altra donna ogni volta che voleva? Doveva vivere e lavorare con i propri limiti. Theodrin sarebbe stata capace di rimuovere il blocco? Lan doveva essere vivo, per permetterle di trovarlo. Il fastidio divenne un dolore che le traforava le tempie. Attorno agli occhi di Moghedien apparve della tensione e a volte la Reietta si strofinava il capo, ma sotto la paura che percepiva dal bracciale c’era una traccia di qualcosa che somigliava alla soddisfazione. Nynaeve supponeva che anche quando era impartito controvoglia, l’insegnamento doveva essere in qualche modo soddisfacente, ma non era certa che le piacesse una reazione tanto umana da parte di Moghedien.
Non era nemmeno certa di quanto fosse durata la lezione di Moghedien, con la donna che mormorava «quasi» e «non proprio», ma quando la porta si spalancò di nuovo balzò quasi dal letto. L’ondata improvvisa di paura proveniente da Moghedien sarebbe stata accompagnata dalle grida se si fosse trattato di un’altra donna.
«Hai sentito, Nynaeve?» chiese Elayne chiudendosi la porta alle spalle. «È arrivata un’emissaria di Elaida dalla Torre.»
Nynaeve dimenticò le parole che avrebbe gridato contro la ragazza se non avesse avuto un groppo in gola. Dimenticò anche il mal di testa.
«Un’emissaria? Ne sei certa?»
«Certo che ne sono certa, Nynaeve. Credi che verrei di corsa se fosse un pettegolezzo? Tutto il villaggio è in agitazione.» «Non capisco perché» osservò Nynaeve acida. Il mal di testa era tornato. E tutta la menta dell’oca che aveva nella borsa delle erbe sotto al letto non avrebbe alleviato il bruciore allo stomaco. La ragazza non avrebbe mai imparato a bussare? Moghedien aveva entrambe le mani premute sullo stomaco, come se anche lei avrebbe accettato volentieri la menta dell’oca. «Avevamo già detto loro che Elaida era al corrente di Salidar.»
«Forse ci hanno credute,» rispose Elayne, sedendosi in fondo al letto di Nynaeve «o forse no; comunque ha fatto colpo. Elaida sa dove siamo e probabilmente anche cosa stiamo progettando. Uno qualunque dei servitori potrebbe far parte dei suoi occhi e orecchie. Forse anche qualcuna delle Sorelle. Ho dato un’occhiata all’emissaria, Nynaeve. Capelli biondo chiaro e occhi azzurri che potrebbero gelare il sole. Una Rossa di nome Tarna Feir, dice Faolain. Uno dei Custodi di guardia l’ha scortata. Quando ti guarda sembra che stia fissando una roccia.»
Nynaeve guardò Moghedien. «Per ora abbiamo finito con la lezione. Torna fra un’ora per rifare i letti.» Attese fino a quando la Reietta fu andata via, con le labbra tese e la gonna fra le mani, quindi si rivolse a Elayne. «Quale... messaggio ha riferito?»
«Non me lo hanno detto, Nynaeve. Ogni Aes Sedai che ho incontrato si stava chiedendo la stessa cosa. Ho sentito raccontare che quando hanno detto a Tarna che sarebbe stata ricevuta dal Consiglio della Torre, lei ha riso. Non per divertimento. Non credi che...» Elayne si morse il labbro per un istante. «Non credi che potrebbero davvero decidere che...»
«Dobbiamo ritornare?» concluse Nynaeve incredula. «Elaida vorrà che percorriamo gli ultimi dieci chilometri in ginocchio e l’ultimo strisciando! Anche se non lo facesse, anche se quella Rossa dicesse, ‘Tornate a casa. È tutto dimenticato e la cena è pronta’, credi che potrebbero dimenticare Logain con la stessa facilità?»
«Nynaeve, le Aes Sedai possono accantonare di tutto per rendere di nuovo unita la Torre Bianca. Di tutto. Non le capisci, ma io sì; ci sono state Aes Sedai al palazzo fin dal giorno in cui sono nata. La questione adesso è: cosa sta dicendo Tarna al Consiglio? E cosa le stanno rispondendo?»
Nynaeve si strofinò il braccio irritata. Non aveva risposte, solo speranze, e il senso del tempo le diceva che la tormenta di grandine che non c’era stava rimbalzando sui tetti di Salidar come colpi di tamburo. Quella sensazione andò avanti per giorni.
9
Progetti
«Hai fatto portare questi Illuminatori ad Amador?» Molti avrebbero sussultato nel sentire un tono di voce tanto freddo da Pedron Niall, ma non l’uomo in piedi sopra al sole d’oro intarsiato, davanti alla sedia semplice e dallo schienale alto di Niall. Emanava sicurezza e competenza. Niall proseguì. «C’è un motivo specifico se mi ritrovo con duemila Figli a controllare il confine con Tarabon, Omerna. Tarabon è in quarantena. A nessuno è permesso di valicare il confine. Se facessi a modo mio non farei passare nemmeno un passero.»