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Omerna era il ritratto di come avrebbe dovuto essere un ufficiale dei Figli della Luce, alto e autorevole, con il viso spavaldo e temerario, il mento volitivo e delle onde bianche sulle tempie. Gli occhi scuri e impavidi parevano perfettamente capaci di sorvegliare il più duro dei campi di battaglia, e lo avevano fatto veramente. Al momento sembravano indicare un pensiero profondo. Il tabarro bianco e oro da lord Capitano, Unto dalla Luce, si adattava bene all’uomo. «Mio lord capitanò Comandante, desiderano impiantare una casa madre a Tarabon.» Anche la sua voce, profonda e melliflua, si adattava bene all’immagine. «Gli Illuminatori viaggiano ovunque. Dovrebbe essere possibile infiltrare degli agenti fra loro. Agenti benvenuti in ogni città, in ogni residenza dei nobili, in tutti i palazzi dei governanti.» In teoria Abdel Omerna era un membro minore del Consiglio degli Unti. In realtà era uno dei capi delle spie dei Figli della Luce. «Pensaci!»

Niall pensava che la Gilda degli Illuminatori fosse di Tarabon dal primo all’ultimo membro, e Tarabon era infetta dal caos e da una follia che non avrebbe liberato in Amadicia. Se per cauterizzare quell’infezione doveva aspettare, poteva almeno isolarla. «Verranno trattati come chiunque altro che si intrufola nella nazione, Omerna. Teneteli sotto controllo, non permettete loro di parlare con nessuno e scortateli fuori dall’Amadicia senza ritardi.»

«Se posso insistere, mio lord capitano Comandante, la loro utilità vale i pettegolezzi che potrebbero scatenare. Sono riservati. E poi, oltre l’utilizzo per i miei agenti, il prestigio di avere la casa madre degli Illuminatori ad Amador sarebbe notevole. La sola casa madre esistente. Quella a Cairhien è stata abbandonata e quella a Tanchico avrà sicuramente subito la stessa sorte.»

Prestigio! Niall si strofinò l’occhio sinistro per calmare un tremito improvviso. Non serviva a molto arrabbiarsi con Omerna, ma trattenersi era faticoso. Il calore del mattino accendeva il malumore come fosse una cottura a fuoco lento. «Sono molto riservati, Omerna. Vivono a modo loro, viaggiano per proprio conto e non parlano con nessuno. Vuoi che questi agenti si sposino con gli Illuminatori? Raramente sposano persone al di fuori della loro gilda e non si può diventare Illuminatori se non per nascita.»

«Ah, be’, sono certo di poter trovare il sistema.» Nulla poteva intaccare la sua facciata di confidenza e competenza.

«Faremo come dico io, Omerna.» L’uomo aprì di nuovo la bocca, ma Niall lo precedette irritato. «Come ho detto io, Omerna! Non ne voglio più parlare! Adesso, quali informazioni hai per oggi? Utili? È la tua unica funzione. Non procurare dei fuochi d’artificio ad Ailron.»

Omerna esitò, aspettando chiaramente di rivolgergli un’altra preghiera per i suoi preziosi Illuminatori, ma alla fine disse funereo: «I rapporti che parlano dei fautori del Drago in Altara sono più che una voce, a quanto pare. Forse anche nel Murandy. L’invasione è contenuta, ma crescerà. Una mossa forte adesso potrebbe sistemare le Aes Sedai a Salidar in un solo...»

«Adesso mi fornisci anche le strategie per i Figli? Raccogli le informazioni e lascia tutto nelle mie mani. Cos’altro hai per me?»

La reazione dell’uomo a quell’interruzione fu un tranquillo inchino remissivo. Omerna era molto bravo a rimanere calmo; forse era la cosa che gli riusciva meglio. «Ho buone notizie. Martin Stepanoes è pronto a unirsi a te. Esita nel fare un annuncio pubblico, ma la mia gente a Illian riferisce che presto lo farà. Pare che sia impaziente.»

«Questo sarebbe decisamente ottimo» rispose asciutto Niall. Davvero notevole. Fra le bandiere e gli stendardi incorniciati e appesi alle pareti della stanza, quello di Martin Stepanoes, i tre leopardi d’argento in campo nero, stava accanto allo stendardo con le frange d’oro della casata reale di Illian, nove api lavorate con un filo d’oro sulla seta verde. Il re di Illian era finito primo durante le ‘Preoccupazioni’, al punto da forzare una tregua che spostava il confine fra l’Amadicia e l’Altara dov’era stato all’inizio, ma Niall dubitava che l’uomo avrebbe mai dimenticato che aveva avuto il vantaggio del territorio e del numero di soldati a Soremaine ed era stato comunque sconfitto e catturato. Se i Compagni di Illian non avessero coperto il campo per far fuggire l’esercito dalla trappola di Niall, l’Altara sarebbe stato un feudo dei Figli, e molto probabilmente la stessa sorte sarebbe toccata al Murandy come anche a Illian. Quel che era peggio, Martin Stepanoes aveva una strega di Tar Valon come consigliera, anche se lo nascondeva. Niall aveva inviato degli emissari perché non osava lasciare nulla di intentato, ma sì, in fondo avere Martin Stepanoes dalla sua parte e di sua spontanea volontà sarebbe stato bellissimo. «Continua. E sii breve. Ho molto da fare oggi e posso leggere i tuoi rapporti più tardi.»

Malgrado quelle istruzioni il lungo rendiconto di Omerna fu pronunciato con una voce sonora e piena di sicurezza. Al’Thor aveva appena esteso il controllo ad Andor oltre Caemlyn. L’assalto, a colpi di fulmini era chiaramente finito — Omerna fece cautamente notare che lo aveva predetto. C’erano scarse possibilità che le Marche di Confine si sarebbero unite presto ai Figli contro il falso Drago; i signori di Shienar, Arafel e Kandor stavano avvantaggiandosi della calma della Macchia per ribellarsi e la regina della Saldea si era isolata nella nazione, per il timore degli eventi, secondo Omerna. I suoi agenti erano comunque al lavoro e i governanti delle Marche di Confine sarebbero stati presto domati, non appena fossero state represse le piccole ribellioni. D’altro canto i governanti di Murandy, Altara e Ghealdan erano pronti a seguire i Figli, anche se al momento il loro atteggiamento era ambivalente, visto che cercavano comunque di calmare le streghe di Tar Valon. Alliandre del Ghealdan sapeva che il suo trono era instabile, che aveva bisogno dei Figli per evitare di precipitare come i suoi predecessori, mentre sia Tylin di Altara che Roedran del Murandy speravano che il peso di Cairhien li avrebbe resi qualcosa di più che delle semplici comparse. Chiaramente l’uomo considerava quelle terre come se fossero già nel taschino di Niall.

In Amadicia, secondo l’opinione di Omerna, la situazione era anche migliore. Le reclute si precipitavano sotto la bandiera dei Figli in numero maggiore che negli ultimi anni. Per essere franchi non erano fatti di cui Omerna avrebbe dovuto preoccuparsi, ma l’uomo infarciva sempre i rapporti con tutte le buone notizie che riusciva a trovare. Il Profeta non avrebbe preoccupato la nazione ancora per molto; al momento, la sua plebaglia si contendeva i saccheggi dei villaggi e le tenute a nord, ma avrebbe potuto arretrare di nuovo nel Ghealdan alla prossima pressione dei soldati di Ailron. Nelle prigioni era rimasto poco spazio, perché gli Amici delle Tenebre e le spie di Tar Valon venivano arrestati più rapidamente di quanto riuscissero a impiccarne. La ricerca delle streghe di Tar Valon sino ad allora aveva condotto all’arresto solo due donne, ma ne avevano interrogate oltre cento, un’indicazione di quanto fossero vigili le pattuglie. E alcuni profughi di Tarabon erano stati catturati, prova che la quarantena stava diventando efficace; quelli presi venivano inviati di nuovo a Tarabon alla massima velocità consentita per riportarli al confine. Superò in fretta quest’ultimo punto, cosa poco sorprendente vista la sua stupidità nei confronti degli Illuminatori.

Niall prestava l’attenzione sufficiente per sapere quando annuire. Omerna era un bravo comandante in campo, fino a quando qualcuno gli diceva cosa fare, ma nella posizione attuale la sua sciocca credulità era stancante. Aveva riferito della morte di Morgase, il corpo era stato visto e identificato senza alcun dubbio, lo stesso giorno che Niall le aveva parlato. Aveva sminuito le voci che la Pietra di Tear fosse caduta e negava ancora che la più potente fortezza del mondo potesse essere stata presa da una forza esterna; c’era stato un tradimento, insisteva, un sommo signore che aveva tradito la Pietra, consegnandola ad al’Thor e Tar Valon. Insisteva che il disastro a Falme, i problemi a Tarabon e nell’Arad Doman erano opera degli eserciti di Artur Hawkwing ritornati da oltre l’oceano Aryth. Era convinto che Siuan Sanche non fosse stata affatto deposta, che al’Thor fosse pazzo e moribondo, che Tar Valon aveva ucciso re Galldrian per dare intenzionalmente il via alla guerra civile a Cairhien e che questi tre ‘fatti’ erano in qualche modo legati a quelle voci ridicole, provenienti sempre da qualche luogo convenientemente lontano, di gente che esplodeva in fiamme o di incubi che saltavano fuori dall’aria e sterminavano interi villaggi. Non sapeva bene come, ma stava lavorando su una grande teoria che ogni giorno prometteva di comunicare, una teoria che avrebbe dipanato tutti gli schemi delle streghe e consegnato Tar Valon nelle mani di Niall.