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Che si fosse sbagliato? Che la Torre fosse davvero spezzata? Una sorta di lotta fra le Ajah? Su cosa? Al’Thor? Se le streghe combattevano fra loro ci sarebbero stati molti dei Figli pronti a sostenere la soluzione di Carridin, un’incursione per distruggere Salidar e uccidere il maggior numero possibile di streghe. Uomini per i quali pensare al domani era come guardare troppo avanti e che non consideravano mai la settimana o il mese seguenti, meno ancora l’anno a venire. Valda, per fare un esempio; forse era un bene che non avesse ancora raggiunto Amador. O Rhadam Asunawa, l’Alto Inquirente degli Inquisitori. Valda preferiva sempre usare un’ascia, anche quando sarebbe stato più indicato un pugnale. Asunawa voleva impiccare senza indugi ogni donna che avesse trascorso anche una sola notte nella Torre, bruciare ogni libro che parlava delle Aes Sedai o dell’Unico Potere, e censurare e bandire le parole stesse. Asunawa non aveva mai altri pensieri all’infuori di questi scopi, e nemmeno gli importava di quanto gli sarebbe costato. Niall aveva lavorato troppo duramente, rischiato troppo per permettere che tutto ciò diventasse agli occhi del mondo una lotta fra i Figli e la Torre.

Non importava che avesse torto. Avrebbe anche potuto essere, ma rimaneva comunque un vantaggio per lui. Forse più che se avesse avuto ragione. Con un po’ di fortuna, poteva disintegrare la Torre Bianca una volta per tutte, ridurre in briciole le streghe. A quel punto al’Thor avrebbe certamente vacillato, rimanendo comunque una minaccia da poter usare come pungolo. E lui avrebbe potuto quasi attenersi alla verità. Quasi.

Senza distogliere gli occhi dalle bandiere, disse: «La divisione nella Torre è reale. L’Ajah Nera sta venendo allo scoperto, le vincitrici hanno preso la Torre e le sconfitte sono state spinte a fuggire a Salidar per leccarsi le ferite.» Guardò Balwer e quasi sorrise. Uno dei Figli avrebbe protestato, sostenendo che l’Ajah Nera non esisteva o che tutte le streghe fossero Amiche delle Tenebre; le reclute più giovani lo avrebbero fatto. Balwer si limitò a guardarlo, ma non come se avesse bestemmiato contro ciò che i Figli proteggevano. «La sola decisione da prendere è se l’Ajah Nera ha vinto o perso. Io penso che abbiano vinto. La maggior parte della gente penserà che quelle rimaste alla Torre siano le vere Aes Sedai. Che associno pure le vere Aes Sedai con l’Ajah Nera. Al’Thor è una creatura della Torre, un vassallo dell’Ajah Nera.» Sollevò la coppa dal tavolo e sorseggiò il vino. Non aiutava a eliminare il caldo. «Forse con questo posso giustificare il fatto di non aver ancora attaccato Salidar.» Tramite gli emissari, aveva usato il mancato attacco come prova di quanto fosse atroce per lui la minaccia di al’Thor. Era disposto a lasciar riunire le streghe alle soglie dell’Amadicia anziché essere distratto dal pericolo del falso Drago. «Le donne a Salidar erano spaventate di quanto fosse dilagata l’Ajah Nera, rifiutate alla fine dal male in cui erano rimaste immerse per anni...» La sua creatività stava esaurendosi — erano tutte servitrici del Tenebroso, quale male avrebbe potuto respingerle? — ma dopo un istante fu Balwer a proseguire.

«Forse hanno deciso di rimettersi alla misericordia del mio signore, forse addirittura di chiedere protezione. Sconfitte in una ribellione, più deboli delle loro nemiche e con la paura di essere schiacciate; un uomo che precipita da una rupe verso morte sicura tenderebbe la mano anche al peggior nemico. Forse...» Balwer tamburellò pensieroso sulle labbra con le dita nodose. «Forse sono pronte a pentirsi dei loro peccati e rinunciare a essere Aes Sedai?»

Niall lo fissò. Sospettava che i peccati delle streghe di Tar Valon fossero fra le cose in cui Balwer non credeva. «È assurdo» rispose atono. «È il tipo di proposta che potrei aspettarmi da Omerna.»

Il volto del suo segretario rimase compassato come sempre, ma l’uomo iniziò a fregarsi le mani come faceva quando si sentiva insultato. «Quanto il mio signore può aspettarsi di sentire da lui, ma proprio il tipo di cosa che verrebbe ripetuta nella maggior parte dei posti dove si reca a spiare, nelle strade e nei locali dove i nobili spettegolano bevendo in compagnia. Non si ride mai delle assurdità, si ascoltano e basta. Cos’è troppo assurdo da credere, quando ci si convince che sia troppo assurdo per essere una menzogna?»

«Come faresti a diffondere questa versione? Io non darò il via a nessuna voce su un legame fra i Figli e le streghe.»

«Si tratterebbe solo di una voce, mio signore.» Lo sguardo di Niall si indurì e Balwer allargò le braccia. «Come desidera il mio signore. Tutti i racconti vengono sempre abbelliti, quindi una storia semplice ha le migliori possibilità di sopravvivere. Suggerisco di diffonderne quattro, mio signore, non una. Prima, quella della divisione della Torre causata dall’ascesa dell’Ajah Nera. Come seconda, la vittoria dell’Ajah Nera che controlla la Torre. Terza, le Aes Sedai a Salidar, cacciate e terrorizzate, che stanno rinunciando a essere Aes Sedai. Come quarta, quelle donne che si avvicinano a te, alla ricerca di pietà e protezione. Per la maggioranza della gente, l’ultima sarebbe la conferma di tutte le altre voci.» Sistemandosi i polsini Balwer sorrise soddisfatto.

«Molto bene, Balwer. Facciamolo.» Niall sorseggiò a lungo. Il caldo gli faceva sentire il peso degli anni. Le ossa parevano fragili. Ma sarebbe vissuto abbastanza a lungo da vedere il falso Drago distrutto e il mondo unito per affrontare Tarmon Gai’don. Anche se lui non fosse sopravvissuto per guidare i suoi nell’Ultima Battaglia, la Luce gli avrebbe concesso sicuramente almeno quello. «E voglio che troviate Elayne Trakand e suo fratello Gawyn, Balwer, e che vengano portati ad Amador. Occupatene tu. Adesso puoi andare.»

Invece di obbedire, Balwer esitò. «Il mio signore sa che non suggerisco mai le azioni da intraprendere.»

«Intendi farlo adesso? Di che si tratta?»

«Fai pressione su Morgase, mio signore. È trascorso più di un mese e sta ancora considerando la proposta del mio signore. Lei...»

«Basta, Balwer.» Niall sospirò. A volte avrebbe voluto che Balwer non fosse originario dell’Amadicia ma un Cairhienese che aveva bevuto il Gioco delle Casate con il latte materno. «L’impegno di Morgase nei miei confronti cresce di giorno in giorno, qualunque cosa lei creda. Avrei preferito che avesse accettato subito — adesso avrei Andor sollevata contro al’Thor, con una forte schiera di Figli a rinforzarla — ma ogni giorno che rimane mia ospite la lega strettamente a me. Alla fine scoprirà di essere mia alleata perché il mondo lo crede, legata così strettamente da non poter fuggire. E nessuno potrà mai dire che l’ho costretta, Balwer. È molto importante. È sempre più difficile abbandonare un’alleanza che il mondo pensa tu abbia avviato liberamente, che non una che puoi dimostrare di aver subito con la forza.»

«Come dice il mio signore.»

Niall fece un cenno di congedo e l’uomo si inchinò uscendo. Balwer non capiva. Morgase era un’avversaria dura. Se avesse subito troppa pressione si sarebbe ribellata e avrebbe combattuto, quali che fossero state le sue possibilità. Ma con la dovuta pressione avrebbe affrontato il nemico che credeva di vedere senza mai scorgere la trappola che le cresceva intorno, fino a quando non sarebbe stato troppo tardi. Niall subiva la pressione del tempo, di tutti gli anni che aveva vissuto, tutti i mesi di cui aveva disperatamente bisogno, ma non avrebbe lasciato che la fretta rovinasse i suoi piani.

Il falco in picchiata colpì la grande anatra in un’esplosione di piume, poi i due uccelli si separarono e l’anatra cadde verso il suolo. Volando dritto nel cielo senza nuvole, il falco si avventò sulla preda che precipitava, artigliandola con le zampe. Il peso dell’anatra lo zavorrava, ma fece ritorno verso le persone che lo aspettavano.