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Morgase si chiese se lei non fosse come il falco, troppo orgogliosa e determinata per accorgersi che aveva stretto gli artigli su una preda troppo pesante perché le sue ali la sostenessero. Cercò di allentare la presa sulle redini. Il cappello bianco a falde larghe con le lunghe piume dello stesso colore le procurava una scarsa protezione contro il sole inesorabile, e aveva il viso imperlato di sudore. Con l’abito da cavallerizza di seta verde ricamata in oro, non pareva una prigioniera.

Delle figure a cavallo e a piedi punteggiavano il pascolo d’erba secca, anche se non lo affollavano. Un gruppo di musicisti con dei tabarri bianchi ricamati in azzurro, con flauti, tarabusi e tamburi, creavano un motivo di sottofondo ottimo per un pomeriggio da trascorrere davanti a del vino ghiacciato. Una dozzina di addestratori con addosso delle vesti di cuoio lunghe ed elaborate indossate su camicie bianche carezzavano dei falchi appollaiati sulle braccia guantate, o fumavano le loro corte pipe facendo salire dei pennacchi di fumo azzurro verso gli uccelli. I servitori con le livree di colori vivaci andavano in giro con la frutta e il vino nelle coppe dorate appoggiate su vassoi d’oro, e un gruppo di uomini con lucenti cotte di maglia circondava il pascolo non lontano dagli alberi spogli. Tutto per aiutare Morgase e il suo seguito, per accertarsi che la caccia con i falchi fosse sicura.

Be’, quella era la ragione ufficiale, anche se gli uomini del Profeta si trovavano ad almeno duecento chilometri a nord ed era improbabile che ci fossero briganti tanto vicino ad Amador. Malgrado le donne raggruppate attorno a lei sulle loro giumente e i castroni, con abiti da cavallo di seta brillante e cappelli a falde larghe coperti di splendide piume colorate, e i capelli acconciati con i riccioli di moda nella corte di Amadicia, il vero seguito di Morgase era composto da Basel Gill, goffo, sul cavallo sistemato su un lato, con il giustacuore di cuoio coperto di dischi di metallo stretto al giro vita indossato sopra la giubba di seta rossa che Morgase gli aveva procurato per non essere sminuito dai servitori, e Paitr Conel, anche più impacciato, con la giubba rossa e bianca da paggio, che mostrava un nervosismo palese, emerso da quando era stato aggiunto al suo seguito. Le donne erano nobili della corte di Ailron e si erano offerte ‘volontarie’ per fare le dame di compagnia a Morgase durante la sua attesa. Il povero mastro Gill toccava la spada e guardava i Manti Bianchi sconsolato. Questi erano esattamente quel che erano, anche se la scortavano come al solito fuori dalla Fortezza della Luce senza indossare i mantelli bianchi. Ed erano i suoi carcerieri. Se Morgase avesse tentato di cavalcare troppo lontano o rimanere fuori troppo a lungo, il loro comandante, un giovane dallo sguardo duro di nome Norowhin che odiava fare finta di essere altro che un Manto Bianco, avrebbe ‘suggerito’ che facesse ritorno ad Amador perché faceva troppo caldo, o per via di una voce improvvisa sulla presenza di banditi nell’area. Morgase non avrebbe potuto discutere con cinquanta uomini armati senza perdere la dignità. Norowhin le aveva quasi tolto le redini di mano, la prima volta. Era il motivo per cui non rinunciava mai alla compagnia di Tallanvor durante le cavalcate. Quel giovane stolto avrebbe insistito nel tenere alti i suoi onori e diritti anche se fossero stati in cento contro di lui. Trascorreva il tempo libero a esercitarsi con la spada come se si aspettasse di poterla aiutare a fuggire.

Morgase fu sorpresa da una brezza fresca che le sfiorò il viso e si accorse che Laurain si era sporta dalla sella per farle vento con un ventaglio di merletto bianco. Giovane, snella e con gli occhi scuri leggermente ravvicinati, Laurain aveva in volto un sorriso perpetuo. «Dev’essere così gratificante per Sua maestà sapere che suo figlio si è unito ai Figli della Luce e ha ottenuto i gradi di ufficiale con tale velocità.»

«Non dovrebbe essere una sorpresa» intervenne Altalin, sventolandosi il viso paffuto. «È normale che il figlio di Sua maestà si elevi rapidamente, come fa il sole al massimo splendore.» Si crogiolò negli apprezzamenti delle altre donne per il suo pietoso gioco di parole.

Morgase aveva seri problemi a rimanere inespressiva. La notizia ricevuta da Niall la sera precedente, durante una delle sue visite a sorpresa, era stata un fulmine a ciel sereno. Galad un Manto Bianco! Almeno era salvo, come diceva Niall, ma non poteva farle visita: i doveri di un Figlio della Luce lo tenevano altrove. In ogni caso, avrebbe sicuramente fatto parte della sua scorta una volta che avesse fatto ritorno ad Andor a capo di un esercito di Figli.

No, Galad non era più al sicuro di Elayne o Gawyn. Forse anche meno. Che la Luce voglia che Elayne sia al sicuro nella Torre Bianca e Gawyn ancora vivo. Niall sosteneva di non sapere dove si trovasse quest’ultimo, solo che non stava a Tar Valon. Galad era un pugnale puntato alla gola. Niall non lo avrebbe mai suggerito, ma un suo semplice ordine poteva spedire Galad in un luogo dove gli sarebbe stata garantita la morte. La sola protezione che aveva era far credere a Niall che quel figlio non le interessasse quanto Elayne e Gawyn.

«Sono contenta per lui, se è ciò che vuole» rispose indifferente alle donne. «Ma è il figlio di Taringail, non il mio. Quello con Taringail fu un matrimonio di stato. È strano, ma quell’uomo è morto da così tanto tempo che quasi non ricordo più il suo volto. Galad è libero di fare quello che vuole. Gawyn invece sarà il primo principe della spada una volta che Elayne mi succederà sul trono del Leone.» Mandò via con un cenno un cameriere che le stava porgendo una coppa di vino. «Niall avrebbe almeno potuto procurarci un vino decente.» La sua uscita provocò un’ondata di risatine ansiose. Era stata brava a farle avvicinare a lei, ma nessuna si sentiva a proprio agio nell’offendere Pedron Niall, non quando poteva essergli riferito. Morgase invece approfittava di ogni opportunità per farlo proprio quando poteva essere sentita. Convinceva gli altri del suo coraggio, un fattore importante se voleva ottenere qualche alleanza, anche solo parziale. Forse, cosa più importante almeno per il suo stato emotivo, l’aiutava a mantenere l’illusione di non essere prigioniera di Pedron Niall.

«Ho sentito dire che Rand al’Thor fa mostra del trono del Leone come se fosse un trofeo di caccia.» Era la voce di Marande, una donna graziosa con il viso a forma di cuore, più vecchia delle altre. Sorella del sommo signore della casata Algoran, aveva un discreto potere, forse sufficiente per resistere ad Ailron, ma non a Niall. Le altre fecero spostare i cavalli da un lato per darle modo di avvicinarsi a Morgase. Ottenere una qualsiasi forma di alleanza o amicizia da Marande era fuori discussione.

«Ho sentito le stesse cose» rispose Morgase gioiosa. «Il leone è un animale pericoloso da cacciare e il trono del Leone anche di più. Specialmente per un uomo. Alla fine si resta sempre uccisi.»

Marande sorrise. «Ho anche sentito dire che assegna posizioni di potere a uomini che possono incanalare.»

Stavolta ottenne degli sguardi imbarazzati dalle altre donne, e un brusio di preoccupazione. Una delle più giovani, Marewin, magra e poco più che una bambina, ondeggiò sulla sella dall’alto pomello come se stesse per svenire. Le notizie dell’amnistia di al’Thor avevano generato dei racconti spaventosi; Morgase sperava ardentemente che si trattasse solo di voci. La Luce volesse che fossero solo delle voci: uomini che potevano incanalare riuniti a Caemlyn che se ne andavano in giro nel palazzo reale e terrorizzavano la città.

«Hai sentito molte cose» osservò Morgase. «Trascorri tutto il tuo tempo a origliare?»

Il sorriso di Marande divenne anche più intenso. Non aveva potuto dire di no alle pressioni per diventare una delle seguaci di Morgase, ma era abbastanza potente da mostrarne lo scontento senza alcun timore. Era come una spina nel piede impossibile da rimuovere, e procurava un dolore intenso a ogni passo. «Per il piacere di servirvi mi rimane poco tempo da dedicare allo spionaggio, Vostra maestà, ma cerco di cogliere il più possibile ad Andor. Per poter poi conversare con voi, maestà. Ho sentito dire che il falso Drago si incontra quotidianamente con i nobili andorani. Lady Arymilla e lady Naean, lord Jarin e lord Lir. E altri amici loro.»